Terremoto politico in UK: Starmer sempre più in bilico, il Labour nella tempesta
Terremoto politico in UK: Starmer sempre più in bilico, il Labour nella tempesta.
Nella giornata di giovedì 14 maggio è stato il turno di Wes Streeting, Ministro della Sanità, di dare le dimissioni dal governo laburista con Kier Starmer come leader. Il Ministro Streeting è il nono fra ministri e deputati a rassegnare le dimissioni in protesta con la condotta politica del Primo Ministro. Nel dare le notizia Streeting ha supplicato il Primo Ministro a dimettersi, dichiarando “un atto disonorabile” per il Primo Ministro quello di rimanere in carica.
Streeting ha dichiarato che Starmer ha ormai perso la leadership del partito avendo dato priorità a battaglie personalistiche piuttosto che di idee e contenuti politici.
YouTube sulla notizia delle dimissioni di Wes Streeting:
Proprio di questi giorni un incipit di un articolo dell’Economist metteva in evidenza le carenze del partito labourista al governo:
“L’economia britannica non ispira molto ottimismo in questi giorni. L’inflazione è alta e sta crescendo, così anche i debiti. Solo la crescita del paese non sta crescendo. La guerra in Iran sta rendendo tutto molto più difficile. E il governo di Keir Starmer è paralizzato nonostante la sua grande maggioranza”.
La crisi economica ha segnato l’inizio di una crisi politica nel Regno Unito che si è aggravata ulteriormente dopo i risultati delle recenti elezioni locali e regionali. Crisi che hanno segnato una pesante battuta d’arresto per il governo guidato da Keir Starmer e per il Partito Laburista. Il voto del 7 maggio 2026 ha evidenziato un forte calo del consenso nei confronti dei laburisti, con perdite significative nei consigli locali inglesi e risultati deludenti anche in Scozia e Galles. A beneficiarne sono stati soprattutto Nigel Farage con il suo partito Reform UK, oltre ai Verdi e alle forze indipendentiste scozzesi.
Un terremoto politico

Il partito della destra Reform UK ha conquistato 1451 seggi (elezioni del 2022 erano solo 2) grazie alle molte adesione nel nord dell’Inghilterra e nelle zone più deprivate del paese, ex roccaforti del partito di sinistra. Il partito Labourista ha perso 1496 seggi riuscendo a confermarne solo 1068, e i conservatori ne hanno persi 563 conquistandone 801. I Democratici Liberali hanno conquistato 844 seggi. Grande successo elettorale per il Green Party che ha conquistato 587 seggi (precedenti elezioni 2022 ne avevano176) votato per lo più dai giovani delle città universitarie.
Le elezioni in Scozia hanno invece offerto una tendenza opposta dove ha primeggiato il partito SNP (Scottish National Party ) con la leadership di John Swinney: ha vinto ottenendo in totale 58 seggi su 129 nel Parlamento scozzese. Nel programma politico, Swinney aveva promesso di rinvigorire la richiesta per l’indipendentismo dalla Inghilterra, di promuovere un nuovo referendum per il rientro nella Unione Europea, di incentivare il sostegno al reddito, di migliorare il servizio sanitario e una migliore assistenza all’infanzia.
Il risultato elettorale, soprattutto quello conseguito in Inghilterra, viene interpretato dal paese come un referendum sulla leadership del Sir Keir Starmer che, arrivato a Downing Street nel 2024, aveva promesso stabilità e rilancio economico. Tuttavia, il governo è stato progressivamente indebolito dall’aumento del costo della vita, dalle difficoltà del sistema sanitario britannico, da una serie di polemiche interne e da accuse di aver abbandonato parte dell’elettorato storico della sinistra.
All’interno del partito la tensione è ormai esplosa apertamente. Recentemente decine di deputati laburisti hanno chiesto pubblicamente le dimissioni del premier invocando un cambio di leadership per evitare un ulteriore collasso del Labour Party.
Nonostante le pressioni, Starmer ha escluso un passo indietro e opposto resistenza. In un discorso pronunciato dopo il voto ha ammesso la gravità della sconfitta elettorale ma ha dichiarato di non voler “lasciare il Paese nel caos”, ribadendo la volontà di continuare a governare.
Indubbiamente i risultati di queste elezioni hanno messo in evidenza una forte frattura nel paese. Alcuni esponenti moderati temono che una sostituzione del leader possa aggravare ulteriormente la crisi, mentre altri ritengono inevitabile un cambio alla guida del governo prima delle prossime elezioni generali. Tra i possibili successori circolano i nomi di Wes Streeting, Ministro della Sanità, e quello della deputata Angela Rayner. Ma al momento non esiste una candidatura unitaria capace di compattare il partito.
La crisi del Labour si inserisce inoltre in una trasformazione più ampia della politica britannica. Il tradizionale bipolarismo tra conservatori e laburisti appare sempre più fragile poiché stanno montando movimenti populisti, nazionalisti e ambientalisti.
Ma ciò che ha contribuito fortemente a ledere la figura, il prestigio del primo ministro e conseguentemente del partito Laburista, oltre alla situazione di stallo economica, è stato anche la decisione del Keir Starmer di dare nel 2024 l’incarico di ambasciatore degli Stati Uniti a Peter Mandelson.

Sicuramente questo incarico è stato dovuto al fatto che Keir Starmer e Peter Mandelson hanno avuto una lunga collaborazione politica all’interno del Partito Laburista britannico, soprattutto nell’ala centrista e “modernizzatrice” del partito. Mandelson era considerato uno dei sostenitori della strategia politica e della leadership di Starmer. Infatti, Mandelson fu uno dei principali artefici del progetto “New Labour” sotto Tony Blair negli anni ’90 e 2000, divenuto in seguito una figura influente al ritorno al governo del Labour (dopo 15 anni di governo conservatore).
La nomina come ambasciatore dell’USA attribuita a Mandelson (nel 2024) divenne immediatamente controversa e creò da subito un forte imbarazzo politico. I legami tra Peter Mandelson e Jeffrey Epstein erano già noti pubblicamente da molti anni: Mandelson aveva ammesso di aver frequentato Epstein anche dopo la sua condanna del 2008, e la cosa era stata discussa sui media già negli anni 2010.
Ma solo nel settembre del 2025 Keir Starmer lo rimosse dall’incarico di ambasciatore USA, ma solo dopo la pubblicazione di nuovi documenti che mostravano rapporti molto più stretti con Epstein rispetto a quanto dichiarato dallo stesso Manderson.
La posizione del Primo Ministro Starmer si è aggravata ulteriormente quando il 1° febbraio 2026, il nome di Mandelson viene nuovamente affiancato a quello di Jeffrey Epstein per presunti trasferimenti di denaro e scambi sospetti come è emerso dopo la pubblicazione dei nuovi “Epstein files”. Divenne chiaro al paese che il Primo Ministro non si era dimostrato capace di fare valutazioni appropriate. Le conseguenze politiche di questi scandali sono state pesanti: diversi collaboratori si dimisero, alcuni deputati laburisti parlarono apertamente di una possibile sfida alla leadership, e vennero sollevati dubbi sulla capacità di giudizio di Starmer per aver nominato Mandelson nonostante precedenti avvertimenti sui “rischi reputazionali”.
Nella lettera di dimissioni, il ministro Wes Streeting ha dichiarato di essere convinto che la forte perdita elettorale del partito labourista è stata provocata dalla leadership di Starmer. “Dove abbiamo avuto bisogno di visione, abbiamo un trovato il vuoto. Dove cerchiamo direzione, abbiamo una deriva. Il leader deve anche saper ascoltare i suoi colleghi, compresi i parlamentari di secondo piano, e l’approccio pesante verso le voci dissenzienti impoverisce la nostra politica.”
Questo drammatico scenario della vita politica britannica ci induce a riflettere che in fondo, il terremoto politico rivelatosi dalle elezioni non sono altro che una proiezione della tempesta politica interna al Labour Party e che la frammentazione politica, atipica in UK, ci riverserà nuovi interessanti trame alle prossime elezioni politiche.
In copertina: 5 luglio 2024: l’arrivo di Sir Keir Starmer al numero 10 di Downing Street accompagnato dalla moglie – immagine gratuita di Flickr.









Lascia un commento