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Pluralismo e Dissenso, il ‘think tank’ ferrarese rappresentato da Mario Zamorani e Paolo Niccolò Giubelli, si è fatto conoscere con incontri per analizzare gli ultimi decenni della politica ferrarese e poi un secondo ciclo di dibattiti incentrati sull’approfondimento della questione immigrazione. Ieri, a margine della conferenza stampa di presentazione di due nuovi incontri sull’articolo 49 della nostra Carta costituzionale, cioè i partiti come metodi partecipazione al sistema democratico del paese, abbiamo fatto qualche domanda a tutto tondo a Mario Zamorani.

Qualche mese fa Pluralismo e Dissenso ha inviato al Papa un dossier firmato da 300 persone [vedi] con tutte le esternazioni del vescovo Negri. Avete avuto riscontro dal Vaticano?
Fin dall’inizio non mi aspettavo un riscontro, cosa che di fatto non si è verificata. Abbiamo segnalato una situazione di profondo disagio sia per i cattolici sia per i non cattolici e quindi per la nostra comunità nel complesso. Non so come funziona ai vertici alla Cei o come si muove il Papa in questi casi, mi aspettavo quantomeno una telefonata a monsignor Negri.
Vero è che, dopo l’invio della lettera, il vescovo, prima abituato a numerose uscite ‘particolari’, non ne ha più fatta neanche una. Il perché non lo so, ma questa è la realtà…

Come giudica l’operato dell’amministrazione? Quali sono le cose che funzionano e quelle che invece andrebbero migliorate?
Su questo tema ho difficoltà a rispondere perché non sono così aggiornato e lo farei in modo poco informato, leggo poco i giornali ferraresi e cerco di organizzare iniziative che di solito non riguardano strettamente la politica locale. Quello che posso dire è che appena eletto Vitellio segretario provinciale del Pd ci siamo incontrati subito e abbiamo avuto immediatamente un rapporto molto buono, così come buoni sono i rapporti tra il nostro gruppo e la maggioranza. Lo stesso Fiorentini, nostro prossimo ospite, è entrato a far parte dell’associazione. A confermare questo, proprio l’interesse riguardo le ultime nostre petizioni depositate in Comune, a differenza del totale menefreghismo riscontrato dieci anni fa.
Quello che davvero ci vorrebbe, come detto in conferenza stampa, è gente che riesca ad alzare la testa e guardare lontano, dei visionari. Questo è quello che a Ferrara ancora manca. Su questo versante credo che il lavoro del nostro gruppo sia importante per qualsiasi comunità, poiché in grado di invitare in dibattiti pubblici una serie di personalità interdisciplinari in grado di tornare ad appassionare tante persone alla politica.

Il linguaggio politico dei giorni nostri, come si denota ormai sempre più spesso in casi sia nazionali sia locali, è fortemente caratterizzato da un imbarbarimento dei toni che inevitabilmente punta i riflettori sul singolo caso a discapito dei veri problemi. Qual è la sua opinione in merito?
Le nostre iniziative vanno su tutt’altra direzione. Quando organizziamo gli eventi lo facciamo con un format attraverso il quale è impossibile urlare e si discosta totalmente da quello che siamo abituati a vedere in tv, e nessuno infatti lo ha mai fatto. Quando abbiamo invitato, per esempio, il capogruppo della Lega Nord in regione, Alan Fabbri, alle nostre iniziative sui migranti è stato un dialogo straordinariamente civile e soprattutto utile.
In tutti i modi quello che ha detto purtroppo è vero ed è una deriva pericolosissima, perché il dialogo non è fatto di urla. I politici hanno la tendenza a essere autoreferenziali, e se oggi più che mai è presente una forte disaffezione verso la politica, ci saranno dei motivi?

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Andrea Vincenzi


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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