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“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. La riflessione di ‘Puralismo e Dissenso’ riparte dall’articolo 49 della Costituzione. Dopo il ‘think tank’ per analizzare gli ultimi decenni della politica ferrarese e gli incontri incentrati sull’approfondimento della delicata questione immigrazione, gli incontri organizzati dall’associazione riprendono per affrontare un tema che, a detta dell’associazione stessa, diventerà a breve di estrema importanza: si tratta appunto della discussione sull’articolo 49, uno dei più brevi della Carta costituzionale.

A illustrare il programma durante la conferenza stampa di presentazione Mario Zamorani e Paolo Niccolò Giubelli: “Questo articolo della nostra Costituzione da tempo è rimasto senza una normativa di attuazione”, ha affermato Zamorani, specificando che “essendo stati da poco depositati in Commissione Affari costituzionali alcuni disegni di legge riguardo tale attuazione, e avvicinandoci quindi alla discussione attorno a queste tematiche, abbiamo pensato di organizzare due eventi chiamando come ospiti personalità che da tempo seguono con attenzione questi avvicendamenti”.
La prima delle due discussioni sull’argomento – entrambe alla Sala dell’Arengo – sarà venerdì 11 marzo alle 17 con ospiti Giuditta Brunelli, Ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico dell’Università di Ferrara, e Roberto Montanari della direzione nazionale del partito Democratico; venerdì 18 marzo alle 17,30 sarà poi l’occasione per sentire le opinioni dei due maggiori partiti in termini di numeri, il Pd e il M5S: oltre agli ospiti confermati (Leonardo Fiorentini, segretario organizzativo del Pd di Ferrara, e la sociologa Elena Romani) Zamorani afferma che “nessuna risposta è pervenuta dal Movimento Cinque Stelle, cosa molto strana poiché un partito nato per essere diverso da tutti e al quale la questione in ballo dovrebbe interessare più di altri, dovrebbe avere quantomeno l’orgoglio di entrare nel dibattito”. “C’è quindi un evidente problema in termini di moralità ed educazione politica” ha concluso Zamorani, speranzoso tuttavia di ricevere una risposta nei prossimi giorni per ottenere il confronto.

È stata poi l’occasione per fare il punto della situazione circa le sette petizioni presentate qualche mese fa da Pluralismo e Dissenso e depositate dopo aver raggiunto il numero di firme necessarie. Delle prime due – una che riguarda la “città del futuro” improntata sulla richiesta all’Amministrazione di disegnare un progetto per Ferrara che sia in grado di circondarsi di cittadini attivi e figure di alta professionalità, “visionari” secondo Zamorani; e un’altra che riguarda l’importante salvaguardia e lo sviluppo delle Mura – Pluralismo e Dissenso si dice “moderatamente soddisfatto” dell’avanzamento dei lavori, anche in virtù del fatto che “dieci anni fa proponemmo dieci petizioni, nessuna delle quali accolte”, ha specificato Zamorani. Bene anche lo stato dei lavori per la petizione riguardante la trasformazione di Ferrara nella prima città d’Italia con frequenti consultazioni popolari, “ancora in fase di lavoro” le richieste sul fronte centro storico e, nello specifico, sulla pedonalizzazione e sull’attuazione di misure a sostegno del commercio, mentre notizie non confortanti arrivano dalla richiesta di un intervento di valorizzazione del Bastione di San Lorenzo, oggi adibito a parcheggio pubblico.

In conclusione spazio ad una nuova proposta: “Abbiamo pensato a un’iniziativa che possa essere in grado di riportare le persone ad interessarsi alla politica e conoscere meglio assessori e consiglieri dei comuni della provincia – ha spiegato Giubelli – Per farlo sottoporremo a questi ultimi un questionario che non presenterà domande inerenti alla politica, all’economia e così via, ma che mettano in luce questioni più personali come interessi, curiosità, virtù, eventi e personaggi storici preferiti, proprio per farsi meglio conoscere dalla gente”.

 

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Andrea Vincenzi

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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