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Bologna, 23 novembre – Combattere la violenza sulle donne è anche, e soprattutto, una questione di uomini. Per affrontare il tema, infatti, spiega Carmelina Fierro, coordinatrice della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, occorre guardare in faccia tutti i soggetti
della violenza: chi la subisce, ma anche chi la agisce.
«Agire sulla protezione delle donne non è sufficiente – spiega la consigliera dell’Ordine degli Psicologi regionale in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre -. Occorre avviare un percorso di autonomia che renda libere le donne a livello economico e psicologico e
promuovere una diversa cultura in cui l’uomo colga i segnali della sua violenza e chieda aiuto». Ma quali sono i segnali che dovrebbero fare accendere un campanello di allarme negli uomini? «I pensieri ossessivi legati al controllo – spiega la psicologa – , le azioni stesse di controllo, i divieti, la prevaricazione, la pretesa dell’esclusività, le insinuazioni» .
Nella nostra regione esistono centri specializzati nel promuovere azioni di recupero dei soggetti responsabili di violenza familiare, ma anche di educazione e prevenzione dei comportamenti violenti. In alcuni casi sono a gestione pubblica (i centri LDV “Liberiamoci dalla violenza”a Bologna, Modena, Parma, Forlì, Cesena, Ravenna, Rimini), in altri a gestione privata. Secondo i dati della Regione Emilia-Romagna, complessivamente sono stati 409 gli uomini seguiti dai centri nel 2020, con un incremento di circa il +9.5% rispetto ai 370 uomini in trattamento nel 2019.
«La prevenzione è fondamentale e va di pari passo anche con la diffusione di una cultura non più legata a canoni maschilisti», dice la consigliera dell’Ordine degli Psicologi regionale. «Anche gli uomini non violenti devono sentirsi responsabili di un silenzio e di una costruzione culturale basata sull’oggettivizzazione della donna – continua – e dovrebbero promuovere un’idea di uomo diversa, emancipandosi dal pensiero che la loro virilità dipenda da un’immagine di maschio più che di uomo».
Spesso, infatti, sentiamo parlare di uomini che hanno perso la loro identità, che non sanno più relazionarsi a donne che hanno conquistato ruoli e posizioni diverse nella società. «Ma affermare questo – spiega Carmelina Fierro – significa generare situazioni di dipendenza in cui anche l’uomo è vittima di
un’attribuzione di significati patriarcali di potere e prevaricazione che lo vedono ingabbiato nella prestazione, nella pretesa di avere sempre ragione e nella negazione dei sentimenti. Si tratta di una gabbia da cui è necessario liberarsi. Cercare un rapporto di potere fa male non solo a chi lo subisce ma
anche a chi lo esercita perché dover dimostrare di avere il comando nega una parte fondamentale dell’essere umano che è la parte emotiva, quella che ci rende esseri umani». Secondo la consigliera occorre dunque «cogliere i segnali del proprio ingabbiamento in queste logiche, non riconoscersi in uno schema maschilista e promuovere una cultura diversa. In questo è cruciale determinante il ruolo della psicologia con interventi specifici e specializzati».
In occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, l’Ordine degli Psicologi regionale assegnerà un premio di duemila euro per una tesi di laurea sul tema “Psicologia e parità nelle differenze” istituito dalla Commissione Parità.«Premiare un elaborato universitario significa non solo sensibilizzare al
tema – spiega Carmelina Fierro -, ma anche approfondirne significati, variabili e modalità di intervento con cui psicologhe e psicologi possono confrontarsi per un aggiornamento costante e proficuo sul tema della violenza, delle discriminazioni e degli stereotipi alla base di tante sofferenze».

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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