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Da: Organizzatori

Dopo la Targa Florio australiana Michele Di Giusto farà di nuovo parte dell’equipe.

Dopo l’ottima esperienza della Targa Florio in Australia dello scorso anno, dove i “signori del tempo” erano partiti per la terra dei canguri per insegnare ai loro colleghi i segreti della regolarità, Michele Di Giusto, componente del consiglio direttivo della Scuola Federale di cronometraggio nazionale, è in partenza per la sua seconda missione oltre Oceano: la “1000 Miglia Warm Up USA” che si svolgerà dal 23 al 26 ottobre in collaborazione con l’Ambasciata d’Itala a Washinghton, Alfa Romeo e Chopard. Solo 40 saranno le vetture storiche al via della 1000 Miglia americana insieme ad un numero ristretto di supercar con un serrato programma di quattro giorni di gara con prove di guida e cronometrate. “Sono orgoglioso che la Federazione mi abbia dato questo incarico – afferma Di Giusto, impegnato anche oggi al “Misano World Circuit Marco Simoncelli”, proprio nel giorno dell’inaugurazione della strada a lui dedicata (ndr.) – dove avrò il compito di istruire una quarantina di persone in un solo giorno sul cronometraggio della regolarità prima di partire per la grande manifestazione americana”. Agli iscritti alle gare di regolarità, infatti, sarà offerta la possibilità di aggiungere una giornata di vero e proprio Warm Up: martedì 22 ottobre, grazie ai Cronos italiani e alle loro strumentazioni già in volo per Washington, si terrà un training dedicato a coloro che, digiuni di 1000 Miglia, potranno avere una panoramica delle regole e delle attività che caratterizzano la partecipazione alla corsa più bella del mondo.

Insieme a Di Giusto partiranno anche i colleghi Pietro Mozzi di Vicenza e Michele Crivellari di Padova. Nelle quattro giornate, le auto partecipanti percorreranno oltre 800 miglia attraverso alcune tra le più suggestive e iconiche zone della Virginia, della Pennsylvania e del Maryland per poi giungere nel cuore di Washington DC dove la manifestazione vedrà il suo epilogo proprio su suolo italiano con la cerimonia di premiazione ospitata nella prestigiosa Residenza Villa Firenze di Rock Creek Park dell’Ambasciata d’Italia a Washington. Una esperienza unica nel suo genere che premia la professionalità del cronometrista Di Giusto.

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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