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Scrivere di Marco
Prove letterarie negli anni settanta e ottanta in una terra di provincia

a cura di Laura Fogagnolo e Pier Luigi Guerrini

Nei primi anni settanta, si assiste ad un consistente cambiamento della poesia italiana che riflette il contesto politico in cui matura: ad es. l’esplosione del fenomeno terroristico e la nascita dei gruppi extraparlamentari, ma anche un forte impulso di liberazione dalla morale tradizionale.
Assistiamo ad un riposizionamento delle correnti poetiche, secondo nuovi canoni dove la poesia “tradizionale” sembra dover lasciare il passo a nuove esperienze, sperimentazioni, contaminazioni.
L’intensità linguistica riveste i panni politici, la poesia assume più marcatamente una coloritura sociale e insieme alla rottura della tradizione poetica muovono nuove esperienze che si formano, spesso, attorno a nuove riviste come ‘Altri termini’; ‘Tracce’; ‘Anterem’; ‘Niebo’.
Ad esempio, a commento della poesia di Patrizia Vicinelli (che aveva aderito al Gruppo ’63), Giorgio Linguaglossa in ‘L’ombra delle parole’, Rivista Letteraria Internazionale, scrive che “conformemente alla moda letteraria degli anni settanta, vocalità e testualità si imparentano in un mix di poesia visiva e sonora in un permanente gesto di rottura degli schemi poetici acquisiti di destabilizzazione del linguaggio poetico istituzionalizzato”.
Così la provincia, anche Ferrara quindi, scontando il ritardo nelle innovazioni letterarie per la sua sonnolenza tipica, riflette il panorama letterario nazionale. Di questo ed altro diamo conto, in una lettura sicuramente incompleta ma senza intenti censori in ‘Scrittura poetica in provincia negli anni ’70 – ’80: elementi per un itinerario ferrarese’ di Laura Fogagnolo e Pier Luigi Guerrini.
Negli stessi anni, un poeta fragile e nascosto come Marco Chinarelli (amico e compagno di scuola dei due curatori) raccoglie i suoi elaborati letterari (poesie e brevi scritti tra l’annotazione ed il racconto, scoperti casualmente dopo la sua prematura scomparsa) in anonimi quaderni, mescolati ad appunti di lezioni universitarie, critiche cinematografiche, approfondite annotazioni di analisi e critica politica, ecc. senza ambizioni letterarie come sfogo alla propria solitudine in un linguaggio essenziale, fortemente emotivo. In particolare, le prove poetiche di Marco sono versi distillati dai ricordi di un’infanzia mitica, dalle visioni padane, dalle immagini delle città, nella voglia di partire, nel tormento dei sogni, nella rabbia di un giovane uomo e nella disillusione politica che segnerà quegli anni. Nel 1988, nella collana ‘Testi’ della rivista ferrarese ‘Poeticamente’, è stata pubblicata una piccola raccolta di poesie di Marco Chinarelli che furono scelte da Laura Fogagnolo. Con questo breve lavoro di ricerca, intendiamo mantenerne il ricordo, valorizzando scritti che altrimenti sarebbero scomparsi nell’oblio, come il più delle volte accade per tanti altri aspiranti scrittori.

Scrittura poetica in provincia negli anni Settanta e Ottanta: elementi per un itinerario ferrarese

di Laura Fogagnolo e Pier Luigi Guerrini

“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia, dicevamo: e non solo perché qui è più facile lavorare, perché c’è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim’ordine. I fenomeni sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali.” (L. Bianciardi, Il lavoro culturale, Ed Feltrinelli, 1974, p. 19)

Senza l’ambizione dell’esaustività, queste righe vogliono tentare una raccolta di autori e produzioni uscite negli anni settanta e ottanta nella provincia di Ferrara. Per scelta dei redattori di queste note, non si sono presi in considerazione gli autori dialettali. Nessuna spocchia intellettualistica ma solo una delimitazione del campo e degli autori.
A nostro giudizio, Lamberto Donegà è sicuramente un poeta che nasce artisticamente in questo periodo. Ad una prima ‘Domanda-confronto generazionale’, libro datato 1970, ne segue sei anni dopo ‘Il sollievo del sole’ in cui richiami/ricami bassaniani s’inseguono per tutta l’opera. Nel 1978 esce una piccola collettanea di poeti ferraresi di nascita o d’acquisizione. ‘Biottica delle parole superstiti‘, questo era il titolo, nelle intenzioni degli ideatori doveva essere una rivista di poesia e critica letteraria ma, come spesso accade e non solo nelle situazioni di provincia, si fermò al primo numero. Al suo interno, oltre a Donegà, c’erano tra gli altri Alberto Poggi e Pier Luigi Guerrini che idearono la rivista ‘Po/etica/mente‘, come testimonia un ciclostilato di due pagine con cenni poetici “mescolati” a spunti progettuali. Poi, il percorso di questa rivista prese una strada differente.Poeticamente‘ si ricompose in un’unica parola e la redazione di fondazione (1980), sotto la direzione responsabile di Donegà, vide la presenza di Emanuela Calura, Pier Luigi Guerrini e Roberto Guerra. La rivista venne diffusa in una rete di piccole librerie militanti dell’area della nuova sinistra e, dopo alcuni numeri in cui si pubblicavano diversi interventi in prosa o in poesia di vari autori, si scelse la strada dei numeri monografici. Ne ricordiamo tra gli altri: Selim Tietto, Alberto Bertoni, Carlo Villa, Roberto Guerra, Claudio Strano, Marco Chinarelli. ‘Poeticamente’ manterrà al proprio interno una vivacità intellettuale attraverso uno stretto legame con riviste pubblicate negli anni ottanta: i riferimenti saranno Anterem e Niebo.
Il poeta ferrarese Roberto Guerra inizia le sue prove poetiche alla fine degli anni settanta, partecipando alla redazione della rivista Poeticamente. Negli anni ottanta, ha partecipato (con Franco Ferioli), con Fiori della Scienza alla rassegna video U-Tape 1985, a cura del Centro Video Arte di Ferrara. Ha collaborato (anni ottanta e novanta) con il periodico Futurismo Oggi (a cura di Enzo Benedetto, Roma). La sua attività poetica e di produzione è tutt’ora molto fertile. E’ coordinatore del Llf, Laboratorio Letteratura Futurista (Ait).
Pier Luigi Guerrini, dopo la pubblicazione per le edizioni Ottantagiorni del libro di poesie ‘Il fenomeno scomposto’ (1984) e nell’antologia ‘Trame della parola’ (1985), Ed. Tracce a cura di Antonio Spagnuolo, ha lasciato segni di stampa collegati da vicino ai percorsi lavorativi intrapresi, mentre la produzione poetica è riemersa con decisione solamente dal 2010 in avanti.
Roberto Pazzi, scrittore e poeta di fama internazionale tutt’ora attivo e scrittore di romanzi che hanno incontrato i favori del pubblico, ha pubblicato le raccolte poetiche ‘L’esperienza anteriore’ (1973), Ed. I Dispari; ‘Versi occidentali’ (1976), Ed. Rebellato; ‘Il re, le parole’ (1980), Ed. Lacaita; ‘Calma di vento’ (1987), Garzanti Editore.
Verso la fine degli anni settanta, nasce la Coop. Charlie Chaplin che tenta senza successo di introdursi nel mercato editoriale con tre produzioni: il primo romanzo di Stefano Tassinari ‘Riflessi di ruggine’, una raccolta di poesie dialettali ‘Poesii fraresi’ e un’antologia sul cinema e la letteratura della science fiction curata da Alberto Poggi, a corollario di un convegno organizzato a Ferrara. Sotto la spinta determinante di Stefano Tassinari, nacque in quegli anni il mensile ‘Luci della città‘ che si rivelò anche un luogo di produzione e contaminazione poetica, letteraria e politica.

Qualche anno prima, era approdato in edicola ‘Porto Ferrara‘ (si rinvia agli articoli ‘Porto Ferrara: una sinistra plurale col desiderio di capire’ e ‘Porto Ferrara, una rivista non provinciale’ per un approfondimento a due voci) che aveva tra i redattori e collaboratori diverse persone che, poi, intrapresero l’avventura di ‘Luci della città’.
Di Gianni Goberti ricordiamo l’ottima prova poetica di ‘Logica del caos’ (1979), Forum/Quinta generazione e ‘A due passi da Itaca’ (1983), Casa Editrice Alba.
Uno “spazio” importante va dedicato alla poesia visiva (dal medium libro cartaceo al medium quadro più parola): Michele Perfetti, Maurizio Camerani, Enzo Minarelli, Lola Bonora, Romolina Trentini, Federica Manfredini, Luciana Arbizzani, sono alcuni dei protagonisti di questo ambito. Luciana Arbizzani è autrice, per le Edizioni Rebellato, di ‘In parti uguali’ – 1972 e ‘Argille d’esistenza’ – 1975, poi, entrando sempre più in affascinanti percorsi di contaminazioni sperimentali, ha pubblicato ‘Che la goccia sia sferica’ – 1979, Ed. Geiger e ‘Transuraniche’ – 1981, Ed. TamTam, rivista di poesia totale di livello internazionale dove ha fatto parte della redazione. In quegli anni, a Ferrara la Sala Polivalente del Palazzo Massari fu un centro molto attivo ed importante di performances audiovisuali e di readings di poesia con presenze di livello internazionale.
Anche la Stanza di San Giorgio, ebbe importanti momenti dedicati alla poesia visiva da parte degli autori succitati. Ricordiamo, di quegli anni ottanta, la performance in progress curata da Sergio Altafini in cui Federica Manfredini, presentò esperimenti di rara comunicazione, parole libere, riflesso della migliore neoavanguardia filtrata da un lirismo visivo-orale pieno di femminilità/femminismo con anti-rime molto divertenti usando parole e lingue differenti. Poeta impegnata dagli anni ottanta in una progressiva costante ricerca di “aggregazione-disgregazione” della parola, per ricreare realtà diverse nella scrittura, nella poesia visuale e nella poesia sonora.

La Manfredini fu protagonista anche in numerose pubblicazioni, ad esempio ‘Dif-frazioni’ (dismisura testi, 1985), oppure i suoi interventi per la rivista trimestrale Edigraf, 1985, 1989, ecc. diretta da Carla Bertola e Alberto Vitacchio, fino alla sua prematura scomparsa nel 1997. Numerose le performance in varie sedi, dall’inizio degli anni ottanta.
Significativamente ogni sua mostra o installazione era completata dall’esecuzione di una performance. Vengono segnalate: all’Arte Studio di Ponte Nossa nell’84, a Bondeno, a Ferrara in varie occasioni, all’Emporium Arte Contemporanea ad Ivrea ’87. Ha partecipato a ‘Rendez-Vous’ a Villorba ’89, alla Galleria delle Donne di Torino ha esposto ed eseguito performance nel 1988.
Con ‘Ipotesi per un teatro di poesia’, ha iniziato negli anni settanta una lunga produzione Ines Cavicchioli, Dirigente Scolastica, regista e attrice di teatro, scrittrice e scultrice. Negli anni ottanta, la Cavicchioli ha pubblicato ‘Parole in nero’ (1981), ‘Poesia e immagine’ (1983), ‘I messaggeri dell’inquietudine’ (1984), ‘Prove di recitazione’ (1989). Altro poeta ferrarese, che negli anni ottanta ha fatto parte dell’avanguardia poetica della poesia concreta che s’ispirava ad Adriano Spatola, è Sergio Gnudi che ha ripreso a produrre nel nuovo millennio, dopo una pausa di una ventina d’anni. I volumi pubblicati nel periodo da noi preso in esame sono: ‘Tra due fuochi’, ‘Scorie padane’ e ‘Iperbolia’.

Porto Ferrara: una sinistra plurale col desiderio di capire

di Laura Fogagnolo

E’ un’interessante pubblicazione ‘Porto Ferrara‘ che chiude gli anni settanta in città. Un mensile d’informazione culturale che ha l’esordio interno alla CoopStudio nel gennaio ‘82, poi, dal numero due del marzo dello stesso anno, l’intera progettazione grafica sarà curata da Claudio Gualandi come libero professionista. Tiratura: cinquemila copie.
E’ un odore di polvere stantia quello che coglie le narici, quando si sfogliano le pagine di questa rivista dal taglio innovativo, unita ad un superbo corredo fotografico.
Anime redazionali ne sono: Luciano Bertasi, Mario Fornasari, Stefano Tassinari, Giuliano Guietti, Sandra Pareschi, Marco Tani, Alberto Tinarelli e Marilena Zaccarini, coadiuvati da una nutrita compagine di collaboratori fissi e saltuari che si alternano nel dibattito sull’attualità, sulle problematiche sociali nonché sul ruolo del sindacato e sulla cultura con incursioni nella critica cinematografica, teatrale e musicale.
Sono le voci e le espressioni dei futuri quadri professionali e dirigenziali dell’Ente Locale, dell’Università unite a quella del Sindacato.
In una nota rivolta alla critica dietrologica, il comitato redazionale afferma testualmente che “la pubblicazione nasce come iniziativa aperta, luogo di espressione e confronto di posizioni diverse dentro la sinistra. Suo scopo è di contribuire ad un innalzamento del dibattito politico e culturale della città e della provincia”.
Gli articoli economici registrano la grave crisi aziendale dell’allora Montedison, uscita da una Cassa Integrazione di dieci mesi nel 1981, quando si paventavano cinquecento licenziamenti per ridimensionamento nel Petrolchimico. L’ex sindacalista, segretario provinciale della Federazione Lavoratori Chimici, e futuro Sindaco della città nella seconda metà degli anni novanta, Gaetano Sateriale auspicava l’apertura di un dibattito culturale sulle scelte di politica industriale e sulle trasformazioni che il tessuto sociale stava subendo.
Negli stessi anni la Berco, l’industria metalmeccanica di Copparo, dopo aver conosciuto uno sviluppo senza precedenti dal ’75 all’80, a causa della saturazione dei mercati e del blocco delle opere pubbliche nei Paesi occidentali, era afflitta da una caduta e da una grave crisi che sboccava nella proposta di riduzione di mano d’opera di centosettantotto unità e l’avviamento alla Cassa Integrazione di duemila operai.
Sorge inevitabilmente, dalla lettura degli articoli economici, una riflessione amara sul destino e sulla sorte della classe operaia oggi, a quasi quaranta di distanza, che ci interroga sul futuro e sulle mutazioni in corso della forza lavoro.
Risolleva, per fortuna, l’umore la lettura dell’articolo di Francesco Monini sulla mostra: Ferrara a Parigi dal diciannove aprile alla fine di maggio dell’82. Rivolta al pubblico cosmopolita di Parigi, l’esposizione rappresentava un assaggio di Ferrara che permetteva alla città di affacciarsi al mondo e di incrementare l’industria turistica, mentre le aziende di casa se la passavano male.
Si delineano, in quegli anni, le direttrici della promozione turistica della città che daranno frutti duraturi con le grandi mostre di Palazzo dei Diamanti, patrocinate dal genio di Franco Farina, e le iniziative culturali che faranno conoscere Ferrara a livello europeo ed internazionale.

Porto Ferrara: una rivista non provinciale

di Pier Luigi Guerrini

Nel 1982, quando esce in edicola, a Ferrara si erano spente da tre anni le note musicali in fm di Radio Ferrara Centrale, dalla Torre dell’Orologio sulla piazza principale. Il Pci aveva traslocato da poco tempo da Via Carlo Mayr al “botteghino” di Via Porta Mare.
Fin dal primo numero, il mensile Arci dedica una forte attenzione al fattore culturale, la “mission” per eccellenza, dando spazio a ciò che si produceva sia dentro le Istituzioni, nel “palazzo”, sia nel tessuto associativo diffuso. Nelle due pagine centrali del numero d’esordio, Franco Farina (scomparso di recente), allora Direttore del Palazzo dei Diamanti e delle Gallerie d’Arte moderna e Musei, rispondendo alle domande pungenti di Stefano Tassinari, esprimeva con chiarezza il suo amore per Ferrara, presentava alcuni progetti in corso d’opera o in nuce, non nascondendosi però le difficoltà di rapporto col carattere dei ferraresi, generosi ma mai contenti di ciò che si proponeva.
Con un esempio paradossale, un po’ ruvido, Farina diceva “che se scomparisse il castello la gente se ne accorgerebbe soltanto perché verrebbe a mancare l’ombra durante le passeggiate in Corso Martiri. Si avverte molto la mentalità borghese del ‘cittadino’, quello che magari non si sente mai appagato dalle iniziative culturali, ma che se fosse proprietario del giardino situato dietro Palazzo dei Diamanti, penserebbe a costruirci un condominio”.
In ogni numero, ci sono rubriche fisse che danno conto puntualmente di avvenimenti, mostre, incontri attinenti l’ambito della poesia. I curatori di queste rubriche sono: Roberto Pazzi, che non disdegna di sviluppare piccoli bellissimi racconti tra fantasia, storia locale e attualità; Massimo Cavallina, di Ricerche inter/media (poesia fonetica e spettacol-azioni visive) che aveva sede presso la famosa agenzia libraria Einaudi gestita da Roberto Niceforo; Maurizio Camerani (mail art, biennali di arti visive e recensioni librarie).
Nel numero quattro si dà ampio spazio al ‘1° premio nazionale di poesia Castello Estense‘, promosso dalla rivista Poeticamente. Vengono riprodotte tre liriche di alcuni finalisti tra cui un’opera di poesia visiva di Romolina Trentini. Purtroppo, come spesso accade, alla prima edizione di un premio nazionale manca il seguito di una seconda edizione… Le responsabilità erano, a mio parere, da ricercare sia nel passo un po’ avventato degli organizzatori (che andavano comunque incoraggiati) e sia nelle Istituzioni che erano (sono?) ancora “ammalate” di un dirigismo culturale che decretava chi doveva essere sostenuto e chi, invece, no. Un esempio, una conferma di quanto abbiamo appena fermato sul foglio, lo troviamo nel numero successivo di ‘Porto Ferrara’ (il numero cinque). Si parla dell’organizzazione della manifestazione culturale di respiro nazionale ‘La nuova poesia’, curata dall’Assessorato alle Istituzioni Culturali del Comune di Ferrara. Viene annunciato l’arrivo a Ferrara (alla Sala Polivalente) di numerosi poeti e critici da tutta Italia. Tra i poeti attesi, in gran parte nati attorno al 1945, si citano Bianca Maria Frabotta, Alfonso Berardinelli, Vivian Lamarque, Sandra Petrignani, Adriano Spatola, Franco Cordelli, Valerio Magrelli, Giuliano Gramigna e Roberto Pazzi. Nel numero doppio (sei/sette) successivo, un ampio resoconto di Stefano Tassinari, dal titolo ‘La Polivalente in versi‘, analizzava senza sconti l’esito della manifestazione sulla “nuova poesia”. Accanto ad alcune, poche, valorizzazioni ovviamente soggettive (Magrelli e Pazzi), Stefano Tassinari descriveva la delusione, del folto pubblico accorso all’evento, per l’assenza di gran parte degli autori annunciati. Un’iniziativa lodevole, concludeva Tassinari, ma che “per attecchire deve mettere radici con un dipartimento specifico di cui facciano parte operatori artistici, persone in grado di dare continuità e profondità ad una ricerca”. Una proposta molto interessante che non sappiamo se sia stata presa positivamente in considerazione e l’eventuale durata nel tempo. Nel numero seguente, l’informazione è sul Convegno dedicato alla ‘Editoria femminista‘, organizzato dal Centro Documentazione Donna di Ferrara e coordinato da Luciana Tufani. Nel numero di dicembre (11/1982), Daniela Rossi, nell’articolo ‘Una rivista al femminile’, fa un resoconto critico di questa due giorni sulla stampa e l’editoria femminista. Il focus dell’articolo è sulla rivista Dwf (Donna Woman Femme). La direttrice Annarita Buttafuoco evidenzia il tema del rapporto sempre più difficile tra la sfera dell’ambito personale e la connessione col politico. Un politico che, anche e soprattutto, tra le donne appare sempre più frammentato. Col numero di gennaio 1983, la rivista chiude la propria breve storia. Una fine precoce, forse dovuta a difficoltà economiche del committente Arci.

Al festival di Altroconsumo il focus è sull’economia di scambio

Si preannuncia un week end interessante e ricco di appuntamenti quello che a partire da venerdì 22 maggio vedrà Ferrara teatro del festival di Altroconsumo. “Dire, fare, cambiare” non è solo il titolo di questa terza edizione, ma rappresenta anche il proclama degli organizzatori secondo i quali i tre giorni nella città estense sono una tappa importante nel percorso di emancipazione di una nuova generazione di consumatori sempre più informati, attivi e consapevoli. Sarà quindi un’occasione di confronto, di scambio, di conoscenza. Fra i temi centrali di riflessione c’è la nuova economia di scambio, la cosiddetta ‘sharing economy‘ che si basa non sulla proprietà ma sulla condivisione dei beni. Racconteranno in proposito la loro esperienza i couchsurfer ferraresi Anna Luciani e Simone Chiesa, la cui storia è stata recentemente resa nota proprio dal nostro giornale [leggi].
Rosanna Massarenti direttrice della rivista Altroconsumo, intervistata da Ferraraitalia [leggi] ha sottolineato la necessità “di attrezzarsi per affrontare il mercato con consapevolezza”. In questo senso l’associazione e la rivista sono da sempre all’avanguardia nella battaglia per un’informazione libera e trasparente a per l’affermazione dei diritti dei consumatori.

Fra gli ospiti anche la ‘nostra’ Maura Franchi, sociologa  esperta dei comportamenti di consumo, con particolare attenzione alle scelte alimentari, che su Ferraraitalia tiene larubrica Elogio del presente, che sarà intervistata dalla direttrice di Altroconsumo. Da segnalare anche la presenza di uno dei maggiori studiosi contemporanei di psicologia, Paolo Legrenzi, che si annuncia protagonista di una vivace conversazione e di una serie di divertenti esercizi con il pubblico per imparare a pensare, ad affrontare e risolvere i problemi guardandoli da prospettive diverse.

Curiosa e stimolante appare la la mostra esperienziale interattiva “Dire, Fare, cambiare” allestita negli Imbarcaderi dopo il grande successo riscosso dalla precedente mostra che ha visto fra l’altro il coinvolgimento dei mentalisti.

Momenti forti di quest’edizione sono certamente quattro dibattiti su altrettanti temi di grande attualità e rilevanza: “Il Trattato Ttip: rischi e vantaggi. Sui diritti e sul cibo si può trattare?”, “Il consumatore al centro della Rete: diritti, doveri e opportunità in Internet”, “Da €-Medicine a We-Medicine” e “L’età della Sharing Economy”. Sul palco di Altroconsumo nomi eccellenti del panorama italiano e internazionale, rappresentanti di realtà innovative: Google, Blablacar, Airb&b, Granarolo si confronteranno su diritti, insidie e opportunità della rete, come tutelare la salute con una medicina che rispetti i cittadini-pazienti, come salvare le garanzie sul cibo conquistate a fatica nel mercato europeo e messe a rischio proprio dal trattato Ttip con gli Stati Uniti. L’ultimo evento (domenica 24, tardo pomeriggio) sarà dedicato alla sharing economy, filo conduttore di tutto il Festival, perché esprime proprio un nuovo modo di concepire i consumi e la capacità dei cittadini di fare rete nel mondo e di farsi parte attiva del mercato, mettendo in comune cose, servizi, idee.

Non mancheranno momenti di intrattenimento e divertimento. sabato 23, alle 21.15, nella piazza del Castello il duo comico Ale&Franz si esibirà in uno spettacolo irriverente e divertente, tra lo stralunato e il surreale.
Moltissimi anche gli approfondimenti culturali, i laboratori formativi, le degustazioni e i gruppi d’acquisto che saranno aperti a tutti coloro che vogliono saperne di più su alimentazione, salute, risparmio, sicurezza, energia e scelta dei prodotti migliori.

A Palazzo della Racchetta, dove sono in programma tutti gli eventi dedicati al cibo, la redazione di Altroconsumo racconterà anche com’è possibile fare informazione indipendente, libera dai vincoli della pubblicità. Al Chiostro San Paolo ci sarà, invece, la possibilità di usufruire delle consulenze di giuristi e fiscalisti e, novità di quest’anno, anche dei dentisti dell’Accademia italiana di odontoiatria protesica.

Esperti e consulenti di Altroconsumo aiuteranno il pubblico anche a scegliere e a usare al meglio tantissimi prodotti (dai cosmetici agli smartphone) e lanceranno anche due nuovi gruppi d’acquisto, uno sulla benzina e uno sui pannolini per bambini.

Da non perdere gli eventi ospitati nel Castello Estense, ad iniziare dalle visite guidate alla mostra di Boldini per ri-scoprire fascino e splendori della Belle Époque, al workshop ‘E tu hai stoffa per i tessuti?’ con Aurora Magni, docente universitaria che dialogherà sui temi della sostenibilità del tessile, ovvero come scegliere vestiti sicuri, ecologici e socialmente responsabili. Per i bambini, invece, iniziative e laboratori nell’area dedicata nel Cortile delle Duchesse.

Il festival ha il patrocinio del Comune e della Provincia di Ferrara e vedrà come partner Ferrara Fiere Congressi e Ferrara terra e acqua. Il programma dell’evento è consultabile sul sito altroconsumo.it.

 

Il ritorno al futurismo della nuova Ferrara

Bellissima iniziativa lanciata in questi giorni dal quotidiano cartaceo La Nuova Ferrara, a cura dell’associazione culturale StileItalico: ovvero il noto animatore culturale Alberto Squarcia, comitato scientifico Renzo Orsini e Arianna Fornasari [vedi].
Da domenica scorsa fino al 14 giugno, destinata poi a culminare in una mostra in municipio, retrospettiva sul futurismo storico ferrarese, nello specifico focalizzata sulla “Rivista di Ferrara” a suo tempo (anni’ 30) Ferrara, caratterizzata dalle splendide cover, 35 tavole realizzate e-o curate dal 1933 al 1935 da Mimì Quilici Buzzacchi di esplicita matrice futurista. Ogni giorno inserto delle copertine su La Nuova Ferrara. Della serie, anche nella Ferrara città metafisica, eppur si muove, anche a livello istituzionale: il futurismo è tornato alla ribalta internazionale con la grande mostra retrospettiva al Guggenheim Museum di New Work, nel 2014, a cura di Vivien Green. In micro StileItalico riflette anche in Italia la nuova ormai conclamata attenzione e recupero della memoria e dell’antitradizione futurista, in progress dallo stesso Centenario del 2009 e dopo decenni di revisioni critiche creative del Futurismo storico.
Soprattutto in Italia, invero, tutt’oggi restano sacche acritiche ancora fissate sulla vecchia equazione futurismo-fascismo, parzialmente almeno sconfessata dalla moderna critica d’arte sul futurismo. Più nello specifico, la stessa mostra e iniziativa in questione riflette il cosiddetto secondo futurismo (definizione pure oggi contestata dai critici più recenti), quello più – si diceva – colluso con il ventennio, che coincise storicamente con il trasferimento del futurismo anarchico rivoluzionario delle origini e di Marinetti stesso, in certo senso, come geopolitica ante litteram e sede ufficiale, da Milano a Roma. Invece, il secondo futurismo stesso (Depero, Tato, Fillia, Prampolini, Diulgheroff, Delaunay, Thayat, Benedetta Cappa, Enzo Benedetto, Peruzzi, Delle Site, persino Sironi e nella fase finale lo stesso Fontana, Belloli, ecc.), oggi è giustamente interpretato come la fase in certo senso costruttiva e strettamente estetica del movimento: con particolare attenzione alla nascente cultura di massa, dalla moda alla pubblicità all’illustrazione alla radio alla fantascienza ecc. Il futurismo da arte d’avanguardia rivoluzionaria a avanguardia di massa, solo in parte colluso con il cosiddetto regime e comunque secondariamente, pur in non esorcizzabili evocazioni simboliche nella stessa produzione artistica pittorica e architettonica, ecc.
D’altra parte, chi scrive ha spesso sottolineato nello specifico: specularmente… che facciamo, bruciamo il capolavoro poetico di Majakowsky, “Lenin” o certo suprematismo/costruttivismo Malevjc- Tatlin ecc., per l’evocazione comunista sovietica dichiarata? Negli anni della rivista stessa focalizzata da StileItalico, inoltre, si ricorda il passaggio nel 1929 (pare l’unico) di Marinetti a Ferrara per le celebrazioni su Ludovico Ariosto, quarto centenario, con una memorabile rilettura del poeta sulla Mura degli Angeli, quasi postmoderna (poi nel volume in merito “L’Ottava d’oro“, Mondadori edito per le celebrazioni complessive, testo di Marinetti da chi scrive parzialmente riprodotto nel nostro “Il Futuro del Villaggio”, Liberty House, 1991), come sottolineato recentemente dallo stesso Antonio Saccoccio, promotore contemporaneo con il sottoscritto del futurismo (si veda “Marinetti 70. Sintesi della critica futurista“, Armando editore, 2015, a nostra cura , tra gli autori G. B. Guerri, E, Crispolti, G. Antonucci, G. Di Genova, M. Duranti, G. Carpi e altri).
E sempre in quegli anni, non a caso a Ferrara, fu lanciata dallo stesso Nello Quilici con Italo Balbo, il Corriere Padano, oggi assai meno, con il senno di poi, un foglio di regime che un esempio della complessità stessa della fu rivoluzione/dittatura fascista. Quotidiano che coagulò all’epoca la migliore intellighenzia letteraria nazionale, fascista culturale o meno. Sul fascismo anche come Cultura, non solo Regime, si vedano i diversi volumi del celebre storico insospettabile Emilio Gentile oltre al ben noto Renzo De Felice; sul futurismo storico anche tecno anarchico di sinistra, si veda Riccardo Campa, sociologo della scienza, autore di “Trattato di filosofia futurista“, Avanguardia 21, 2012.
Più nello specifico, Alberto Squarcia da diversi anni si occupa, in Italia e all’estero del futurismo, come collezionista e animatore culturale e artista d’avanguardia, mail art e video, azioni performative, curatore di Porta degli Angeli, ecc. Nel 2009 partecipò inoltre a Futurismo Live, centenario convegno video svoltosi a Ferrara, curato dal sottoscritto con l’associazione Ferrara Video e Arte di Vitaliano Teti, segnalato poi in “Il Futuro del futurismo-palco e retropalco” (Rai due) di F. Cappa, tra le principali celebrazioni [vedi].
Renzo Orsini, critico d’arte e curatore di eventi, collaborazioni anche internazionali, stesso è stato protagonista nel 2007 nella stessa anteprima del Centenario, mostra al Bar Tiffany, “Futurismo Renaissance“, a cura sempre del sottoscritto: nell’omonimo video, sua l’ampia nota critica, video poi proiettato a Roma a un festival del Cinema indipendente a cora di Consequenze, sempre nel 2007 [vedi]. Arianna Fornasari è storica d’arte e scrittrice, autrice di una recente biografia documentaristica sul noto scultore novecentesco Giuseppe Virgili. Sul piano storico pubblicistico, infine, il principale esperto sul futurismo ferrarese, è certamente il critico d’arte Lucio Scardino, con diverse mostre su artisti specifici che hanno almeno attraversato il futurismo storico, non ultimo con il suo libro “Elettriche linee estensi. Piccolo dizionario del futurismo ferrarese” (Liberty House, 1995) [vedi]. Oltre, naturalmente a varie celebrazioni su Corrado Govoni, negli anni ’80, un noto convegno, ricordiamo i contributi di Antonio Caggiano e nel 1996 per il trentennale il volume poetico, tributo contemporaneo a cura del sottoscritto e della rivista Poeticamente di Lamberto Donegà, “Elettriche Poesie” (Librit edizioni, nel volume gli stessi Riccardo Roversi e Marco Tani).

EVENTUALMENTE
I no del tempo presente

Cosa comporta ‘dire di no’ oggi, quale il significato, quali gli atteggiamenti odierni e quanto incidono su un mondo sempre più complesso e globalizzato. E che cosa è ‘oggi’, di cosa parliamo quando diciamo ‘presente’. Questi i temi centrali del seminario intitolato “I no del tempo presente” in programma sabato 11 aprile al Centro psicoanalitico di Bologna, in cui verrà presentata “Psiche”, rivista storica della Società psicoanalitica italiana, ora edita dal Mulino tra le nuove collane proposte (la casa editrice ha al suo attivo una settantina di riviste). Luisa Masina, psicoanalista, membro ordinario della Spi e relatrice del seminario ce ne parla così: “Psiche affonda le sue radici nella specificità del pensiero psicoanalitico, conserva il legame con la clinica e al contempo dialoga con le altre discipline, mostrando al lettore i molti volti possibili di uno stesso oggetto: quanti significati può avere la parola presente? A quante emozioni rimanda un no? Prendono vita, in tal modo, correlazioni inaspettate e nuovi pensieri.”

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Copertina di Psiche 1/2014 gennaio-giugno

Da qualche anno la Spi e tutti i centri affiliati stanno facendo passi da gigante nell’aprirsi e contaminarsi con le altre discipline, per inserirsi nel dibattito culturale contemporaneo e raggiungere il maggior numero di persone, addetti ai lavori e non. Il vivacissimo sito SpiWeb, di cui abbiamo già scritto [vedi], la rivista “Psiche” e i seminari aperti a tutti ne sono la conferma. Ricca di contributi diversificati che vanno dallo psicoanalista allo storico, dal critico d’arte all’architetto, e ancora dal musicista al filosofo, dall’antropologo al letterato, “Psiche” si rivolge ad un’ampia platea di lettori per i quali desidera essere uno strumento prezioso per l’analisi del tempo presente e delle sue trasformazioni, caratterizzandosi per l’attenzione agli aspetti psicologici della vita sociale.

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Copertina di Psiche 2/2014 luglio-dicembre

Infatti, oltre a proporre un approccio più prettamente psicoanalitico e filosofico, la rivista si pone anche sul piano dell’attualità riflettendo sulla portata dei nuovi movimenti globali di indignazione (Raffaele Laudani, storico), dialogando con Marco Scotini ideatore dell’Archivio della Disobbedienza, chiedendo ad un architetto se anche lui come professionista ‘dice no’ (Roberto Secchi, architetto), cosa significa per un artista dire no con la propria arte (Maria Chiara Ghia, architetto), passando poi ai ‘no che hanno fatto la storia’, come il rifiuto di Amartya Sen, Premio Nobel 1998 per l’Economia.

I seminari di Psiche, “I no del tempo presente
Sabato 11 apriledalle 10 alle 13
Centro psicoanalitico di Bologna
via C. Battisti 24 – Bologna
Per informazioni: psichered@mclink.it

Presentazione di MARCO MASTELLA
(psicoanalista con funzioni di training della Spi,
segretario scientifico del Centro psicoanalitico di Bologna)

Tavola rotonda
con la partecipazione di
LUISA MASINA
(psicoanalista, membro ordinario della Spi)
GIORGIO ZANETTI
(professore di Letteratura italiana contemporanea, Università di Modena e Reggio Emilia)
VALERIA BABINI
(professore di Storia della psicologia, Università di Bologna)
MAURIZIO BALSAMO
(psicoanalista con funzioni di training della Spi,
professore di Psicopatologia, Università Parigi 7, direttore di Psiche)

Per saperne di più sulla rivista Psiche [vedi].
Per saperne di più sulla Spi (Società psiconalitica italiana) [vedi].

L’APPUNTAMENTO
A Ferrara torna l’Altroconsumo, un festival per affrontare il mercato con consapevolezza

La prima volta si sperimenta, la seconda si corregge il tiro, la terza si va a bersaglio. E’ quel che conta di fare il festival di Altroconsumo che, forte del significativo consenso tributato dai 25mila presenti all’edizione 2014, mira a consolidare il proprio successo. “Stiamo organizzando tantissime iniziative”, annuncia Rosanna Massarenti, storica direttrice della rivista che promuove prassi di consumo consapevole, sostenibile e intelligente secondo il modello del cosiddetto consumerismo. L’associazione Altroconsumo, attiva fin dal 1973 sull’onda delle istanze partecipative di quella vivace fase politica – è un’autorità in materia. E soprattutto ha affermato la propria credibile indipendenza. “Lobby e poteri forti non ci provano nemmeno più a condizionarci, sanno che non ci sono possibilità”.

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Rosanna Massarenti direttrice di Altroconsumo

A Ferrara, nel week end compreso fra il 23 e il 25 maggio, si terrà la terza edizione del festival del consumo critico. “La nostra forza sta anche nella rete: facciamo parte di un network internazionale con il quale condividiamo protocolli di lavoro e test sui prodotti”. Già, i test e ora i gruppi di acquisto sono due degli elementi di traino: “Con i gruppi d’acquisto contrastiamo il potere delle multinazionali opponendo loro la massa di aggregazione dei consumatori: tanti e uniti hanno la capacità di negoziare tariffe e condizioni sulle quali i singoli non possono ovviamente incidere”. I test, pezzo forte della rivista, si sono rivelati attrattivi oltre ogni previsione anche nelle due precedenti edizioni ferraresi del festival. “Le persone vengono, verificano, domandano. Abbiamo notato che persino dimostrazione estremamente pratiche, come l’uso di strumenti e prodotti, muovono l’interesse del nostro pubblico. Per questo intensificheremo i laboratori, come pure arricchiremo le consulenze su strumenti e servizi”. Arricchiremo le degustazioni di vino, caffè e altri alimenti, proposte stavolta a ciclo continuo. E si pensa a una nuova versione della mostra dell’inganno e delle illusioni, che tanta curiosità e tanto successo ha destato lo scorso anno”.

Al contempo saranno sviluppati anche dibattiti a livelli di eccellenza. Al riguardo, fra le novità del 2015, l’intensificazione dei rapporti con l’Università: “A Giurisprudenza e a Economia si parlerà di banche, di diritti dei consumatori, di soldi e finanziamenti”, conferma Rosanna Massarenti, ribadendo il ‘must’ dell’associazione: “Il cittadino deve sapere”. L’informazione, dunque, come base imprescindibile per una scelta consapevole. Un focus sarà sui diritti in rete, “una giungla nella quale tutti entrano, senza conoscere rischi e trappole”.
E un’altra chicca sarà l’approfondimento sulla ‘sharing economy’, che ormai va ben oltre l’utilizzo promiscuo delle auto. “A Milano è un successo, il boom è iniziato da un paio d’anni: prendi la vettura individuando la più vicina al luogo in cui ti trovi grazie ad un’apposita app, la lasci in qualunque parcheggio (anche riservato ai residenti) nelle zona di arrivo, non paghi la sosta, né la benzina, né il costo di iscrizione al servizio; è richiesta solo una quota fissa a chilometro percorso, con una spesa inferiore di circa otto volte a quella di un taxi…”.
Ma in tanti settori ormai ci si sta indirizzando verso il modello “sharing”, cioè di condivisione d’uso anziché di possesso. “Noi stessi, sul sito, suggeriamo ai lettori che ci seguiranno a Ferrara lo scambio di casa per ottenere ospitalità, e indichiamo le disponibilità qui in loco”.
E infine, ma non certo per importanza, al festival di Altroconsumo si parlerà anche di edilizia sostenibile. E dei patti segreti Usa-Europa, i cosiddetti accordi Tisa (o T-tip) “dei quali pochi scrivono”, stipulati a vantaggio delle multinazionali [leggi al riguardo l’articolo di Ferraraitalia]. Prevedono, fra l’altro, intese per la deregolamentazione del mercato dei dati che mettono a rischio la privacy di ciascuno di noi.

Varese: “Una rivista online aperta a tutti, primo passo verso il sistema museale cittadino”

da: Ranieri Varese

Angelo Andreotti, direttore dei Musei Civici di Arte Antica, nella presentazione della rivista online Museoinvita, ha avuto la non obbligata cortesia di citarmi e di collegare la nuova rivista all’ormai antiquariale “Musei Civici. Ferrara Bollettino Annuale”, fondato nel 1971 e chiuso nel 2000.
Credo che tutti i ferraresi debbano essere grati alla Amministrazione Civica e alla Direzione dei Musei per la creazione di una opportunità di documentazione e di ricerca legata alla attività, intensa e intelligente, che si svolge presso i musei civici: testimoniano le iniziative, l’aumento dei visitatori, i progetti.
Spero mi sia consentita qualche lieve osservazione, legata alle mutate situazioni.
Sono passati quarantaquattro anni, forse non ci si può limitare a delle riproposizioni. Un importante convegno (novembre 2011) ha sottolineato con forza la necessità della costituzione di un sistema museale cittadino, come già è avvenuto in altre località della regione. In varie dichiarazioni rappresentanti della amministrazione hanno manifestato la loro intenzione di avviarne la formazione. E’ auspicabile che avvenga attraverso un pubblico confronto.
Una rivista dedicata a un solo settore, e solo da questo organizzata, rischia di essere angusta e autoreferenziale; l’essere aperta a tutti è diverso dall’essere pensata da tutti.
Un primo passo anticipatore sarebbe stato, e ancora può essere, pubblicare online un periodico che sia espressione di tutti i musei presenti in Ferrara. Insieme pensato, con un comitato scientifico composto da rappresentanti di tutti i musei: da quelli statali ai civici, agli universitari ai religiosi. Senza gerarchie di temi e di settori: dalle cere anatomiche alla pinacoteca, dalla archeologia alla contemporaneità, dal collezionismo alle arti applicate.
I musei, oltre che luoghi di conservazione e di esposizione, sono e debbono essere centri di studio e di ricerca. La rivista deve essere sede ove testimoniare le attività e i problemi, ove raccogliere i risultati: temi che devono poter essere espressi da tutte le istituzioni. Il filo rosso che può e deve legare ogni cosa è il legame con il patrimonio storico monumentale e le sue implicazioni urbanistiche, con le opere e le raccolte conservate sia in città che nella provincia.
La Amministrazione Comunale può farsi capofila: sarebbe un segnale significativo anche nei confronti dei molti altri problemi che esistono.
Il tutto è possibile senza alcun aumento dei costi previsti.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

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