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Ferrara: L’Amministrazione Comunale esternalizza le biblioteche e non si confronta con i cittadini

Non è la prima volta, né la seconda, che ospitiamo la protesta di un folto gruppo di cittadine e cittadini ferraresi, impegnati nella difesa e per il potenziamento del servizio pubblico delle biblioteche. Al Comune di Ferrara chiedono una cosa molto semplice e assolutamente legittima: che le proprie proposte vengano dibattute in un pubblico confronto.
L’Assessore alla Cultura Marco Gulinelli ha promesso da mesi un Tavolo Partecipato, ma le sue parole sono rimaste tali. Intanto l’Amministrazione Comunale ha fatto le sue scelte, evitando sistematicamente il confronto con i cittadini. Cittadini elettori che, secondo l’A B C della democrazia, sono portatori di un preciso diritto all’ascolto. Il Sindaco Fabbri e l’Assessore Gulinelli pare l’abbiano dimenticato.
Riveviamo e pubblichiamo il comunicato delle CITTADINE E CITTADINI A DIFESA DELLE BIBLIOTECHE.
 Repetita iuvant,  almeno così ci auguriamo. ( Effe Emme)

Ancora una volta ci tocca apprendere dalla stampa le novità che riguardano il sistema bibliotecario ferrarese. Dal 1° ottobre, dunque, le biblioteche Rodari e Luppi passeranno ad una gestione esternalizzata.

Non che ciò ci sorprenda, visto che da sempre quest’Amministrazione intendeva arrivare a quest’approdo. Quello che continua a essere negativo è che le decisioni vengono prese senza una reale volontà di coinvolgimento della cittadinanza, delle tante persone che, come noi, sono attive da molto tempo per difendere e rilanciare il ruolo delle biblioteche pubbliche nella città. Infatti, al di là di qualche incontro formale, sostanzialmente richiesto sempre da noi, l’Amministrazione comunale ha deciso di procedere senza svolgere un confronto approfondito sulle proposte che da tempo abbiamo avanzato.

Non si tratta solo di vedere riconosciuto un nostro ruolo nelle decisioni di Codesta amministrazione, ma di avere la possibilità di capire quali siano i presupposti alla base delle scelte in questione, perché nei provvedimenti assunti riteniamo esservi poca trasparenza.
Non sono chiare, ad esempio, le modalità di offerta e svolgimento del servizio, gli orari di fruizione dello stesso, che appaiono più una modulazione di quanto esistente prima piuttosto che un reale allungamento degli stessi, il trattamento economico delle lavoratrici che effettueranno la nuova gestione, soprattutto il progetto relativo al futuro del sistema bibliotecario comunale.

Rimane solo la scelta dell’esternalizzazione delle 2 biblioteche che, al di là dell’importante professionalità delle lavoratrici e della cooperativa che le gestiranno, significa, però, un disimpegno e un disinvestimento  dell’Amministrazione nel sistema bibliotecario. Né abbiamo visto nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa dagli assessori Gulinelli e Travagli alcun riferimento alla creazione del Tavolo partecipativo sul futuro del sistema bibliotecario, più volte annunciato in passato e che, invece, non è stato costituito, ma che per noi, rimane un punto fondamentale per il rilancio dello stesso e, più in generale, per la promozione culturale in città.

Da parte nostra, continueremo ad insistere sulla necessità che questo Tavolo venga attivato e che lì ci sia la possibilità di un serio e approfondito confronto sulle soluzioni future. Per noi rimane ferma la necessità di un piano di potenziamento dell’offerta bibliotecaria pubblica, che preveda:
– l’apertura di una nuova biblioteca nell’area Sud della città;
– la gestione pubblica del sistema bibliotecario cittadino;
– l’assunzione di un numero congruo di bibliotecari/e comunali;
– la promozione di un modello di gestione delle biblioteche che non si limiti alla sola distribuzione dei libri, di per sé elemento prioritario, ma, sia luogo di incontro con tutti i soggetti interessati alla promozione culturale della città, come tante delle nostre biblioteche sono state in grado di realizzare.

Per affermare questi obiettivi continuerà la nostra iniziativa e mobilitazione.

CITTADINE E CITTADINI A DIFESA DELLE BIBLIOTECHE

NELL’ARIA C’E’ UN’ALTRA PANDEMIA:
L’indifferenza e l’isolamento socio-culturale

Ho letto con interesse su Ferraraitalia l’articolo di Francesco Monini  Biblioteche al tempo della pandemia”,  [Vedi qui] anche perché si tratta davvero di un problema, per così dire, all’ordine del giorno…
Proprio in questi mesi ,infatti, ci sono state a Ferrara diverse e importanti  manifestazioni  di tanti cittadini e cittadine nei diversi territori decentrati della nostra città, in occasione delle forti restrizioni di servizio o addirittura  ‘simil-chiusure’ delle biblioteche di quartiere, per difendere non solo il valore culturale di quello che si ritiene un bene pubblico, ma anche un vero e proprio patrimonio di esperienze e di attività socio culturali, educative e pedagogiche, che appartengono alla storia di tante persone e che per decenni hanno rappresentato un vero punto di riferimento della vita sociale del  territorio.

Il caso di Pistoia, che ritrovo citato nell’articolo di Francesco Monini, rappresenta davvero il valore che noi intendiamo quando parliamo di biblioteche e che vorremmo continuare ad offrire alla città: un esempio ci viene dalla direttrice delle Biblioteche e Archivi della città di Pistoia, Maria Stella Rasetti,  quando richiama un principio fondamentale nella gestione di questo bene pubblico, perché identifica la funzione della  biblioteca, come “Cittadella della democrazia”, ad un modo di stare insieme che crea comunità nella condivisione della conversazione, dello scambio di  informazioni, parole, idee e pensieri. Davvero un alto segno di cultura sociale e politica della condivisione di un bene! Ho avuto modo di vedere e seguire direttamente anche i servizi educativi rivolti a bambini e famiglie di Pistoia, che sono in rete col territorio come le biblioteche e verificare quanto siano valorizzate e davvero importanti per la vita della  città.

Se devo dire la verità, mi commuove  il fatto che altrove si continui a pensare, e si stia lavorando in rete, per mantenere un importante e composito modello di formazione socioculturale della comunità anche attraverso  la presenza delle biblioteche territoriali. Un modello che passa senza dubbio attraverso il lavoro dei bibliotecari, che gestiscono professionalmente tante attività insieme a tanti volontari. In questi luoghi ci si incontra e si costruiscono delle relazioni, bambini e adolescenti possono avvicinarsi a quel fascino che sta dentro le parole di un libro narrato, drammatizzato, che poi va letto con curiosità, o sulle riflessioni che tanti adulti anche anziani, possono ritrovare, facendosi  consigliare o scambiandosi esperienze e memorie lontane. L’avvicinamento alla lettura, all’arte, all’ascolto va fatta anche con l’utilizzo di strumentazione multimediale, così come la presentazione di spettacoli, o altri tipi di manifestazioni, sempre con la collaborazione delle scuole, delle Istituzioni e del territorio per “mantenere forti i legami”.

Anche nella nostra città c’è tutta una storia di esperienze analoghe, che hanno creato una bella rete nei diversi territori, perché, quasi sempre, le biblioteche decentrate hanno rappresentato quasi gli unici punti di riferimento per la vita della comunità.
Da un po’ di tempo però a Ferrara abbiamo assistito ad una forte riduzione dei servizi offerti dalle biblioteche, per la mancata sostituzione del personale che è andato in pensione; l’unico provvedimento del Comune essenzialmente è stato quello della restrizione dei tempi di apertura  al limite della reale possibilità per gli utenti di fruire del servizio per mesi interi, con la conseguente impossibilità di costrure una seria programmazione delle diverse attività rivolte alle scuole, alle famiglie, all’intera cittadinanza.

Ora poi, con le restrizioni dovute alla pandemia, che hanno condotto ad una chiusura completa dei servizi le persone sono davvero disorientate. E’ vero che esistono disposizioni ministeriali e regionali, ma è preoccupante che ciò avvenga senza che vi sia stata alcuna proposta alternativa che tenesse conto del profondo disagio che si sarebbe creato per  la comunità, soprattutto per un servizio culturale essenziale come quello di una possibile lettura indicata dall’amico bibliotecario in un momento di isolamento pressochè completo. Sappiamo che in tante altre realtà c’è, per esempio, la possibilità di prenotare libri e di avere la consegna a domicilio, o che le scuole dell’infanzia, e non solo, possono a gruppi ancora operare in biblioteca, fare esperienze attive.

Nel nostro territorio fortissime sono state le limitazioni di questi mesi; penso in particolare alla storica Biblioteca Rodari, sita nel popoloso quartiere di Via Bologna, rispetto alla quale l’Amministrazione Comunale ha provveduto già molti mesi fa a deliberare un piano, senza minimamente preoccuparsi di consultare i cittadini, né tantomeno di approfondirne l’organizzazione in occasione della situazione pandemica. Ciò che sconcerta la gente è il fatto di non venire coinvolta, di non contare come comunità e la lettura che se ne fa è quella di una profonda noncuranza della vita di cittadini da parte  dell’Amministrazione. Un segno molto diverso sarebbe stato probabilmente quello di essere coinvolti nelle decisioni rispetto ad un servizio loro offerto da decenni, almeno per conoscere e poter discutere eventuali ulteriori soluzioni, che si badi, anche altre città hanno adottato.

Il fatto di “mantenere legami” anche attraverso le biblioteche, in situazioni come quelle che stiamo vivendo, ha infatti un significato profondo, perché l’assenza di ascolto, il poco spazio alla parola dei bambini e dei ragazzi, in particolare, provoca distanza emotiva, isolamento.
Ritengo che la responsabilità educativa abbia radici in una realtà politica e sociale che accoglie su di sé soprattutto la difesa dei diritti di tutti i minori, sostituendo alla “grammatica dei bisogni”, che riconduce chi amministra all’unica voce dei costi dei servizi, anche la “grammatica dei diritti”, come ci ricorda la Convenzione Internazionale dei diritti dell’infanzia celebrata proprio in questi giorni.

Il valore culturale e politico di molte scelte coraggiose fatte dai Comuni che hanno attivato comunque servizi di “vicinanza” anche attraverso le biblioteche, ha significato in fondo misurarsi con la realtà che ci circonda, porre attenzione a prevenire nuove povertà e nuove disuguaglianze, continuando ad aiutare soprattutto i minori, a ricercare il significato di ciò che sta accadendo.
Credo quindi che l’Amministrazione dovrebbe tener conto che le biblioteche non sono un’appendice opzionale di un servizio da gestire solo sul piano gestionale e contabile, ma rappresentano una delle possibili sfide alla mediocrità e ai disvalori di questo tempo, che ha già dimostrato, purtroppo di offrire incertezza e isolamento socio culturale.

Ferrara: un movimento dal basso
per salvare e rilanciare le biblioteche

Si è riacceso il dibattito sul futuro del sistema bibliotecario comunale.
Giusto un anno fa, su iniziativa dell’assemblea delle bibliotecarie dei bibliotecari comunali, sostenuti da CGIL-CISL-UIL di categoria, veniva depositata in Comune una petizione, sottoscritta da più di 2000 cittadini, che sostanzialmente avanzava 3 questioni di fondo: l’impegno a realizzare una nuova e importante struttura bibliotecaria nell’area Sud della città, dopo che l’Amministrazione Comunale, insediata da poco, aveva rinunciato a costruirla presso le Corti di Medoro; la sostituzione del personale pensionato o in procinto di esserlo, che, se non attuta, metteva a repentaglio la tenuta del sistema e dei servizi offerti; l’apertura di una discussione sul modello bibliotecario della città e sul suo futuro, per adeguarlo alle nuove esigenze e alla domanda di partecipazione della cittadinanza.
A fronte di quest’iniziativa, si tenne una riunione tra i primi firmatari della petizione e l’Amministrazione Comunale, rappresentata in primis dal sindaco Fabbri e dall’assessore alla cultura Gulinelli, che dava ampie rassicurazioni sui punti sopraddetti.

E’ passato un anno nel quale si sono svolti confronti di carattere sindacale del tutto inconcludenti, a causa dell’atteggiamento evasivo da parte dell’Amministrazione e, soprattutto, si è andati in direzione del tutto contraria rispetto agli impegni presi. I lavoratori e le lavoratrici pensionate nel 2019-2020 non sono state del tutto rimpiazzate, tant’è che oggi mancano 6-7 persone in organico su circa 50 complessive, l’apertura delle biblioteche, prima delle ultime restrizioni introdotte con il Dpcm di mercoledì, viaggiavano a ritmo ridotto, in particolare per le biblioteche Rodari, Porotto e S.Giorgio,  che ospitavano gli utenti solo un giorno alla settimana, le “promesse” sull’avvio di una nuova importante biblioteca nell’area Sud, nonostante una recente intervista del sindaco che ne riconferma la scelta, rimangono tali, visto che del Tavolo di progettazione congiunto, con rappresentanti sindacali e dei cittadini che doveva essere predisposto in proposito, non si vede neanche l’ombra.
Figuriamoci di una discussione seria sul modello delle biblioteche per gli anni a venire, tema decisamente troppo ostico per chi, in realtà, punta semplicemente a ridimensionare e stravolgere il servizio bibliotecario.
Infatti, nelle ultime settimane, si è appreso che le intenzioni dell’Amministrazione  sono quelle di esternalizzare le biblioteche Rodari, di Porotto e S.Giorgio (e probabilmente anche la videoteca Vigor, struttura che svolge un servizio significativo, troppo spesso dimenticata), mentre ci è toccato pure assistere al triste e squallido spettacolo del consigliere leghista Mosso, che ha invocato il controllo, cioè la censura, dei libri acquistati nelle biblioteche comunali.

Sulla scelta di esternalizzare 

Vale la penna soffermarsi un attimo su questo tema delle esternalizzazioni, cioè delle privatizzazioni, delle “piccole” biblioteche decentrate. Ora, a parte che nessuno ha avuto finora modo di potersi confrontare con quest’ipotesi, avanzata peraltro in modo inusuale, e cioè in sede prefettizia a fronte della proclamazione dello stato di agitazione delle bibliotecarie e bibliotecari alla fine del mese di settembre e poi sulla stampa, non sfugge che l’idea di affidare a soggetti privati parti del sistema bibliotecario presenta due forti controindicazioni.
La prima è che andare in questa direzione significa produrre la scelta di favorire il lavoro povero e precario: infatti, un lavoratore di cooperativa sociale, a cui solitamente vanno gli appalti del settore culturale, ha un salario contrattuale inferiore del 15-20% in meno rispetto agli stipendi, non certo lauti, di un bibliotecario comunale. Parliamo di circa 1100 € mensili, a cui si aggiunge il peso della precarietà, visto che, di norma, gli appalti durano 4-5 anni per poi essere rinnovati, senza garanzie forti per la continuità occupazionale dei lavoratori. Non è un problema che riguarda solo quei lavoratori, ma esso investe l’idea di modello sociale e di tutela del lavoro cui guarda l’attuale Amministrazione. Anzichè assumere l’orientamento di costruire occupazione stabile e di qualità, si preferisce continuare  e aggravare la condizione di bassi salari e precarietà che sta condannando le generazioni giovani a non poter progettare il proprio futuro. Tale scelta è ancora più grave se si considera che l’Amministrazione Comunale, nel corso del 2020, ha ancora la possibilità di spendere più di un 1milione 400mila € per sostituire le uscite di personale dal Comune, mentre a tutt’oggi si sono realizzate una trentina di assunzioni totali a fronte di circa 70 pensionamenti.
La seconda ragione per cui è sbagliata l’esternalizzazione deriva dal fatto che, così facendo, si spezza l’unitarietà del sistema bibliotecario comunale. In quest’ipotesi solo l’Ariostea, Casa Niccolini e la Bassani rimarrebbero a gestione diretta comunale, con la conseguenza che acquisti, iniziative culturali, modelli gestionali farebbero capo a soggetti diversi, con buona pace della possibilità di una progettazione di politiche culturali capace di avere uno sguardo d’insieme e non frammentato, di cui, invece, la città ha grande necessità. Con l’ulteriore effetto che le biblioteche Rodari, di Porotto e S.Giorgio sarebbero inevitabilmente considerate secondarie e relegate ad un ruolo marginale, smentendo tutta la retorica sull’importanza delle “periferie”.

Per il rilancio del sistema bibliotecario

Per fortuna, si sentono voci e si vedono iniziative che intendono contrastare la deriva di disimpegno e disinvestimento che l’Amministrazione attuale sta producendo sulle biblioteche e, più in generale, sulle politiche culturali nella città.
Gruppi di cittadini e utenti si sono mobilitati in queste settimane per il rilancio del sistema bibliotecario, con manifestazioni significative davanti alla Rodari, alla Luppi di Porotto, alla Tebaldi di S.Giorgio e alla Bassani.
Lo stesso sciopero generale di tutti i lavoratori del Comune del 6 novembre promosso da CGIL-CISL-UIL di categoria va in questa direzione, nel momento in cui mette al centro non solo la giusta rivendicazione di assunzioni in grado di sostituire le uscite di personale di questi anni, ma soprattutto la difesa e il rilancio di servizi pubblici fondamentali per la cittadinanza, dai servizi educativi e scolastici alle biblioteche e altri ancora.
L’importanza di tutte queste iniziative che, a mio parere, dovranno ulteriormente rafforzarsi, non sta solo nel provare a mettere un argine alle politiche regressive dell’Amministrazione Comunale. In realtà, questa crescita di partecipazione attorno a queste problematiche è una risorsa decisiva per il futuro: non si dà difesa e rilancio dei beni comuni, come sono le biblioteche, senza un coinvolgimento consapevole e diffuso di chi produce e usufruisce di quei servizi.
E’ qui la chiave di volta anche per pensare ad un nuovo modello per le biblioteche del futuro, luoghi di aggregazione sociale e promozione culturale nel territorio. Qui sta anche un’idea di ricostruzione di legami sociali e del ruolo che l’intervento pubblico ha in essa, legami sociali che si sono andati sempre più affievolendo, lasciando spazio al prevalere di pensieri e pratiche individualiste e competitive, il contrario su cui si costruisce una società coesa e solidale. Ma forse pretendere da quest’Amministrazione una riflessione in proposito è decisamente troppo: però, perlomeno, allora, si fermi e provi a confrontarsi con i tanti che in questi giorni stanno indicando prospettive e ipotesi differenti da quelle che la stessa sembra intenzionata a percorrere.

Biblioteca Rodari: chiusa per sopravvenuta influenza
(dell’incerto futuro delle bibloteche ferraresi)

Quando arriva il terremoto il Sindaco ordina la chiusura di scuole e biblioteche. Giusta precauzione contro probabili scosse di assestamento. Se muore un congiunto, una piccola bottega (ma ne esistono ancora?) mette in vetrina un cartello: chiuso per lutto. Tutto normale, almeno fin qui. Ma nella novella Ferrara a trazione leghista basta un’influenza per interrompere un servizio pubblico. E’ storia di questi giorni. Oggi (venerdì 19 gennaio) la Biblioteca Gianni Rodari è rimasta chiusa. Ieri è stata aperta, ma martedì e mercoledì era ancora chiusa. Domani è sabato e dovrebbe aprire (così mi dicono). Sperém ben! Ma non più di tanto: visto che l’annuale virus influenzale non ha ancora raggiunto il suo picco, possiamo aspettarci altre brutte sorprese e altre porte chiuse.

Giuro, non ho mai sentito di una biblioteca di una città (una città, come Ferrara, non un paesino sperduto sull’Appennino) che chiude al pubblico perché i bibliotecari hanno preso l’influenza. E dire che io di biblioteche ne ho davvero viste a centinaia. Libri e biblioteche sono una mia passione, un mio pallino – anzi,  qualche lettore si lamenterà per il mio battere e ribattere sul medesimo argomento – tanto che, in qualunque città-paese-borgo arrivi, visito subito (nell’ordine): la piazza del mercato, la biblioteca e il cimitero. Mi sono fatto l’idea che è in quei luoghi che si può capire qualcosa della vita di una città e di chi la abita. Vita e Cultura sono la stessa cosa: la lezione l’ho appresa leggendo Fernand Braudel.

Ok, la Biblioteca Rodari  ha dovuto chiudere per qualche giorno, ma è davvero il caso di farne un dramma? No, evidentemente. Ma se si scava un po’ sotto, si capiscono tante cose. Non tanto belle. Se il Sistema Bibliotecario di Ferrara – gestito da un dirigente competente e con in servizio alcune decine di operatori capaci e appassionati del loro lavoro – ‘va in tilt’ (cioè è costretto a chiudere una biblioteca pubblica) solamente perché è arrivata la solita, periodica epidemia influenzale, significa che siamo ormai arrivati al fondo del barile. Significa che non basta più spostare qualche bibliotecario da una sede all’altra, o richiamare in servizio qualcuno che ha preso ferie per tappare il buco. Significa che il personale è del tutto insufficiente per gestire decorosamente un servizio sociale e culturale di primaria importanza.

E mica è una novità. Non sono certo il solo a denunciarlo. Su iniziativa del sindacato, lo scorso dicembre sono state raccolte più di 2.000 firme per chiedere al Sindaco e alla  Amministrazione Comunale di assumere nuovo personale per rimpiazzare coloro che sono andati e andranno in pensione. La verità – la polvere che qualcuno vorrebbe mettere sotto il tappeto – è che in vent’anni il Comune di Ferrara ha perso centinaia di dipendenti: nel 1.999 erano oltre 1.400, oggi sono poco più di 1.000. Non è finita: nel 2020 andranno in pensione non meno di 60 dipendenti, mentre il Sindaco Fabbri si è impegnato (a voce) ad assumere solo 25 giovani.

Da parecchi anni è in atto (quindi il discorso non riguarda solo la nuova Giunta) una politica di svuotamento progressivo dei servizi pubblici. Tutti i servizi pubblici. Si appalta al privato. Si riducono gli orari di apertura. Si fanno salti mortali per sostituire il personale in malattia. Una cura dimagrante che alla fine (siamo arrivati ad oggi) ci presenta il conto. Si stringe la cinghia: un buco, due buchi, tre… e alla fine non rimane che chiudere la porta. Come alla biblioteca Rodari.

Il Sindaco  ha incontrato proprio ieri il sindacato. Alla richieste dei 2.000 firmatari della petizione popolare,  Alan Fabbri ha risposto con alcune promesse: faremo un concorso e 3 nuove assunzioni nelle biblioteche, decideremo entro il 2020 dove far sorgere la Nuova Rodari per dotare la Zona Sud di Ferrara di una grande biblioteca. Non solo: entro il 2024 la Grande Rodari sarà regolarmente in funzione.

Non so se crederci – di buone intenzioni eccetera eccetera – anche perché parliamo dello stesso Sindaco Fabbri che da mesi promette ( e non mantiene) di trovare una location di pari dignità e rilevanza allo striscione di Giulio Regeni rimosso nottetempo dallo Scalone del Municipio.

Resta un’ultima cosa cui almeno accennare – il discorso sarebbe un po’ lungo. Dobbiamo chiederci (Tutti: noi governati e chi ci governa) quale cultura vogliamo a Ferrara. A me, ad esempio, piace tanto andare alle mostre. Bene la mostra di De Nittis ai Diamanti (tanto bella, tanto emozionante che tornerò a vederla), bene la Collezlone Farina al Padiglione, benissimo il nostro grande Gaetano Previati al Castello e le altre meraviglie che ci promette il nuovo presidente di Ferrara Arte Vittorio Sgarbi. Ottimo per i turisti e ottimo per i ferraresi. Ma la Cultura di Ferrara non è fatta solo di pietre (Il compianto amico Carlo Bassi ci ha spiegato una volta per tutte “Perché Ferrara è bella”), e non è fatta solo di mostre, rassegne e festival. La Cultura è vera Cultura se è quotidiana, se parte dal basso, se è accessibile a tutti. E allora: scuole e biblioteche prima di tutto. Vogliamo o non vogliamo investire su questo?

 

Duemila firme (+65) per le biblioteche del Duemila: e se a Ferrara fosse nata una nuova opposizione?

Le sei di sera, mi telefonano: sono in ritardo, appena in tempo per portare le firme raccolte tra amici e colleghi. Raggiungo la piccola e attivissima Biblioteca Rodari di viale Krasnodar, il punto di raccolta. Un magro bottino, le mie firme sono diciotto. “E in tutto quante sono?”, domando. “Con le tue siamo a 2.064 firme!!!“. 2065, perché proprio in quel momento un’utente si avvicina al banco prestiti per firmare il foglio della petizione popolare.

Appena venti giorni fa il sindacato promoveva una raccolta di firme per rilanciare e qualificare il sistema bibliotecario cittadino, nuove assunzioni e nuovi investimenti ( vai all’articolo ). Facciamo strada alla cultura, recitava il titolo della petizione e il gran successo della raccolta firme dimostra quanto i ferraresi tengano alla cultura e alle proprie biblioteche. Alla mozione dovrà rispondere direttamente il Sindaco a cui i promotori (venerdì mattina è prevista la conferenza stampa) porteranno in dono le oltre duemila firme. Insieme a una serie di domande scomode. Quali sono i programmi sulle biblioteche della nuova Giunta? Si impegna o no ad assumere almeno 10 nuovi bibliotecari, visto che le biblioteche sono già in emergenza personale e molti operatori andranno in pensione nei prossimi mesi?

E in ballo c’è anche la questione della ‘Grande Rodari’. Dopo che la nuova Giunta ha deciso di concedere il piano terra delle Corti di Medoro al comando dei vigili urbani, cancellando il progetto di aprire lì una grande e moderna biblioteca per servire tutta la zona Sud di Ferrara, Il sindaco Alan Fabbri ha dichiarato che per la nuova biblioteca verrà trovata una nuova collocazione. Ma dove, quando, con quali investimenti? Anche su questo la petizione chiede una risposta precisa.

Per ora si può dire che la nuova Giunta leghista rischia di essere sommersa dalle petizioni e dalle firme dei cittadini ferraresi. Tutto è cominciato con le 1.000 firme per chiedere la ripubblicizzazione del servizio rifiuti, gestito ora da Hera in regime di proroga. La petizione era stata presentata la primavera scorsa al sindaco Tagliani e discussa nel vecchio Consiglio Comunale, non senza qualche imbarazzo anche in casa PD. Ora la patata bollente è passata nelle mani del Sindaco Fabbri e dell’Assessore Balboni che dovrebbe avviare il tavolo partecipato di studio sulla ripubblicizzazione del servizio di raccolta rifiuti. A settembre il Consiglio Comunale non ha deciso nulla, ma nei prossimi giorni l’Assessore Balboni incontrerà i promotori del Battito della Città e si vedranno le reali intenzioni della Giunta.

Dopo quella sulla raccolta rifiuti è stata la volta della firmatissima (con la biro e sul web) petizione popolare pro-panchine, innescata dalla campagna contro le panchine del vicesindaco Nicola Naomo Lodi. Per ora (è nota la recente figuraccia in Consiglio Comunale) sono state riverniciate e ricollocate solo una decina di panchine, ma il vicesindaco ha ribadito i suoi programmi bellicosi. La battaglia pro e contro le panchine è destinata a continuare.

Terza petizione, quella promossa dagli studenti universitari contro la recinzione e chiusura notturna di piazza Verdi, un’altra idea made in Naomo, con l’appoggio del Sindaco e i dubbi del giovane Balboni. Ma, la notizia è di questi giorni, a essere recintata e lucchettata, piazza Verdi non sarà l’unica – viste le dimensioni della stessa, alla fine assomiglierà a un campo di basket in uno slum di New York – perché il vero obbiettivo della ‘campagna parchi sicuri’ rimane la zona del Grattacielo. Anche lì aspettiamoci cancelli, reti e lucchetti. E più telecamere. E più luci. E presto (anche questa è una solenne promessa) le pistole ai vigili urbani.

Bisogna ammetterlo, la nuova Giunta a guida leghista ha grandi progetti per trasformare Ferrara in una ‘città sicura’. L’unico problema è che ai ferraresi, o almeno a molti di loro, questi progetti non piacciono per niente. Ai giovani poi, le maledette sardine, ancora meno.

Nel prossimo futuro, sono sicuro, arriveranno nuove petizioni. Forse sta cambiando qualcosa in città. Nonostante la vittoria schiacciante alle ultime elezioni, a Ferrara l’opposizione non è morta, anzi, sembra viva e vegeta. Ha cambiato solo location: invece che dai banchi del Consiglio Comunale, si esprime altrove: con le firme, le petizioni popolari, i flash mob, i raduni di piazza. E le sardine naturalmente.

Contro l’inverno delle biblioteche
Ferrara: si raccolgono le firme su una petizione popolare

Cambiano le stagioni – e cambia la Giunta – e oggi le biblioteche ferraresi rischiano grosso. Si può parlare, infatti, di una vera e propria emergenza, tanto che lo stesso sindacato si è fatto promotore di una petizione popolare ‘Per il rilancio delle biblioteche di Ferrara’.[vedi volantino in calce a questo articolo].Le firme si raccolgono:sabato 23 novembre, piazza Trento Trieste dalle 16,00 alle 19,00 e sabato 30 novembre dalle 16,00 alle 19,00 in via Garibaldi (vicino alla Feltrinelli).

Ma. per capire meglio i termini del problema, facciamo un passo indietro nella storia recente. Dopo una decina di anni piuttosto grigi, c’era stato ultimamente un risveglio di interesse. Due anni fa, proprio su questo giornale, peroravo la causa di ‘una nuova primavera delle biblioteche’ [vai all’articolo] mentre l’anno scorso registravo con favore la ‘riscossa’ delle biblioteche cittadine [vai all’articolo].

Sembrava insomma che, sul finire del mandato, l’’Amministrazione Comunale di Centrosinistra si fosse finalmente convinta che il sistema bibliotecario diffuso non era solo un tesoro prezioso da non disperdere, ma un campo da seminare a nuovo, un settore cruciale su cui riprendere a investire, un modo concreto per promuovere conoscenza e cultura e allargare gli spazi della democrazia e della partecipazione. C’era e c’è ancora molto da lavorare – e anche allora non risparmiavo critiche ai vecchi governi di Ferrara per aver a lungo tralasciato l’impegno per lo sviluppo del sistema bibliotecario – ma nell’ultimo scorcio del mandato di Tiziano Tagliani si vedevano  con chiarezza i segni di un risveglio. La fine dei lavori e l’inaugurazione della Niccolini, la bellissima nuova biblioteca per ragazzi, l’ambizioso progetto di una ‘Grande Biblioteca Rodari’ alle Corti di Medoro, l’impegno più o meno solenne a non diminuire, anzi ad aumentare il numero dei bibliotecari e operatori comunali, più soldi per l’acquisto del materiale documentario.

Avevo anche proposto, insieme a un folto gruppo di amici appassionati, la creazione di una biblioteca multietnica dalle parti del Grattacielo: per affrontare i problemi di quella zona aprendo uno spazio per il dialogo e l’incontro, invece di affidarsi ad una ‘soluzione militare’ [vai all’articolo]. Anche questo sogno si è recentamente avverato. Si è costituita l’associazione culturale ‘Biblioteca Popolare Giardino’ con più di 100 iscritti e la vecchia Giunta ha concesso in uso gratuito un negozio proprio ai piedi del Grattacielo. Così lo scorso maggio la biblioteca è diventata realtà. Una cinquantina di volonterosi volontari la tengono aperta al pubblico e organizzano decine di iniziative culturali e ricreative per adulti e bambini. Proprio qualche giorno fa la BiblioPopGiardino ha festeggiato i primi sei mesi di vita con una affollata castagnata.

Pareva quindi profilarsi un roseo orizzonte per le biblioteche di Ferrara. Purtroppo il clima è cambiato bruscamente: sta arrivando un inverno pieno di nuvoloni neri, tanto che Il nostro sistema sistema bibliotecario rischia nei prossimi mesi il collasso.  La petizione popolare (ad oggi sono state già raccolte oltre 500 firme) indica tre criticità e, insieme tre obbiettivi.

Pima di tutto, l’emergenza personale.  Anche per effetto di Quota Cento, a partire di quest’anno e nel corso del 2020 sonio previsti 10 pensionamenti, un quinto dell’intero personale addetto a biblioteche e archivi. Se non fosse garantito il turn-over integrale, l’assunzione di nuovi addetti al posto di tutti i pensionandi – e la Giunta di Alan Fabbri non ha ancora preso nessun impegno in tal senso – tutto il sistema andrebbe in tilt. Le biblioteche pubbliche rischiano la chiusura, o dovrebbero ridurre drasticamente  le ore giornaliere di apertura (e basta girare per l’Italia per vedere che già ora Ferrara non è certamente in cima alla classifica per ampiezza di orario).

In secondo luogo, la petizione denuncia il dietrofront del governo leghista sulla creazione della “Grande Rodari” e ne chiede con forza la realizzazione. La vecchia Giunta aveva stabilito che al piano terra delle Corti di Medoro (l’ex Palazzo degli specchi) sarebbe sorta una grande e moderna biblioteca per servire la zoa Sud di Ferrara dove risiedono 40.000 abitanti. Al posto della biblioteca e dell’auditorium, il sindaco Alan Fabbri ha deciso di ospitare il nuovo comando dei vigili urbani. Il progetto della grande biblioteca sembra accantonato: nessuna altra localizzazione è stata avanzata dal Comune. Allora “dove leggo?”, scrive il volantino dando voce agli abitanti di via Bologna.

Ma non basta assicurare il mantenimento della pianta organica e riprendere il progetto di una grande biblioteca nella zona Sud, la mozione chiede (prima di tutto al Consiglio Comunale e alla Giunta che secondo regolamento dovrà rispondere alle questioni sollevate dai firmatari) un vero rilancio del sistema bibloteche a Ferrara. Invece di chiudere una porta, occorre aprirne tante altre. Pensare alle biblioteche pubbliche come a un motore della democrazia informativa, come dei centri – disseminati in tutti i quartieri – dove offrire servizi e favorire l’incontro, il dialogo, la cittadinanza attiva.

Mentre scrivo questo articolo, un amico bibliotecario della Bassani di Barco telefona per dirmi che l’auditorium annesso alla biblioteca è stato chiuso sine die per inagibilità. Sul Carlino leggo che sindaco e vicesindaco insistono per chiudere piazza Verdi con un cancello anti-movida. Non tira una bella aria in città: le chiusure prevalgono sulle aperture. E le biblioteche? la petizione popolare chiede ai ferraresi di fare un passo avanti e alzare una mano.

Ferrara merita una grande biblioteca dedicata all’arte

di Ranieri Varese

Francesco Monini nel suo intervento del 25 agosto ha, con lucidità, indicato il senso e il ruolo, o almeno uno dei sensi e ruoli, del servizio di pubblica lettura. Mi riconosco nelle sue proposte e, in particolare, in quella della istituzione di una Biblioteca Gad che è certamente uno dei modi, non il solo, penso all’integrazione attraverso il lavoro, per affrontare una situazione che la città vive con grande sofferenza e per la cui soluzione ancora non sono state individuate linee di comportamento realmente efficaci.
Sono egualmente profondamente convinto che una generale meditazione, la quale coinvolga istituzioni, specialisti e cittadini, sulla presenza organizzata e programmata delle biblioteche nel territorio sia una necessità non rimandabile. Ricordo che le associazioni ferraresi organizzarono, nel novembre 2011, una iniziativa simile dedicata ai musei ferraresi. Le proposte non furono nemmeno materia di confronto da parte delle amministrazioni. Mi auguro maggiore attenzione.
Mi sia consentito di partecipare al confronto che la proposta di Monini ha saputo suscitare e che sicuramente avrà sviluppi e arricchimenti, con un’osservazione e una proposta.
Credo sia ingeneroso il giudizio sulla appena terminata direzione del sistema bibliotecario del comune di Ferrara. In una situazione economicamente difficile l’amministrazione civica non ha sentito come prioritario il problema biblioteche, lo stesso è successo per i musei, e ha lasciato declinare strutture che sono essenziali per una città che si autoproclama, con qualche presunzione, ‘di arte e di cultura’. Il puntare quasi tutto su momenti contingenti e di immediata ricaduta e non sulle istituzioni di educazione permanente ha concorso a quell’abbassamento di qualità che molti, giustamente, avvertono e denunciano.
Questo detto ricordo che la ‘Biblioteca ragazzi’ presso Casa Niccolini e il progetto della ‘nuova Rodari’ sono felice frutto della passata direzione e non di quella appena insediata; così come il supporto alle iniziative ariostesche e il mantenimento, dovere istituzionale non facile, della conservazione di un patrimonio che qualifica Ferrara.
La biblioteca deve essere ‘una piazza’: non può essere solo una piazza. La ‘Ariostea’ è anche biblioteca storica e di conservazione: uno dei suoi compiti è quello di agevolare e promuovere la conoscenza, di esserne uno dei necessari strumenti presenti in città.
Vengo alla proposta.
È paradossale, ma noto, che non esista in Ferrara una biblioteca complessivamente dedicata, in termini lati, alla storia dell’arte: né a livello universitario, né presso altre istituzioni. È, naturalmente, sbagliato pensare che non vi siano, nelle biblioteche cittadine, nuclei, anche importanti, dedicati agli articolati settori nei quali si divide la disciplina; manca però un progetto ed una continuità di acquisizioni organiche; sono assenti molti degli strumenti di riferimento a cominciare dal Thieme-Becker, del quale esiste solo una vecchia edizione (presso i Musei Civici) e non quella rinnovata ed aggiornata; lo stesso discorso vale per il Bartsch e per molti altri primari testi di consultazione. Gli studenti e chi deve compiere ricerche, anche di primo livello, è costretto a spostarsi a Bologna o a Padova; per momenti più specialistici a Venezia, Firenze, Roma.
La biblioteca della ex Facoltà di Lettere ha una ricca consistenza di volumi dedicati, nata dalle richieste formulate dai singoli docenti ma è carente nel settore periodici ed è assente una strategia generale.
La Civica Biblioteca Ariostea ha ricchissimi e fondamentali fondi dedicati alla storia cittadina, ma si riscontra una modesta percentuale di nuove acquisizioni sia per quanto riguarda i periodici che gli aggiornamenti di settore. Due, importanti, sezioni collegate sono quella dell’Istituto di Studi Rinascimentali e quella collocata presso i Musei Civici di Arte Antica.
Entrambe, da tempo, prive di aggiornamenti e, attualmente, chiuse alla consultazione. Quella presso i Musei è priva di personale adeguato e competente come dimostra la relazione pubblicata nel periodico online ‘Museoinvita’.
Un nucleo interessante è presso la ex Nuova Cassa di Risparmio ora Bper: custodito presso la chiesa dei SS. Simone e Giuda non è consultabile. È composto, per quel che ci interessa, di volumi dedicati alla storia della città e di storia dell’arte.
La Biblioteca della Accademia delle Scienze, depositata presso una sede universitaria, non possiede materiali legati alla materia.
La Biblioteca della Deputazione di Storia Patria ha acquisito, per lascito testamentario, la biblioteca di storia dell’arte, modesta per consistenza, di Giorgio Padovani; possiede un ricco fondo, in accrescimento, per scambio con istituti analoghi.
La Biblioteca del Seminario, dell’Istituto di Storia Contemporanea, della Camera di Commercio e degli istituti scolastici cittadini hanno scarse testimonianze legate al settore.
Non si può non rilevare che si tratta di una situazione anomala per una città che si dichiara ‘d’arte e di cultura’ e per uno Studio che ha un Dipartimento di Studi Umanistici ricco di proposte, frequentato da un elevato numero di studenti.
Una situazione che penalizza fortemente la città che, allo stato attuale, non può essere sede di ricerca per la assenza di strutture che la consentano. Non mancano i materiali, manca una sede ed un progetto organico che li riunisca e li renda effettivamente fruibili, colmi le lacune e organizzi la gestione e la attività. Manca ancora la possibile ricaduta su Ferrara la quale potrebbe essere resa possibile dall’esistenza di un luogo di ricerca ove sia possibile indagarne la storia, i monumenti e le opere.
L’Università ha indicato una via per superare tale stato delle cose con l’acquisizione, per onerosa donazione, della biblioteca di Eugenio Battisti ricca di circa venticinquemila volumi; tutti trasferiti ma ancora in attesa di sistemazione e di un progetto che ne organizzi al meglio l’utilizzo.
Una conseguente proposta potrebbe essere quella di riunire i fondi sparsi e non collegati, molti nemmeno raggiungibili in Sbn, costruendo un unico servizio che raccolga le molte migliaia di volumi presenti e li ponga a disposizione di studenti e studiosi.
Tale organismo potrebbe essere volano per l’acquisizione di biblioteche private i cui proprietari non hanno un referente per possibili donazioni e rischiano di disperdere le loro raccolte senza beneficio né personale né per la città.
Il Consorzio potrebbe riunire tutti gli enti proprietari dei singoli fondi librari i quali dovrebbero compartecipare, proporzionalmente, alle spese sia di catalogazione che di aggiornamento e di personale.
L’Università, che si è fatta carico dell’acquisizione del fondo Battisti, potrebbe essere capofila per aprire un tavolo di confronto e di discussione per verificare la concreta possibilità di realizzazione di tale progetto.
Alcuni possibili punti fermi sono il mantenimento delle proprietà, l’indicazione di una direzione, di una sede, di un comitato di gestione rappresentativo, di un progetto e di un programma, l’individuazione di una dotazione finanziaria.
Una possibile opzione è quella di accesso selezionato e la sistemazione a scaffale aperto.
Nel giro di pochi anni la città potrebbe aprire al pubblico una biblioteca specialistica di storia dell’arte ricca di oltre centomila volumi intorno alla quale si potrebbero aggregare progetti di ricerca e di formazione.
Sarebbe logica l’aggregazione dei diversi nuclei di Fototeca sparsi presso le singole amministrazioni e i musei cittadini.
Credo valga la pena discuterne e sollecitare l’assunzione di responsabilità delle istituzioni.
Una ultima osservazione. Leggo sempre, e sempre sono costretto a pensare, gli interventi di Francesco Monini. E’ un modo di affrontare i problemi che vorrei fosse anche dei nostri politici, di maggioranza e di opposizione. Sapere collegare principi generali e situazioni particolari è una qualità che dovrebbero avere gli amministratori. Francesco Monini la possiede.

Ferrara: biblioteche alla riscossa

Il 16 di agosto, sotto “la luna” di un’estate rovente e insanguinata, entro nella splendida Biblioteca Bassani di Barco per ascoltare e partecipare alla tradizionale maratona di lettura, dedicata quest’anno al tema della pace e della nonviolenza. Mi aspettava una felice sorpresa. Sorpreso e felice di vedere in quanti avessero risposto all’appello: decine e decine di persone, conosciute e sconosciute, giovani e anziani. Mi è sembrato un piccolo segno di grande valenza: una specie di conferma che Ferrara può davvero aspirare al titolo di “Città d’arte e di Cultura”, una città della pace, dell’incontro, del dialogo.
Non solo libri: la biblioteca è una piazza
Al termine della maratona, un’altra gradita sorpresa. Angelo Andreotti, il nuovo dirigente del Servizio Biblioteche e Archivi, interviene per ringraziare i partecipanti, e per esprimere in pochi minuti alcuni concetti, in modo semplice e chiaro, senza enfasi, ma aprendo a uno scenario nuovo e promettente per la promozione della lettura (e della cultura) nella nostra città. Aspettavo queste parole da quasi 15 anni, tre lustri in cui le nostre biblioteche hanno conosciuto una progressiva eclissi, una marginalizzazione, una gestione improntata al risparmio e al basso profilo, fino ad arrivare alla recente e sconsolante calo dei fondi comunali destinati agli acquisti documentari e al conseguente crollo dei prestiti. Denunciavo più di un anno fa su Ferraraitalia questa preoccupante deriva (‘La nuova primavera delle biblioteche ferraresi’) augurandomi una svolta nella politica culturale cittadina.
Cosa ha detto Andreotti? Prima di tutto ha comunicato la sua “fede”, un calmo entusiasmo per l’importante incarico affidatogli e il suo impegno per il rilancio del Servizio di Pubblica Lettura a Ferrara. Poi ha spiegato un concetto elementare, che però in tanti anche nella nostra città non considerano o hanno dimenticato. E cioè che una biblioteca pubblica non è solo un luogo dove si va a prendere a prestito un libro, ma è prima di tutto una “piazza”, un luogo dove le persone si incontrano, si parlano, raccolgono e si scambiano informazioni. Per questa ragione le biblioteche pubbliche  – tante, diffuse in ogni quartiere e con una pluralità di servizi – rappresentano una pietra miliare per promuovere e animare una città civile, colta, accogliente.
Nuove biblioteche e nuovi bibliotecari
Molte cose stanno muovendosi, e rapidamente, tanto da incoraggiare l’idea che si possa davvero aprire una nuova primavera per le biblioteche ferraresi. Raccolgo le notizie dalla stampa locale, dal profilo Facebook del Vicesindaco e Assessore alla Cultura Massimo Maisto, dalle parole dei delegati e dei sindacalisti della Camera del Lavoro.
L’inaugurazione della Biblioteca di Casa Niccolini, dedicata ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie, è ormai alle porte. Riempirà finalmente un “buco”, perché Ferrara (a differenza di Bologna, Reggio Emilia, Ravenna…) non disponeva ancora di un moderno spazio attrezzato e specializzato per servire questa fondamentale fascia di cittadini utenti. . Intanto, il progetto della “Nuova Rodari”, cioè di un grande spazio culturale polivalente per servire la popolosa Zona Sud di Ferrara, sta diventando realtà. Nell’area del finalmente abbattuto Palazzo degli Specchi i lavori di costruzione vanno avanti  e si parla di poter aprire la biblioteca con annessa sala polivalente già nel corso del 2019. Poter contare, oltre alla storica Ariostea, di una Biblioteca Ragazzi e di una “seconda Biblioteca Bassani” nella zona di via Bologna significa attuare un progetto di politica culturale di grande respiro. Manca ancora, credo, un importante tassello, ma di quello dirò più avanti.
Le biblioteche, le vecchie come le nuove, hanno però bisogno di due cose per funzionare. Di bibliotecari, ossia di personale specializzato e adeguatamente formato. E di carburante, cioè di un rifornimento costante di nuovi libri, documenti su supporto digitale, abbonamenti a banche dati… Anche su questo fronte la situazione che fino a un anno fa appariva perlomeno critica (un calo progressivo degli investimenti del Comune per l’acquisto documentario e la preoccupazione per la tenuta della pianta organica delle biblioteche a causa di alcuni pensionamenti) sembra registrare oggi una svolta. Anche a seguito delle precise richieste  del sindacato, l’Amministrazione Comunale ha comunicato di aver scelto la strada della gestione diretta del servizio di pubblica lettura e che quindi procederà a nuove assunzioni. Attraverso lo strumento della mobilità interna ed esterna, non solo verranno rimpiazzati i posti via via vacanti, ma verranno assunti nuovi bibliotecari per far fronte alla prossima apertura della Biblioteca Ragazzi di Casa Nicolini.
A questo importante impegno se ne aggiunge un altro altrettanto importante – lo ricavo sempre dalle dichiarazioni dell’assessore Maisto – e cioè l’impegno della Giunta a incrementare la somma da destinare annualmente agli acquisti per le biblioteche. Personalmente avevo avanzato una proposta: investire 1 euro per abitante, mettere cioè a bilancio una somma di circa 140.000 euro. Siamo ancora lontani da quell’obiettivo, ma la strada imboccata è quella giusta.
Lungo questo percorso, ci aspetta fra non molto un altro appuntamento decisivo. Per aprire, rifornire di documenti e gestire la nuova grande biblioteca pubblica in Zona Sud ci vorrà sicuramente altra benzina (fondi per gli acquisti ) e altri benzinai (nuovi bibliotecari, documentalisti, operatori culturali). Di questa seconda fase si dovrà però occupare il nuovo governo che i ferraresi si daranno con il prossimo voto di primavera. A leggere cosa combinano i sindaci leghisti in tutta Italia (assai noto l’episodio del siluramento della bibliotecaria di Todi), posso solo sperare che i miei concittadini non si affidino ad un “uomo di cultura” come Naomo Lodi.
Il tassello mancante
Intanto, già da ora, c’è molto da fare. La prossima apertura in città di due nuove e moderne biblioteche pubbliche e più in generale il rilancio del Servizio di Pubblica Lettura, porta con sé un grande lavoro ancora tutto da sviluppare. Faccio solo alcuni esempi  La necessità di dedicare più tempo e più attenzione alla formazione e all’aggiornamento professionale del personale impegnato nelle biblioteche, un maggiore impegno per coinvolgere nella vita quotidiana delle biblioteche le numerosissime realtà sociali e culturali presenti sul territorio, promuovere un rapporto più stretto – quotidiano direi –  tra biblioteche e scuole, dalle materne all’università.
Forse, è un’idea che lancio ad amministratori e funzionari, si potrebbe organizzare a Ferrara – magari in prossimità dell’apertura di Casa Nicolini – un grande Convegno-Seminario sul nuovi orizzonti delle biblioteche pubbliche nel terzo millennio, invitando docenti, bibliotecari e operatori italiani e stranieri. Abbiamo, infatti, tutti bisogno di ascoltare e confrontarci con idee nuove ed esperienze positive.
Al quadro generale manca, dicevo sopra, un tassello fondamentale. Dovete scusarmi se ritorno su un mio chiodo fisso: non avrebbe senso una “primavera delle biblioteche” se, come al solito, il quartiere dolente del Gad ne rimanesse escluso. Per “salvare” il GAD dal degrado, riportare legalità e sicurezza, tornare a un “quartiere giardino” dove i bambini possano giocare tranquilli nel parco del grattacielo, non serve o comunque non basta aumentare agenti, soldati o telecamere, né sono sufficienti i pur lodevoli appuntamenti al cinema di piazza Castellina. Occorre pensare e mettere in campo un piano straordinario, un grande progetto di rilancio economico, sociale e culturale di tutto il quartiere.
Da dove si comincia? Ad esempio da una biblioteca, come proponevo lo scorso ottobre: ‘Mettete dei libri nei vostri cannoni. Perché, come, dove e con chi fondare una biblioteca multietnica in Gad‘.  Paolo Marcolini, allora presidente di Arci Ferrara, si è fatto promotore di un appello che andava proprio in questa direzione, e un gruppo di volenterosi (bibliotecari e non) si è più volte incontrato per dar corpo a questa idea, accorgendosi però ben presto quanto aprire una grande biblioteca nel cuore del Gad  (magari proprio al piano terra del grattacielo) fosse un progetto delicato e complesso. Dunque una  strada tutta in salita – anche perché finora il Comune non ha dimostrato interesse a patrocinare l’idea – ma che non credo debba essere abbandonata.
Proprio qualche giorno fa, un amica ferrarese con casa al Gad ma che da molti anni lavora alla biblioteca di Cologno Monzese (MI) – e per chi conosce un po’ il settore sa bene che trattasi di una biblioteca di assoluta avanguardia – mi ha mandato sul cellulare una foto e un sms. Nella foto si vedono alcune vetrine chiuse di piazzetta Enrico Toti. Ecco il messaggino: “Passa a vedere lo spazio che magari ci viene il guizzo… Ho visto tutte quelle vetrine, il cartello vendesi, e me le sono sognate piene di libri. Si vuole dare una pennellata al quartiere? Ecco che passare e vedere dentro gente che legge sarebbe una piccola cosa sensata. Ci pensiamo un po’?”
In quanto ex bibliotecario, anzi, “bibliotecario forever” – perché è proprio vero che uno rimane bibliotecario tutta la vita – non potevo non rispondere a quell’invito/provocazione. Così sono andato a fare un giretto in piazzetta Toti e dintorni: di negozi chiusi, serrande abbassate, cartelli di vendesi e affittasi ce n’è da stancarsi. E ho pensato che l’idea della mia cara amica, minimale fin che si vuole, era tutt’altro che peregrina. Potrebbe essere invece un modo concreto per iniziare a riempire il “grande vuoto” del Gad. E per sollecitare il Comune ad assumere in proprio il progetto. Allora mi rivolgo ai tanti partigiani delle biblioteche che a Ferrara non mancano di certo. Vogliamo provarci? Io sono pronto a fare il mio turno di apertura.

canebiblioteca

La biblioteca (e i vituperati dipendenti pubblici) che non t’aspetti

Biblioteche che ti bloccano il prestito per un mese perché hai riconsegnato il libro con un ritardo di sette giorni (Sala Borsa di Bologna); biblioteche che ti danno una penalità un po’ più compassionevole uguagliando i giorni del tuo ritardo con quelli di blocco dei tuoi prestiti (Ariostea di Ferrara). Addirittura biblioteche che ipotizzano di fare loro il metodo di “una sanzione pecuniaria a chi riporta il materiale in ritardo”. Che tristezza: la notizia era riportata il mese scorso sull’Unità-Emilia Romagna come proposta della rappresentante della Filcams-Cgil per finanziare i servizi appaltati del Comune di Bologna.
Poi ci sono le biblioteche che ti immaginavi tu, quelle dove il lettore è guardato con comprensione, che ti fanno entrare come un gradito ospite, ti consigliano, ti guidano. Bloccati o temporaneamente sospesi, a sorpresa e in piena crisi d’astinenza, può capitare di mettere il piede dentro a quella che viene definita una biblioteca di quartiere, la Rodari, a Ferrara in viale Krasnodar. Entri nell’edificio nuovo, semplice, tutto finestrato e c’è subito uno scaffale con libri in cerca di adozione, lasciati lì all’ingresso da persone che non sono più interessate ad averli, o che casomai hanno dovuto fare uno di quei traslochi generatori di orrore da scatoloni e allora lasciano lì i libri che in quelle occasioni si trasformano in puro peso. Piccole perle inaspettate: la raccolta degli articoli scritti da don Franco Patruno su cinema e arte, Colette, un piccolo atlante con illustrazioni a colori degli alberi. Poi si passa alla sala prestiti, dove ti vengono incontro nuovi arrivi, freschi di stampa e ben in evidenza per essere presi. Riviste di giardinaggio, musica e attualità. Tre computer sono accesi su Internet e davanti ci sono persone di colore venute apposta, in collegamento per guardare cose dei loro Paesi, per aprire la loro casella di posta o cercare informazioni utili a livello locale. Dei ragazzi sono seduti attorno a una grande scrivania forse per una ricerca scolastica, un padre con il figlio cercano un dvd per il loro fine settimana casalingo. C’è silenzio, ma un silenzio pacato e laborioso, niente di scostante.
Al banco dei prestiti una ragazza timidamente tira fuori i volumi da rendere e subito cerca di giustificarsi dicendo “in effetti credo di essere un po’ in ritardo”. La bibliotecaria Claudia Pirani la guarda sorridendo poi sposta lo sguardo sul monitor del suo computer. La giovane involontariamente stringe la mano con le unghie lunghe che ha e che devono conficcarsi un po’ nel palmo, ma l’addetta all’eventuale rimbrotto non aggrotta le sopracciglia, non la fissa intenzionalmente con occhi truci e commenta: “Sei giorni. Un ritardo ragionevole, direi. Prendi pure altri libri, se vuoi”. Le mani della ragazza si distendono, le sue labbra disegnano la stessa curva dell’espressione della bibliotecaria. Se ne va a caccia di libri e torna al bancone dove, nell’entusiasmo, anziché gli otto pezzi consentiti (tra libri, riviste, dvd), ne deve avere accumulati nove. Stavolta c’è il bibliotecario Andrea Poli che dice: “No, non mettere giù proprio ‘Acciaio’! Quello tienilo”. E lei lo tiene, lo porta a casa, magari lo legge e potrebbe essergliene pure grata. Grata della gentilezza, dell’incoraggiamento, del sorriso. Grazie bibliotecari Claudia e Andrea, grazie a tutte le persone appassionate che contraddicono i pregiudizi sui dipendenti pubblici scocciati e svogliati, grazie persone che fate il vostro lavoro con piacere e coinvolgimento e ci fate sentire in un mondo migliore. Il mondo dove i servizi sono possibili, facilitati, accoglienti.

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