Tag: aforisma

Scelte

Bisogna sempre aver ben presente che la propria condotta, per la gran parte, è un derivato culturale. Si cresce in un contesto, si cresce, e si viene plasmati. Non esiste la soggettività, ma, al massimo, una “collettività soggettivante”. Ma c’è anche una possibilità:la scelta. Si può scegliere quale direzione prendere, nonostante il nostro bagaglio culturale. Si può scegliere chi essere, in tutti i campi, persino in quello politico, dove alcune massime dell’antichità sembrano avere un valore profetico.

“Le cattive compagnie rovinano i buoni costumi”
Euripide

Il consenso senza buonsenso

Che cos’è il buonsenso? Giudicare secondo rettitudine, suggerisce l’opinione corrente. Rettitudine quindi, poi logica, giustizia, moderazione, cautela, e ricerca della verità sono i tanti ingredienti del buonsenso. E tutti noi dovremmo impegnarci a farli nostri e lasciare che il buonsenso guidi le nostre scelte e le nostre azioni, di qualunque cosa si tratti.
Eppure ci sono periodi della storia umana in cui il buonsenso è stato spesso e volentieri messo da parte per appoggiare e promuovere posizioni estreme, grossolane, disumane. La galleria degli orrori è vasta e desolante, e tutti più o meno possono dire d’aver conosciuto, osservando il passato, le tragiche conseguenze dell’enorme consenso dato a personaggi folli e immorali. Individui assetati di potere, arrivati al potere grazie al consenso di milioni d’altri individui che hanno sposato ideologie senza preventivamente filtrarle col giusto buonsenso.
Ma dopotutto non c’è da stupirsi, perché la convenienza spicciola e partigiana spesso prevale sul buonsenso. La convenienza del momento e l’effimero vantaggio che ne deriva vincono e convincono quasi sempre la maggior parte della gente. E la gente non impara mai che le promesse ricevute vanno giudicate con prudente lungimiranza, non con infantile entusiasmo.
Non abbandoniamo mai il buonsenso di guardare oltre il nostro naso e, soprattutto, non svendiamo il nostro consenso per due soldi!

“È difficile far capire qualcosa ad un uomo se il suo stipendio dipende proprio da questo suo non riuscire a capire.”
Upton Beall Sinclair

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Pregi e difetti

Il difetto è quella debolezza, quella mancanza che ci contraddistingue tanto quanto un nostro pregio. Generalmente ci accompagna sin dall’infanzia e magari ci è valso sgridate e litigate con i genitori, con i fratelli o con gli amici.
Può essere uno solo, ma eclatante, o possono essere tanti piccoli, perché le combinazioni sono infinite. Così come infiniti sono i modi per affrontare i propri difetti, imparare a gestirli e a conviverci, perché se c’è chi li ama e non vorrebbe cambiare di sé nemmeno quelli, c’è anche chi si sforza di plasmarsi nel tentativo, non tanto di eliminarli definitivamente, ma almeno di smussare quegli angoli che rendono difficile o addirittura doloroso conviverci.
Come in tante cose, in medio stat virtus: amare i propri difetti quasi fino a trasformarli in pregi rischia di diventare esso stesso un difetto, così come d’altro canto il non accettare di avere dei limiti che ci accompagnano per la vita come fossero il nostro marchio di fabbrica.

“Per natura non abbiamo difetto che non possa diventare un punto di forza, nessun punto di forza che non possa diventare un difetto.”
Johann Wolfgang Goethe

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Il piacere della collaborazione

Collaborare: da cum laborare, etimologia piuttosto semplice. Eppure, tanto è semplice capirne astrattamente il significato, tanto è difficile metterlo in pratica.
Perché collaborare non significa lavorare stando fisicamente vicini, o nello stesso ufficio o per il raggiungimento del medesimo obiettivo, ma percorrendo strade parallele.
Collaborare significa condividere tutto quello che il percorso, più o meno accidentato, ci costringe ad affrontare fino alla meta.
E sebbene l’uomo sia animale sociale, vi è un’inclinazione all’egoismo, a voler mettere sé al centro di tutto, ed allora collaborare diventa un grande sforzo, che ci richiede un superamento.
Tuttavia la gratificazione che si prova ottenendo un risultato frutto di collaborazione è assai maggiore di quella vissuta individualmente, perché non è fine a se stessa, ma produce un legame tra le persone, è condivisa e quindi moltiplicata.

“Qual è il suono di una sola mano che applaude?”
Koan Zen

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La vita comoda

di Federica Mammina

Di molte cose manchiamo, ma di certo non delle comodità. Abbiamo accesso a qualsiasi tipo di informazione, abbiamo mezzi di trasporto che ci portano ovunque, non dobbiamo più nemmeno uscire di casa per fare acquisti. Sono passati i tempi in cui le cose si guardavano dalla vetrina così tanto che pareva di consumarle.
Ha un prezzo tutta questa comodità? L’accessibilità senza limiti alle cose non fa altro che farci venire altri bisogni, in continuazione, come una droga. Uno studio ha dimostrato che più si ha e più si vorrebbe avere, peccato però che la durata del piacere data dal nuovo oggetto diventi sempre più breve.
Forse allora la conquista di tutte queste comodità non ci rende la vita più facile: la selezione che una volta facevano la mancanza di mezzi e di possibilità, oggi dobbiamo farla noi, costantemente chiamati a chiederci se soddisfare quel bisogno ci renderà davvero più felici.

“Meno comodità si hanno e meno bisogni si hanno, e più si è felici”
Jules Verne

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L’eloquenza discreta dei libri

di Francesca Ambrosecchia

Una donna giovane, ricca, audace e con la strana passione di combinare matrimoni. Devo dire che Emma a tratti è simpatica: presuntuosa ma anche determinata e forse un po’ ingenua. Una figura femminile interessante quella del romanzo di Jane Austen mentre nel corso della lettura il paesaggio inglese dei primi anni dell’800 mi circonda.
I libri, pagina dopo pagina ti permettono di viaggiare con la fantasia in posti mai visti, di farti immaginare l’aspetto dei personaggi che permeano le loro storie, di farti sentire vicino alla loro personalità o alle avventure che affrontano, di incuriosirti e di emozionarti. Talvolta avviene che un libro possa coinvolgerti a tal punto da farti sentire un po’ spaesato una volta terminato. “Bene e ora?”
Ogni libro ci aiuta a diventare un po’ più ricchi ed è una scoperta da condividere.

“I libri mi piacciono perché non strillano, sono silenziosi, eppure dicono un sacco di cose”
Danilo Pennone

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Contro la pena di morte

di Lorenzo Bissi

10 ottobre: la Giornata Mondiale contro la pena di morte.

Jack London
Jack London

“Non ho alcun rispetto per la pena di morte. Si tratta di un’azione sporca, che non degrada solo i cani da forca pagati per compierla ma anche la comunità sociale che la tollera, la sostiene col voto e paga tasse specifiche per farla mettere in atto. La pena di morte è un atto stupido, idiota, orribilmente privo di scientificità.”
Jack London, Il vagabondo delle stelle, 1915

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Granai per l’inverno dello spirito

Marguerite Yourcenar
Marguerite Yourcenar

Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. (Marguerite Yourcenar)

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L’inizio della fine

10 giugno 1924: il deputato socialista Giacomo Matteotti viene rapito e ucciso da una squadraccia fascista capeggiata da Amerigo Dumini. Il 30 maggio in un discorso al Parlamento, dove è stato eletto per la prima volta nel 1919 in rappresentanza della circoscrizione Ferrara-Rovigo, ha denunciato le violenze, le illegalità e gli abusi commessi dai fascisti per riuscire a vincere le elezioni del 6 aprile: “nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà”.
Secondo ulteriori ricerche, apparse alla fine degli anni Novanta, Benito Mussolini ha dato l’ordine di assassinare Matteotti anche per impedire che proprio alla Camera denunciasse il grave caso di corruzione esercitato dalla compagnia petrolifera statunitense Sinclair Oil nei confronti dello stesso Mussolini e di alcuni gerarchi fascisti a lui vicini.
Il suo cadavere verrà ritrovato soltanto in agosto.
Il 26 giugno è cominciata la Secessione dell’Aventino dell’opposizione e nel 1925 il governo inizia a varare le Leggi Fascistissime.

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Giacomo Matteotti

Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai. (Giacomo Matteotti)

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Pensatori

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Edgar Allan Poe

I veri, i soli veri pensatori, sono gli uomini di ardente immaginazione! (Edgar Allan Poe)

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Tempus fugit…oppure no

Dacia Maraini
Dacia Maraini

Il tempo è una scusa. Quando si ama una cosa il tempo lo si trova. (Dacia Maraini)

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Felicità

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Pablo Neruda

Oggi lasciate che sia felice, io e basta, con o senza tutti, essere felice con l’erba, e la sabbia, essere felice con l’aria e la terra, essere felice con te, con la tua bocca, essere felice. (Pablo Neruda)

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Sorridi e ti dirò chi sei

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Fedor Dostoevskij

Si conosce un uomo dal modo in cui ride. (Fedor Dostoevskij)

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Election day

Giorno di elezioni oggi nella nostra penisola.

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Ennio Flaiano

Gli italiani corrono sempre in aiuto al vincitore. (Ennio Flaiano)

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Una vita per il sindacato

4 giugno 1944: per mano delle Ss muore vicino Roma Bruno Buozzi. Era nato a Pontelagoscuro nel gennaio 1881.
Diventa operaio metallurgico nell’allora unica area a profilo industriale del ferrarese, Bondeno. Nel 1911 assume la carica di segretario generale della Fiom e nel 1919 conquista le otto ore della giornata lavorativa. Dopo l’omicidio Matteotti si avvicina a Filippo Turati e al socialismo restando però fermamente convinto dell’autonomia dell’organizzazione sindacale. Nel novembre 1925 diventa segretario generale della Ggdl e l’anno seguente è costretto a emigrare in Francia, dove continua il suo impegno sindacale e antifascista. Nel 1942 viene catturato dai tedeschi e consegnato all’Italia: viene condannato al confino a Montefalco.
Liberato dopo il 25 luglio 1943, lavora con Giuseppe Di Vittorio e Achille Grandi per la rinascita del sindacato, ma purtroppo non può vedere la nuova Cgil. Entrato in clandestinità, viene arrestato dalle Ss il 13 aprile 1944 e condotto in via Tasso.

Nella notte del 3 giugno 1944, mentre gli alleati stanno per entrare a Roma, i tedeschi in fuga lo caricano su un autocarro insieme ad altri prigionieri per deportarli. Al momento della partenza il camion è sovraccarico e Buozzi viene invitato a scendere ma preferisce cedere il posto a un altro prigioniero. All’alba del 4 giugno Buozzi e gli altri vengono portati in aperta campagna e rinchiusi in una rimessa, nel pomeriggio vengono tutti uccisi con un colpo di pistola alla testa.
Ecco perchè la sua firma non compare sul Patto di Roma che fa nascere la Cgil: il Patto è stato sottoscritto il 9 giugno 1944, ma per onorare la memoria di Buozzi e ricordare il suo impegno nelle trattative che resero possibile l’accordo, nel testo viene apposta la data del suo ultimo giorno di vita: 4 giugno 1944.

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Papa Francesco

Non devono esserci poveri e non c’è peggiore povertà di quella che non ci permette di guadagnarci il pane,che ci priva della dignità del lavoro. (Papa Francesco)

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Note in corsia

3 giugno 1935: nasce a Milano Enzo Jannacci cantautore, cabarettista e medico. Per ottenere la specializzazione in chirurgia generale si era trasferito in Sud africa, entrando nell’equipe di Christiaan Barnard, primo cardiochirurgo a realizzare il trapianto cardiaco. Storico il suo sodalizio con un altro grande della scena musicale italiana: Giorgio Gaber.

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Enzo Jannacci

Quelli che votano scheda bianca per non sporcare, oh yes!
Quelli che non si sono mai occupati di politica, oh yes!
Quelli che ti spiegano le tue idee senza fartele capire, oh yes!
Quelli che l’ha detto il telegiornale, oh yes!
Quelli che lo statu quo che nella misura in cui che nell’ottica, oh yes!

(Enzo Jannacci)

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Di referendum in referendum

Buon Compleanno alla Repubblica Italiana!

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Sandro Pertini

La Costituzione è un buon documento; ma spetta ancora a noi fare in modo che certi articoli non rimangano lettera morta, inchiostro sulla carta. In questo senso la Resistenza continua. (Sandro Pertini)

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Inarrestabile avanzata

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Victor Hugo

Si può resistere all’invasione degli eserciti, ma non a quella delle idee. (Victor Hugo)

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Mare nostrum

Oggi una preghiera laica per tutte le persone, uomini, donne, anziani e bambini, che continuano a partire e a compiere quelli che noi europei – forse perché ci conviene – seguitiamo distrattamente a chiamare ancora viaggi della speranza, ma che sono in realtà viaggi di morte.

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Erri De Luca

Mare nostro che non sei nei cieli
abbracci i confini dell’isola e del mondo
sia benedetto il tuo sale
sia benedetto il tuo fondale
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte
le loro reti tra le tue creature
che tornano al mattino
con la pesca dei naufraghi salvati

Mare nostro che non sei nei cieli
all’alba sei colore del frumento
al tramonto dell’uva di vendemmia,
Ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste
tu sei più giusto della terra ferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto
Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale
Fai da autunno per loro
da carezza, da abbraccio, da bacio in fronte
di padre e madre prima di partire.
(Erri De Luca)

Il Nobel a tutti i costi

30 maggio 1960: muore lo scrittore russo Boris Pasternak. Nato nel 1890, con il suo unico romanzo “Il dottor Živago” nel 1958 ha vinto il Premio Nobel per la letteratura, ma non ha potuto ritirarlo a causa delle pressioni del regime comunista ed è morto due anni dopo in povertà.
Forse non tutti sanno che “Il dottor Živago” è stato pubblicato in Italia nel 1957 in anteprima mondiale: Pasternak lo ha consegnato al giovane giornalista radiofonico italiano a Mosca Sergio D’Angelo, in cerca di nuovi romanzi per conto di Giangiacomo Feltrinelli e il testo è così uscito dall’Unione Sovietica. La prima edizione di 12.000 copie è andata esaurita in pochi giorni e, dato che le richieste non accennavano a diminuire, ne sono stampate altre. Il romanzo ha ottenuto una fama mondiale ed è stato tradotto in inglese, francese e tedesco. Nella primavera del 1958 Albert Camus nomina così Pasternak per il Premio Nobel. E a questo punto inizia un altro giallo, che questa volta coinvolgerebbe persino la Cia.
Secondo il regolamento un autore, per ricevere il Nobel, deve aver pubblicato nella propria madrelingua: requisito che mancava a Pasternak e al “Il dottor Živago”.
Si narra però che la Cia, poco tempo prima della nomina, avrebbe scoperto un’altra copia uscita dall’Urss e avrebbe obbligato ad atterrare all’aeroporto di Malta l’aereo con il passeggero che la trasportava. Gli agenti avrebbero preso e fotocopiato il testo, rimettendolo nel bagaglio dopo poche ore senza che i passeggeri sapessero nulla. Nell’agosto 1958 l’agenzia di intelligence americana avrebbe poi fatto stampare questa copia senza alcun diritto d’autore. E così l’Accademia per il Nobel ha potuto nominare Pasternak e il suo romanzo per il premio.

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Boris Pasternak

È bene quando una persona contraddice le nostre aspettative, quando è diversa dall’immagine che ce ne siamo fatta. Appartenere a un tipo significa la fine dell’uomo, la sua condanna. Se non si sa, invece, come catalogarlo, se sfugge a una definizione, è già in gran parte un uomo vivo, libero da se stesso, con un granello in sé di assoluto. (Boris Pasternak)

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Cittadini attivi

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Charles De Montesquieu

La tirannia di un principe in un’oligarchia non è pericolosa per il bene pubblico quanto l’apatia del cittadino in una democrazia. (Charles De Montesquieu)

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Amori di contrabbando

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Vito Pallavicini

Chi lo sa come fa
quella gente che va fin lá
a pronunciare un sì, ma…
mentre sa che è già
provvisorio l’amore che
c’è, si, ma forse no…
queste son situazioni di contrabbando
meglio star qui seduto
guardare il cielo davanti a me….

(Vito Pallavicini)

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Vera beltà

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Arthur Schnitzler

Nessun viso è brutto se i suoi tratti esprimono la capacità di una vera passione e l’incapacità di una menzogna. (Arthur Schnitzler)

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L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

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Redazione

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