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30 Maggio 2016

Il Nobel a tutti i costi

Tempo di lettura: 2 minuti


30 maggio 1960: muore lo scrittore russo Boris Pasternak. Nato nel 1890, con il suo unico romanzo “Il dottor Živago” nel 1958 ha vinto il Premio Nobel per la letteratura, ma non ha potuto ritirarlo a causa delle pressioni del regime comunista ed è morto due anni dopo in povertà.
Forse non tutti sanno che “Il dottor Živago” è stato pubblicato in Italia nel 1957 in anteprima mondiale: Pasternak lo ha consegnato al giovane giornalista radiofonico italiano a Mosca Sergio D’Angelo, in cerca di nuovi romanzi per conto di Giangiacomo Feltrinelli e il testo è così uscito dall’Unione Sovietica. La prima edizione di 12.000 copie è andata esaurita in pochi giorni e, dato che le richieste non accennavano a diminuire, ne sono stampate altre. Il romanzo ha ottenuto una fama mondiale ed è stato tradotto in inglese, francese e tedesco. Nella primavera del 1958 Albert Camus nomina così Pasternak per il Premio Nobel. E a questo punto inizia un altro giallo, che questa volta coinvolgerebbe persino la Cia.
Secondo il regolamento un autore, per ricevere il Nobel, deve aver pubblicato nella propria madrelingua: requisito che mancava a Pasternak e al “Il dottor Živago”.
Si narra però che la Cia, poco tempo prima della nomina, avrebbe scoperto un’altra copia uscita dall’Urss e avrebbe obbligato ad atterrare all’aeroporto di Malta l’aereo con il passeggero che la trasportava. Gli agenti avrebbero preso e fotocopiato il testo, rimettendolo nel bagaglio dopo poche ore senza che i passeggeri sapessero nulla. Nell’agosto 1958 l’agenzia di intelligence americana avrebbe poi fatto stampare questa copia senza alcun diritto d’autore. E così l’Accademia per il Nobel ha potuto nominare Pasternak e il suo romanzo per il premio.

pasternak
Boris Pasternak

È bene quando una persona contraddice le nostre aspettative, quando è diversa dall’immagine che ce ne siamo fatta. Appartenere a un tipo significa la fine dell’uomo, la sua condanna. Se non si sa, invece, come catalogarlo, se sfugge a una definizione, è già in gran parte un uomo vivo, libero da se stesso, con un granello in sé di assoluto. (Boris Pasternak)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

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Federica Pezzoli


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di Piermaria Romani

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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