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Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

Formazione del personale a carico della Regione e richiesta al Governo che venga consentito anche ai Comuni con almeno cinquantamila abitanti o alle Unioni di Comuni con almeno cinquantamila abitanti, che abbiano trasferito le funzioni di Polizia Locale in capo all’Unione, la sperimentazione e la successiva eventuale adozione, di armi comuni ad impulso elettrico da parte degli agenti di pubblica sicurezza della Polizia Locale.

E’ quanto chiede una risoluzione, a prima firma Simone Pelloni, che i consiglieri regionali della Lega hanno presentato alla Giunta per potenziare gli strumenti di deterrenza e difesa delle polizie locali. Una risoluzione, quella proposta dalla Lega Emilia Romagna considerato che negli anni si sono verificati pochissimi effetti collaterali (uno studio del 2009 commissionato da Axon rivelava come nel 99,75% dei casi l’uso del Taser non avesse determinato danni o lesioni serie, ma solo escoriazioni o semplici graffi, e che nessuna morte era stata provocata). “La pistola elettrica -si legge nella risoluzione che i consiglieri del Carroccio hanno presentato all’Aula – rappresenta al giorno d’oggi uno strumento fondamentale per le moderne forze di polizia, consente infatti all’operatore di evitare l’impiego dell’arma da fuoco di ordinanza in tutta una serie di circostanze al limite delle regole d’ingaggio, per esempio nei casi in cui l’aggressore brandisca un coltello o un altro oggetto contundente; è da considerare inoltre come nella maggior parte delle situazioni d’utilizzo la sua sola impugnatura e esposizione e/o l’attivazione warning arc (scossa di avvertimento con puntamento della pistola), da parte dell’agente induca l’individuo criminoso a desistere. L’utilizzo di quest’arma garantisce in definitiva sia l’incolumità dell’operatore, sia un ulteriore strumento a tutela dei cittadini e della legalità”. Già adesso, previa adozione di un apposito regolamento comunale, emanato in conformità alle linee generali adottate in materia di formazione del personale e di tutela della salute, con accordo sancito in sede di Conferenza unificata, (articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 ),i Comuni capoluogo di provincia, nonché quelli con popolazione superiore ai centomila abitanti possono dotare di armi comuni ad impulso elettrico, quale dotazione di reparto, in via sperimentale, per il periodo di sei mesi, due unità di personale, munito della qualifica di agente di pubblica sicurezza, individuato fra gli appartenenti ai dipendenti Corpi e Servizi di polizia locale. La risoluzione avanzata dalla Lega propone di estendere anche ai Comuni con almeno cinquantamila abitanti o alle Unioni di Comuni con almeno cinquantamila abitanti questa sperimentazione ed eventualmente poi, con proprio regolamento, i Comuni possono deliberare di assegnare in dotazione effettiva di reparto l’arma comune ad impulsi elettrici positivamente sperimentata. La risoluzione impegna poi la Giunta regionale a provvedere all’ organizzazione della formazione del personale di Polizia Locale della Regione E-R in modo da sgravare i comuni dagli oneri che tale formazione comporterebbe ed ottenendo uniformità di professionalizzazione riguardo all’utilizzo di tale strumento.

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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