Skip to main content

Presto di mattina. L’angolo bello

Magnolia: fragranza orante

Spunta imponente, da dietro ai tetti della casa di fronte alla parrocchia su XX Settembre, una gigantesca magnolia. Affianca, nel bel giardino dei vicini, il ginko biloba, anche se ne resta più scostata e in avanti. Quest’anno è prodiga di fiori, forse per le abbondanti piogge. Così ogni mattina aprendo la finestra…

Guardo il cielo
che si fa per intero
fiori di magnolia»
(Natsume Sōseki)

Ne trae giovamento anche il cielo interiore, ancora avvolto nella penombra della notte e risvegliato dai fiori di magnolia: un mattutino invitatorio quotidiano.

All’alba, si vedono
le dita luminose
dello spirito
che sciolgono tanti
fiori di magnolia.
(Makiko Kasuga)

E quando arriva finalmente il vento non manca la sua parte:
ecco l’ospite secco
del vento,
che fa battibecco
tra le foglie della magnolia;
e suona la sua
serena
melodia, sulla prua
d’ogni foglia, e va via
e la foglia non stacca,
e lascia
l’albero verde, ma spacca
il cuore dell’aria.
(Carlo Bertocchi)

Irresistibile si fa allora la preghiera, tirata fuori a far battibecco nel vento, prende il largo sulla prua di ogni foglia; le foglie come nacchere risonanti l’una incontro all’altra e il canto ancora incerto degli uccelli sono così trascinante richiamo già nell’ora antelucana.

Pure la preghiera si affida alle mani del vento come alle mani del Padre il Figlio amato; passa nel rovescio rugginoso delle foglie, scorre poi sul loro dorso divenuto di un verde scuro lucente, che riflette il biancore vellutato dei petali.

E, come i petali di magnolia, la preghiera dapprima sale, bianca fiamma, mostrandosi nel suo profumo splendida allo sguardo dell’Altissimo, ma poi, quasi impaziente, si abbrunisce sotto i raggi del sole, cambiando d’abito, e riveste i colori della terra, si abbandona ad essa, perché è lì che la preghiera va a compiersi per la parola udita nel cielo.

Come le foglie scricchiolanti e i petali vellutati della magnolia caduti a terra, così sono le nostre preghiere; anche quelle che ci sembrano inascoltate vanno in realtà a porsi sotto i nostri piedi terrosi, nutrendo e irrobustendo il terreno, affinché sostenga e rialzi ogni nostro passo, uno avanti all’altro.

Lo stesso mi accade di pensare, in occasione di ogni celebrazione al Carmelo, con la preghiera delle nostre sorelle carmelitane nella chiesa del monastero di via Borgovado. In pedi nel coro con il loro lungo mantello bianco sopra la tunica, a ricordare l’incontro misterioso del profeta Elia sull’Oreb alla presenza di Dio, mi sembrano dapprima un boschetto di betulle nella brezza mattutina.

Del resto, nel racconto, Dio non era nel fuoco, né nella tempesta, né in un vento travolgente, ma passò nel bisbiglio di un vento leggero. Ed Elia al suo passaggio si coprì il volto con il mantello. Così come allora ad Elia, il Signore domanda anche alle nostre preghiere: “che cosa fate qui ancora? Andate, sparpagliatevi sulla terra a sostenere il cammino del mio popolo, mettetevi sotto i loro piedi per sostenere, alleggerire e portare a loro la mia vita”.

Finita la celebrazione le carmelitane depongono il mantello candido e, come petali di magnolia, cambiano colore per tutto il giorno, infatti, fino al mattino successivo esse rivestono una tunica marrone scuro, uno scapolare brunito e una cintura di pelle scura.

Questo il segno che la loro preghiera è destinata a mescolarsi ora alla polvere ora al fango della terra per farsi carico di ogni vita. La loro preghiera assomiglia così al fiore di magnolia: dapprima fatta di cielo, divenuta poi terrosa e si sparpaglia tra la gente proprio sotto i loro piedi profumandoli, sostenendoli e avvolgendoli quasi a volerli fare camminare sul velluto.

Presto di mattina

Scrive Herman Hesse: «Il fiore, dai boccioli pallidi, sfumati di verdognolo, si apre nella maggior parte dei casi al mattino presto, ondeggia bianchissimo e magicamente irreale, riflettendo la luce come l’Atlante innevato, con le rigide foglie sempreverdi e una cupa lucentezza; ondeggia per un giorno, giovane e splendido, quindi comincia delicatamente a trascolorare, a ingiallirsi ai bordi, a perdere la forma, a invecchiare con una commovente espressione di stanchezza e di rassegnazione, e anche la sua vecchiaia dura solo un giorno.

Poi il fiore candido è già scolorito, è diventato color cannella e i petali, ieri come l’Atlante innevato, sono oggi al tatto come morbida pelle scamosciata: un velluto di sogno, tenero come un alito e tuttavia compatto, anzi ruvido. E così, giorno dopo giorno, la mia grossa magnolia porta i suoi fiori immacolati, che sembrano sempre gli stessi. Un profumo delicato, eccitante, squisito, che ricorda quello dei limoni freschi, ma più dolce, giunge dai fiori fin quassù nel mio studio» (Il canto degli alberi, ed. digit. Guanda, Parma 2016, 44)».

Gli alberi sono eremiti e combattenti per la vita, ma mi viene da dire, allora, anche oranti, tanto da risvegliare in me l’intuitus fidei, nonché – come scrive Herman Hesse – riverenza e timore per il loro “osare oltre” resistendo insieme agli altri come la fede che prega per tutti.

«La vista degli alberi mi toccava molto più profondamente. Vedevo ognuno di loro vivere la sua vita isolata, formare la sua corona caratteristica e gettare la sua ombra particolare. Mi sembravano eremiti e combattenti, più affini alle montagne, poiché ognuno di loro, soprattutto chi stava più in alto, doveva condurre la sua lotta silenziosa e tenace per sopravvivere e crescere, contro il vento, il tempo e la roccia.

Ognuno doveva portare il suo fardello e avvinghiarsi al terreno, e per questo ognuno aveva la sua forma caratteristica e le sue ferite particolari. C’erano pini, ai quali la bufera permetteva di avere rami solo da un lato, e alcuni, i cui tronchi rossastri erano attorcigliati come serpenti intorno a rocce sporgenti, cosicché albero e roccia si stringevano e sostenevano l’un l’altro. Mi guardavano come guerrieri e risvegliavano nel mio cuore riverenza e timore» (ivi, 25).

L’angolo bello

Il Krasnyj ugol nelle abitazioni russe è «l’angolo bello» della casa, quello riservato alla preghiera domestica, il luogo in cui si custodiscono le icone, la Bibbia, una croce non vuota, e un lume.

Me ne ricordai quando, diventato parroco, ricevetti in dono un’icona della Madre di Dio di Kazan detta Kazanskaya, e così la collocai nell’angolo bello dello studio verso oriente, verso il sorgere del sole, perché anche la luce di Cristo che viene di là irradiasse e illuminasse lo studio e la preghiera.

Da tempo si è consumato il grosso cero, regalatomi da mia madre, che accendevo solo le mattine d’inverno quando era ancora buio. Ma in questa stagione, al suo posto, sta un fiore di magnolia, come una lampada che continua a profumare in preghiera, anche quando i petali sono divenuti rossicci e bruniti. Una fragranza che invade tutto, riempie ogni stanza e, uscendo fuori dalla finestra aperta, sembra volersi spingere a profumare il sole.

Nell’angolo bello della canonica ho posto anche una terracotta antica di presepe, uno dei Re Magi che sosta sotto l’icona del crocifisso nel gesto di offrire la mirra: il dolore della gente; lui silenzioso e inseparabile compagno nella preghiera.

Dopo essersi recato a Betlemme, non ha seguito la stella per ritornare a casa, ma ha voluto accompagnare nel viaggio quel bambino, farsi poi discepolo nascosto, anonimo, come tanti, dietro a Gesù per cercare di capire il senso del dono che egli recò a quel bambino: la mirra, segno profetico dell’Uomo deposto dalla croce, intercapedine profumata tra il dolore della morte e l’attesa della risurrezione.

Così in questi giorni la mirra del re magio, unguento che preserva dalla corruzione e disfacimento della morte, ha il profumo intessessimo del fiore di magnolia. Metafora odorosa della nostra preghiera che sa della compassione e promessa del cielo ma ci è data ora per consolare e rialzare il nostro cammino sulla terra.

La Regola di san Romualdo

Seguo da anni per la preghiera dei salmi la piccola Regola di San Romualdo eremita (951-1027) che fondò i monasteri di Camaldoli e di Fonte Avellana, ma fu anche con cinque frati nell’Isola del Pereo vicino a Comacchio. Essa fa attenti a come disporsi nell’angolo bello della preghiera, con l’attenzione ai pensieri, come lo è il pescatore ai pesci:

«Siedi nella tua cella come nel paradiso. Scordati del mondo e gettatelo dietro le spalle. Fa’ attenzione ai tuoi pensieri come un buon pescatore ai pesci.

L’unica via per te si trova nei Salmi non lasciarla mai.

Se da poco sei venuto e malgrado il tuo primo fervore non riesci a pregare come vorresti, cerca, ora qua ora là, di cantare i Salmi nel cuore e di capirli con la mente.

Quando ti viene qualche distrazione, non smettere di leggere; torna in fretta al testo e applica di nuovo l’intelligenza.

Anzitutto mettiti alla presenza di Dio con l’atteggiamento umile di chi sta davanti all’imperatore. Svuotati di te stesso e siedi come una piccola creatura, contenta della grazia di Dio; se come una madre Dio non te la donerà, non gusterai nulla, non avrai nulla da mangiare».

Essere come un pescatore attento ai pesci è immagine usata anche dallo scrittore russo Nicolaj Gogol che dedicò molto tempo alla lettura e meditazione dei Padri della chiesa. Leggere come lo scrivere richiedono lo stesso impegno e attenzione del pregare; richiedono cuore e mente, una costante applicazione dell’intelligenza e la resistenza dell’attesa anche quando sembra vana.

Gogol fu nel corso della sua vita insieme scrittore e asceta, in ricerca e lettura tra i testi patristici. In una lettera del giugno 1843 all’amico poeta Jazykov Gogol scrive: «Impegnati nella lettura dei libri spirituali. Questa lettura ti si mostrerà dura e faticosa, accostati a essa come un pescatore, con la matita in mano, leggi velocemente e di corsa e fermati solo là dove ti colpisce una parola, oppure una frase solenne, inaspettata. Annotale e segnatele nei tuoi materiali di lavoro. Ti giuro che questa sarà la porta di quella grande strada che farai» (PSS 9,776).

Il Padre nostro, vincolante dialogo tra cielo e terra

Ferdinand Ebner che, insieme a Martin Buber e a Franz Rosenzweig, è tra i più significativi rappresentanti del pensiero dialogico scrive: «Chi pronuncia nel senso giusto la prima parola del Padre nostro, questi si innalza spiritualmente al di sopra della vincolazione terrena della sua vita, che appartiene alla preghiera.

Ma già la seconda parola lo rimanda a essa. Egli non può infatti dimenticarla e in ogni momento della preghiera deve pensare a essa, poiché il senso della preghiera è di guardare al cielo sentendosi vincolati alla terra. E così ogni altra parola di tale preghiera, fino all’ultima invocazione per la liberazione dalla potenza del male, corrisponde alla situazione spirituale dell’esistenza umana nel mondo» (Frammenti pneumatologici, San Paolo, Cinisello Balsamo [MI] 1998 307).

Magnolia, segreta segretaria dell’aurora

La preghiera come l’aurora sopra la selva oscura dei sogni, in certi momenti anche nell’albero della mia anima è, per grazia, splendente, aperta, abbagliante.

Una magnolia
pura,
rotonda come un circolo
di neve
salì fino alla mia finestra
e mi riconciliò con la bellezza.
Tra le lisce foglie
– ocra e verde –
racchiusa
era perfetta

Oh bianchezza
fra
tutte le bianchezze,
magnolia immacolata,
amore splendente,
odore di neve bianca
con limoni,
segreta segretaria
dell’aurora,
cupola
dei cigni,
apparizione raggiante!
Come
cantarti senza
toccare
la tua
pelle purissima,
amarti
solamente
al piede
della tua bellezza,
e portarti
addormentata
nell’albero della mia anima,
splendente, aperta,
abbagliante.
Sopra la selva oscura
dei sogni!
(Pablo Neruda, Ode alla magnolia. Terzo libro delle odi in Poesie, Sansoni, Firenze 1962, 581-582).

Per leggere gli altri articoli di Presto di mattina, la rubrica quindicinale di Andrea Zerbini, clicca sul nome della rubrica o il nome dell’autore.

tag:

Andrea Zerbini

Andrea Zerbini cura dal 2020 la rubrica ‘Presto di mattina’ su queste pagine. Parroco dal 1983 di Santa Francesca Romana, nel centro storico di Ferrara, è moderatore dell’Unità Pastorale Borgovado che riunisce le realtà parrocchiali ferraresi della Madonnina, Santa Francesca Romana, San Gregorio e Santa Maria in Vado. Responsabile del Centro di Documentazione Santa Francesca Romana, cura i quaderni Cedoc SFR, consultabili anche online, dedicati alla storia della Diocesi e di personaggi che hanno fatto la storia della chiesa ferrarese. È autore della raccolta di racconti “Come alberi piantati lungo corsi d’acqua”. Ha concluso il suo dottorato all’Università Gregoriana di Roma con una tesi sul gesuita, filosofo e paleontologo francese Pierre Teilhard de Chardin.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

Periscopio è  proprietà di un azionariato diffuso e partecipato, garanzia di una gestitone collettiva e democratica del quotidiano. Si finanzia, quindi vive, grazie ai liberi contributi dei suoi lettori amici e sostenitori. Accetta e ospita sponsor ed inserzionisti solo socialmente, eticamente e culturalmente meritevoli.

Nato quasi otto anni fa con il nome Ferraraitalia già con una vocazione glocal, oggi il quotidiano è diventato: Periscopio naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Non ci dimentichiamo però di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno si fabbrica il giornale. e Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto. 
Oggi Periscopio ha oltre 320.000 lettori, ma vogliamo crescere e farsi conoscere. Dipenderà da chi lo scrive ma soprattutto da chi lo legge e lo condivide con chi ancora non lo conosce. Per una volta, stare nella stessa barca può essere una avventura affascinante.  Buona navigazione a tutti.

Tutti i contenuti di Periscopio, salvo espressa indicazione, sono free. Possono essere liberamente stampati, diffusi e ripubblicati, indicando fonte, autore e data di pubblicazione su questo quotidiano.

Francesco Monini
direttore responsabile


Chi volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@periscopionline.it