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Dopo 4 mesi di guerra, alcuni fatti oggettivi emergono:

La Russia sta conquistando, seppure con fatica, tutto il Donbass.

Le armi all’Ucraina non riescono a fermare l’avanzata dei russi.

Le sanzioni colpiscono i cittadini russi, la reazione russa anche tutti noi, ma non Putin (il rublo è sempre più forte).

Più la guerra procede, più aumentano distruzioni e morti (200-300 soldati ucraini al giorno, 26mila civili fino ad oggi e 38mila soldati russi, secondo fonti inglesi).

Cresce l’ inflazione (che durerà) e la de-dollarizzazione, cioè un Nuovo Sistema Monetario Internazionale che indebolirà il dollaro in un mondo che da global diventa bi-polare (prevalentemente).  Si profila una lotta in cui le conseguenze sono, sia per russi che per occidentali, un crescente impoverimento e una “gara” a chi cederà prima per arrivare a una pace.

La guerra porta a una recessione globale molto pericolosa per i fallimenti a cui potrebbe portare. Il debito (privato+pubblico) è salito dal 200% del 1999 al 350% del Pil mondiale e alcuni analisti (tra cui Nouriel Roubini, che spesso ci prende) prevedono un crollo di tutte le ricchezze reali e finanziarie e un’esplosione delle bolle (immobiliari, criptovalute, azioni e obbligazioni) anche del 50%.

Alle ultime elezioni amministrative italiane ha votato solo il 28% dei cittadini a basso reddito (63% di quelli a medio, 79% ad alto reddito): dal voto ideologico passiamo a quello economico.

Più la guerra avanza più si riducono le risorse della UE per il periodo fino al 2027, che servivano per rilanciare il welfare, l’occupazione e la “transizione ecologica”.

Il Governo italiano, per contenere le bollette stratosferiche, ha già speso 30 miliardi (metà del budget di Scuola e Università), inclusi i 200 euro che arrivano con le pensioni e stipendi dal 2 luglio, ma se l’inflazione sarà -come si stima- del 10% gli italiani perderanno nel 2022, in termini di potere d’acquisto, circa 88 miliardi (2.900 euro medi per famiglia).

Chissà quando arriverà la “pace”. Alcuni dicono mesi, altri anni, ma prima o poi un dopoguerra dovrà esserci. Dalla durata della guerra dipenderà il livello di impoverimento mondiale a cui andremo incontro. In estate il caldo e le vacanze faranno percepire la guerra più lontana, ma in autunno gli effetti andranno crescendo anche da noi. Al di là della benzina e di tutto il resto, a ottobre arriveranno le nuove bollette del gas. Dal 1° luglio Arera ha comunicato che non ci saranno aumenti per il trimestre luglio-settembre, in quanto saranno sterilizzati con 3 miliardi di altro debito pubblico, ma la stangata rischia di arrivare in ottobre-dicembre quando i consumi decollano. L’incremento dipenderà dal prezzo del gas alla borsa di Amsterdam perché a quello sono agganciate le bollette dei clienti del mercato cosiddetto “tutelato” (12 milioni nell’elettricità  – erano 24 milioni nel 2011;  7,675 milioni nel gas  – erano 17 milioni nel 2011). Gli aumenti ci saranno anche per chi ha contratti nel “libero” mercato. In questi giorni il prezzo del gas è 1,46 euro per metro cubo (era 0,80 in febbraio). In ottobre sapremo se sarà possibile mettere un “tetto” (pare di 0,90) al prezzo del gas russo, ma è molto improbabile che la Russia accetti e poiché il prezzo alla borsa di Amsterdam è legato al mercato (che per definizione è speculativo) in presenza di riduzione del gas russo, il prezzo internazionale potrebbe anche salire. A quel punto non rimane che fare ulteriore debito pubblico per evitare ulteriori aumenti.

Il Governo dopo aver tassato del 25% gli extraprofitti, ha chiesto un aiutino del 10% alle Utility e importatori (Snam,…) che ci stanno guadagnando tra il prezzo che hanno pagato all’import e quello che applicano ai clienti e pagheranno il 10% su questa differenza. Il 90% è invece un extraprofitto che si tengono loro (circa 40 miliardi). A parte qualche utility che ci sta perdendo (come le poche che hanno fatto contratti a prezzi fissi lo scorso autunno per un anno), per tutte le altre è un periodo d’oro.

Chi ha un contratto a “libero mercato” ha avuto un incremento dei prezzi di gas e luce molto forte negli ultimi 9 mesi (come molti sanno). Il prossimo trimestre gli aumenti, come detto, sono sterilizzati dal Governo ma le bollette rimangono alte (anche se non crescono); servono solo 3 miliardi perché i consumi in estate sono bassi. Cosa succederà invece in ottobre-dicembre? Si spera in un tetto al gas europeo o in una nuova sterilizzazione (ma siamo già a 30 miliardi di debito), ma anche con questa le bollette rimarranno altissime rispetto agli inverni passati. Per avere un’idea basta considerare come varieranno i prezzi di quei pochi fortunati (circa il 10% di famiglie) che avevano fatto un contratto annuale a prezzo fisso e non hanno avuto fino ad oggi alcun aumento. Le utility hanno mandato le lettere dei nuovi contratti unilaterali del gas (non puoi farci nulla, salvo disdettare e trovare un’altra utility che più o meno fa un prezzo simile). Così chi consuma 480 metri cubi all’anno passerà dal 1° ottobre da 230 euro a 750 euro, chi ne consuma 700 mc. da 300 a 1.050, e la “famiglia tipo” che consuma 1400 mc. da 500 a 2.000 euro, infine chi consuma 2mila mc. da 680 a 2.700. Un artigiano che consuma 5mila mc. pagherà 6.700 euro anziché 1.500. Per ora gli aiuti di Stato si limitano fino a consumi di 5mila m.cubi/anno. Più o meno idem per la luce.

Come si può capire, si tratta di un impoverimento significativo se si considera che anche il resto dei consumi sarà in forte aumento. Se la guerra procede le stime dell’inflazione variano dal 10% al 13% nei prossimi 2 anni. Significa una riduzione del potere d’acquisto in 2 anni del 25%, che si avvicina a quanto hanno subito i Greci nella crisi del 2008 (perdendo dal 25% al 35% del potere d’acquisto e per le pensioni dal 30% al 50%). Se poi ci sarà il razionamento del gas, saranno le famiglie a subirlo per prime (si stima mancherà il 20% del gas), in quanto quando vengono colpite le imprese si determina anche un calo dell’occupazione.

A confronto con gli ucraini queste sono piccolezze, se si pensa che già oggi metà degli abitanti delle zone in guerra hanno perso casa e lavoro e la devastazione del territorio e l’inquinamento in corso sono enormi; inoltre alcune decine di milioni di africani, insieme all’inflazione altissima, forse non avranno proprio il cibo. Le sanzioni colpiscono anche i cittadini russi che però sono abituati da decenni alle ristrettezze, mentre la Banca centrale russa e lo Stato hanno, paradossalmente, proprio da quando sono in atto le sanzioni, più risorse di prima. Le aziende russe che riducono la produzione hanno l’ordine di non licenziare e offrire alternative di lavoro in altre imprese o in agricoltura. Ciò rassicura la popolazione delle grandi città, che sono le uniche che Putin teme. E poiché le sanzioni occidentali sono percepite dall’83% dei russi come ingiuste, esse rafforzano l’adesione a Putin che si è liberato con la forza di ogni opposizione. L’idea che Putin sia defenestrato da un golpe interno o da una opposizione (messa a tacere) è quindi molto azzardata.

L’Europa con una mano dà le armi all’Ucraina e con l’altra paga Putin. E’ il paradosso di una Europa che ha acquistato 30 miliardi di gas e altri 30 di petrolio dalla Russia nei primi 100 giorni di guerra, molto più del periodo precedente per via degli alti prezzi innescati dall’invasione. Inoltre la Russia vende sempre più petrolio a Cina e India in quanto il greggio russo Ural costa (con lo sconto ai due paesi amici) 40 dollari al barile in meno di quello degli arabi (anziché i 10 di norma) e già oggi (l’embargo sul petrolio russo scatterà il 1° marzo 2023) Cina e India hanno completamente sostituito gli acquisti europei. Ora si pensa di vietare l’import dell’oro dalla Russia (che ha il più grande giacimento al mondo) e si vieta alla Svizzera di commerciarlo, ma per Cina e Russia avere più oro significa anche avere un “collaterale” che rafforza le proprie monete e se non c’è la Svizzera, ci sarà sempre un Dubai che le commercializza nel mondo.

Inutile, in un mondo diventato bi-polare le sanzioni contano pochissimo. L’Europa compra il costoso gas liquefatto dagli Usa anche perché la Cina ora lo compra dalla Russia e la costruzione in corso dei gasdotti Power Siberia sposterà il gas russo dall’Europa alla Cina. L’effetto di lungo periodo per noi europei sarà un gas ad un prezzo maggiore, una minore dipendenza dalla Russia ma maggiore dagli Usa e da altri Stati dispotici. La Russia invece dipenderà dalla Cina.

Ciò spiega la rivalutazione del rublo (+30% sul dollaro rispetto al pre-guerra), dopo che si era svalutato moltissimo nelle prime settimane dell’invasione. Gli analisti finanziari pensavano nelle prime settimane dell’invasione che la Russia avrebbe pagato un conto salatissimo ma, ora pensano che ciò non solo non sia più vero, ma che il conto salato lo potrebbero pagare gli Europei. Così si va indebolendo l’euro sul dollaro svalutatosi del 10% negli ultimi mesi (e anche sul rublo):le sanzioni funzionano”, come ha detto Draghi sembra, pertanto, più un desiderio che la realtà.

Procede il progetto di fare dello yuan una moneta internazionale alternativa al dollaro sostenuta, oltreché dalla Cina, da Russia e dai Brics (Brasile, India e SudAfrica). Il progetto si basa sugli scambi crescenti tra questi paesi e di Cina e Russia verso Nigeria, Senegal, Sudan, Costa d’Avorio, Togo, alcuni paesi Arabi e soprattutto India e Turchia, le quali (come avevamo già indicato in un precedente post) raffinano il greggio russo e lo esportano poi verso i paesi europei aggirando le sanzioni (la Turchia fa parte della Nato…).

Ciò spiega perché gli Stati Uniti siano preoccupati del dinamismo cinese, che si traduce nel prestare soldi ai vari paesi a medio reddito in giro per il mondo (africani, ora il Pakistan,…), sapendo che esso è uno strumento eccezionale di strategia geopolitica per portare questi paesi nella sfera d’influenza cinese. Usa ed Europa rispondono così alla Cina con una propria strategia da 600 miliardi verso i paesi poveri (speriamo che la “concorrenza” faccia bene).

C’è chi pensa che da metà luglio con le nuove armi occidentali l’Ucraina possa riconquistare il Donbass. Il timore è che il prolungarsi del conflitto mandi in tilt più l’Occidente che la Russia. L’Occidente ha cittadini meno avvezzi a sopportare pesanti disagi, e questi cittadini votano. Negli Stati Uniti l’inflazione ha superato il 9% e un grave incidente alla produzione del gas liquefatto ha ridotto del 17% l’estrazione. Cresce così la preoccupazione che l’inflazione potrebbe alzarsi in piedi ben oltre il 10%, nonostante il rialzo dei tassi di interesse della Fed Usa che potrebbe avviare una recessione prima delle elezioni di novembre di mid term. La cosa terrorizza Biden che ha un consenso ai minimi termini e fatica a defiscalizzare la benzina perché fa perdere preziose entrate per le infrastrutture già avviate. Queste “grane” hanno messo in allarme Biden e potrebbero portare ad una “svolta”, in cui, insieme al formale sostegno di sempre all’Ucraina, si adotti un approccio più morbido e si giunga così ad un negoziato in autunno. Certo che se ci fosse un’ Europa tutto sarebbe più semplice, ma purtroppo non c’è nessuna Europa.

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Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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