20 Febbraio 2017

Futuro di ieri, futuro di domani…

Redazione

Tempo di lettura: 3 minuti

di Lorenzo Bissi

Immaginatevi di essere nei primi anni del novecento, di possedere una macchina ed essere un amante della velocità. Aggiungete anche di essere un poeta ed uno scrittore piuttosto affermato, di stampo decadentista e liberty.
State sfrecciando con la vostra macchina a tutta velocità per una strada di campagna, improvvisamente due ciclisti vi tagliano la strada: come lanciati da una catapulta finite dritti dentro ad un fossato.
Siete vivi, vi ripescano, e indovinate un po’? Vi siete finalmente riusciti a liberare degli orpelli della poesia decadentista, non volete più guardare al passato, ma essere proiettati fieramente verso il futuro, vi rendete improvvisamente conto che per affrontare la vita serve audacia, coraggio, arditezza, vitalità.
Siete un uomo nuovo, un uomo futurista.
Così il giorno 20 febbraio del 1909 è nato il manifesto del futurismo di Filippo Tommaso Marinetti; è questo un inno al progresso, all’azione, all’audacia, alla vita.
È rivoluzione pura. L’intenzione è quella di bruciare tutto ciò che è vecchio: al rogo Venezia in primis, e le biblioteche, covi di ragnatele e di scheletri di morti.
Che lo sguardo degli uomini sia sempre rivolto verso il futuro, verso il progresso; si corra in avanti senza meta, l’importante è che lo si faccia con violenza, con forza, con aggressività, con vivacità.
Si faccia la guerra, perché è l’unico modo per ripulire il mondo da chi non è capace di combattere, dalla feccia della società.
E in questo irrazionale grido si legga la passione per la propria nazione, l’attaccamento irrefrenabile alla vita, l’obbligo morale di fare poesia, di fondare una nuova cultura.
Oggi, rivolti ad ammirare il passato, estasiati da questa vitalità, siamo sedati dal Nulla, nemico tremendo perché invisibile, e aspettiamo sempre che un nuovo Manifesto del futurismo lo scriva qualcun altro…

“1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4.Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.”

Filippo Tommaso Marinetti

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…



Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

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