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Si parlerà anche della vita quotidiana del fante nelle trincee del Fronte Primo appuntamento del nuovo anno scolastico con l’ottavo ciclo degli incontri di ApertaMente: ad inaugurare il cartellone degli eventi 2021-22 sarà martedì 2 dicembre – ore 10,10-12,10, nell’Aula magna della scuola sita in via Savonarola n. 32 – il dott. Enrico Trevisani, dell’Archivio storico del Comune di Ferrara, che intratterrà gli allievi delle
Quinte classi su un doppio tema connesso alla Prima guerra mondiale: di impostazione più generale il primo, poiché si parlerà dell’angosciante vita quotidiana del fante nelle trincee del Fronte, stretta fra le misere condizioni igienico-sanitarie e quel senso di precarietà dell’esistenza, sempre a tu per tu con la morte, così meravigliosamente colta della penna poetica di Giuseppe Ungaretti nei testi della raccolta “Allegria di naufragi”; un tema più attinente al territorio il secondo: il dott. Trevisani parlerà infatti anche del ruolo strategico che Ferrara svolse nel corso della Prima guerra mondiale, come base di sostegno delle truppe in partenza per il Fronte, del loro accoglimento al ritorno e di grande ospedale da campo quale la città finì quasi col trasformarsi quando, dopo la disfatta di Caporetto, il fronte arretrò sulla linea del Piave; su questo tema il dott. Trevisani ha dato peraltro da poco alle stampe, in collaborazione con Donato Bragatto, il volume “Ferrara per i soldati d’Italia” (edizioni Fr, 2020), titolo che riprende quello di un volumetto che fu pubblicato in città nel 1916, a guerra in pieno corso, allorché il Comitato di Preparazione e Organizzazione civile di Ferrara ne utilizzò i proventi delle vendite per il sostegno economico del ‘Posto di Conforto’, una struttura che sorgeva preso la Stazione ferroviaria e che aveva l’obiettivo di fornire assistenza ai soldati in transito da e per il Fronte e a quelli che necessitavano di cure nelle strutture sanitarie cittadine. Per gli allievi dell’Istituto Einaudi dunque, nell’anno in cui si celebra il Centenario della sepoltura del Milite ignoto all’Altare della patria – la salma fu tumulata il 4 novembre del 1921 dopo avere viaggiato su un carro ferroviario da Aquileia a Roma di fronte a milioni di italiani che assistettero al transito –, ci sarà anche la possibilità di ascoltare gli esiti di questa recente ricerca condotta dal bravo relatore.

Il dott. Enrico Trevisani lavora dal 1996 per il Centro di Documentazione Storica del Comune di Ferrara, ha all’attivo una ventina di pubblicazioni e cura moltissime mostre; collabora con la Marina Militare (Museo tecnico navale di La Spezia e museo storico navale di Venezia), con l’Aeronautica Militare e con altri Enti e Associazioni in Italia e all’estero e svolge un’intensa attività didattica con le scuole; proprio per conto dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia-Romagna dal 2011 si adopera alla realizzazione del progetto “Quante Storie nella Storia” cui partecipa anche l’Assessorato alle Politiche e Istituzioni Culturali, Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara.

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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