FERIS, LA MOSSA KANSAS CITY
Alzi la mano chi ha creduto a una sola di queste eventualità. Se si tratta di un comune cittadino, passi: è come credere che la Spal vada ai playoff e conquisti la serie A, ma ci può stare.
Se è un esponente politico del centrosinistra, può galoppare sulla scia dell’entusiasmo per il flop di Fabbri & C. in Consiglio, ma senza sentirsi John Wayne in Ombre Rosse.
Se invece è un componente di giunta o di maggioranza, o ammette di aver mentito a se stesso, o è meglio che abbandoni la politica per dedicarsi al taglio e cucito.
Restando ai centri commerciali, che dire dell’IperConad nato per iniziativa (mettiamola così…) degli allora vertici Ascom, e poi diventato IperCoop Le Mura? Potrei continuare, perché l’elenco delle scempiaggini è lungo.
E ai miti evocati lunedì in Consiglio Comunale, secondo cui hanno vinto i cittadini a colpi di sbiciclate e lenzuola; ha vinto l’opposizione con le sacrosante ragioni di definire strampalato il progetto; ha vinto la giunta, capace di dialogare e ravvedersi; hanno vinto i ‘ribelli’ di Ferrara Nostra capitanati da Francesca Savini, rischiando di far saltare il banco e costringendo l’intera maggioranza a sconfessare se stessa, oltre che sindaco, vice, assessori, dirigenti e giù fino ai messi comunali; ha vinto persino Rossella Arquà, capace di essere Arquà dopo essere stata Ardilà (politicamente, intendo).
Lo sconfitto è il pool di imprese private che avevano fiutato il maxi business? Non definirei sconfitto chi si sarebbe accollato un investimento spropositato dai ritorni meno che incerti, e che adesso è costretto – ahilui? – a riprogrammare un intervento meno costoso e magari remunerativo.
Ha perso la città, in termini di riqualificazione, posti di lavoro, maxi sponsorizzazioni a maxi concerti, ricchi premi e cotillons? In qualche modo sì, se il flop del Feris in Consiglio Comunale – perché tale è stato – si trasformasse in uno scusiamoci abbiamo scherzato. Con l’ex caserma abbandonata ad altri colpevoli decenni di silenzi, topi e ramaglie, e con la libera iniziativa commerciale impastoiata nelle diatribe ideologiche.
Oddio, non mi immagino Fabbri prendere la tessera del Pd e strappare a Ilaria Baraldi e Francesco Colaiacovo il poster di Elly Schlein. Né che il consigliere di Pura Luce Benito Zocca diventi il carismatico leader di Potere al Popolo. Non mi azzardo nemmeno a capire perché, al momento del dietrofront, molti nella maggioranza sorridessero. Forse perché quanto votato in aula è solo un atto d’indirizzo politico, e in Conferenza dei Servizi il progetto è ancora tal quale. O perché in fondo si sorride anche per non mostrare a se stessi di aver pestato una classica. No, semplicemente guardo a quello che potrebbe essere al posto di ciò che non sarebbe mai stato.
Stefano Lolli
Caro lettore
Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.
Se già frequentate queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.
Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani. Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito. Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.
Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta. Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .
Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line, le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.
Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.
Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”, scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.
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