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di Davide Nani

Dopo aver trepidato e poi gioito per la fallita ‘liberazione al contrario’ della Emilia Romagna, ho letto i dati del nostro Comune e della nostra Provincia e un certo allarme mi è rimasto.

E non solo. Se guardiamo alle scorse elezioni regionali del 2014, Stefano Bonaccini superava il candidato della Lega di quasi 20 punti, in una magra di voti mai vista in regione (37,70%), e l’allora candidato della destra (mi perdoni l’attuale) Alan Fabbri era. a mio parere di gran lunga più credibile. Fatto dimostrato dalla sua storica vittoria alle elezioni comunali di Ferrara delle scorso anno. Un intero partito da percentuali attorno al 30% nel 2014 disertò le urne. Forse la grande astensione fu in parte provocata dalle dimissioni di Vasco Errani (ricordo a tutti che fu poi assolto con formula piena!), ma a mio parere la prima responsabile fu la politica del Pd di Renzi, con i suoi messaggi di liberismo e la sua personalissima definizione di ‘Sinistra’ che si sarebbe poi rivelata pian piano per quello che era, cioè tutt’altra cosa.

Che ne è stato di quel partito fantasma del 2014? Certo, è tornato a votare ma se i calcoli non mi ingannano, nel frattempo ha subito una metamorfosi che ha ridotto il vantaggio del Centrosinistra da 20 punti agli 8 di oggi. Non vi è il minimo dubbio che molti a sinistra (e col voto disgiunto, anche molti 5 Stelle) hanno messo la crocetta per un atto di resistenza.

A Ferrara non è comunque bastato. Non è stato sufficiente, nemmeno dopo il dimostrato inganno sul millantato pugno duro nei confronti degli stranieri: “Tutti voi sapete che non ho poteri sulle forze dell’ordine come carabinieri e polizia”, ha scritto Alan Fabbri. Strano che prima delle Comunali si imputasse a Tagliani la colpa di non fare abbastanza in GAD. E non è bastato, nemmeno dopo le gesta discutibili di qualche notabile della Lega cittadina.

Il messaggio di quei benedetti 8 punti in regione, a mio avviso, è più un’apertura di credito che un premio al buongoverno. Rappresenta un invito, forse l’ultimo, a un profondo rinnovamento di linea e di volti nel Pd. Il movimento delle Sardine ha dimostrato che la base del Centrosinistra su alcune priorità è più unita del vertice. Mi pare un paradosso, se non altro geometrico.

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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