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Da Agricoltori Italiani Ferrara

Il prodotto spagnolo sta saturando il mercato italiano e quello dei maggiori paesi di destinazione del prodotto italiano. Per Cia servirebbe una diversa politica di commercializzazione

FERRARA – Mercato saturo e prezzi insoddisfacenti pagati agli agricoltori. Non è buono l’esordio per la campagna di raccolta dell’asparago verde, una delle eccellenze ferraresi, prodotto in prevalenza nella Valle del Mezzano. L’asparago in mazzi da 500gr è pagato in media 1,60 euro e l’asparagina appena 0,80 euro. Quotazioni che, secondo Cia – Agricoltori Italiani Ferrara, non coprono i costi di produzione e rischiano di mettere in crisi i redditi dei produttori ferraresi.

«La campagna dell’asparago – spiega il produttore Generino Rolfini – è iniziata in anticipo a causa delle alte temperature di aprile, immettendo sul mercato un’elevata quantità di prodotto. Un mercato che non era pronto ad accoglierla, perché già saturato dall’asparago spagnolo. Normalmente in Spagna, uno dei maggiori paesi che esportano verso l’Italia, la campagna inizia prima di quella italiana e c’è una staffetta: il prodotto spagnolo si esaurisce e arriva quello italiano. Quest’anno il clima rigido spagnolo ha posticipato l’inizio della raccolta e le due produzioni si sono sovrapposte sul mercato. La Spagna inoltre – continua Rolfini – propone l’asparago a un prezzo inferiore, perché i loro costi di produzione sono circa la metà dei nostri, e il risultato è un appiattimento delle quotazioni verso il basso, che speriamo possa migliorare nel corso della campagna. Paradossalmente il clima rigido dei giorni scorsi ha fatto bene all’asparago che si è fermato, consentendoci di posticipare la raccolta di qualche giorno, ma non è comunque una soluzione strutturale al problema della commercializzazione. Dovremmo smetterla di andare in ordine sparso e fare per l’asparago ciò che si sta facendo per la pera: un’aggregazione di produttori e un asparago a marchio, capace di ottenere prezzi migliori e dare un reddito adeguato ai produttori.»

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CIA FERRARA


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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