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Nel pomeriggio di venerdì 27 luglio 2018 le Socie e i Soci della cooperativa sociale Camelot si sono riuniti al cinema Apollo per votare in merito alla fusione con la cooperativa sociale CIDAS, ultimo passaggio dell’iter previsto dalla legge per ufficializzare il progetto che vede impegnate le due Cooperative ferraresi da febbraio 2018.
I 115 Soci di Camelot rappresentati nell’Assemblea Straordinaria si sono espressi all’unanimità a favore della fusione. Il via libera della votazione dei Soci di CIDAS, avvenuta nello stesso pomeriggio, ha trasformato il progetto in una realtà effettiva, che diventerà operativa a partire da dicembre 2018.
Come spiega Carlo De Los Rios, Amministratore Delegato di Camelot:
“Con l’approvazione della Fusione da parte delle due Assemblee dei Soci di Camelot e CIDAS, si è concluso il percorso che abbiamo intrapreso a inizio 2018. E’ stato un lavoro intenso e condiviso con i nostri Soci e Lavoratori, che ci ha permesso di arrivare ad oggi con la piena consapevolezza di ciò che è stato fatto e ciò che si dovrà fare.
La fusione sarà effettiva da dicembre, quando avremo una nuova Cooperativa Sociale che sarà un’opportunità per noi cooperatori ed anche un’importante risorsa per i territori in cui operiamo.
Questo ci permetterà di guardare al futuro con rinnovata solidità e capacità di interpretare le sfide poste da una Società in rapida trasformazione”.
LA NUOVA COOPERATIVA CIDAS IN SINTESI
DIPENDENTI delle due cooperative assieme (dati al 31/12/2017): 1518, di cui 1102 Soci
FATTURATO PREVISTO: 55.000.000 € di fatturato previsto nel 2018.
TERRITORI: 4 regioni e 9 province
Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia nelle Province di Bergamo, Bologna, Ferrara, Ravenna, Padova, Parma, Piacenza, Rovigo, Trieste.
SERVIZI: la nuova Cooperativa è presente nei settori Anziani, Socio – Assistenziale, Educativo, Trasporto Sanitario (in proprio o in committenza con le AUSL, le Aziende Ospedaliere, le Amministrazioni Comunali e le ASP), Disabilità, Inclusione e Lavoro, Accoglienza ed Integrazione, Mediazione interculturale e Insegnamento dell’italiano agli stranieri, Servizi integrati per l’immigrazione, Servizi per la riduzione del danno nella prostituzione e di supporto alle vittime di tratta, Mediazione Sociale, Progettazione locale, nazionale ed europea.

Da: Ufficio stampa Coop. Camelot

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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