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Anselmo: per battere Fabbri non servono polemiche, ma proposte

Mille intrepidi follower possono bastare per cacciare i Borboni da Napoli, ma non per strappare Ferrara ad Alan Fabbri. Eppure lo fanno sembrare possibile. A una settimana dalla grande presentazione/convention/pellegrinaggio che ha radunato all’Apollo centinaia di sostenitori di Fabio Anselmo, finalmente e ufficialmente candidato per il centrosinistra, l’impressione generale è un po’ questa: la destra è ancora avanti, probabilmente lo resterà, ma adesso almeno c’è gara. E finché c’è gara, direbbe Sinner, ogni pronostico si può ribaltare.

Tra una polemica e l’altra, alla fine il Pd è riuscito a mettere in campo un candidato interessante, molto noto e con un’immagine di serietà e competenza trasversale, grazie alle sue battaglie per i diritti civili combattute non nelle piazze ma all’interno delle istituzioni. Un passato che lo mette potenzialmente in ottima luce sia per quell’elettorato che premia l’impegno su temi umanitari e diritti civili, sia per quello più pragmatista e interessato alle competenze tecniche dei propri rappresentanti. Insomma: apparentemente uno di quei rarissimi personaggi capaci di mettere insieme le due diverse anime della sinistra, quella dei grandi ideali progressisti e quella dell’efficiente governo delle masse.

Raccolto e sondato l’entusiasmo, ora però il candidato deve mettere in campo idee, proposte e magari anche qualche nome. L’evento all’Apollo infatti ha dato sicuramente un segnale positivo ad Anselmo, ma forse meno su Anselmo: tolta una prima parte di presentazione forse un pelino ridondante (sfido a trovare uno tra i presenti che non conoscesse i casi Cucchi e Aldrovandi) e una seconda fase tutta all’attacco di Fabbri/sindaco ologramma, Lodi/vero sindaco e Balboni/damnatio familiae, da parte di Anselmo non sono state avanzate particolari idee alternative per la città. Il raduno si è focalizzato sui problemi di Ferrara, alcuni anche di lunghissima data come la sudditanza del Comune verso Hera, l’età media avanzata della popolazione o lo scarso trasporto pubblico nelle frazioni, senza un’effettiva parte dedicata alle proposte.

La mia sensazione da un po’ di tempo a questa parte è che quando la sinistra si fossilizza sui difetti dell’avversario va incontro alla sconfitta. Per almeno due motivi, almeno in questo caso. Il primo è che l’elettorato in questione è umanamente e culturalmente diverso da quello di Lega o Fratelli d’Italia: il clima di polemica continua, gli attacchi strumentali e i colpi bassi all’avversario che hanno fatto la fortuna elettorale di Naomo Lodi non aiuteranno mai allo stesso modo un candidato di centrosinistra. Anzi, a volte lo danneggiano. Un fatto evidente ma che spesso sfugge a chi prova a combattere il vicesindaco sul suo stesso terreno.

Il secondo motivo, forse ancora più difficile da digerire per qualche storico attivista, è che bisognerebbe riflettere più lucidamente sulle colpe e i meriti dell’amministrazione leghista, senza bocciare tutto di netto e indistintamente. Perché a volte si rischia di andare contro a decisioni che sono state apprezzate anche dal proprio elettorato. Molti potenziali sostenitori di Anselmo non condividono i giudizi sprezzanti verso alcune politiche dell’attuale amministrazione su eventi musicali estivi, riqualificazione dei parchi, dotazione di armi alla polizia locale, ampliamento delle distese dei bar o altre scelte magari controverse o discutibili ma non necessariamente autoritarie o ‘di estrema destra’ come ricalcato un po’ troppo spesso dall’opposizione.

Se Anselmo non vuole ripetere gli stessi errori della chiassosa e litigiosa ciurma di cui ha appena preso il comando, credo che dovrà cercare di portare il dibattito a un livello più alto e pragmatico rispetto a quanto visto in questi anni, anche a rischio di scontentare chi vede nello scontro frontale con Lodi l’unico modo per portare avanti una campagna elettorale. La verità è che questi quattro anni e mezzo di amministrazione leghista hanno fatto ricredere molti ferraresi: non c’è stata la catastrofe tanto temuta a sinistra, ma neanche la gloriosa rinascita annunciata a destra. Di fronte a un leggero ma effettivo calo del degrado nelle periferie, altri fenomeni di criminalità comune sono in notevole aumento e l’economia locale è più in difficoltà che mai, come mostra la più che mai drammatica conta delle serrande che vengono chiuse. Il petrolchimico dove cinque anni fa – questo lo ricorderanno in pochi – Fabbri aveva inaugurato la sua campagna elettorale, promettendo di non abbandonarlo al proprio destino, sembra ormai destinato a un lento ma progressivo declino, e rischia di essere lo specchio di buona parte del comparto industriale. Inizia insomma a insinuarsi il sospetto che l’amministrazione Fabbri, nonostante l’abilità ad autopromuoversi, abbia servito più fumo che arrosto e che nei prossimi anni possano venire a galla problemi più decisivi di qualche cuoricino di dubbio gusto sulla Torre della Vittoria.

Se Anselmo vuole avere una speranza di ribaltare i pronostici deve evitare il più possibile il clima di polemica in cui ha galleggiato in questi anni la sinistra, concentrarsi sulle criticità più evidenti e meno ideologiche dell’amministrazione Fabbri. E soprattutto iniziare a mettere in campo idee e progetti per Ferrara, quartiere per quartiere, con qualche nome in grado di portarle avanti. Le mille persone che lo hanno applaudito all’Apollo avevano già deciso da tempo da che parte votare. Ora bisogna parlare anche agli altri.

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Ruggero Veronese

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PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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