17 Novembre 2014

L’IDEA
Un ‘future lab’ di utopisti consapevoli e visionari per politiche sociali innovative

Federica Pezzoli

Tempo di lettura: 4 minuti

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Sabato lo spazio Wunderkammer di via Darsena si è trasformato in una sorta di macchina del tempo, una finestra su un futuro possibile e soprattutto desiderabile. Il metodo usato per questo esperimento è il Future Lab: uno strumento partecipativo che ha lo scopo di individuare utopie e risorse presenti nella comunità per collaborare con i decisori politici nell’elaborazione di progetti sociali innovativi.

utopia-visioneQuesta metodologia è nata alla fine degli anni ’80, partendo dal presupposto che per le persone spesso è più semplice sviluppare critiche che riflettere per individuare soluzioni a misura d’uomo. Attraverso questi laboratori di cittadinanza attiva, invece, ciascuno può sperimentare la propria capacità immaginativa, anche attraverso linguaggi creativi come il teatro, per rispondere ai problemi del territorio e della collettività: condividere bisogni, conoscenze, esperienze, aspettative, per tentare di dar vita a un’intelligenza collettiva che possa ideare a una visione collettiva di futuro.
La proposta dell’amministrazione provinciale e comunale ferrarese, in collaborazione con la regione Emilia Romagna, l’Agenzia sanitaria e sociale regionale Ausl di Ferrara e Teatro Nucleo, è stata lavorare insieme alla sociologa Vincenza Pellegrino sul tema della precarietà e delle molteplici facce che assume nella nostra contemporaneità.
La sfida per i partecipanti è stata passare dalla domanda “dove stiamo andando?” all’interrogativo “dove vogliamo andare?”. La parola chiave: visione.

utopia-visioneutopia-visioneVisione teatralizzata di un futuro distopico, dove la cittadinanza non è più un diritto di ciascuno, ma viene assegnata con un’estrazione a sorte e un colloquio per verificare se si è dei tipi ‘giusti’. Visione del presente, in cui la precarietà cambia volto a seconda delle generazioni e a seconda della cittadinanza, ma per tutti significa sentire il fiato troppo corto per pensare veramente al futuro: “(P)asso i gio(R)ni s(E)nza (C)ertezze (A)spettando un futu(R)o che (I)nvano s(O)gno”. Poi la parola è passata ai Visionari, cioè a coloro che a partire dalla condivisione di problemi e di bisogni comuni, hanno proposto la propria visione di futuro.

utopia-visioneutopia-visioneÈ venuto fuori che i visionari non mancano, a mancare è la volontà di dar credito alla nostra immaginazione e quindi la capacità di pensare a degli strumenti per realizzare ciò che immaginiamo: da bambini ci insegnano che diventare adulti significa fare i conti con la realtà, smettere di immaginare altri mondi possibili, ma la verità è che “possiamo avere delle utopie, iniziamo a collaborare per realizzarle” è l’invito di Vincenza Pellegrino. Altro evento abbastanza sorprendente: smettendo di preoccuparci di dire cose intelligenti per sforzarci di dire cose utili, le idee intelligenti e creative sono emerse da sole e sono state anche tante.

Dall’alleanza fra le generazioni all’ascolto dell’altro come pratica comunitaria quotidiana, da una nuova cultura del lavoro a una diversa concezione del mondo della scuola, al centro la persona e le sue relazioni con la comunità, quella cui appartiene e quella che potrebbe contribuire a costruire. Forse, volendo condensare tutte queste visioni in una: un futuro inclusivo in cui scelta non sia sinonimo di angoscia, sofferenza, rinuncia, ma di opportunità. Scoprire, o meglio costruire, le strade per arrivarci è un compito che le istituzioni condividono con i cittadini.

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Per tutti coloro che si sentono un po’ utopisti [vedi]
Le foto sono di Francesca Tamascelli e Serena Maioli e ritraggono alcuni momenti della giornata.


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Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

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L’autore

Federica Pezzoli

Federica Pezzoli

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