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Da: Università di Ferrara

Sabato 24 novembre 2018 -Ore 15.00 – 18.00
Aula magna Dipartimento di Economia e Management, via Voltapaletto 11

Il recente rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) delinea uno scenario quanto mai allarmante: non solo si confermano le previsioni sul cambiamento climatico, ma si delinea un quadro peggiore rispetto alle conoscenze precedenti.
I dati sono tanti, gravi e inequivocabili. L’accordo fra gli scienziati è ormai pressoché totale.
Eppure il tema è uscito dall’agenda politica e dal dibattito pubblico. Cosa è successo? e come riprendere i fili di un discorso politico che consenta un’azione efficace?

“Clima. Molti dati, pochi risultati” è l’incontro pubblico organizzato per sabato 24 novembre alle 15. presso l’ Aula magna del Dipartimento di Economia e Management, via Voltapaletto 11. L’organizzazione è a cura del Laboratorio di ricerca in storia e comunicazione della scienza DOS – Design of science e dal Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara.
Intervengono Carmela Vaccaro, geologa dell’Università di Ferrara ed Elena Pulcini, filosofa politica dell’Università di Firenze

Lo studio dell’IPCC, uscito in ottobre, rivela che la temperatura media sulla superficie delle terre emerse e degli oceani è cresciuta di 0,17°C ogni decennio, dal 1950 ad oggi. Se questa tendenza non dovesse cambiare, la Terra potrebbe raggiungere il tetto di 1,5 gradi in più, rispetto ai livelli pre-industriali, già tra il 2030 e il 2052, invece che nel 2100, come ipotizzato nel precedente Accordo di Parigi.
Uno dei messaggi chiave del rapporto è che le conseguenze di tale aumento delle temperature si stanno già verificando, come mostrano l’aumento della frequenza dei fenomeni meteorologici estremi, l’innalzamento del livello del mare e la diminuzione del ghiaccio marino artico.
Nel nostro Paese, stando ai dati aggiornati ad ottobre, l’Istituto superiore per la ricerca e protezione ambientale (Ispra) segnala il 2018 come l’anno più caldo di tutta la serie storica di dati controllati dall’Istituto, e afferma che in Italia l’anno in corso risulta essere l’anno più caldo da almeno due secoli circa, e che in questo quadro vanno inseriti gli eventi meteorologici estremi che hanno determinato nei giorni scorsi gravi conseguenze per la popolazione, l’ambiente e il territorio del Paese.
Sarà Carmela Vaccaro, geologa presso il nostro ateneo, a illustrare i principali dati scientifici.
Se il grido d’allarme lanciato concordemente dagli scienziati è forte e chiaro, debolissimo è invece il dibattito pubblico e pressoché ammutolita la voce della politica.
Il contributo di Elena Pulcini muove proprio dal fatto che possiamo essere perfettamente a conoscenza di determinate minacce senza che questo ci coinvolga emotivamente e ci faccia agire coerentemente. Oltre a “conoscere” il rischio, dobbiamo capire come è cambiato l’uomo contemporaneo in quella che è chiamata la “società del rischio”.
Paura e responsabilità sono le parole chiave. Partendo da lì è possibile cominciare ad avviare un percorso che ci porti ad avere «cura del mondo», assumendoci la responsabilità nei confronti dell’avvenire, sfidando il suo carattere di minaccia
Michele Fabbri e Marco Bresadola, direttori del Laboratorio DOS introducono il tema e coordinano l’incontro

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UNIVERSITA’ DI FERRARA


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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