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IL FATTO
Ztl, più di cento veicoli in un’ora attraversano corso Martiri

(Pubblicato il 19 gennaio 2015)

Oltre cento veicoli in transito lungo la centralissima corso Martiri. Questa mattina, fra le 11,30 e le 12,30, abbiamo rilevato il traffico motorizzato sul principale asse del centro storico. Nel salotto monumentale della città sono passati 15 taxi, 14 autobus, 23 furgoncini e camion adibiti a trasporto merce e servizi vari , 54 vetture private.
Quando siamo arrivati in zona e abbiamo percorso la via fra il teatro Comunale e la torre dell’orologio c’erano in sosta sei automobili con il contrassegno in vista sui parabrezza; qualcuna se n’è andata dopo qualche minuto, ma altre hanno preso il loro posto e, in media, il numero delle vetture parcheggiate non è diminuito. Nella piccola piazza Savonarola invece c’era la solita invasione: al nostro arrivo i taxi erano stranamente solo quattro, ma la media si è presto elevata a nove,. Inoltre, accanto hanno stazionano tre o quattro auto private addossate ai basamenti dei voltini e alla statua del predicatore ribelle.

I dati rilevati oggi confermano quelli di una nostra precedente indagine, condotta qualche mese fa e rimasta inedita. Allora i mezzi motorizzati risultarono un po’ di più, circa 120. Una cifra che corrisponde a quella riscontrato stamattina nella prima mezz’ora, fra le 11,30 e mezzogiorno, con 59 passaggi. Mentre dopo le 12 l’appetito evidentemente si è fatto sentire, sicché nei trenta minuti successivi lo scorrazzo si è ridotto a 47 transiti, il 20% in meno.
Nel complesso un notevole contributo lo ha dato la curia, dalla quale sono entrate e uscite una ventina di auto, parecchie di grossa cilindrata, quelle che non piacciono a papa Francesco…

Non sono pochi cento veicoli che solcano il cuore della città, il corso sul quale si affacciano il castello e il palazzo comunale, il duomo e il teatro… La zona, tecnicamente, è definita a traffico limitato, ma sono molti i sostenitori della pedonalizzazione integrale. Ad oggi la realtà dei fatti è tutt’altra.
Mario Zamorani, storico leader dei Radicali, incuriosito dalla nostra presenza, ci vede e ci viene incontro. Appresa la ragione del nostro armamentare con taccuino e macchina fotografica, benedice l’iniziativa e preannuncia per la primavera nuove iniziative volte appunto a ridurre o eliminare integralmente il traffico veicolare.
Da lì a poco incrociamo Ulderico Baglietti, allenatore e storico riferimento della pallavolo ferrarese. Lui è di opinione diversa. Sostiene che in fondo pedoni, ciclisti e automobilisti in quest’area riescono a convivere civilmente e senza che i veicoli creino pericoli. Richiama le esigenze dei commercianti, la necessità di artigiani e manutentori di poter lavorare e prestare i loro servizi, i diritti alla mobilità di anziani e persone disabili. Insomma, dice, la situazione è tollerabile.
Dulcis in fundo adocchiamo una giovane e cortese vigilessa che cammina con la bici a mano. Ma tutte queste auto in sosta ormai da un’ora – domandiamo – possono stare? Sì, replica, se hanno il permesso non ci sono limiti temporali. Il che – osserviamo – fa ben intendere che nei regolamenti c’è più di un aspetto da rivedere. E i rischi? Dal punto di vista dei pericoli – sorride – più che le auto sono da temere le bici, i più indisciplinati sono i ciclisti. Però, conclude, anch’io penso che in una strada come questa le auto non dovrebbero proprio passare…

OGGI ALLE 17 APPUNTAMENTO IN BIBLIOTECA  ARIOSTEA CON FERRARAITALIA: PARLEREMO ANCHE DI ZTL E TUTELA DELL’AREA MONUMENTALE [vedi]

Modonesi: “Troppi abusi in centro, puniremo i furbetti di corso Martiri”

aldo-modonesiFa delle gran belle foto l’assessore Aldo Modonesi. Basta consultare il suo profilo Instagram per rendersene conto. Gli abbiamo domandato allora di ritrarre con la medesima maestria la situazione della mobilità ferrarese – a cui il sindaco lo ha delegato – partendo dal centro storico della città.

Stando alle ultime notizie si ha la sensazione che per l’asse stradale Cavour-Giovecca sia imminente la decisione di chiusura del tratto in prossimità del castello. E’ così?
No, non è così. Prima bisogna adeguare il piano della mobilità. La normativa ci impone di passare dal Pum al Pums…

Ahi, cominciamo male: ci aspettavamo una risposta invece eccoci con le sigle…
Sostenibile. Le scelte del nuovo piano urbano delle mobilità avranno questa segno. E saranno scelte discusse. Ci confronteremo con i cittadini prima di decidere, sarebbe scorretto non farlo. Certo si corre il rischio di allungare i tempi, ma meglio così piuttosto che calare le cose dall’alto. Poi certo, c’è momento della decisione e non ci sottrarremmo alle nostre responsabilità, ma non potremo prescindere dal Pair

Ci risiamo…
E’ il piano aria integrato che la Regione Emilia Romagna sta approvando. L’ottica di sostenibilità è già presente nella nostra azione di governo, ma adotteremo ulteriori strumenti di partecipazione e di rilevazione di natura scientifica. Parlo di sistemi di rilevazione del traffico ora attivi sulle strade di maggior transito che poi applicheremo anche su quelle secondarie e questi condizionerà le scelte che saranno fatte con la forza dei numeri. Il lavoro preparatorio proseguirà nei prossimi mesi. Dobbiamo aggiornare la mappa flussi perché le ultime rilevazioni del traffico sono del 2008. Ma nel frattempo sono accadute cose importanti, come il trasferimento dell’ospedale che indubbiamente incide sulle abitudini di spostamento.

Bene, ma al di là di tutte le considerazioni generali non avvertite in questo specifico caso l’esigenza di tutelare un monumentale come il castello, forse il più emblematico della città?
Certo, la chiusura aumenterebbe l’appetibilità del centro storico. Il problema è capire dove vanno a scaricarsi questi flussi di traffico. Se fosse semplice l’intervento sarebbe stato fatto già trent’anni fa quando si è cominciato a parlarne. La differenza rispetto ad allora è che oggi c’è tangenziale ovest e si è realizzato interramento della ferrovia. Per come è conformata la città e per le scelte avvedute fatte 20-25 anni fa l’asse di transito nord-sud funziona meglio di quello est-ovest. La chiusura parziale di Cavour-Giovecca regge se ci creeranno adeguate alternative.

La sperimentazione della scorsa primavera non ha creato sconvolgimenti…
Anzi, è stato un esperimento molto felice. Il centro storico era pieno di gente. Qualche lettera di lamentela di residenti per la verità l’abbiamo ricevuta, ma nell’insieme la prova ha retto. Dopo di che un conto è una chiusura parziale nel fine settimana, altro è un blocco continuo.

Ma insomma, in attesa che l’assessore decida a seguito del percorso partecipato, il cittadino Aldo Modonesi come la pensa?
Io penso che sia una cosa assolutamente interessante da verificare…

Quindi magari facendo nuove sperimentazioni anche infrasettimanali?
E perché no? Nel caso servirebbero azioni di accompagnamento. Parcheggi, navette ecologiche, bici pubbliche. Per quanto riguarda le aree di sosta a ovest il problema non si pone: c’è l’area di via del lavoro che può assolvere bene al compito. La novità è che abbiamo maturato una solida ipotesi per un grande parcheggio scambiatore anche a est: si è sempre ragionato di via Copparo, via Comacchio e via Pomposa. Ma oggi che si è liberata l’area del vecchio Sant’Anna, proprio lì potremmo trovare risposta a questa esigenza

A proposito di castello, l’asfalto sul lato ovest a ridosso del fossato è indecente. Avete valutato la possibilità di pavimentarlo con i sampietrini o i ciottoli come sugli altri tre fronti?
L’idea è bella ma l’intervento è in un ordine di spesa di mezzo milione di euro. Non è fra le nostre priorità. Quest’anno ci concentreremo su via Saraceno. E poi procederemo nel progetto di ampliamento della Ztl attuale, integrando l’area sino a via Baluardi, via XX settembre e Carlo Mayr per risalire verso via Scandiana.

Ottima cosa. Ma parliamo del transito delle auto in centro. Non le sembra che ne circolino troppe?
L’accesso è riservato a chi ha comprovato bisogno. Ma il problema esiste e sono maturi i tempi per un unico permesso che sostituisca vetrofanie e autorizzazioni varie. Un unico permesso faciliterebbe i controlli e semplificherebbe la vita ai cittadini, anche perché pensiamo a un sistema di rinnovi online. In parallelo va fatta una puntuale verifica sui permessi di transito in Ztl. La sensazione è che molti usino porta Reno e corso Martiri come scorciatoia.

Ci sono molti abusi anche nell’utilizzo dei permessi rilasciati ai disabili…
Oltre agli abusi, che vanno sanzionati, c’è un’altra questione: cinque targhe collegate a mio modo di vedere troppe.

Cinque targhe?
Sì, ora è così. Bisogna regolamentare diversamente.

E ridurre le fasce orarie di accesso?
E’ un’ipotesi da valutare.

I taxi devono per forza stazionare in piazza Savonarola?
Li abbiamo sensibilmente ridotti, ora ce ne sono solo cinque.

Solo… E quelli devono proprio stare lì, nel salotto dinanzi al castello?
Quelli sì.

C’è anche un problema legato ai parcheggi su corso Martiri. Il mercato c’è un giorno alla settimana, le auto in sosta ci sono sempre. Non si possono vietare?
Al momento non c’è un orientamento in questo senso.

Siccome la maggior parte sono quelle dei disabili, non si può immaginare una convenzione con la Curia che dispone di un’ottantina di posti auto interni, lontani dalla vista?
Non risolveremmo il problema: i disabili per legge possono entrare e parcheggiare in qualsiasi via, anche in presenza di un divieto di sosta.

Ma se c’è anche il divieto di fermata invece non possono…
No, in quel caso no.

E dunque, se ci fosse un’alternativa valida, si potrebbe fare. Ma lasciamo il centro e allarghiamo il fronte: quando sarà inaugurata la tangenziale ovest?
Penso che prima di Pasqua si apra. L’ultimo grosso intervento finisce questi weekend con l’asfaltatura, l’illuminazione e la posa del guard rail. Abbiamo fatto una grande lavoro di recupero dopo la messa in stato di fallimento dell’impresa appaltatrice, c’era il rischio concreto di uno slittamento lunghissimo.

La metro per Cona?
E’ un cantiere quello che andrebbe benedetto. Entro l’estate uscirà il nuovo bando. Teniamo molto monitorata questa vicenda.

I tempi di entrata in funzione?
Serviranno almeno tre anni di lavori. Più il tempo tecnico per la messa in esercizio.

Meglio andare in bicicletta! In città però, Cona non è proprio dietro l’angolo…
Sì, stiamo potenziando la rete della mobilità ciclabile con la chiusura della ‘grande U’. Realizzeremo le tratte per completano il percorso che raccorda Francolino alla Canottieri lambendo le mura di Ferrara e risalendo lungo via Padova. E in realtà a vantaggio delle frazioni stiamo anche completando la ciclabile fra Aguscello, Cocomaro e l’ospedale di Cona
Un ultimo intervento al quale tengo molto è l’integrazione del sistema di ‘bike sharing’. Ora ce ne sono due, quello regionale e l’altro legato a parcheggi di Ferrara tua. E anche la stazione deve avere spazio e adeguati servizi a vantaggio di chi usa un mezzo ecologico come la bicicletta.

IL FATTO
Dall’emergenza smog alla svolta ecologica: grande Ztl e pedonalizzazione di largo Castello

Ampliamento della Ztl e pedonalizzazione del tratto stradale Giovecca-Cavour in prossimità del castello Estense. Anche l’emergenza smog spinge nella direzione di una svolta ecologica. E in tema di vivibilità urbana, nella conferenza stampa di fine anno sindaco e giunta hanno fornito indicazioni chiare e condivisibili. L’idea di allargare la Ztl dall’area dell’antico ‘castrum’ al Castelnuovo, attraverso un ampliamento che ingloberà la zona compresa fra via Mayr e via Baluardi consente di dare vivibilità e respiro a una porzione storica della città (quella del primo insediamento abitativo) e riprogettare tutto un vasto e pregevole comparto che necessità di essere riqualificato. In programma per il 2016, infatti, c’è già la risistemazione di via Saraceno, mentre nel 2017 si prevede la riapertura dell’ex teatro Verdi che, secondo gli auspici di molti, diverrà una piazza coperta polifunzionale nella quale potrebbero trovare spazio fra gli altri i laboratori per il turismo sostenibile e la mobilità ciclabile.

Ma particolarmente attesa è la soluzione al nodo cruciale della mobilità del centro, a ridosso del più insigne monumento estense, il castello, ora lambito da un continuo transito veicolare sul lato nord. L’idea di introdurre un senso unico di marcia lungo l’asse viario che va dal montagnone alla stazione non convince: non eliminerebbe il passaggio delle automobili né l’inquinamento e non garantirebbe neppure significativi benefici agli automobilisti, poiché il senso unico di marcia comporterebbe comunque soste e rallentamenti in prossimità di incroci e semafori.

Spezzare invece il passaggio, verosimilmente fra Palestro e via Armari, garantirà respiro e decoro all’area monumentale e ricucirà la cesura fra la parte medievale e quella rinascimentale costituita dall’addizione erculea, ridando a tutti gli effetti al castello la sua antica centralità. Anche corso Ercole d’Este godrà di nuova bellezza, integrandosi perfettamente nel piano urbano del nucleo integralmente pedonalizzato.
Al riguardo c’è l’esigenza che davvero vengano ridotti i permessi di transito in Ztl e aboliti parcheggi e stalli di taxi e privati.
In proposito, a tutela dei portatori di handicap, un’idea potrebbe essere quella di una convenzione con la Curia, che dispone di un ampia area di sosta interna, in gradi di ospitare un’ottantina di vetture [leggi], per mettere a disposizione dei disabili un adeguato numero di posteggi, tali da garantire lo stazionamento in luogo nascosto alla vista, ovviando all’attuale indecente spettacolo dei veicoli che ogni giorno sostano lungo tutto l’asse di corso Martiri. Potrebbe essere la soluzione che concilia la salvaguardia del contesto architettonico e la tutela dei diritti.

Quanto ai prevedibili disagi per gli automobilisti in seguito all’interruzione del transito in prossimità del castello – preventivata dal sindaco, ma non ancora deliberata – si potranno in parte limitare i problemi con un’attenta riorganizzazione della viabilità anche nelle strade laterali di collegamento a Giovecca e Cavour, oltre che sugli assi esterni.
Una soluzione integrativa potrebbe essere quella di potenziare la rete delle bici pubbliche (e gratuite) in prossimità dei grandi parcheggi, a vantaggio di tutti coloro che arrivano in città. Si garantirebbe così l’attraversamento ecologico del centro, con beneficio per polmoni e portafogli. E sarebbe una misura a basso impatto e a basso costo anche per l’Amministrazione, alternativa a un oneroso rafforzamento della rete dei bus. Meglio dunque promuovere e incentivare la mobilità a due ruote, in sintonia con la vocazione cittadina.

L’INTERVISTA
Il centro, i parchi, le periferie. L’assessore Fusari: “Ecco come cambierà Ferrara”

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La valorizzazione dell’area monumentale, la Ztl, il futuro dei grattacieli e il riordino del quartiere Giardino, il nuovo stadio, il Meis… A ruota libera, Roberta Fusari, architetto e assessore all’Urbanistica del Comune di Ferrara, esprime il suo parere sulle più dibattute questioni relative al riassetto della città e anticipa le linee di intervento definite dalla giunta.

Si è parlato molto in queste settimane dell’asse Cavour-Giovecca e della possibile creazione di un senso unico…
Non mi convince. Non risolveremmo alcun problema e forse ne creeremmo di nuovi. Sono del parere invece che dopo la positiva sperimentazione, nel tratto compreso fra via Santo Stefano e via Palestro il sabato e la domenica andrebbe vietata la circolazione automobilistica e riservato il transito ai pedoni. Daremmo unitarietà al centro storico saldando, almeno nel week end, la città medievale a quella rinascimentale.

Raccolgo l’assist: favorevole alla pedonalizzazione del centro e a un irrigidimento della disciplina nella Ztl?
Io sì, in linea di principio sarei per un nucleo pedonale inviolabile e una rigida Ztl.

Il sindaco e la giunta che ne pensano?
Sui termini generali siamo sostanzialmente d’accordo. Però non è semplice l’attuazione, ci sono tante esigenze e bisogni dei quali si deve tenere conto, basti pensare al problema dei disabili, dei pass, delle attività commerciali, dei residenti e dei parcheggi. Un accettabile compromesso consiste nel restringere al massimo le fasce orarie di accesso e ridurre drasticamente le autorizzazioni. E poi vigilare con rigore sul rispetto delle normative. L’obiettivo deve essere preservare l’area monumentale e impedire o limitare al minimo il passaggio dei veicoli motorizzati.

E i taxi?
Via da piazza Savonarola. Potrebbero traslocare in piazza Castello, ugualmente centrale ma con un effetto meno impattante.

Il mercato?
Ne vedo tanti in altre città in cui i furgoni non ci sono. Possibile che solo a Ferrara siano indispensabili? Già eliminarli sarebbe un passo avanti. E comunque non ci sono solo il listone e corso Martiri. Se si vuole mantenerlo in centro, ci sono molti vuoti da riempire, utilizzando strade e piazze laterali senza oscurare i monumenti. Noto inoltre che il decentramento di mercatini e fiere, nella zona acquedotto e al montagnone, stanno incontrando il gradimento dei cittadini e offrono buoni riscontri ai commercianti. Teniamone conto.

C’è un altro aspetto di decoro per il centro, l’asfalto: non si può eliminare attorno ai monumenti? In largo Castello, per esempio, ancora c’è…
Giusto. Il tipo di pavimentazione conferisce pregio e sottolinea la qualità del contesto. Sarebbe il caso di completare il perimetro del castello sostituendo all’asfalto il porfido, come è già sul fronte est. Non solo: aggiungo che anche per quanto riguarda corso Ercole d’Este si dovrebbe marcare l’attraversamento di corso Biagio Rossetti dando continuità alla pavimentazione in ciottoli per sottolineare la preminenza di questa che è considerata una fra le strade più belle d’Europa.

Piazza Repubblica e piazza Castello, un grande contenitore con un’identità indefinita?
Uno spazio da valorizzare maggiormente. Merita grande apprezzamento la sensibilità degli operatori economici che hanno contribuito a rivitalizzarla. Ora si deve proseguire in questa direzione.

Il Giardino delle Duchesse resterà lo sterrato attuale?
No. In campo ci sono due ipotesi: una minimalista l’altra più ambiziosa. Io sono per la seconda. Non c’è la possibilità di eseguire un restauro filologico poiché non c’è una forma ‘finita’ di questo spazio di corte. Il duca lo ha concepito come giardino dello svago e delle meraviglie e lo ha fantasiosamente adattato di continuo alle differenti esigenze, connesse a feste e svaghi, trasformandolo ogni volta secondo capriccio. Credo che questo debba restare lo spirito: uno spazio di godimento vivace, promiscuo, imprevedibile; non un austero giardinetto a croce centrale…
Nei prossimi mesi saranno effettuati i lavori post sisma di consolidamento delle strutture che si affacciano sul giardino. Per l’estate 2016 confidiamo comunque di poterne riservare almeno una porzione al pubblico utilizzo. Poi si provvederà alla sua sistemazione.

Le stanze dell’ex drogheria Bazzi, accanto allo Scalone municipale sono chiuse da anni. E le magnifiche sale al piano superiore, di recente scoperta, restano inaccessibili al pubblico. Perché?
La stanza blu e la stanza dorata del palazzo ducale sono chiuse a causa del sisma. Ci sono problema strutturali che saranno risolti con gli interventi che si completeranno nei prossimi mesi. Da un punto di vista artistico e turistico saranno un prezioso arricchimento. Per Bazzi non si è trovato un investitore disposto ad assumere l’onere dei lavori necessari a rendere agibile quegli spazi. Così il Comune ha deciso di farsene carico direttamente, interverremo già nel 2016 e poi faremo il bando per la gestione del locale.

Mercato coperto e piazza Cortevecchia, da anni è tutto fermo…
L’ipotesi di trasformare il mercato coperto in un parcheggio multipiano per fortuna è definitivamente tramontata. Lì è prevista, attraverso un bando che finanzia progetti di riqualificazione urbana, la creazione di un contenitore che valorizzi simultaneamente la filiera del prodotto locale e introduca elementi di promozione culturale; un’operazione che in parte è già stata avviata in forma sperimentale, per esempio con MeMe, il festival dei ‘makers’.

Spostiamoci idealmente nel vicino cortile che c’è dietro l’abside della chiesa di San Paolo. Ora è un brullo ricovero per quattro Panda del Comune. Perché non sistemarlo e aprilo al pubblico?
Va fatto. Oltretutto è uno spazio interessante dal quale si gode la visione dei volumi dell’abside della chiesa e della torre dei Leuti. Aprire il cancello che si affaccia su via delle Volte consentirebbe di creare un varco di transito pedonale che attraverso i chiostri condurrebbe in piazzetta Schiatti e di lì in via Boccaleone e nella piazza del Municipio: un alternativo ingresso medievale nel cuore della città. E’ in corso un intervento di consolidamento. Credo sussistano tutte le condizioni per procedere. Oltretutto abbiamo anche in programma l’apertura della sala al pianterreno (posizionata sotto quella della Musica) che si affaccia proprio sul quel cortile, è sensato e doveroso procedere in questa direzione.

Via delle Volte?
Potrebbe essere animata con iniziative ed eventi connessi alla sua peculiarità di via medievale sede di laboratori e attività artigianali. Di certo va inclusa nel percorso di accesso dal Meis al centro storico che si svilupperà attraverso le strade del ghetto.

Il Meis aprirà davvero nel 2019 come annunciato?
Credo proprio di sì, i soldi arrivano e vanno spesi se no ce li tolgono! Si lavora sulla struttura, l’ingresso principale già dal 2017 sarà da Rampari San Paolo. In parallelo si procede per lotti con la qualificazione dell’area: lo spazio dell’ex Mof verrà trasformato secondo le linee definite dal progetto di Politiecnica e Behnisch, monitorato dalla nostra Stu. Il parcheggio non andrà perso, diventerà sotterraneo, la nuova area residenziale si riconnetterà alla darsena, sulla sponda del Volano.

A proposito di corsi d’acqua: anche lei favorevole alla creazione di percorsi ciclopedonali sul lungofiume fra il ponte della Pace e quello di San Giorgio?
Assolutamente sì e credo che utilizzando parte dei finanziamenti dell’idrovia destinati alla riqualificazione si possano realizzare.

E’ una buona notizia, ma prima di tutto però bisognerà convincere i ferraresi. Ha mai fatto caso che non chiamano fiume il Volano, ma canale? La maggioranza di noi odia l’acqua, persino quella delle fontane!
Davvero? – esclama divertita – Effettivamente non avevo colto questo aspetto. Forse è percepita come un pericolo, una minaccia. In effetti anche il Padimetro che abbiamo proprio sotto il palazzo municipale costituisce una sorta di monito contro il rischio derivante dall’acqua… Però nei giorni scorsi grazie al consorzio Wunderkammer abbiamo fatto un’iniziativa molto partecipata sulla sponda del fiume, c’era grande entusiasmo e tante idee. Credo sia uno spazio di rivitalizzare e riscoprire, una risorsa in più.
Adesso che mi fa notare la cosa delle fontane, mi vien da pensare che forse ha ragione. A parte quella di piazza Repubblica – sempre inagibile – quei magnifici zampilli d’acqua che rallegrano piazzetta Sant’Anna sono spesso inattivi. Gli operatori spiegano che sono complicati da gestire, ma evidentemente nelle altre città ci riescono perché ci sono ovunque e funzionano…

E il Panfilio invece? Per ora resta interrato?
Per ora sì! Però è giusto offrire anche queste suggestioni, allargare gli orizzonti. Oggi non siamo in grado di farlo un intervento del genere, ma intanto, guardando a quella meta, traiamo impulso per compiere altre significative trasformazioni. E, un passo alla volta, ci si può avvicinare. Non è il traguardo di oggi, magari sarà quello del 2030… Intanto, sistemiamo il Volano e il Boicelli!

Parliamo dell’addizione verde, si profila un anello ecologico nel futuro prossimo della città, giusto?
E’ così: abbiamo di recente recuperato ben 13 ettari di terreni nel perimetro del sottomura, grazie a operazione di perequazione edilizia: le aree sono quelli di viale Volano e via Gramicia e quella contigua di via Pannonius. Stiamo così realizzando il completamente del percorso circolare attorno all’antica fortificazione della città.
Poi c’è il parco Sud. Attraverso permute con il Demanio stiamo acquisendo l’area dell’aeroporto nella zona di via Bologna, parliamo di 100 ettari, un polmone che darà ossigeno a una porzione di città densamente popolata e altamente cementificata. E c’è, nel medesimo quadrante, un’altra area di compensazione inutilizzata: mi riferisco al rettangolo compreso fra l’attuale circonvallazione ovest, la ferrovia, il centro artigianale e la sponda del Volano di fronte al Darsena city. Anche questa sarà recuperata e diventerà una zona vivibile di ricreazione. Inoltre c’è la volontà di trasformare in parco l’area verde che costeggia via Padova, sarà intitolata a Claudio Abbado che del verde aveva grande cura e rispetto. Stiamo iniziando la piantumazione di nuovi alberi, l’aspetto che assumerà sarà di tipo boschivo.
Infine, ma solo perché è già una realtà, c’è il parco urbano “Bassani”. Il progetto elaborato anni fa da Joao Nunes è suggestivo ma complesso da realizzare. Intanto sarebbe importante promuovere la conoscenza e l’uso di quell’area campestre già fruibile ma poco frequentata che porta sino all’argine del Po. Eventi, iniziative, visite guidate potrebbero favorirne la riscoperta e la riappropriazione da parte della città.

E i grattacieli che fine faranno?
Il ragionamento va fatto su tutta l’area, la destinazione dei grattacieli è una conseguenza. Il problema per le torri è l’adeguamento e la messa a norma dell’impiantistica, bisognerà capire se conviene ristrutturare o se costa meno demolire. Ma il problema vero, ripeto, è quello di ridare un’identità a tutto il quartiere che un tempo era uno dei luoghi raffinati della città.

Ferrara avrà un nuovo stadio?
E chi lo fa? Magari! Se si trova qualcuno disposto a metterci i soldi… Il posto giusto per me potrebbe essere dietro la stazione, nell’area di via del Lavoro.

Leggi anche:
Le proposte di Ferraraitalia per la riqualificazione della città

Parcheggio dal vescovo. In pieno centro storico soste a pagamento gestite dalla Curia

C’è un grande parcheggio in pieno centro storico. Anzi, ce ne sono due. Ma pochi lo sanno. Fanno capo entrambi alla Curia arcivescovile.
Il primo sta proprio all’interno del palazzo del vescovo. Si entra da corso Martiri, si transita sotto lo storico portone e si raggiunge il cortile sterrato dove c’è spazio per una trentina di vetture. Il costo dell’abbonamento è di 120 euro mensili, ai quali vanno aggiunti 250 euro di tassa annuale da corrispondere al Comune per ottenere il permesso che consente l’accesso alla Ztl monumentale.

park seminarioL’altro è invece posizionato sul retro della dimora del vescovo; l’ingresso è da via Cairoli. Qui si trovano due ampi cortili divisi fra loro dalla storica sala del Borgonuovo, da tempo inagibile. La capienza è ampia: oltre una cinquantina di auto negli stalli a cielo aperto e un buon numero di posti addizionali nel seminterrato. La gestione in questo caso è del seminario arcivescovile, la spesa è un po’ più alta, di 150 euro mensili, oltre ovviamente alla spesa per il permesso annuale di accesso alla Ztl.
Il costo complessivo per gli utenti varia dunque grossomodo fra i 1.700 e i duemila euro all’anno. La rendita per le casse arcivescovile verosimilmente attorno a 150 mila euro annui, mentre il Comune si deve accontentare di una somma di poco superiore a 20mila euro, come proventi per le licenze di accesso alla Ztl.

Proprio la questione Ztl rappresenta il punto delicato. E’ sensato autorizzare un traffico parassitario di un’ottantina di vetture e oltre che per accedere al parcheggio ogni giorno transitano in una zona, quella monumentale, che andrebbe rigorosamente preservata dal traffico? Il cui prodest appare fin troppo chiaro.

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SPECIALE FE vs FE
Centro storico: la città va vissuta, non imbalsamata

Mi cimento in un compito ingrato, per dovere d’ufficio: in assenza del relatore designato devo difendere una causa contraria alle mie convinzioni. Farò per questo appello all’ars retorica. D’altronde i sofisti qualcosa ci hanno insegnato…

Dunque posso dirvi che sì, certo, la città-cartolina è una bella suggestione, piace a tutti. Ma una città è un organismo vivo, pulsante e il rischio che non dobbiamo correre è proprio quello di museificarla, di blindarci nella storia. La città è fatta di attività e di persone che la vivono. E la vita è anche bisogni concreti: scambi, servizi, funzioni, commercio. Possiamo ragionevolmente immaginare di disciplinare il traffico, ma senza eliminare le auto del centro. E attenzione, non stiamo facendo un favore ai commercianti, i bisogni sono anche quelli nostri di cittadini e consumatori. Pure chi vive in centro ha necessità dell’antennista o dell’idraulico, e l’artigiano non si può caricare tutto in spalle, ha necessità di muoversi.
Le esigenze sono varie e diverse, vanno contemperate con tolleranza.

Abbiamo sempre il rimpianto del bel tempo perduto. Nell’Ottocento non c’erano la auto, c’erano le carrozze. Ah che bello! Già ma le carrozze non viaggiavano in forza di vento, c’erano i cavalli a trainarle e il loro ‘carburante’ lo depositavano lungo via; e non è che profumasse di rose e di viole. Quindi, se mi passate la battuta, una forma di inquinamento c’era anche allora…
Diciamo più seriamente che ogni epoca ha i suoi disagi da sopportare.

E poi per concludere vogliamo considerare la pericolosità? Non ci risultano incidenti fra auto e pedoni in centro storico, e a ben vedere i maggiori rischi per i passanti vengono da quegli spericolati ciclisti estensi che si sentono signori e padroni del territorio.

Quindi io ribadisco: tolleranza e auto per quel che serve. Anche a vantaggio degli anziani e delle persone disabili, perché la città è di tutti e tutti devono poterne godere.

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L’OPINIONE
Il recupero urbano a Ferrara. Pastore: “Priorità a chiese e mobilità”

di Michele Pastore*

I temi di dibattito sulla nostra città si possono dividere in due gruppi: problemi che attendono una soluzione urgente, perchè evidenti nella loro oggettività e gravità, ed altri che possono essere valutati e sviluppati partendo da “provocazioni” frutto di elaborazioni intellettuali del lavoro culturale. Parto da questi ultimi perchè di recente dibattuti.
Salvatore Settis sostiene che le città si distruggono quando perdono la memoria di sé. Io concordo, ma mi permetto di aggiungere che per memoria intendo “tutta la memoria”. Non solo quella riconducibile ad una particolare epoca storica. Le città, e così Ferrara, sono l’insieme della stratificazione della vita degli uomini che si manifesta con oggetti che diventano “segni urbani”: segni materiali e segni immateriali presenti nella immaginazione di ciascuno di noi. Dobbiamo sforzarci di pensare che tutti i segni urbani esigono un’estensione del concetto di conservazione, passando dalla semplice congelazione di un pezzo di città alla proposizione del passato urbano come necessario di “protezione allargata”. In questi termini si pongono le recenti raccomandazioni Unesco per le città; e noi facciamo parte del patrimonio Unesco. Forse dobbiamo tentare di “trasmettere” la nostra città ad un futuro nel quale la sua immagine è il derivato delle trasformazioni operate dalla vita dei suoi abitanti, anche con le loro possibili contraddizioni. Mi riferisco ad una iniziativa di Ferraraitalia che ha posto al dibattito quattro temi ritenuti di attualità per la città: la demolizione dei grattacieli, la riapertura del canale Panfilio, la sistemazione del giardino delle duchesse, l’ampliamento della Ztl su Corso Martiri. I primi due temi, al di là della simpatica provocazione, difficilmente possono essere affrontati in una fase economica caratterizzata da poche risorse: in una fase cioè di “vacche magre” nella quale è necessario individuare ed operare sulle priorità.
Mi soffermo quindi soprattutto sul tema dei grattacieli che dal punto di vista intellettuale è certamente il più vivace. A parere mio però questo non si configura come un’emergenza urbanistica per la città. Perchè voler distruggere un segno urbano consolidato, marginale al centro storico, che da materiale è diventato immateriale nella memoria e nella riconoscibilità per i viaggiatori che transitano o che arrivano a Ferrara? E’ viceversa certamente un’emergenza sociale che va affrontata come dovrebbero esserlo tutte le criticità delle periferie urbane. Le demoliamo tutte o piuttosto operiamo con soluzioni sociali ed interventi di “rammendo urbano” come propone di fare Renzo Piano? Io sono convinto della giustezza di questa proposta che è certamente meno eclatante ma anche più praticabile seppur sempre delicata.
La riapertura del canale Panfilio invece presenta oneri e problemi che la nostra comunità oggi non sarebbe in grado di affrontare e pertanto non mi ci soffermo.
L’ampliamento della Ztl, battaglia di cui mi sento partecipe, andrebbe visto in un quadro coerente con i piani della mobilità e della viabilità per evitare di aggravare le cose con un intervento che se isolato diventa eccessivamente radicale.
La riapertura del giardino delle duchesse è certamente un tema rilevante che mira a riaprire e a rendere fruibili i “segreti nascosti” di Ferrara. Ma Ferrara ha anche la memoria corta: anni fa fu bandito un concorso sulle “piazze” tra queste vi era anche il giardino delle duchesse. Che fine hanno fatto i progetti? Forse sono scomparsi perché è stata premiata l’accademia e non la realizzabilità.

Ora in poche righe vi accenno, auspicando di poterne riparlare, a casi che necessitano di soluzioni urgenti a seguito dei danni del terremoto di due anni fa, salvo perdere pezzi enormi di patrimonio culturale della nostra città. Si tratta in genere di chiese e tra queste, perchè ho avuto occasione di occuparmene di recente come Ferrariae Decus, vorrei porre il caso della Chiesa di San Domenico. Questa imponente chiesa, un austero edificio barocco degli inizi del ‘700 (costruita su un preesistente edificio del XIII secolo), ha visto peggiorare il suo disfacimento, iniziato fin dalla metà del 2000, con il terremoto del 2012. All’interno vi sono opere fondamentali per il patrimonio culturale della città in totale abbandono e degrado: il grande coro ligneo dell’abside a 38 stalli datato 1384, la Cappella Canani, attuale sacrestia (una delle absidi della chiesa trecentesca preesistente), che contiene il monumento funebre di Giovan Battista Canani ed è completamente rivestita da armadi e decorazioni lignee settecentesche. Cerchiamo di non perdere questo patrimonio.
Su questi temi si deve mobilitare la città perchè sono delle vere priorità oggettive.

* L’architetto Michele Pastore è presidente di Ferrariae Decus

Foto di © Bighi Oreste

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