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LA NOVITA’
Per contrastare la crisi la Uil sponsorizza i certificati di credito di Zibordi e Cattaneo

“Per quel che ne so è la prima volta che un sindacato attribuisce al sistema monetario attuale una significativa responsabilità per la mancanza di lavoro e l’aumento della disoccupazione”. Claudio Bertoni, uno degli storici animatori del ‘Gruppo cittadini per l’economia’ di Ferrara, saluta con entusiasmo l’iniziativa della Uil, che oggi in conferenza stampa ha sostanzialmente annunciato di abbracciare le tesi da loro propugnate con tenacia ormai da un paio d’anni. Si tratta delle proposte formulate dagli economisti Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi per contrastare la crisi con l’immissione sul mercato monetario di un’ingente quantità di liquido, attraverso certificati di credito fiscale, l’emissione di Bot a valenza fiscale e la creazione di un sistema di banche pubbliche attualmente inesistenti in Italia. “Proposte non nostre ma che abbiamo fatto nostre e sostenuto dopo accurati studi”, ribadisce Bertoni. Il quale spiega che “la validità sta innanzitutto nella possibilità di ridare liquidità al sistema senza dover per forza uscire dall’eurozona e senza violare i trattati”.

“Si tratta di proposte serie – sottolinea – eppure fino ad ora derise da molti, perché non lette e non capite. Ma a questo coro di incomprensione già in passato avevano fatto da contrappunto significativi apprezzamenti come quelli espressi da valenti studiosi come Stefano Sylos Labini e Giorgio Ruffolo nel libro ‘Il film della crisi’ edito da Einaudi”.

Il paradosso attuale è quello di un’economia che soffre non per mancanza di prodotti o di manodopera, ma per mancanza di denaro nelle mani di aziende e famiglie. “La soluzione proposta è quella di dare ai cittadini e agli imprenditori più potere di acquisto sostanzialmente attraverso una forte riduzione degli oneri fiscali”.

Per approfondimenti [leggi qui]

Soluzioni concrete per uscire dalla crisi [video dibattito]

Di possibili vie d’uscita dalla pesantissima crisi economica che stiamo attraversando si è dibattuto la scorsa settimana alla sala della musica nel corso dell’iniziativa organizzata da ferraraitalia in collaborazione con Gruppo economia Ferrara ed Emmaus Ferrara. Il confronto, durato circa due ore, è stato vivace e interessante. Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi hanno, fra l’altro, illustrato la loro proposta di creazione di Certificati di credito fiscale, Luigi Marattin ha insistito sulla necessità di riforme strutturali che garantiscano efficienza al sistema e credibilità all’Italia anche agli occhi dei potenziali investitori stranieri.

Il video integrale del dibattito è disponibile sul canale GruppoCittadini di You tube ed è possibile vederlo cliccando [qua], o semplicemente il tasto play sovrimpresso sull’immagine in alto.

Libertà d’opinione e diritto al dissenso

Dibattito vivace e interessante quello di giovedì sulla crisi, che ha visto protagonisti Marco Cattaneo, Luigi Marattin e Giovanni Zibordi: confronto serrato, con qualche intemperanza verbale – da una parte e dall’altra – regolarmente sedata. Solo il finale è stato spiacevole: durante l’intervento conclusivo Marattin, ripetutamente interrotto (nonostante i richiami) da Zibordi, ha abbandonato la sala. Una decisione lecita la sua. Inevitabile? Sì, secondo il diretto interessato. No, secondo Fornaro che, in un commento su ferraraitalia, interpreta diversamente l’accaduto: pur non sottacendo l’episodio delle interruzione, ritiene che Marattin abbia agito d’impulso assecondando un’indole poco incline al contraddittorio.
Da questa asserzione Marattin si sente “calunniato”. Me lo ha fatto sapere con una telefonata dai contenuti sgradevoli, minacciando querela nei confronti dell’autore e del sottoscritto che, in quanto direttore, è responsabile della pubblicazione.
Io però, anche dopo un attento riesame del testo, continuo a non ravvisare nello scritto di Fornaro elementi diffamatori, ma solo l’affermazione di un soggettivo punto di vista. Stando così le cose non ho motivo per rettificare. Ritengo che le opinioni, anche quelle non condivise, vadano rispettate e non censurate. Se altri la pensano diversamente, in caso di controversia sarà il giudice a pronunciarsi.
La linea di questo giornale è basata sul rispetto della libertà di espressione: prova ne sia che dopo Fornaro è intervenuto un nostro collaboratore, Raffaele Mosca, sostenendo un punto di vista opposto. E’ auspicabile che il confronto prosegua serenamente. Le minacce non ci spaventano. E tutti i pareri, se formulati in termini civili, troveranno sempre spazio e diritto di manifestazione.

Il dibattito: per la ripresa lo shock monetario serve ma non basta

Capita a volte di andare al cinema con qualcuno e dai commenti all’uscita essere portati a credere che l’altra persona abbia visto un film diverso. Questa è esattamente l’impressione che ho avuto leggendo l’intervento su questo giornale di Giuseppe Fornaro a commento del dibattito di giovedì scorso alla “Sala della musica” fra l’assessore Marattin ed il duo Cattaneo-Zibordi.
Dibattito acceso, né poteva essere diversamente stante le diverse impostazioni teoriche dei partecipanti, ed anche interessante, finché nel finale – Marattin doveva rispondere alle ultime tre domande del pubblico, Zibordi, come invasato da furore mistico, ha preso ad interrompere reiteratamente l’assessore impedendogli di fatto di parlare ed usando nei suoi confronti espressioni al limite dell’insulto (più o meno: “ho vent’anni più di te ed ho studiato più di te, quindi ne so più di te”). Tanto per fare un paragone, per chi non c’era, sembrava di assistere ad un remake del mitico “incontro” in streaming fra Renzi e Grillo, con l’unica differenza che Marattin, vista la totale inutilità di provare a rispondere, assieme a parte dei presenti, ha deciso di andarsene. Quali siano state le cause scatenanti di tanta aggressività non è dato sapere, sia pur tenendo conto dell’asprezza che a volte caratterizza le discussioni fra accademici, categoria rispetto alla quale Zibordi ha comunque dichiarato essere per lui un punto d’onore non appartenere.
Poiché il dibattito era pubblico ed è stato registrato, sarebbe utile metterne in rete anche solo gli ultimi 5 minuti per dare modo a chi non c’era di capire cosa sia veramente successo. Per quelli che invece c’erano ed hanno capito altro temo non ci sia nulla da fare; d’altronde le opinioni sono sacre: su questo la penso come Voltaire.
L’articolo di Fornaro si dilunga poi in una lunga serie di considerazioni polemiche sull’operato passato e futuro dell’amministrazione comunale in carica, eredità evidente quanto incongrua della campagna elettorale appena terminata, ma del tutto fuori contesto rispetto ai temi discussi giovedì scorso.
Chiusa questa per me doverosa precisazione, veniamo al merito delle questioni su cui si è incentrata la maggior parte della discussione. Va subito osservato che i tre relatori si sono detti fin dall’inizio d’accordo sul fatto che per alimentare una reale ripresa economica sia necessario immettere in circolo una sostanziale massa monetaria, essendo questo l’unico modo per risollevare una domanda che langue ormai da troppo tempo. Anche sull’entità di tale intervento, almeno in ordini di grandezza, vale a dire qualche centinaio di miliardi di euro, i pareri erano tutto sommato convergenti. Il dissenso è invece nato sulle modalità con cui realizzarlo.

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I numerosi partecipanti all’iniziativa ospitata alla Sala della Musica e, di spalle, i relatori

Mentre Cattaneo e Zibordi hanno illustrato la proposta contenuta nel libro che hanno pubblicato congiuntamente e che consiste sostanzialmente nella distribuzione a titolo gratuito a cittadini ed imprese di particolari titoli finanziari di scopo, emessi dallo Stato ed utilizzabili dopo due anni esclusivamente per pagare le tasse, Marattin sosteneva che un risultato analogo lo si potrebbe raggiungere semplicemente riducendo le tasse per un importo corrispondente.
Le maggiori distanze fra le diverse posizioni sono però emerse quando si è passati ad analizzare le cause della crisi attuale; lì, inevitabilmente, sono apparse in tutta la loro forza le diverse impostazioni dei relatori, che comunque, sia pur con accenti abbastanza diversi, hanno convenuto su alcuni punti fermi, in particolare sul troppo potere detenuto dagli istituti bancari e sulla loro scarsissima propensione a mettere in circolo le pur notevoli risorse di cui sono state dotate dalla Bce. A questo punto Zibordi si è lanciato in una presentazione, vero nucleo “teorico” della proposta sostenuta assieme al collega, dalle cui numerose slide avrebbe dovuto emergere come del tutto evidente il concetto che le ragioni della crisi sono esclusivamente il frutto della perdita della capacità di stampare moneta da parte degli stati europei, a seguito dell’introduzione della moneta unica (cambi rigidi, prima; euro, poi). A suo giudizio, se non ci fosse l’euro, per fare ripartire l’economia sarebbe sufficiente che lo Stato, tramite la banca d’Italia, stampasse una quantità di moneta sufficiente a far ripartire l’economia; l’inflazione che inevitabilmente ne conseguirebbe potrebbe essere, sempre a suo parere, controllata dosando opportunamente tale immissione di liquidità.
Rispetto a tale impostazione, della cui fondatezza teorica non mi pare il caso di discutere in questo contesto, sia Marattin sia alcuni interventi dalla sala contrapponevano alcune considerazioni di natura strutturale, dal lato dell’offerta per dirla nel gergo degli economisti, sulle condizioni in cui opera il nostro tessuto industriale, con riferimento all’efficienza della pubblica amministrazione, alla pressione fiscale ed alle infrastrutture, rispetto ad esempio a tematiche come quella della delocalizzazione. L’ipotesi di Zibordi, che ha liquidato quelle osservazioni come rumore fuorviante, da questo punto di vista è del tutto consolatoria, perché sembrerebbe che stampare moneta sia tutto quello che serve per ritrovare la crescita e la competitività, senza necessità di cambiare null’altro. Di eliminare le storture e l’arretratezza del nostro sistema industriale, ridisegnare un moderno sistema di infrastrutture, dai trasporti alla larga banda, riformare una delle pubbliche amministrazioni meno efficienti e più permeabili alla corruzione del pianeta.
Anche qui, sia pure in modo diverso rispetto alla teoria liberista, emerge uno strano concetto di “mano invisibile”, secondo il quale la prosperità economica di un Paese, indipendentemente dal contesto competitivo internazionale e da tutto il resto, parrebbe essere il semplice frutto dell’attività delle rotative della zecca dello Stato.

Giovedì 24 dibattito: Una via d’uscita dalla crisi: proposte concrete per la ripresa economica

“Una via d’uscita dalla crisi: proposte concrete per la ripresa economica” è il titolo del dibattito in programma a Ferrara giovedì 24 luglio alle 21 nella ‘sala della musica’ di via Boccaleone 19, all’interno del chiostro di San Paolo. Parteciperanno gli economisti Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi, autori del volume “La soluzione per l’euro” edito da Hoepli, e Luigi Marattin, assessore al Bilancio del Comune di Ferrara nonché docente di Economia all’Università di Bologna.

L’incontro è stato preceduto nelle settimane scorse da un vivace confronto dialettico che ha trovato spazio sul nostro quotidiano: Cattaneo e Zibordi segnalano la necessità e l’urgenza di una considerevole immissione di liquidità nel sistema (almeno 200 miliardi di euro) per determinare un positivo shock e favorire il rilancio dell’economia. Al riguardo propongono la creazione di certificati di credito fiscale come succedanei di una moneta interna: un ingegnoso compromesso per restare all’interno dell’eurozona recuperando però una sostanziale sovranità monetaria. Marattin manifesta forti riserve, connesse in particolare a paventati rischi di inflazione. Gli interventi precedenti e le analitiche considerazioni dei protagonisti sono consultabili nell’archivio di ferraraitalia [per leggere clicca qua]

Ma anche la stampa nazionale, dopo un primo momento di scarsa considerazione, sta cominciando a riservare spazio al tema. Qua riportiamo i collegamenti a un primo articolo del 2013 del quotidiano economico Il sole 24 ore [leggi], una recente recensione al volume di Cattaneo e Zibordi di Italia oggi (quotidiano anch’esso di matrice economica, principale concorrente editoriale del Sole) [leggi], che mostra molto interesse a quanto espresso. Infine lo sguardo internazionale di Ecomonitor, testata online statunitense specializzata nell’informazione economica che al caso Italia e all’originale soluzione prospettata dedica un approfondimento [leggi]

L’appuntamento di giovedì 24, organizzato da ferraraitalia con il sostegno organizzativo di Gruppo economia Ferrara, Emmaus Ferrara e il patrocinio del Comune di Ferrara, si preannuncia caldo, non solo per questioni climatiche: l’auspicio, dati i temi in discussione, è che al di là delle schermaglie verbali possa prevalere la condivisa volontà di ricerca di una possibile e concreta via di soluzione per la crisi che ci attraversa.

Marattin: “Contro la crisi ora serve liquidità, ma la miglior moneta è la fiducia”

“Ci devo riflettere”. Con un’inattesa apertura di credito Luigi Marattin si impegna a riconsiderare la soluzione anticrisi prospettata da Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi nel volume “Soluzione per l’euro” e recentemente ribadita anche a Ferrara [leggi]. I due erano stati pesantemente criticati sui social network dal giovane assessore del Comune di Ferrara, docente di economia all’Università di Bologna.
Ma andiamo per ordine seguendo il filo di un dialogo possibile che si è sviluppato a partire dall’unico punto certo e condiviso: la crisi.

Ritiene efficaci e adeguate le misure adottate per contrastarla?
Partiamo dall’efficacia e cominciamo col dire che uno choc di queste dimensioni è probabilmente superiore persino a quello del ’29. La domanda da porsi non è se i provvedimenti abbiano propiziato un aumento del Pil o dell’occupazione, ma cosa sarebbe successo se non fossero stati adottati. Avremmo avuto una recessione molto peggiore…

Chiaro, ma la controprova non c’è…
L’econometria si occupa di questo, valutare e prevedere teoricamente gli effetti.

Certo, ma la previsione è fatta sulla scorta di un modello matematico coerente con il paradigma adottato, cioè con il postulato di base. Sarebbe interessante cambiare punto di vista e valutare scenari possibili che abbiano a riferimento modelli alternativi.
E l’adeguatezza? La cura a suo avviso è appropriata e deve solo essere ricalibrata?
Io non sono convinto che si sia fatto tutto ciò che si doveva nel modo giusto. Il deficit è stato ridotto solamente con l’aumento delle tasse, mentre al contrario di quel che si dice la spesa pubblica è cresciuta.

La percezione dei cittadini però è diversa.
La ‘gggente’ si lamenta dell’aumento delle tasse, al bar non c’è nessuno che imprechi per il calo della spesa pubblica.

La gente forse no, ma gli amministratori pubblici sì, a cominciare dal suo sindaco che spiega come certi interventi non si possono fare perché mancano i finanziamenti e le coperture.
E ha ragione, perché sono stati tagliati selvaggiamente i trasferimenti agli enti locali, ciononostante la spesa dello Stato è aumentata.

Insomma, è sempre colpa degli altri!
I tagli agli enti locali non sempre sono un’ingiustizia (anche se noi in percentuale siamo stati penalizzati più degli altri). Va riconosciuto che prima c’erano grandi sprechi e che i tagli hanno indotto una forzata razionalizzazione. Margini ce ne sono ancora per ridurre gli sprechi, magari non a Ferrara. Ma quel che non è accettabile è che lo Stato abbia messo a dieta gli enti locali ma abbia poi speso altrove quel che è stato risparmiato.

Quindi il difetto non è nella cura, ma nella mancanza di rigore con cui è stata applicata?
Il problema andava affrontato. Per dire: il debito pubblico è cresciuto dal 60% del 1981 al 122% del 1994. Ma un conto sarebbe stato sistemare la finanza pubblica riducendo la spesa, altro farlo alzando le tasse perché questo ha favorito la recessione.

E quindi ora come si propizia la crescita?
Contesto che si faccia solo aumentando la spesa pubblica e osservo che non esiste un solo Paese al mondo che abbia percorso con successo questa strada. Aggiungo anche che i nostri conti sfasciati hanno una storia antica e non dipendono dalla Merkel. Per ridare competitività al nostro Paese bisogna intervenire con riforme strutturali serie: della pubblica amministrazione, della giustizia, del fisco, del mercato del lavoro, della formazione professionale… E’ il pacchetto di riforme al quale lavora il governo, che può rimettere correttamente in moto il sistema e favorire la crescita.

Sul ruolo delle banche non ha nulla da eccepire? Non le pare che abbiano abdicato al loro ruolo di sostegno all’economia preferendo invece puntare su investimenti certi, funzionali ai propri interessi particolari?
La banca è un’impresa che compra e vende soldi e persegue un profitto come ogni altra impresa.

E allora non sarebbe meglio ripristinare un sistema di banche pubbliche?
Non rimpiango i tempi in cui c’erano e le nomine erano fatte a livello ministeriale per soddisfare interessi politici e per conseguenza i prestiti venivano garantiti agli amici degli amici.

Sta dicendo che un corretto meccanismo stenta a funzionare a livello pubblico?
E’ il confronto con il mercato che garantisce, nella competizione, il rispetto delle regole.

Torniamo al tema della moneta. Cattaneo e Zibordi dicono che sono necessari 200 miliardi per rimettere in moto l’economia, Corrado Passera parla di 350. Ha senso porre la questione in questi termini e, nel caso, chi ha ragione?
L’ordine di grandezza è molto superiore ai 200 e anche ai 350 miliardi. Un anno fa la Bce aveva immesso mille miliardi di nuove banconote, una somma adeguata, ma le banche li hanno utilizzati per tappare i loro buchi o per comprare titoli di Stato. Ora ha fatto un’altra operazione, con presupposti differenti: 400 miliardi per famiglie e imprese a un tasso scontatissimo dello 0,25% legato a un’intimazione alle banche stesse: se non li presti te li tolgo… Dovrebbe funzionare, ma ci vorrà un anno prima che produca effetti concreti.

Però concettualmente lei riconosce che una robusta immissione di moneta serve?
Serve eccome, l’offerta di moneta va aumentata, siamo ben distanti dal rischio di inflazione. Ma attenzione, l’iniezione di liquidità non è la panacea di tutti i mali, serve a contrastare la crisi ma non può essere permanente se non l’inflazione poi esplode…

Questo è evidente, ma oggi farebbe comodo, giusto?
Sì, ma ribadisco che gli effetti diretti non sono immediati. Ciò che invece determina un effetto immediato è il meccanismo psicologico basato sull’aspettativa, cruciale è agire su questo versante. Mi spiego: l’intervento della Bce va bene, ma si potrebbe fare di più. Per esempio, se anziché 400 avesse destinato mille miliardi a famiglie e imprese, avrebbe determinato un positivo choc e una potente iniezione di fiducia per gli operatori del mercato. Il problema è che la Banca centrale europea è frenata da vincoli ed equilibri di natura politica che hanno a che fare con le reciproche diffidenze fra i partner comunitari: è chiaro che dopo quel che è accaduto in Grecia, la Germania guardi con sospetto a un’ipotesi di eurobond. Ma il problema è evidentemente più di natura politica che di natura economica e per risolverlo servirebbe una solida leadership europea che ora manca.

Torniamo al merito della proposta Cattaneo-Zibordi per affrontare la crisi senza uscire dall’euro: l’emissione di certificati di credito fiscale a scadenza differita di almeno un paio d’anni, da attribuire come bonus a famiglie e imprese. Titoli di credito concepiti di fatto come una sorta di valuta interna che gli intestatari potrebbero eventualmente monetizzare immediatamente cedendo sul mercato i crediti ai tassi di interesse corrente…
Ci devo riflettere.

Marattin appare un poco sorpreso, come se in precedenza non avesse considerato con la dovuta attenzione questo aspetto. Ma non c’è tempo per approfondire, perché l’assessore riceve una telefonata e viene risucchiato dagli impegni istituzionali. Però la risposta arriva in differita: “Immaginiamo che io sia lo Stato e nell’economia ci siano solo due consumatori, A e B. Io emetto un titolo di 20mila euro, e lo do a B. A se lo compra per 18 mila euro. Ma se è vero che ora B ha 18 mila euro di liquidità in più, è altresì vero che A ha 18 mila euro in meno… l’effetto aggregato quindi è nullo. Come dicevo, è solo un gioco delle tre carte. Del resto anche in economia ‘nulla si crea e nulla si distrugge’ o meglio, ‘nessun pasto è gratis’.”

Avanziamo un’obiezione: è altresì verosimile che B induca A a scongelare 18mila euro che A avrebbe trattenuto come riserva, con l’effetto che sul mercato vengono immessi 18mila euro che altrimenti sarebbero rimasti immobilizzati.
Replica: “e che ne sai? E se invece A li avesse spesi? In realtà sono sempre quei soldi che il governo (o la banca centrale) ha immesso nel sistema economico all’inizio. Ma allora tanto vale ridurre le tasse per quell’ammontare (con interventi di politica fiscale) o aumentare la base monetaria per quell’ammontare (politica monetaria). Null’altro al di fuori di questo”.

Null’altro, ma ce n’è abbastanza per intavolare il confronto. L’appuntamento pubblico è per la seconda metà di luglio.

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