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Democrazia ed ecologia

17 aprile 2016: Referendum popolare per proporre l’abrogazione della norma che concede di protrarre le concessioni per estrarre idrocarburi entro 12 miglia nautiche dalla costa italiana sino all’esaurimento della vita utile dei rispettivi giacimenti.

Per approfondire:
Trivelle sì, trivelle no, forse non è solo questo il problema
Alcune cose da sapere sul Referendum del 17 aprile
dalla stanza di Chiara Ricchiuti: Referendum Notriv 17 aprile: cosa sapere prima di andare a votare

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Isabel Allende

I problemi ecologici sono la frontiera politica del futuro. (Isabel Allende)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

IL FATTO
Gli scienziati al governo: non trivellare l’Adriatico, ma sviluppare le energie rinnovabili

Un gruppo di 22 docenti e ricercatori dell’Università e dei Centri di Ricerca di Bologna, guidato dal chimico Vincenzo Balzani, ha scritto una lettera aperta al Governo di severa critica riguardo la Strategia energetica nazionale, recentemente ribadita nel decreto Sblocca Italia. La lettera è pubblicata sul sito energiaperlitalia [vedi] insieme ad un appello per lo sviluppo di una strategia energetica integrata basata su sobrietà, efficienza energetica e sviluppo delle energie rinnovabili.
Secondo gli scienziati firmatari della lettera, il problema energetico deve essere affrontato congiuntamente da almeno cinque prospettive diverse (scientifica, economica, sociale, ambientale e culturale) e la sua soluzione non può prescindere dal fatto che la fine dell’era dei combustibili fossili è inevitabile e che ridurne l’uso è urgente per limitare l’inquinamento dell’ambiente e contenere i cambiamenti climatici. La lettera e l’appello sottolineano anche che la transizione dall’uso dei combustibili fossili a quello delle energie rinnovabili sta già avvenendo in tutti i Paesi e che, sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie ad esse collegate, l’Italia ha un’occasione straordinaria per trarre vantaggi in termini economici (innovazione nelle aziende, nuovi posti di lavoro, riduzione dell’inquinamento) dalla transizione energetica in atto.
Anziché dare impulso allo sviluppo delle energie rinnovabili e promuovere una cultura basata su sobrietà ed efficienza, la strategia energetica del governo facilita ed incoraggia le attività di estrazione di quantità, peraltro marginali, di petrolio e gas in tutto il territorio nazionale, comprese aree densamente popolate, tutta la costa del mare Adriatico e zone di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come quelle di Venezia e Ravenna. Tutto ciò in contrasto con le affermazioni di voler ridurre le emissioni di gas serra e, cosa ancor più grave, senza considerare che le attività di trivellazione ed estrazione ostacolano e, in caso di incidenti, potrebbero addirittura compromettere la nostra più importante fonte di ricchezza nazionale: il turismo.

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“L’Emilia e il Cile: io, marchiato da due terremoti”

di Antonio Martella

Da CHIMBOTE – Così imprevedibile e implacabile, la natura; così  impotente e impaurito, l’essere umano. Talvolta la frenesia della vita quotidiana impedisce di fermare lo scorrere del nostro pensare e capire i piccoli grandi avvenimenti che ogni giorno sua maestà Natura pone davanti al nostro filtro oculare.
Il terremoto che ha colpito il Cile il primo aprile scorso è solo una delle tante circostanze che ogni giorno invadono l’irrazionale umano.
L’entità del terremoto, con una magnitudo di 8.3, fortunatamente non ha causato così tanti danni quanti se ne potrebbero attendere da un scossa di questo livello.
Sei morti, diverse abitazioni distrutte, qualche frana che ha bloccato la normale viabilità, migliaia di persone rimaste senza corrente elettrica e tanta tanta paura, quello sgomento che chi ha passato il terremoto in Emilia conosce bene, quella pietrificazione e impotenza che sono archetipiche nell’uomo.
E’ un legame arcaico che ci unisce a madre natura; e il sentimento che ci governa ci dovrebbe, a volte, far riflettere su cosa affrontiamo, produciamo e creiamo nel nostro quotidiano.
L’uomo è l’ineffabile impotenza, la natura e la sorprendente  devastazione. In che misura oggigiorno l’uomo può resistere e opporsi nei confronti della sorprendente e imprevedibile natura? E’ il mio interrogativo, dopo gli eventi sismici emiliani e cileni che mi hanno coinvolto in prima persona.
Sono state delle lunghe e travagliati notti quelle vissute  tanto dalle popolazioni emiliane come dai loro compagni di sventura della costa del pacifico settentrionale. 1 aprile 2014  e 20 maggio 2012 sono due date che indelebilmente rimarranno incise nella mia memoria.
Sono quegli interminabili istanti che fanno partire la mia riflessione per cercare di afferrare cosa l’uomo sia arrivato effettivamente a comprendere, nonostante tutti gli studi e le grandi scoperte in ambito scientifico, della scienza sismologica: quel poco o quel nulla.
Sicuramente l’evoluzione della scienza ci ha concesso una qualità di vita straordinariamente migliore rispetto ai nostri antenati, la vita media  dell’uomo nel mondo è intorno ai 70 anni, la malnutrizione e le epidemie sembrano quasi essere un retaggio del passato, o è questo che cercano di propinarci respingendo in un angolo remoto le sofferenze di una consistente parte della popolazione del pianeta, e con una buona dose di fortuna noi ‘occidentali’ riusciamo a vivere gli ultimi anni della nostra vita godendo i frutti del nostro stremante lavoro.
Ma nel momento in cui si presentano eventi simili , tutta l’evoluzione si ferma, la grande scienza si trasforma in un piccolo bambino impaurito e tutti gli sforzi di una vita sembrano scomparire in poche frazioni di secondo.
Siamo risucchiati dalla spirale della vita che non lascia tempo alla razionalizzazione di circostanze come terremoti, tsunami, le eruzioni vulcaniche, insomma le famose calamità naturali, ma nel momento in cui accadono, proprio in quell’attimo riecheggiano in noi quei sentimenti ancestrali, come dei segnali di una straordinaria forza, risvegliando quella collettiva emotività primoridiale .
Bene, la sismologia avrà pure fatto dei passi da gigante negli ultimi anni, ma non penso che riuscirà mai a prevedere per tempo l’inopinabile e sorprendente natura. Componente emotiva e memoria hanno il ruolo di attaccante e portiere per chi ha già avuto l’onore di confrontarsi con sua altezza il Sisma.
L’irrazionalità della natura governata dalle più razionali delle leggi, la matematica, una strana dualità intrinseca nella natura, come altrettanto nell’uomo: ecco l’azzardo e il paradosso che non trovano composizione.
Ed è qui che mi interrogo su come l’uomo, nell’illusione di governare questi eventi e nell’inaccettabile consapevolezza di non poterci riuscire si comporta: come se tutto fosse scontato, nell’epoca dell’incertezza.
La scelleratezza e l’irresponsabilità di chi osa tanto non sempre porta buoni frutti, le trivellazioni che provocano subsidenza ne sono l’esempio palese. Basti ricordare che in Cile, uno dei Paesi più colpiti dal punto di vista sismico, il terremoto di Valdivia del 22 maggio 1960, conosciuto anche come Grande terremoto cileno, il più potente dei terremoti mai registrati nella storia mondiale della sismologia, con una magnitudo momento di 9,5, fu innescato proprio da una sorta di subsidenza, in quel caso naturale: in termini scientifici si parla di subduzione della placca terrestre. Il suo epicentro fu localizzato nei pressi di Canete, circa 900 chilometri a sud di Santiago, ma la città più colpita fu Valdivia. Dopo la scossa principale, una serie di fenomeni tellurici continuò a sconvolgere il sud del paese sino al 6 luglio.
Il sisma fu avvertito in differenti parti del pianeta e produsse uno tsunami, con onde alte fino a 25 metri, che colpì diversi stati fino alla sponda opposta dell’oceano Pacifico: Hawaii (devastando Hilo), Giappone, Filippine, Nuova Zelanda, Australia e Alaska. Lo stesso fenomeno fu inoltre causa dell’eruzione del Vulcano Puyehue. Le cifre esatte sulle perdite umane e materiali sono sconosciute, ma le stime più credibili parlano di tremila morti, più di due milioni di sfollati, e danni tra 400 e 800 milioni di dollari Usa (tra i 2,9 e i 5,8 miliardi del 2011), dati comunque piuttosto contenuti in confronto all’entità del terremoto, anche a causa della bassa densità della popolazione e degli edifici costruiti principalmente in legno.
Sono questo genere di calamità che ci fanno intendere la fragilità dell’uomo di fronte a tanta forza distruttiva, la raggiante forza della natura e l’impotenza dell’essere umano, uno dei temi più discussi nella storia del pensiero; che ci attraversa e ci scuote ad ogni nuova catastrofe.

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Ambientalisti contro Hera, scotta l’acqua calda della geotermia

Dopo il sondaggio, la pausa. Di Hera. E l’indignazione del fronte ambientalista. La prima è in stand by, il secondo è in subbuglio per il possibile raddoppio della centrale geotermica e ampliamento della rete di teleriscaldamento. In mezzo il Comune, il sindaco Tiziano Tagliani a cui si imputa di non aver condiviso il contenuto dei quesiti posti ai ferraresi e l’amicizia troppo stretta con la holding dell’energia.‘Ho agito nel rispetto di tutti i cittadini e, soprattutto, per il bene della città – spiega il primo cittadino – C’eravamo dati degli obiettivi, sono stati rispettati dagli incontri pubblici fino all’illustrazione del progetto sul polo delle energie rinnovabili’. Gli oppositori, ovvio, protestano. ‘Doveva essere una consultazione popolare e non lo è stata – dice Maria Teresa Pistocchi dei Grilli estensi – Bisognava informare meglio e di più le persone. Faccio un esempio: il business di Hera lo pagheremo noi contribuenti, verrà scaricato sulla bolletta’.

E’ molto arrabbiato Marco Piva del Comitato FerrAriaSalute. ‘Il sindaco non ha mantenuto gli impegni presi, glielo dirò una volta di più all’incontro del 27 a Boara al circolo Arci la Ruota – dice – dove alle 18 va a fare campagna elettorale. Lui ha i numeri dalla sua, ma io sono pronto a rivolgermi alla Procura, se solo ci sarà una virgola fuori posto in questa operazione di falsa geotermia, che interessa una zona inadatta dentro il parco urbano, collocata proprio nel cono di ricaduta dei fumi del polo chimico’.
Il 62 per cento dei 1500 maggiorenni ferraresi intervistati al telefono sul raddoppio della centrale geotermica e l’ampliamento della rete di teleriscaldamento, si sono detti favorevoli. Con soddisfazione di Fausto Ferraresi, direttore del teleriscaldamento del gruppo e del sindaco, che ha promosso la ‘ricognizione’ prima di restituire alla multiutility dell’energia il via libera per dare il via al progetto. Cominciando dalle richieste a Provincia e Regione sullo screening di fattibilità. ‘Lo screening di fattibilità non basta – incalza Piva – visto le quattro cisterne della centrale e tutto il resto, c’è bisogno della valutazione di impatto ambientale’.

‘Non ci sono novità né decisioni per il momento’, dicono da Hera. Dopo l’accelerazione è silenzio sul ‘piano, 50 milioni di euro d’investimento per riscaldare con acqua calda 15 mila abitazioni nella parte est della città, portando il numero complessivo delle case interessate a 37.500 contro le attuali 23mila. Il nuovo polo, sostiene Hera, produrrà 289 GWh di energia termica, di cui il 91 per cento da energie rinnovabili e di recupero. Prima fra tutte, la geotermia, di cui il nostro sottosuolo è ricco tanto da utilizzarla oramai da 25 anni nella parte ovest della città. Per Hera è il sistema maggiormente ecocompatibile: riscalderà il 40 per cento della abitazioni cittadine, sarà alimentato con il 56,4 di energia proveniente da geotermia, il 34,3 per cento dal termovalorizzatore, grazie allo sfruttamento di rifiuti e biomasse, dallo 0,3 per cento di calore termico e solo dallo 0,9 di gas, unica fonte non rinnovabile.

L’anima verde dell’energia ferrarese dovrebbe celarsi nel parco urbano, nell’area occupata dall’inceneritore in disarmo di via Conchetta, dove dovrebbe nascere la nuova centrale geotermica, sorella di quella di Casaglia gestita da Hera. L’acqua calda, secondo Hera, dovrebbe trovarsi sotto la crosta terrestre. Due o tre chilometri in profondità. ‘E’ un’occasione, meritevole di essere colta – dice il primo cittadino – Abbiamo la fortuna di avere delle fonti geotermiche in casa, che sono cosa ben diversa dal teleriscaldamento’. In sostanza, sostiene Tagliani, l’acqua calda l’abbiamo, siamo fortunati, non c’è bisogno di riscaldarla più di tanto.
‘Non sappiamo quale è il rischio reale, non sappiamo se il trivellare interferisca o meno con l’attività sismica, non ci sono dati sufficienti, ce lo ha spiegato il geologo Franco Ortolani, ma non c’è stato nulla da fare – sbotta Piva – In realtà via Conchetta è il posto meno adatto, siamo in una zona dove l’incidenza tumorale e 3 volte e mezzo superiore a quella di altre parti della città. Se fosse vera geotermia il problema non si porrebbe; a crearlo è la temperatura dell’acqua, che ha bisogno di essere riscaldata con l’ausilio dell’inceneritore’. Un inceneritore che nonostante il virtuosismo dei ferraresi nell’applicarsi alla raccolta differenziata, sostiene, continua a bruciare i rifiuti di altre città. ‘Trattiamo 40 mila tonnellate che vengono da fuori. Le emissioni si respirano dappertutto – dice – sicché non è solo Malborghetto a farne le spese ma la città’.

‘Stiamo parlando di finta geotermia’, attacca Valentino Tavolazzi di Progetto per Ferrara. ‘Non esistono giacimenti geotermici, l’acqua esce a un centinaio di gradi, è una temperatura insufficiente per scaldare un quarto della città’. Lo inquieta il contributo del termovalorizzatore indispensabile a innalzare la temperatura dell’acqua nella corsa lungo i tubi. Soprattutto nel caso di via Conchetta, dove l’oro bianco perderebbe calore nella risalita molto più che a Casaglia, dove si trova a meno della metà della profondità. ‘Lo chiamo il cancrovalorizzatore e sarà lui a integrare per un terzo le temperature’. Se il progetto passerà, insiste, Hera avrà garantito 30 anni di vita all’inceneritore, incatenato un pezzo di città a un progetto in cui non si prevede alcuna possibilità di negoziato per i cittadini.
A farne le spese i proprietari delle case allacciate. ‘Chi avrà una casa nuova, per fare un esempio, volendo cambiare sistema di riscaldamento dovrà costruirsi una canna fumaria con altri esborsi – prosegue – Non dimentichiamo inoltre, che i pozzi di Casaglia sono in regime di scadenza, Hera ne è solo il gestore, la centrale di via Conchetta sarebbe un toccasana per la multi utility che si renderebbe autonoma. Più utile e sano sarebbe spegnere il termovalorizzatore puntando su una corretta differenziata dei rifiuti’. Tra le cose negative Tavolazzi elenca il mancato controllo degli eventuali prezzi delle bollette ‘tariffe ad altissimo margine fuori dalla giurisdizione di qualsiasi authority’.

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