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Riposizionamenti. Cosa chiede veramente la gente alla politica

Il nostro sistema di sviluppo, improntato alla (e sulla) crescita finanziaria, è profondamente sbagliato, crea disuguaglianze, funziona solo per pochi, non considera la condivisione, ignora la cooperazione e si basa su confusioni macroeconomiche e sul monopolio assoluto del sistema di informazione che ha il compito di oscurare qualsiasi notizia possa tendere a chiarire le dinamiche della creazione delle scelte politiche.
Fatta questa premessa, e considerato che siamo prossimi alle elezioni (europee e comunali), cosa si può pretendere da coloro che vogliano rappresentarci? Semplicemente che portino avanti delle proposte radicali, un cambio di prospettiva dal punto di vista antropologico, sociologico e culturale. Niente di particolarmente complicato, in fondo. L’importante è che non ci parlino del colore delle tende da attaccare alle finestre dell’edificio che sta crollando.
La gente comune si sta accorgendo che qualcosa non va nel rapporto che dovrebbe esistere tra promesse e realizzazione delle stesse. Nota che il sistema si sta avvitando su se stesso, che la crisi non passa, ma anzi si scorre da una recessione grave a una recessione meno grave, attraverso una recessione così così. La gente comincia a chiedersi se non ci sia qualcosa di sbagliato nelle ricette politiche ed economiche, e anche a interrogarsi sull’integrità di chi le ha portate avanti fino ad adesso. Addirittura (!) sta imparando a controllare su google se chi oggi promette sia già stato Presidente del Consiglio, Ministro o Sindaco, almeno dal 2008 a oggi.

Anche a Ferrara, certo. Il Pd non ha funzionato sulle grandi questioni, non ha rottamato, non ha diminuito la disoccupazione, non ha frenato la chiusura delle aziende, non ha difeso il risparmio, ma durante il suo interregno gli amministratori delegati sono rimasti al loro posto, la ricchezza non ha smesso di crescere, ma si è accentrata sempre di più, le banche esistono ancora, mentre i risparmi si sono volatilizzati e ci si sente meno sicuri nel proprio Paese, nella propria città e persino nella propria casa.
E la gente se ne sta accorgendo, anche a Ferrara. Si accorge che qualcosa non sta funzionando e si traveste da leghista perché chi vuole mantenere il potere sulle scelte sta fingendo ancora, ma in maniera diversa e, se possibile, più articolata.
Per certe persone, dal 2008 ad oggi, non è mai venuto il momento di prendersi qualche responsabilità, di uscire dallo schema “ce lo chiede l’Europa”, “lo impongono i mercati”, “non ci sono soldi” e via discorrendo. E non c’è tempo di farlo perché, come al solito, il tempo sta finendo e il cielo sta crollando sotto i colpi giornalieri dei carri armati fascisti e della destra oscura che ha osato persino elargire un reddito di cittadinanza agli italiani fannulloni, come mettono in guardia Forza Italia e la Confindustria.
Il tempo è di nuovo finito, e allora chi può spinge sulla solita nuova vecchia strada. Si grida “al lupo al lupo”, che oggi è Salvini mentre nel 2008 era lo spread e domani chissà, magari il rivoluzionario cubano Di Battista. Bisogna allora affrettarsi a firmare l’appello di Calenda che invita a stringere il legame con l’Unione Europea (premio Nobel per la pace nonostante le bombe e gli interventi armati nel mondo, nonostante la Grecia e la Bce), in maniera tale che tutto rimanga uguale senza rischiare di cambiare qualche principio di base alla struttura dell’inganno.

E Calenda, addirittura, si presenta come il nuovo che avanza, un nuovo che sarà sicuramente in grado di tirare dentro i refrattari della ‘verace’ sinistra di Leu, amica del popolo e dei diritti (purché non siano diritti sociali ovviamente), e, quindi, se vogliamo continuare a tenere la testa ben conficcata nella sabbia, dobbiamo firmare il suo appello ovviamente sostenuto dal Pd sempre attento a non smentirsi (LEGGI QUI), ignorando quello di Malvezzi per una economia umanista (LEGGI QUI).
Ma mentre aspettiamo un appello a nome dei cittadini e il sistema si avvita su stesso, qualcosa comincia a scricchiolare e a seguire il sentimento popolare. IlSole24ore titola “Recessione alle porte, il modello ‘solo export’ non funziona più” e sapete cosa vuol dire? Che possiamo cominciare a segnare qualche punto sulla strada della chiarezza e delle scelte fatte da qualche governo del recente passato. La soluzione non era quella che Monti ci aveva propinato, ma l’esatto contrario, ovvero non doveva essere “distrutta la domanda interna” (https://www.youtube.com/watch?v=LyAcSGuC5zc), come aveva dichiarato, ma andava sostenuta. Perché la ricchezza per un Paese è quello che riesci a creare e a trattenere nel tuo circuito interno. Viene prima l’economia del territorio, della regione, del Paese e poi la tua capacità di esportare l’eccesso. Perché quando un Paese si sviluppa attraverso l’esportazione, necessariamente qualcun altro è costretto ad importare e a svilupparsi di meno.
Esportiamo più formaggi a spese di chi produce formaggi in un’altra parte del mondo, ma il progresso reale sarebbe produrre gli stessi formaggi preoccupandosi che il Paese che li produce li possa acquistare altrimenti sarebbe (anzi lo è) come dire che i paesi africani sono ricchi e felici perché si ammazzano nelle miniere per estrarre diamanti che non potranno mai regalare alle mogli.

Un cambio di prospettiva, appunto. Cooperazione e sostenibilità umana e ambientale, invece che concorrenza sfrenata e legge del più forte che, come sa chi ha studiato un po’ di storia, rende il popolo semplice ragioniere del benessere altrui.
Il sistema scricchiola e Monti, Visco, Radio24 con Giannino provano a riposizionarsi (poco poco, giusto per dire che loro sanno e sono bravi anche se non fanno) ed ecco che in fondo la spesa pubblica, in periodi di recessione, si può fare. Quindi lo Stato potrebbe intervenire adesso, compromettendo la divina neutralità dello stesso, e spendere. Probabilmente lo dicono perché se il sistema si avvita troppo, allora banche, finanza e industriali ci rimettono qualcosa, mentre ieri, quando bisognava aiutare i piccoli imprenditori e i risparmiatori, non si poteva fare.
Dunque sbagliato affidarsi alla crescita attraverso le esportazioni e sbagliato vietare allo stato l’intervento in economia, ma questo non cambia il fatto che abbiamo dovuto sopportare, per politiche sbagliate, consolidamento fiscale (aumento delle tasse) e diminuzione dei salari e delle pensioni (oops… aumento della produttività). L’unica cosa che ci resta è il ricordo, per non cadere negli stessi errori davanti ad una scheda elettorale.
Ma la gente (sempre la stessa) se n’è accorta. Sta capendo che questo sistema non funziona, e qui sta il fatto nuovo (dispiace per il compagno Fratoianni, ma era meglio Che Guevara). La gente sta capendo e ha poche persone a cui affidarsi per portare avanti le proprie istanze, e allora si affida a Di Maio e Salvini che rispondono alla testa delle persone parlando con la pancia. Rispondono ad un sistema di sviluppo sbagliato, certo con mille contraddizioni e con la strategia del gambero, ma la gente si aggrappa a loro perché le cassiere sanno che la domenica è meglio stare con la famiglia, piuttosto che tenere aperta la coop. Ma il Pd, il partito del popolo, risponde che tenendo aperta la coop di domenica si assicurano più posti di lavoro, perché meglio lavorare di più, fare i turni di domenica, accettare limature a salari e diritti che stare in mezzo alla strada.
Ed è qui che la sinistra si perde e perde, perché dimostra ancora una volta che non vuole capire ciò che altri, invece, stanno capendo, si stanno risvegliando dal torpore e pretendono una reale attenzione che tanti, in particolare al Sud, faticano a credere stia venendo dalla Lega (Nord).

Qualcosa non va nella narrazione e ce ne stiamo accorgendo. La gente si è accorta che anche cedendo su salari e diritti come gli è stato chiesto dai partiti della sinistra in sintonia con Confindustria e il guru della finanza Serra (l’amico e consigliere di Renzi), anche aggrappandosi all’Europa della Germania, la disoccupazione è all’11% (mentre lì tende al 3%), le scuole ci cadono in testa, i libri lo Stato non li passa nemmeno per lo studio dell’obbligo, la sanità peggiora e i servizi diventano una chimera… Ma come? Confindustria e Pd e Forza Italia e Più Europa parlano di “industria 4.0” e dell’Europa che assicura i diritti, ma la tecnologia toglie lavoro ed esistono ancora gli straordinari?
Ma dove sono i diritti che il sistema finanziario-capitalista ci doveva assicurare, insieme al benessere e alla crescita esponenziale? Abbiamo meno tempo libero, meno servizi e nemmeno sappiamo più cosa aspettarci dal futuro, in questo disastro contemporaneo dove ognuno grida, etichetta e confonde senza freni. Non è più un diritto il lavoro e nemmeno la famiglia. La ricerca della produttività ci impone di lavorare facendo gli straordinari per comprare l’iphone ai figli che però ci sfuggono comunque e nonostante il registro elettronico. In questo pluridecennale disastro, il problema sarebbe il governo M5s-Lega?

La gente ha capito che non c’è niente da capire e stanno firmando una cambiale in bianco a chi sta dimostrando almeno un po’ di empatia nei loro confronti. E questo per colpa di chi ha venduto fumo per decenni, conformandosi e consolidando un sistema ineguale e a sviluppo verticistico, addirittura considerando quasi una sciocchezza la richiesta di più attenzione alla realtà di tutti i giorni, alla fatica di vivere la quotidianità, preferendo sbracciarsi per affari più “mediatici” come la barca in mezzo al mare che non trova un porto sicuro.
Ed allora, quando parla Salvini si riempiono le piazze semplicemente perché dà l’idea di voler andare, insieme a Di Maio, verso la riaffermazione della presenza dello Stato, di voler ridare centralità alla spesa pubblica, alla direzione politica della cosa pubblica, difendere la democrazia e lo spazio democratico attraverso la sovranità politica ed economica. E la gente apprezza perché comprende che non esiste il pericolo di una destra estrema al governo, fiuta l’inganno dell’esagerazione di gridare ad un pericolo razzismo nel Paese, sa che in Veneto e in Lombardia non è stato ripristinato il sabato fascista ma che, anzi e purtroppo, anche lì è ancora imperante il sistema di sviluppo neoliberista. E che si potrebbe fare meglio, certo la luce è altrove e non siamo ingenui, ma che Monti, Cottarelli, Visco, Giannino e Ilsole24ore hanno fatto e detto molto peggio di così.

Archivio: dichiarazioni di Mario Monti alla Cnn

in copertina illustrazione di Carlo Tassi

Ecco perché il debito pubblico italiano continua a crescere

Il fatto che il debito pubblico italiano continui a crescere è dovuto esclusivamente all’impossibilità di controllare gli interessi. Nel sistema attuale, del resto, l’unica entità che potrebbe farlo è la Banca Centrale Europea acquistando i Titoli in ultima istanza, ovvero autorizzando le banche centrali dei 19 Paesi dell’eurozona a farlo.

Operazione del resto effettivamente autorizzata per quasi tre anni attraverso il programma denominato Quantitative Easing (alleggerimento quantitativo), un programma lanciato in Europa dopo che anni prima anche altri Stati come gli U.S.A. e il Giappone avevano fatto altrettanto. In eurozona siamo partiti tardi e questo ha prodotto effetti incerti soprattutto sulla disoccupazione che mentre negli altri Paesi è scesa anche sotto il 5% in Italia si è tenuta ben al di sopra del 10%.

Quando una banca centrale fa da “pompiere”, raffredda le tensioni sui mercati intervenendo per comprare Titoli del debito pubblico, toglie alla speculazione parte del ricatto nei confronti degli Stati, tiene gli interessi bassi ed evita ai telegiornali di dover aprire tutte le loro edizioni gridando all’innalzamento dello spread e al prossimo e sicuro default.

Nel 2011, in pieno governo Berlusconi, lo spread arrivò a 552 e, nonostante l’arrivo di Monti, lo stesso altalenò fino a quando Draghi, Governatore della Banca Centrale Europea, pronunciò la famosa frase “Watever it takes…”. Disse, in pratica, che la BCE avrebbe difeso l’euro, cioè avrebbe acquistato Titoli di Stato. Non lo fece, ma la sola “minaccia” fece calare definitivamente lo spread, cioè i tassi di interesse che si pagano sul debito pubblico. Da notare, infatti, che il programma di acquisto iniziò solo nel marzo del 2015, ben due anni dopo, ma la sola frase bastò ai mercati perché smettessero le loro azioni speculative e a riportare la pace nei telegiornali.

Durante i governi successivi e quindi di Monti, Letta, Renzi e Gentiloni però al debito pubblico successe questo

Grafico dal def 2017 fonte MEF

Una crescita esponenziale, un regalo per le “generazioni future”, volendo imitare Cottarelli, nonostante l’aiutino di Draghi.

In ogni caso, e grazie alle operazioni di acquisto della BCE, lo spread si è tenuto basso fino ad oggi che siamo in zona tapering, ovvero in dirittura d’arrivo. E’ stato infatti stabilito che tali acquisti si dovranno interrompere alla data del 31 dicembre 2018 e che in questi ultimi tre mesi le banche centrali potranno acquistare solamente 15 miliardi di titoli di stato al mese.

Bisogna, insomma, far riabituare il mercato ai suoi ritmi normali e, considerando che si era arrivati a comprare Titoli fino a 80 miliardi al mese, si comprenderà che siamo prossimi alla riapertura delle autostrade della speculazione. Già lo spread comincia a lanciare i suoi segnali di ripresa, nascosto però nelle sue ragione dalle urla di Salvini e Moscovici.

Purtroppo i Governi che si sono succeduti nonostante l’ombrello di protezione offerto dalla BCE non hanno saputo approfittarne per “manifesta incapacità gestionale”, né sul piano dello sviluppo, né per la riduzione della disoccupazione, né tantomeno per la riduzione del tanto temuto debito pubblico. La cattiva gestione della cosa pubblica degli ultimi anni, nonostante le ottimi condizioni generali relative ai tassi di interesse e al credito a buon mercato, lascia oggi una situazione difficile.

Alto debito, visto come la peste nera dagli euro burocrati, e in crescita per il rialzo degli spread, alta disoccupazione con poca capacità strutturale di poterla assorbire, condizioni internazionali sempre più critiche sul piano delle esportazioni per le crescenti tensioni tra USA, Germania e Cina (cioè tra chi compra – USA – e chi vende – Germania e Cina) che potrebbero portare a guerre commerciali e veti incrociati, non fanno ben sperare per il futuro. Soprattutto in virtù del fatto che dall’ultimo Marzo in Italia stiamo ancora attendendo operazioni politiche degne di questo nome.

ECOLOGICAMENTE
L’assetto idrogeologico nel tempo

Spunti di riflessione tratti dal libro che ricorda e festeggia 150 anni del Corriere della Sera, Editore Rizzoli.
Prima pagina: “una visione del passato aiuta a vivere l’oggi”.

Lunedì 8 ottobre 1888
“Badiamo ai monti. I disastri fluviali che hanno desolato recentemente la zona superiore della valle del Po ci ripongono innanzi il solito problema che ad ogni inondazione si comincia a discutere e dopo ogni in d’azione si oblia. Quali sono i mezzi con i quali impedire il ripetersi di queste sciagure? C’è lo stiamo chiedendo ancora, senza risposta. Di queste noncuranze però, e di queste ingiustizie i monti si vendicano qualche volta, e allora fanno sentire terribilmente alle pianure il loro quos ego. La nostra legge sulle opere pubbliche è, rispetto a questi bisogni idraulici, di una deplorevole insufficienza”.

Mercoledì 24 giugno 1903
“Indifferenza funesta: le piogge fastidiose del mese di giugno non hanno allarmato l’opinione pubblica perché i fiumi non hanno straripato e delle città intere non sono state distrutte, come l’anno scorso in Sicilia, per la violenza dei nubifragi; ma quei pochi dei quali in Italia si preoccupano dell’urgenza dei rimboschimenti non hanno potuto non pensare che ogni pericolo di maltempo aggiunge qualcosa ai danni antichi e rende più difficile è costosa l’opera di salvezza”.

Venerdì 16 novembre 1951
“La piena del Po ha assunto proporzioni veramente catastrofiche. Commossa solidarietà del Parlamento agli abitanti delle zone alluvionate”.

Venerdì 11 ottobre 1963
“L’onda della morte. Una catastrofe inimmaginabile. Cadaveri dappertutto, ma molti non avranno mai sepoltura. Il disastro e’ avvenuto in pochi minuti: una valanga liquida è scesa fulminea dalla diga per la frana di un intero costone del Monte Toc”.

Domenica 6 novembre 1966
“l’Arno decresce, l’Adige e il Tagliamento rompono. Desolazione e carestia a Firenze e Venezia, Trento, il Friuli e mezza Toscana allagati. L’Italia impreparata a difendersi dalle alluvioni, ma la previsione di questi fatti, con descrizione di cause note da molto tempo e con proposte di rimedi, la troviamo in relazioni scritte già anni or sono da esperti universitari e da ingegneri del genio civile. Il Parlamento nel 1962 approvò la Legge dei Fiumi lasciando le cose al punto in cui sono”.

Martedì 29 aprile 1986
“Valanghe e alluvioni nel Nord Italia. Continua l’andata di maltempo con piogge in pianura e nevicate in montagna. Numerosi i paesi isolati dalla slavina nelle valli. Ancora straripati i laghi Maggiore e d’Orta. In piena Ticino, Sesia e Dora”.

Per non dimenticare l’alluvione del Sarno 1998, Genova 2014, Livorno 2017 e tante altre vicende drammatiche.
La storia più recente ce la ricordiamo e vorremmo non si ripetesse.

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