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Magistratura e politica, una difficile dialettica

“L’Italia non è un paese normale”, “basta pensare al fatto che tre Presidenti del Consiglio negli ultimi anni sono stati indagati o condannati per fatti gravissimi: Giulio Andreotti, su cui pendeva l’accusa di associazione a delinquere andata prescritta, Bettino Craxi accusato di corruzione e morto latitante o esule che dir si voglia, e Silvio Berlusconi, condannato per frode fiscale”.

incontro chiavi lettura

Bastano queste parole del magistrato Leonardo Grassi a dare la misura della delicatezza e dell’attualità del tema affrontato nel quarto appuntamento del ciclo “Chiavi di lettura, opinioni a confronto sull’attualità”, organizzato da Ferraraitalia nella Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea: “Il potere dei giudici: diritto e rovescio dell’intangibilità dei magistrati”.
Grassi è presidente di sezione della Corte d’Assise d’appello del tribunale di Bologna, in passato si è occupato fra gli altri dei casi giudiziari relativi alle stragi dell’Italicus e della stazione di Bologna; insieme a lui, nel ruolo di “provocatore” – come lo ha definito Andrea Vincenzi di Ferraraitalia nell’introduzione al dibattito – Gian Pietro Testa, inviato speciale del Giorno negli anni Settanta, poi all’Unità, ad Avvenimenti, direttore del quotidiano napoletano Senza prezzo, direttore dell’emittente televisiva Ntv, scrittore e poeta.
Alla domanda di Gian Pietro “Chi è il giudice oggi in Italia?”, Grassi ha risposto: “E’ una domanda difficile. I giudici non dovrebbero occuparsi di tutto, dare un contributo alla formazione dell’opinione pubblica, in Italia però la situazione è diversa. Nel corso degli anni c’è stata una sovraesposizione della magistratura, che ha anche esercitato un ruolo di supplenza rispetto al deficit di altre Istituzioni”.
Il rapporto conflittuale con la politica è iniziato per lui “dai tempi dell’arresto di Calvi, negli anni Settanta, perché già allora la magistratura è andata a intaccare gli ambiti di un potere politico distorto”; “il governo dei giudici però non c’è mai stato – ha continuato Grassi – i magistrati hanno governato una serie di processi che hanno avuto un effetto mediatico e anche sul contesto politico contingente, l’esempio emblematico è stato Mani Pulite”. “Ma allora – ha chiesto Testa – come rimettere ordine?”, “Forse non è ancora il momento di mettere ordine, perché non sì è ancora espressa un’onesta intelligenza organizzativa per una riforma organica” del sistema giudiziario italiano. “Quello di cui mi rammarico – ha concluso il magistrato – è che il potere politico non ha saputo affrontare in modo razionale ed efficace i problemi che il lavoro della magistratura portava alla luce. Per questo ci troviamo ancora oggi in un groviglio di situazioni opache”.
Fra i temi sollevati nel corso del pomeriggio anche il dibattito interno alla magistratura su “una gestione costituzionalmente e socialmente orientata” del proprio mestiere e lo spinoso nodo della responsabilità civile dei giudici. Quest’ultima ripetterebbe un principio di equità, ma potrebbe anche essere anche un’arma a doppio taglio, perché da una parte si salvaguarda il principio della responsabilità individuale delle proprie azioni, dall’altra però si introduce un potenziale elemento di pressione sui magistrati, un freno in particolare per le azioni condotte nei confronti di imputati ‘eccellenti’.
Gian Pietro Testa ha dato voce a un’autocritica del giornalismo a questo proposito: “quanto influisce su questo dibattito il giornalismo, che intuisce o ipotizza dove bisognerebbe andare a parare e insiste in quella direzione? Ormai qui si va avanti a forza di scandali, non di problemi”. Secondo Grassi questo è un tema “affrontato spesso con spirito di rivalsa”, mentre l’obiettivo dovrebbe essere “trovare un punto di equilibrio fra le due esigenze di affermare la responsabilità in caso di errore e di salvaguardare il magistrato, pubblico ministero o giudice, da richieste risarcitorie pretestuose”.

Gea Scancarello, pioniera della sharing economy: “Attraverso lo scambio ritroviamo la fiducia negli altri”

Un dato sorprendente: lo scorso Natale ben quattrocentomila persone in Italia si sono mosse utilizzando i servizi di quelle piattaforme web che mettono in contatto gli utenti consentendo loro di condividere beni e risorse, come per esempio un passaggio in auto. E’ un’abitudine che si sta diffondendo: dieci miliardi di euro è il valore attributo a livello di Unione europea a questa nuova economia di scambio, ancora tutta da esplorare.
Le domande sono tante. Cosa si intende per sharing economy, che dimensioni ha assunto il fenomeno in termini economici e dal punto di vista dei comportamenti, come si stanno riorientando i modelli di consumo e di produzione in risposta a questa nuova significativa tendenza e, infine, quali effetti avrà nel medio e lungo periodo ‘l’economia della condivisione e dello scambio’ in rapporto agli assetti e alle relazioni comunitarie. Per sciogliere questi interrogativi ci siamo rivolti a Gea Scancarello, che della sharing economy è fra le più acute osservatrici.

Ferraraitalia ha in programma per lunedì prossimo 29 febbraio alle 17 nella sala Agnelli della biblioteca Ariostea un nuovo incontro del ciclo “Chiavi di lettura, opinioni a confronto sull’attualità”, al quale parteciperanno i sociologi Maura Franchi e Bruno Vigilio Turra [leggi l’articolo di presentazione]. Titolo: “Solidali e felici, un altro mondo è possibile: dal mutualismo alla sharing economy“.

Gea Scancarello non potrà personalmente presenziare per sopravvenuti impegni, ma partecipa idealmente con questa riflessione che presentiamo in forma di audio-intervista realizzata dal nostro direttore Sergio Gessi.

[clic sulla barra per ascoltare]

gea-scancarelloGea Scancarello, giornalista, è autrice del citatissimo volumeMi fido di te. Lavorare, mangiare, viaggiare, divertirsi: un nuovo modo di vivere con gli altri e salvarsi”, edito la scorsa primavera da Chiarelettere [leggi un estratto].
Considerata un’esperta dei temi connessi alla sharing economy,  di sé, nel suo blog “Pane e sharing” [vedi] scrive: “Ho la tendenza a saltare su qualsiasi aereo possa portarmi a scoprire un pezzo di mondo e una passione per le rivoluzioni, meglio se da vivere e raccontare. Ho lavorato per Mondadori, Rcs e News30, occupandomi di mondo e socio-economia. Mi sono seduta a chiacchierare con Chomsky, Le Goff e Sepulveda; ho visto gli Indignados spagnoli conquistare Puerta del Sol e ho seguito la campagna elettorale di Barack Obama; sono stata nel deserto tra i Saharawi, tra i grattacieli di Saigon e nei campi profughi del Medio Oriente. Se condividere è nel mio Dna, la sharing economy potrebbe essere una chiamata. E Pane e sharing nasce per questo”.

L’APPUNTAMENTO
Un altro mondo è possibile: dal mutualismo alla sharing economy

La crisi ha indotto molti a mettere da parte il galoppante individualismo e riscoprire il valore delle relazioni, il senso della solidarietà, il concetto di mutualità, il reciproco aiuto, la disponibilità a spenderci per gli altri e l’umiltà di chiedere agli altri senza eccessivi imbarazzi, in una ritrovata dimensione di civile reciproco sostegno. Siamo diventati più sensati e meno frivoli, guardiamo più all’essenza e meno all’effimero.
Significativo è il progressivo affermarsi – in ambiti ancora minoritari, ma in costante crescita – di una economia basata sul fondamento del baratto, che valorizza saperi e competenze e si orienta sul bisogno reale, piuttosto che ridurre tutto a termini monetari, con il prezzo quale unico indice di misurazione e il denaro come solo strumento di remunerazione.
La cosiddetta ‘sharing economy’ è l’esempio più dirompente di questa ritrovata sensibilità comunitaria e la dimostrazione che qualcosa sta cambiano: prestare, scambiare, condividere sono i verbi della nuova economia. Mettere a disposizione, superare gli egoismi regala una gioia nuova: il piacere della solidale complicità.

Il prossimo appuntamento del ciclo Chiavi di lettura organizzato di Ferraraitalia ha per tema proprio l’economia di scambio. Titolo: “Solidali e felici: dal mutualismo alla sharing economy, un altro mondo è possibile”. Le cose stanno cambiano velocemente e gli orizzonti che si dischiudono potrebbero essere gravidi di sorprese interessanti. Coworking, bike sharing, car sharing, car pooling, couchsurfing, hospitality club stanno diventando espressioni che designano nuovi stili di vita. Ne parleremo insieme valutando punti di forza e criticità. E soprattutto verificando se questo vento nuovo sta riorientando non solo i nostri consumi ma, quel che più conta, le nostre coscienza.

 

Appuntamento lunedì 29 febbraio alle 17 nella sala Agnelli della biblioteca Ariostea

Solidali e felici
dal mutualismo alla sharing economy: un altro mondo è possibile

 

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N-€uro: politica monetaria e politica industriale, le strade per uscire dalla crisi

IMG_0343Dopo il successo riscontrato nel 2015, sono tornati in biblioteca Ariostea gli appuntamenti con il ciclo di incontri “Chiavi di lettura” organizzati dal nostro giornale. “N-€uro – Lo schizofrenico dibattito sulla moneta e le banche” è stato il primo dei cinque eventi che si susseguiranno fino a maggio con cadenza mensile, svoltosi lunedì e caratterizzato da una folta presenza di pubblico; d’altronde, causa la complicata situazione economico-finanziaria odierna e con la nota vicenda Carife ancora assoluta protagonista della vita pubblica ferrarese, tutto ciò che ruota attorno a banche e moneta non può che suscitare interesse e necessità di chiarezza da parte dei cittadini.

Chiarezza, appunto, è il termine migliore per definire gli interventi dei relatori chiamati ad animare il dibattito: il professor Lucio Poma del dipartimento di Economia dell’Università di Ferrara e Claudio Pisapia con Fabio Conditi del Gruppo Cittadini Economia hanno infatti cercato di illustrare in modalità a larghi tratti didascaliche, quasi scolastiche, come funziona il nostro sistema economico, qual è il ruolo della moneta, quali i numeri e le statistiche che caratterizzano questo complicato mondo troppo spesso permeato di concetti astrusi e difficilmente intuibili dai non addetti ai lavori. Solo dopo queste doverose introduzioni, all’apparenza scontate ma oggi appunto quantomai necessarie per meglio comprendere dinamiche e protagonisti, sono state poi argomentate le diverse tesi, perlopiù opposte ma con diversi punti di accordo individuati durante i ragionamenti.

IMG_0352Parti in gioco messe sul tavolo del dibattito le problematiche legate alla moneta e al sistema economico, il ruolo della Cina all’interno del mercato finanziario, quello della Bce e la mancanza di un’economia politica industriale sufficientemente forte: da un lato le considerazioni di Conditi e Pisapia, convinti della continua incapacità di risolvere un’economia monetaria debole, causa principale di una pronosticata previsione che vede la prossima generazione più povera dell’attuale (per la prima volta nella storia), oltre che una forbice di disuguaglianze relativa alla distribuzione della ricchezza in costante e vertiginoso aumento (confermate le recenti statistiche che attribuiscono il possesso del 50% della ricchezza distribuita nel globo all’1% della popolazione mondiale), e ancora il ruolo smaccatamente speculativo della Bce, considerata tra le principali cause della difficoltà di immissione di ricchezza all’interno dell’economia reale; dall’altro quelle di Poma, il quale individua il nodo della questione nella difficoltà di creare una politica economica europea sufficientemente omogenea e in grado di garantire la giusta stabilità ad ognuno dei paesi dell’Unione, così come la grande problematica legata ai beni primari che ogni paese non è in grado di produrre e quindi alla relativa necessità di una netta revisione soprattutto delle politiche economiche industriali, in modo tale da essere così in grado di puntare sulle materie prime già a disposizione.

Il prossimo appuntamento è per lunedì 29 febbraio, sempre alle 17, per il secondo evento della rassegna dal titolo “Solidali e felici, un altro mondo è possibile: dal mutualismo alla sharing economy”.

Guarda il video integrale dell’incontro “N-€uro – Lo schizofrenico dibattito sulla moneta e le banche” (durata 18 minuti circa ogni filmato)

Parte 1

Parte 2

Parte 3

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L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

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