Skip to main content

 

A Cremantello c’è un bel mulino. Si trova nella parte del paese dove è ubicata la chiesetta di Maria Bambina. Davanti alla costruzione c’è un grande spiazzo dove si possono fermare i carri a scaricare il grano, a caricare i sacchi di farina, la crusca e gli altri residui della lavorazione.

Il mulino è ampio e circolare, con delle ruote di pietra che tritano il grano rendendolo poltiglia. Le ruote sono azionate ad acqua, passa sotto le pale la Tiria, uno dei nostri fossi più grandi, con una portata fluviale importante.

Il mulino è dipinto con calce bianca che disinfetta, il pavimento è di pietra e viene continuamente spazzato e lavato. La gente porta al mulino i cereali e se ne va con la farina, la crusca e il mangime per i polli.

Se la produzione è abbondante e supera le necessità famigliari, parte del raccolto viene lasciato al mugnaio, che provvede a venderla ad un’altra famiglia e poi a trasferire alla prima il ricavato già concordato.

I proprietari del mulino sono due fratelli: Pietro e Marcello Sassi che, a loro volta, lo hanno ereditato dal padre. Uno si occupa del funzionamento dell’impianto e della supervisione sugli operai, l’altro si occupa dell’amministrazione e fa i contratti.

Questa spartizione del lavoro è molto efficiente, non ci sono sovrapposizioni e, contrariamente a quello che succede da altre parti, i fratelli collaborano senza litigare e il lavoro prospera.

Il figlio di Marcello si chiama Giacomo ed è un mio amico. Forse io gli piaccio, ma non me lo ha mai detto, si limita a venire con me tutte le volte che capita l’occasione. Andiamo a messa, alla fiera, alle riunioni della Caritas e a quelle del Patronato Acli.

Giacomo è un tipo molto tranquillo, perennemente in ritardo, grassoccio, con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Quando dobbiamo andare da qualche parte io gli dico sempre: – Ci vediamo là, così ti tengo il posto.

In realtà non è per il posto che vado sempre da sola, ma per non fare la figura di quella che arriva sempre in ritardo, tra l’altro accompagnata dal figlio del mugnaio che è, risaputamente, benestante.

Adesso sono seduta davanti all’ingresso del mulino dall’altra parte della strada, su una delle panchine di legno che circondano la chiesetta della Madonnina. Una chiesa molto piccola e spoglia, al cui interno ci sono alcuni banchi, le rastrelliere dei lumini, un altare di marmo colorato di epoca barocca e una piccola statua dorata della Madonna, che troneggia là in mezzo con autorevolezza e luminosità indiscussa.

Sono circa le sei di sera e sto aspettando Giacomo, perché dobbiamo accordarci su alcune questioni prima di andare alla prossima riunione del Patronato. Mi ha detto: – ci vediamo sulla panchina alle sei ; quindi, arriverà fra venti minuti ed io, intanto, mi posso godere la frescura di settembre, il mio mese preferito.

In chiesa stanno facendo le prove del coro. “Dall’aurora tu sorgi più bella/Coi tuoi raggi fai lieta la terra/E tra gli astri che il cielo rinserra/non v’è stella più bella di te./Bella tu sei qual sole/Bianca più della luna/E le stelle più belle/ non son belle al par di te.”

Si sentono le voci dei coristi che, non proprio all’unisono, cantano questa canzone, che ha cent’anni, ma che piace a tutti. È una canzone in cui la parola “bella” e la parola “bianca” riferite alla Madonna, vengono ripetute molte volte. Sono queste parole, unite alla musica cantilenante, che piacciono alla gente. Le trovano rassicuranti, trasmettono un po’ di speranza.

Del resto, il canto in chiesa è una forma di preghiera, non è necessario che il coro canti perfettamente, né che le voci siano perfettamente in armonia, l’importante è che trasmettano un’emozione, la consapevolezza di essere di fronte ad un grande mistero quale è quello del cuore immacolato di Maria.

Guardo il portone da cui dovrebbe uscire Giacomo. Per ora non lo vedo arrivare. Non è ancora il momento.

Al mulino ci sono molti gatti, perché dove ci sono i cereali ci sono anche tanti topi.  I gatti li catturano e se li mangiano in un sol boccone e, grazie a quelle proteiche abbuffate, diventando rotondi e con un manto lucidissimo.

La settimana scorsa sono nati dei micini all’interno di un cassone posizionato vicino alle macine di pietra. Sono quattro, tre tigrati e uno bianco e nero. Siccome la mamma è tigrata pensiamo che quello a chiazze assomigli al padre.

A Giacomo piacciono i micini e mi ha chiesto se ne voglio uno. Io non posso prenderlo perché ne ho già due che si azzuffano con Toti per guadagnarsi il latte del mattino e le carezze di mio fratello Giovanni.

Una volta un brutto gattone maschio ha preso in bocca un micino appena nato e lo stava portando via. Lo abbiamo rincorso fino in fondo al mulino e per fortuna Giacomo è riuscito a toglierglielo dalla bocca e a riportarlo dai suoi fratelli.

A volte succede che i grossi maschi uccidano una intera famiglia di gattini. Sono aggressivi e vogliono le femmine solo per loro. Ci sono anche maschi molto bravi, si curano della prole e sono dei vice-mamma efficienti.

Intanto è passato un quarto d’ora e il portone del mulino si apre per far passare Giacomo che viene verso di me.

– Ciao Anna mi dice. – Ciao gli rispondo io e lo rendo partecipe delle questioni per le quali lo stavo aspettando. – Va bene, facciamo come vuoi tu commenta lui, come fa sempre.

Quasi tutte le nostre discussioni finiscono così. Non litighiamo mai. A volte ci scambiamo i rispettivi pareri, a volte non è necessario nemmeno quello, visto che il parere è solo uno.

A mia madre piace Giacomo e forse le piacerebbe che ci fidanzassimo, ma a me piace Umberto Del Re, anche se non so esattamente dove sia e cosa stia facendo in questo momento. Siccome è stato promosso, suo padre gli ha regalato il motorino. Mi ha detto che una volta verrà a trovarmi a Cremantello. Mi farebbe molto piacere.

Mi ha anche detto che, prima di pensare all’università, vuole fare il militare. Ha fatto domanda per fare il paracadutista, ma non lo hanno preso perché, giocando a pallavolo, si è rovinato un ginocchio.

Il menisco è stato operato ma non è tornato nelle condizioni ottimali, quelle che sarebbero necessarie per fare il parà. L’hanno così preso per fare il radiotelegrafista e partirà a novembre. Mi ha detto che mi scriverà, chissà se è vero. Umberto scrive molto bene e gli piace farlo, quindi credo che riceverò sue notizie via carta.

Giacomo conosce Umberto. Credo che, nel caso abbia mai avuto velleità nei miei confronti, se le sia fatte passare la prima volta che lo ha visto.

Umberto è alto e robusto, ha un fisico atletico e allenato. Saprebbe difendersi molto bene, se fosse necessario. Giacomo è un tipo tranquillo e non ha nessuna intenzione di entrare in aperto conflitto con chicchessia, men che meno con chi parte da una situazione di vantaggio.

Intanto in chiesa stanno continuando a provare la stessa canzone, solo che ora sono passati alla seconda strofa. “Gli occhi tuoi son più fondi del mare/la tua fronte ha il profumo del giglio/le tue gote baciate dal figlio/Son due rose e le labbra son fior/ Bella tu sei qual sole/Bianca più della luna/E le stelle più belle/ non son belle al par di te”.

Alcuni cantori hanno intonato “non son bella al par di te” con un acuto che non è piaciuto al maestro del coro. – Fermi, fermi! Non si sale così, sembrate impiccati –  dice, agitando le braccia.

– Ora vi faccio sentire io – e si mette a cantare “non son bella al par di te” in maniera poco dissimile a come l’avevo appena sentita. Mi vien da ridere, ma mi trattengo vista la serietà dell’impresa che si sta svolgendo tra le mura della chiesa dietro le mie spalle.

Io e Giacomo ci guardiamo e pensiamo alla processione imminente. Don Astolfo guiderà la fila, seguito dalle bambine vestite di bianco, che porteranno la statuina di Maria Bambina per le strade di Cremantello.

Il Don non ama molto le processioni. Galoppa deciso e semina i fedeli dietro di lui. Ogni tanto sua sorella Colombina lo chiama:  – Don Astolfo vada piano, stiamo rimanendo indietro! – Allora lui si volta e con uno sbuffo rallenta quel poco che basta per far tacere Colombina e poi riparte al trotto.

Anche gli uomini che chiudono il corteo hanno provato a dire al parroco di camminare più piano, ma lui vuole finire la processione in fretta e tornarsene, quanto prima, a casa sua.

I cantori non se la prendono più di tanto per le corse di Don Astolfo, sono distratti dalle parole della canzone che devono cantare e dai segnali fatti col capo dal loro direttore. Nessun cantore conosce le note, si canta tutto a orecchio, come viene, ed è bello così.

Le donne della Confraternita del Santissimo Sacramento portano una cintura azzurra sui cui viene appoggiato un grosso cero. Sono tutte donne anziane, molto devote e molto ligie alla tradizione dei ceri, tradizione di origine medioevale la cui genesi si perde nella notte dei tempi.

Le cinture azzurre sono un po’ ingiallite perché molto vecchie e perché stanno tutto l’anno chiuse in un cassetto dell’armadio che c’è in sacrestia. Quando vengono tolte da là, si arieggiano e si prova a pulirle, ma alle strisce resta comunque una sfumatura giallastra e un vago odore di muffa.

Intanto il coro è arrivato alle prove della terza strofa: “Delle perle tu passi l’incanto/ La bellezza tu vinci dei fior/tu dell’iride eclissi i bagliori/il tuo viso rapisce il signore./Bella tu sei qual sole/Bianca più della luna/E le stelle più belle/non son belle al par di te”.

– Accidenti quanto urlano oggi – dice Giacomo – deve essere Maria Bambina che pompa aria direttamente nei loro polmoni. – Ridiamo un po’, pensando a Maria Bambina che viene portata in processione a quel modo. Confidiamo sul fatto che la Madonnina non se la prenda, né per la corsa del parroco, né per le voci stonate, né per le vecchiette della Confraternita con le loro cinture sbiadite. Speriamo che apprezzi quello che in questa piccola chiesa si riesce a fare.

Nei paesi qui intorno succede la stessa cosa e se lei se la prendesse per tutte queste processioni un po’ stonate, diventerebbe una Maria Bambina triste. Invece splende di una luce meravigliosa e irradia d’oro le persone, le strade, gli alberi e i cuori.
Bella tu sei qual sole/Bianca più della luna/E le stelle più belle/non son belle al par di te.”

N.d.A. I protagonisti dei racconti hanno nomi di pura fantasia che non corrispondono a quelli delle persone che li hanno in parte ispirati. Anche i nomi dei luoghi sono il frutto della fantasia dell’autrice.

Per leggere tutti i racconti di Costanza Del Re è sufficiente cliccare il nome dell’autore.

tag:

Costanza Del Re

E’ una scrittrice lombarda che racconta della vita della sua famiglia e della gente del suo paese, facendo viaggi avanti e indietro nel tempo. Con la Costanza piccola e lei stessa novantenne, si vive la storia di un’epoca con le sue infinite contraddizioni, i suoi drammi ma anche con le sue gioie e straordinarie scoperte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


PAESE REALE

di Piermaria Romani

PROVE TECNICHE DI IMPAGINAZIONE

Top Five del mese
I 5 articoli di Periscopio più letti negli ultimi 30 giorni

05.12.2023 – La manovra del governo Meloni toglie un altro pezzo a una Sanità Pubblica già in emergenza, ma lo sciopero di medici e infermieri non basterà a salvare il SSN

16.11.2023 – Lettera aperta: “L’invito a tacere del Sindaco di Ferrara al Vescovo sui Cpr è un atto grossolano e intollerabile”

04.12.2023 – Alla canna del gas: l’inganno mortale del “mercato libero”

14.11.2023 – Ferrara, la città dei fantasmi

07.12.2023 – Un altro miracolo italiano: San Giuliano ha salvato Venezia

La nostra Top five
I
 5 articoli degli ultimi 30 giorni consigliati dalla redazione

1
2
3
4
5

Pescando un pesce d’oro
5 titoli evergreen dall’archivio di 50.000 titoli  di Periscopio

1
2
3
4
5

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

Periscopio è  proprietà di un azionariato diffuso e partecipato, garanzia di una gestitone collettiva e democratica del quotidiano. Si finanzia, quindi vive, grazie ai liberi contributi dei suoi lettori amici e sostenitori. Accetta e ospita sponsor ed inserzionisti solo socialmente, eticamente e culturalmente meritevoli.

Nato quasi otto anni fa con il nome Ferraraitalia già con una vocazione glocal, oggi il quotidiano è diventato: Periscopio naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Non ci dimentichiamo però di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno si fabbrica il giornale. e Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto. 
Oggi Periscopio ha oltre 320.000 lettori, ma vogliamo crescere e farsi conoscere. Dipenderà da chi lo scrive ma soprattutto da chi lo legge e lo condivide con chi ancora non lo conosce. Per una volta, stare nella stessa barca può essere una avventura affascinante.  Buona navigazione a tutti.

Tutti i contenuti di Periscopio, salvo espressa indicazione, sono free. Possono essere liberamente stampati, diffusi e ripubblicati, indicando fonte, autore e data di pubblicazione su questo quotidiano.

Francesco Monini
direttore responsabile


Chi volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@periscopionline.it