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Alcune cose non si buttano dopo l’uso, anzi si piantano!

Si possono allora realizzare oggetti di vario genere che hanno come caratteristica dei semi incorporati al loro interno e la biodegradabilità dei materiali con cui sono stati realizzati. È così che da alcuni oggetti di uso comune possono nascere i fiori. Sono idee regalo originali che possono aiutare chi non ha mai piantato un seme o coltivato una piantina a ritrovare un nuovo contatto con la natura. Abbiamo già parlato su questo giornale dei libri per bambini pensati appositamente per fare nascere nuovi alberi piantando la loro copertina. C’è tanto altro: matite, biglietti di auguri, partecipazioni, cartoline. Ecco alcuni esempi interessanti.

Sprout, la matita che si pianta

Se invece di buttare via le matite quando diventano troppo corte, una volta utilizzate e riutilizzate (salvo che ormai sono quasi fiori moda e le usano, forse, solo i cultori della scrittura a mano e del disegno), fosse possibile trasformarle in fiori, erbe o verdure? L’ecomatita Sprout, sviluppata da un gruppo di studenti del MIT, è fatta di cedro e utilizza la grafite e l’argilla al posto del piombo. Una capsula contente semi è montata all’estremità di ciascun esemplare, così, una volta che le matite diventano inutilizzabili, possono essere piantate nel terreno per dar vita a delle belle piante. Partita con finanziamenti ottenuti sulla piattaforma crowdfunding Kickstarter, da allora hanno fatto molta strada e oggi sono disponibili in oltre 20 varianti, con semi di menta, pomodori, peperoni, basilico e rosmarino. La capsula-seme è dotata di tre semi di uno stesso fiore, erbe o vegetali, per aumentarne le potenzialità: una volta bagnata, la capsula protettiva si dissolve per esporre i semi. La matita può essere tenuta nel terreno e usata come un’etichetta, poiché ha sul lato proprio il nome del seme che contiene. Un messaggero verde. Anche personalizzabili.

Contenitore take-away

Se il contenitore take-away dev’essere usa e getta, che almeno risulti completamente biodegradabile e a basso impatto ambientale.  è il nuovo contenitore per alimenti biodegradabile al 100%, costituito da materiali naturali e riciclabili. Al di sotto del coperchio si trovano dei semi da cui nasceranno fiori colorati o piante per l’orto. Il contenitore per alimenti progettato da Michal Marko è stato pensato per essere piantato nel terreno, dove scomparirà senza lasciare traccia nel giro di breve tempo, arricchendolo di nuove sostanze nutritive naturali. “Eat Your Food, Grow A Plant, Save A Planet“, ecco l’insegnamento che questo contenitore vuole lanciare: un impegno a ridurre l’impatto ambientale delle azioni quotidiane, come quella di nutrirsi. Il messaggio correlato al prodotto è semplice: è possibile rendere più sostenibile l’opportunità di mangiare fuori casa ed è dunque necessario che le persone siano consapevoli dell’esistenza di materiali biodegradabili alternativi a ciò che non risulta nemmeno riciclabile. Consumato il proprio pasto, si potrà riempire la vaschetta con del terriccio e quindi piantare i semi che si trovano al suo interno. Dopo alcuni giorni, grazie alle cure dei semi e alle innaffiature, le piantine inizieranno a crescere. Quando saranno forti, le si potrà trasferire nel terreno, in giardino o nell’orto, scatola compresa. Ecco allora un nuovo dono vivo e verde per noi e per la Terra.

Partecipazioni: se mi ami, mi pianti!

Il successo della carta che germoglia. Depliant ma anche partecipazioni di nozze che si trasformeranno in fiori. Questi speciali biglietti d’invito – “Se mi ami mi pianti” – sono realizzati in carta riciclata e al loro interno hanno degli inserti e delle fascette in “carta semi”. Le potrete piantare in vaso e osservare la nascita dei fiori dopo alcune settimane.

Per chi voglia organizzare un matrimonio green, e non ha idee per le partecipazioni, magari da consegnare rigorosamente a mano, ecco un suggerimento originale, quello di una partecipazione che non resti un semplice biglietto da conservare nella scatola dei ricordi, magari in una ombrosa soffitta, ma che si trasformi in fiori. Questa carta può essere piantata direttamente in un vaso, per vedere spuntare fiori di campo dopo poche settimane.

Cartoline eco

Eco-Postcard, invece, è una cartolina ecologica brevettata che nasconde all’interno una cialda di torba con veri semi selezionati.

Un vero “cuore vivente” che, se inumidito quotidianamente, farà crescere una piantina fiorita direttamente sulla cartolina.

Per chi ancora ama scrivere cartoline da posti lontani e vicini, per chi deve “eco-comunicare” o non vuole mai smettere di sorprendere l’amico dal pollice verde anche una cartolina, ora, sa fare la sua parte in fatto di sostenibilità. E far crescere una piantina.

Da una melanzana a un girasole, da un finocchio a una campanella, su una Eco-Postcard, 100% ecologica, si può vedere sbocciare la natura se solo, ovvio, se ne ha amorevole cura. Un vero e proprio “cuore vivente”.

Eco-Postcard può essere completamente personalizzata nella grafica e nella scelta dei semi e nell’imbustamento singolo in scatola o in sacchetto e formati e sagome speciali. Inoltre, si può scegliere tra fiori (girasole, campanella ipomea e bella di notte) e verdure (zucchino romanesco, melanzana, finocchio selvatico melone e peperoncino ornamentale). Ogni piantina può veicolare un messaggio diverso. Provare per credere.

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Nato 10 anni fa con il nome Ferraraitalia già con una vocazione glocal, oggi il quotidiano è diventato Periscopio e naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Non ci dimentichiamo però di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno si fabbrica il giornale.  Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto. 

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Francesco Monini
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