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Quando, ieri sera di fretta, ho visto la lista dei ministeri del nuovo governo di destra, avevo letto di un: “Ministero delle istruzioni al mArito”. Ho pensato subito che Giorgia Meloni volesse dare quell’incarico al capogruppo di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida, marito di sua sorella Arianna, per tenerlo sotto controllo.
Invece no: al pronipote di Gina Lollobrigida hanno dato il Ministero della Sovranità Alimentare e già il nome è tutto un programma…
Poi, con calma, ho letto meglio; quello della scuola si chiama proprio: “Ministero dell’istruzione e del mErito”!!!
Il vocabolo “merito” è diventato talmente di uso comune che per molti è una bella parola a prescindere, ma in tanti non saprebbero darne una definizione.
La cattivissima politica scolastica di Maria Stella Gelmini e di Matteo Renzi ha fatto del termine “merito” un cavallo di battaglia.
Io, nel mio piccolo, concordo con Nadia Urbinati quando scrive che: “Non ci può essere merito meritato se alcuni partono avvantaggiati o se non si correggono le diseguaglianze di opportunità prima di valutare il merito. Senza l’accoppiamento con l’eguaglianza, il merito non è un valore di giustizia. Si deve invece partire dall’eguaglianza di opportunità e delle condizioni di formazione delle capacità, per esempio da scuole pubbliche di buona qualità distribuite su tutto il territorio nazionale affinché la gara possa essere davvero aperta a tutti e non si sfoltisca a valle il numero dei potenziali concorrenti”.
Pertanto dico ironizzando: “Don Milani, perdona loro perché non sanno quello che fanno ma, se ti accorgi che invece sanno benissimo quello che fanno, allora puniscili aumentandogli la dose quotidiana di sali minerali, in particolare di calcio…meglio se somministrato con “calci pedagogici” in qualche parte poco nobile del loro corpo”.
Hanno dato il “Ministero dell’istruzione e del mErito” ad una persona come Giuseppe Valditara che è stato relatore della legge Gelmini.
“Legge Gelmini” per chi era a scuola nel 2009/2010 (ma anche per chi non c’era) ha voluto dire, in sintesi:
un taglio di 10 miliardi al bilancio della scuola e dell’università, centomila cattedre in meno, riduzione del tempo scuola alle elementari con la reintroduzione del maestro unico per 24 ore alla settimana, riduzione del tempo scuola alle scuole medie, prove invalsi obbligatorie agli esami di terza media, reintroduzione dei voti, taglio pesante delle ore di insegnamento negli Istituti tecnici e professionali, riordino dei licei, voto in condotta che fa media, facoltà di trasformazione delle università in fondazioni di diritto privato e altro ancora.
Dopo aver tolto la parola pubblica a “Ministero della Pubblica Istruzione”, visto l’uso che la destra fa delle parole anche nei nomi dei nuovi ministeri, avrebbero potuto coerentemente chiamarlo “Ministero della dIstruzione”.
Per noi che crediamo in una scuola dell’uguaglianza delle opportunità è una “brutta botta”; quindi c’è bisogno di provare a “tenere botta” tutti insieme resistendo, insistendo, non desistendo ma esistendo.
Sarà un autunno caldo… e non solo dal punto di vista meteorologico.
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Mauro Presini

È maestro elementare; dalla metà degli anni settanta si occupa di integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Dal 1992 coordina il giornalino dei bambini “La Gazzetta del Cocomero“. È impegnato nella difesa della scuola pubblica. Dal 2016 cura “Astrolabio”, il giornale del carcere di Ferrara.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

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Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

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