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“La norma che prorogherebbe i mandati di Presidenti di Provincia e Consigli Provinciali fino ad ottobre 2018 fissando nel 14 ottobre la data unica per le elezioni provinciali, che secondo la stampa sarebbe contenuta nel decreto milleproroghe all’esame del Consiglio dei Ministri, è sbagliata e dannosa. Se confermata, tra ottobre 2018 e gennaio 2019 rischieremo di avere almeno tre tornate elettorali per i Consigli provinciali, altro che election day”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi Achille Variati, sottolineando come “probabilmente la norma nasce dalla mancata conoscenza del caos istituzionale creato dalla legge 56/14: un quadro frastagliato e disomogeneo, che da qui al gennaio 2019 vedrà la scadenza dei mandati di 48 Presidenti di Provincia e 70 Consigli provinciali, in date tutte diverse. Se si confermasse il 14 ottobre, entro quella data si potrebbero tenere le elezioni di solo 12 Consigli Provinciali su 70, perché il mandato dei restanti 58 scadrà tra novembre 2018 e gennaio 2019.

Questa delle scadenze diversificate è una delle incongruenze della Legge 56/14 – prosegue Variati – che devono essere risolte, come la limitazione della candidabilità a Presidente di Provincia dei Sindaci con meno di 18 mesi di mandato, che, a causa della importante tornata amministrativa del 2019, non permetterebbe ad oltre il 60% dei sindaci di candidarsi. Abbiamo esempi di Province, come Biella in cui ad ottobre avrebbero legittimità a competere per la presidenza della Provincia solo 13 Sindaci su 78; a Reggio Emilia, 10 su 42; a Siena 6 su 35, ma la situazione è complessa in tutto il Paese. Il risultato è la grave limitazione della rappresentanza democratica e territoriale in istituzioni della repubblica che si occupano, ricordiamolo, di temi chiave per le comunità: dalle scuole superiori alle strade, all’ambiente, solo per citare quelle che interessano la stessa sicurezza dei cittadini.

Per questo – conclude Variati – chiediamo al Governo di fermarsi, di non inserire norme di proroga organi nel decreto legge e di aprire immediatamente un confronto nel merito per individuare la soluzione migliore. La riforma delle Province deve essere profondamente modificata: prima di arrivare alle elezioni, bisogna avere chiaro cosa dovrà fare, con quali responsabilità, e con quali risorse, questa istituzione. O gli errori commessi saranno confermati da questo Governo”.

Da: Ufficio Stampa Unione Province d’Italia

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di Piermaria Romani

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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