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Lettera aperta a Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura

– Forum Ferrara Partecipata,

Patrimonio urbano : Mentre si apre la mostra «Rinascimento a Ferrara», la città è assediata nel suo centro storico dalla speculazione edilizia del progetto Fé.ris

Abbiamo appreso con piacere che la mostra Rinascimento a Ferrara da lei curata ha ottenuto l’importante riconoscimento della medaglia del Quirinale.

Il patrimonio artistico e culturale della nostra città è indiscutibile, anche se purtroppo non sufficientemente riconosciuto e difeso da chi pensa che «con la cultura non si mangia». Nel 1960 Bruno Zevi scriveva: «le mura difendono ancora Ferrara, non dai nemici esterni, ma da un’espansione edilizia vorace e pronta a distruggere il piano di Biagio Rossetti». Nel dopoguerra una parte della città cercava di tutelare e valorizzare l’immagine di una città rinascimentale, di un luogo unico con la campagna dentro e attorno alle mura, una città d’arte con una storia da conservare. Un’altra parte, invece, ha permesso, ad esempio, lo «sventramento» e ricostruzione del quartiere medievale di San Romano, con la demolizione della facciata residua del Palazzo della Ragione, lo slargo di Corso porta Reno fino al varco nelle mura, il rifacimento dello spazio fuori porta, con l’attuale via Kennedy, uno squallido blocco di residenze, negozi e uffici e un enorme parcheggio a fianco; operazioni che non si sarebbero dovute fare. E come queste, tante altre scelte scellerate sono state supportate dalle amministrazioni che si sono succedute, a fianco di operazioni benemerite di tutela del centro storico, del verde periurbano e della conservazione e valorizzazione delle mura.

Dopo l’intervento per la tutela del Palazzo dei Diamanti e a fronte di importanti prese di posizione a favore del rispetto e della conservazione del patrimonio artistico e paesaggistico, ci stupisce, onorevole, che non abbia preso posizione sul progetto Fé.ris.
Questa collaborazione con il privato che non tutela l’interesse pubblico, oltre a prevedere la costruzione di un grande centro commerciale (9450 metri quadri) e di un enorme parcheggio (8545 metri quadri) a ridosso delle Mura, contempla l’edificazione di un nuovo palazzone con facciata in vetro e acciaio a lato dei giardini di palazzo Schifanoia. Sono molte le ragioni per cui il progetto Fé.ris dovrebbe essere bloccato: ma la proposta di simili manufatti in un quartiere dove si dovrebbero conservare e valorizzare alcuni tratti rinascimentali della città è – per usare un eufemismo – inguardabile.

Nel «contratto con la città» dell’attuale sindaco, l’ex-caserma Pozzuolo del Friuli doveva diventare «un centro congressi e il Museo Innovazione Artistica, il tutto collegato a un rinnovato sistema museale e congressuale urbano», non il centro della movida universitaria con una piazza, 400 alloggi per studenti e un «food court» con bar ristoranti e centri benessere. Perché al posto dei nuovi palazzi e della piazza non si è pensato a ripristinare i giardini di palazzo Schifanoia e a creare nuove aree verdi, memoria degli orti dell’antico convento di san Vito?

Davvero non si vuole pronunciare sull’ennesimo tentativo di far diventare Ferrara da città d’arte e di cultura a città simbolo della speculazione edilizia?

Forum Ferrara Partecipata
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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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