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La fine delle stelle

La fine delle stelle

“Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.” (Genesi 1, 3). Non si può parteggiare per il Buio contro la Luce, tutta la nostra storia (e la filosofia, la scienza, l’etica, la religione) è all’insegna della ricerca e della moltiplicazione della Luce. Anche la scoperta del fuoco è prima di tutto la scoperta della luce.

Il buio è da sempre “l’ora del lupo”. Nel buio si annida ogni pericolo, nel  buio abitano i nostri fantasmi. La luce è il Bene, il buio il male. Nel buio avrebbe casa anche il diavolo, secondo una tesi abbastanza accreditata anche se non provata, ma diavolo o no, la verità è che il buio ci fa paura. Anche io da bambino pretendevo che mia mamma accendesse una luce nel corridoio per proteggere il mio sonno.

Siamo sempre più illuminati, e quando è festa, a Natale e Capodanno, alle luci regolamentari si aggiungono le luminarie. Le case, le strade, le piazze, le chiese, i palazzi si caricano di lampadine. E non sono più le vecchie “lucine di Natale”, dobbiamo sempre esagerare, la luce ci deve abbagliare, così si moltiplicano gigantesche istallazioni di pessimo gusto.

Ma quando è cominciata tutta questa storia? Quando è iniziata la rincorsa all’inquinamento luminoso?

Thomas Edison, ancora lui 

Il 31 dicembre 1879,  Thomas Edison dimostra al pubblico per la prima volta la lampada ad incandescenza.  Parliamo della lampadina, quella che ci ha accompagnato per più di un secolo illuminando le nostre case, le nostre città, e forse – un po’ ci abbiamo sempre creduto – la nostra vita. A nome di Edison sono registrati 1.093 brevetti, un’enormità, un record assoluto.

Ma Edison, da qui la sua fortuna, non era solo un inventore, ma un abile imprenditore. La scoperta della lampadina non fu proprio opera sua. Un anno prima di lui, nel 1878,  l’inglese Joseph Wilson Swan, aveva brevettato la sua lampadina: il problema era che il filamento di carbonio che emetteva luce e gas, riscaldandosi emetteva fuliggine eccessiva che in pochi minuti ricopriva tutto il bulbo della lampadina.

Thomas Edison ci mise le mani; gli bastò sostituire il filamento di carbonio con un filamento di tungsteno e la luce (elettrica) fu.
Allora, viva la luce elettrica, senza di lei abiteremo ancora un mondo in penombra, ma a lungo andare la sconfitta del buio, segnò anche la fine delle stelle.

Le stelle di Isaac Asimov

Isaac Asimov, il grande autore dell’epoca classica della science fiction, quello che un’ottantina di anni fa formulò le tre leggi della robotica (che andrebbero riprese ed aggiornate nel tempo della Intelligenza Artificiale) è l’autore di un racconto magistrale.
C’è un pianeta lontano, abitato da uomini circa come noi, illuminato sempiternamente da 7 soli. Nel cielo ci sono sempre tre soli, uno sorgente, uno a mezzogiorno, uno al tramonto. La notte, il buio, non esistono.  Dentro il grande osservatorio, un giovane fisico è in attesa dell’ora x, una rarissima eclissi, perchè solo ogni ottocento anni la luna del pianeta si interpone al disco dei sette soli.

Asimov racconta come, mano a mano che la luce svanisce e sopraggiunge la notte, una folla impazzita incomincia ad accendere roghi. Ma la follia non risparmia neppure lo scienziato chiuso nel suo osservatorio. Non è la paura del buio a distruggere la sua mente, ma la visione della volta stellata. Quel lontano pianeta, ci informa l’autore, è molto fuori mano, in una galassia molto affollata; in quella zona dell’universo si vedono 20 volte le circa 6.000 stelle osservabili ad occhio nudo nel cielo del pianeta Terra. 120.00 stelle, e tutte in una volta, decisamente troppe per riuscire a sopportarle.

Quella notte a Los Angeles

Una notte del 1994, un terremoto provocò un black-out a Los Angeles. Molti centralini del numero unico per le emergenze statunitense, il 911, ricevettero telefonate allarmate: i cittadini erano spaventati a causa di una “nube argentata” nel cielo.  Non era un’astronave aliena, ma la Via Lattea, la nostra galassia, che fino a quel momento era stata invisibile agli occhi degli abitanti a causa dell’eccesso di luci artificiali che schermava il cielo.

Strano, provar paura dal cielo stellato cantato da Dante, Leopardi e mille poeti. Fatto sta che, negli ultimi trent’anni, grazie a quello che continuiamo a chiamare progresso e complice l’avvento del Led (in teoria risparmioso, in pratica devastante), le stelle continuano diradarsi, a scomparire dalla nostra notturna vista quotidiana. Siamo noi con la nostra luce a far morire le stelle. Forse la paura che ci assale non è quella del buio, ma delle stelle che lo abitano.

M’illumino di meno

Tutti gli anni, l’ultimo dell’anno,  faccio una promessa a me stesso. Voglio vedere le stelle, ma voglio vederle tutte, non una di meno. Andrò nel deserto, o in mezzo all’oceano, o in cima a una montagna, e finalmente vedrò un buio illuminato. Non so se il 2025 sarà l’anno buono, intanto farò almeno una cosa: m’illumino di meno.

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Francesco Monini

Nato a Ferrara, è innamorato del Sud (d’Italia e del Mondo) ma a Ferrara gli piace tornare. Giornalista, autore, infinito lettore. E’ stato tra i soci fondatori della cooperativa sociale “le pagine” di cui è stato presidente per tre lustri. Ha collaborato a Rocca, Linus, Cuore, il manifesto e molti altri giornali e riviste. E’ direttore responsabile di “madrugada”, trimestrale di incontri e racconti e del quotidiano online “Periscopio”. Ha tre figli di cui va ingenuamente fiero e di cui mostra le fotografie a chiunque incontra.

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PAESE REALE
di Piermaria Romani

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)