19 Aprile 2021

LA CURVA DELLA FELICITÁ
una questione di fiducia?

Maura Franchi

Tempo di lettura: 4 minuti

 

La Pandemia ha limitato fortemente la libertà di tutti e ha generato un clima depressivo. L’impatto del virus sulle diverse generazioni è diverso. Il Covid-19 minaccia gli anziani più dei giovani: il rischio di morire per aver contratto il virus raddoppia ogni otto anni di vita.
Eppure in tutto il mondo, confrontando il periodo 2017-2019 con il 2020, la felicità degli ultrasessantenni risulta cresciuta.[1]

Nel Regno Unito, un paese che generalmente registra livelli alti di felicità, tutte le fasce d’età hanno fatto passi indietro. Come in altri paesi ricchi, prima della pandemia, la curva della felicità ha la classica forma ad U: le persone arrivano all’età adulta di buonumore, la situazione peggiora verso la mezza età, poi, passati i cinquant’anni, tornano ad essere più felici. Chi arriva ad un’età molto avanzata, però, ripiomba nella tristezza.
Oggi la felicità sembra crescere con l’aumentare dell’età. I giovani sono meno soddisfatti delle persone adulte, che lo sono meno di quelle anziane. L’ultimo anno non ha cambiato questo trend. Le videochiamate hanno permesso a molti anziani di mantenere e aumentare i contatti con i loro familiari. Le misure di confinamento hanno offerto agli anziani il piacere di sentire che la società faceva dei sacrifici per proteggerli.

Il Rapporto mondiale sulla felicità rileva che gli anziani si sentono più in salute che prima. Su scala globale, solo il 36 per cento dei maschi ultrasessantenni ha dichiarato di aver avuto problemi di salute nel 2020, rispetto a una media del 46 per cento nei tre anni precedenti. Tra le donne, la quota di persone con problemi di salute è scesa dal 51 al 42 per cento. Quale effetto può avere avuto il Covid? Si può ipotizzare che gli anziani si sentono più in salute perché hanno evitato una malattia che poteva essere letale.
I giovani, invece, hanno vissuto un anno difficile. Molti hanno perso il lavoro mentre crescono le difficoltà di trovarlo. Le donne giovani di paesi ricchi hanno trascorso un periodo molto difficile. Spesso i settori del terziario – in cui si concentrano – hanno dovuto chiudere. Le scuole chiuse le ha costrette ad occuparsi di più dei figli.  Anche i giovani hanno visto peggiorare la loro vita sociale.

I dati ci propongono però alcune stranezze interpretative. Se la felicità dei britannici è diminuita nel 2020, la Germania è salita dal quindicesimo al settimo posto nella classifica dei paesi più felici del mondo.
Un fatto sorprendente è che i paesi che si trovavano in testa alla classifica della felicità prima della pandemia ci sono rimasti. I primi tre nel 2020 sono stati Finlandia, Islanda e Danimarca, gli stessi del periodo 2017-2019. Tutti e tre hanno registrato una mortalità in eccesso inferiore alle 21 persone su centomila. L’Islanda ha addirittura un tasso negativo: ovviamente essere un’isola aiuta.

Una delle considerazioni più interessanti che emergono dal rapporto delle Nazioni Unite è che i legami tra pandemia e felicità funzionano in entrambi i sensi. Gli autori non arrivano a dire che la felicità aiuta le persone a resistere al covid-19, ma sostengono che c’è un fattore che rende più capace di affrontare le pandemie: la fiducia. Secondo i sondaggi di Gallup tra i paesi che hanno affrontato meglio il covid-19 ci sono i paesi nordici e la Nuova Zelanda, dov’è forte la fiducia nelle istituzioni e negli estranei.

Vari paesi hanno invece manifestato forti difficoltà nel contenere il Covid-19. Alcuni sono poveri, altri sono amministrati male, altri non hanno avuto esperienza di malattie come la Sars o non sono in grado di sorvegliare i loro confini. Una miscela d’individualismo e scarsa fiducia nelle istituzioni ha indotto talvolta a non insistere sulle quarantene e l’obbligo d’indossare la mascherina, almeno finché la situazione non è diventata disperata. Un altro fenomeno strano riguarda il calo della felicità dell’America Latina e l’aumento della felicità in Asia orientale. Come spiegarlo?
Un’ipotesi chiama in causa la distinzione tra una felicità alimentata dai rapporti sociali stretti piuttosto che da livelli alti di fiducia nella società. Come è noto i livelli di fiducia sono assai variegate nelle diverse società. Inoltre le culture locali hanno un peso. Ad esempio, nei paesi in cui i rapporti sociali sono molto stretti e le persone sono di norma molto socievoli, è difficile per la gente mantenere le distanze.

Il rompicapo sono gli Stati Uniti. Il paese ha affrontato male il Covid-19. Eppure il sondaggio Gallup rileva un leggero aumento del livello di felicità nel 2020. Una ricerca della University of Southern California mostra che lo stress mentale e l’ansia sono aumentati nel paese tra marzo e aprile del 2020, ma poi sono scesi. Due ondate successive d’infezioni e di morti sembrano non aver turbato troppo gli statunitensi. Molti Stati hanno imposto dei lockdown lacunosi, almeno per gli adulti. Questo potrebbe aver tenuto alto il morale generale. Diverse ricerche hanno rilevato che la prima ondata di restrizioni nella primavera del 2020 ha peggiorato molto l’umore delle donne.

[1] “The pandemic has changed the shape of global happiness” The Economist”, Regno Unito, 25 marzo 2021



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Maura Franchi

È laureata in Sociologia e in Scienze dell’Educazione. Vive tra Ferrara e Parma, dove insegna Sociologia dei Consumi, Social Media Marketing e Web Storytelling, Marketing del Prodotto Tipico. Tra i temi di ricerca: le dinamiche della scelta, i mutamenti socio-culturali correlati alle reti sociali, i comportamenti di consumo, le forme di comunicazione del brand.
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