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da: Federico Di Bisceglie

In questi giorni,giornali,telegiornali,talk show e quant’altro non fanno altro che parlare di quanto accaduto il 25 gennaio a Roma, in occasione dell’incontro tra il presidente iraniano Hassan Rouhani e il premier italiano Matteo Renzi. La bizzarra decisione di coprire i “nudi” , presenti all’interno dei musei capitolini ha scatenato un dibattito mediatico di proporzioni davvero imponenti, che è scaturito in forti prese di posizione di “pro copertura” e “contro copertura”. In tutti i casi ciò che non si è ancora ben capito, e che molto probabilmente è destinato a rimanere nell’ombra è l’attribuzione della responsabilità. Ovvero, chi ha dato mandato di coprire le statue ritenendole offensive per il presidente iraniano? Anche rispetto a questa ambigua controversia le opinioni sono le più disparate e chiaramente è inevitabile che la critica più diretta e più politicamente rilevante sia destinata al presidente del consiglio stesso. La posizione che in misura maggiore ha prevalso rispetto la decisione di inscatolare le statue è stata quella sfavorevole, ed è assolutamente comprensibile e condivisibile. L’Italia ha un patrimonio artistico incommensurabile ed ineguagliabile, che per altro tutti i paesi del mondo ci invidiano, ma che purtroppo non viene valorizzato nella giusta misura e al quale purtroppo non si da un giusto peso, capisco possa sembrare scontato e capisco che molto spesso si attribuisca la causa di ciò alle cattive decisioni della classe politica, ma le ragioni della sottovalutazione del patrimonio artistico è molto più profonda e va ricercata in ognuno di noi. La ragione è antropologica. Gli Italiani considerando come “consueto” ciò che hanno, e quindi abituati a vivere circondati da bellezze uniche e di un valore incommensurabile non riescono a valorizzare nel giusto modo ciò che in realtà meriterebbe molta più cura ed attenzione. Tra le opere d’arte scultoree più importanti per la storia dell’arte mondiale, ci sono anche le statue che ingenuamente sono state coperte ai musei capitolini, forse per un eccesso di zelo, o forse per un falso perbenismo di comodo. Molto probabilmente alla base di tale decisione però si cela anche un velo di ignoranza, in quanto il tema del “nudo” è uno di quei temi più rappresentati e che ha maggiormente caratterizzato il corso della storia dell’arte, sia scultorea che pittorica sin dai tempi dei Greci,la venere capitolina, inscatolata, passando per la venere di Tiziano e quella Botticelli finendo poi, volendo con “L’origine du monde” di Gustave Courbet. Il fatto che tale decisione abbia destato un’indignazione tanto diffusa quanto rapida, ha un aspetto positivo:gli italiani forse,e dico forse, stanno iniziando a rendersi conto che il nostro patrimonio artistico va preservato e promosso. Pertanto, se le scatole che hanno avvolto le statue hanno contribuito ad una sensibilizzazione in campo culturale degli Italiani, ben vengano, ma poi queste scatole vanno tolte e i musei vanno visitati.

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Francesco Monini
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