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da: ufficio stampa Comune di Comacchio

Il concerto offerto ieri sera nell’arena di Palazzo Bellini dalla Banda Musicale della Polizia di Stato, nell’ambito della rassegna culturale “Emilia Romagna Festival”, “ha contribuito ad avvicinare la cittadinanza alla Polizia di Stato”, come ha sottolineato il Questore, Antonio Sbordone, durante il saluto di apertura. “Ringrazio chi ha reso possibile questo evento – ha sottolineato il Questore – e la Città di Comacchio, che ha risposto bene.” Gratificato dalla presenza di un pubblico numerosissimo, il Prefetto Michele Tortora, ha espresso sentiti rallegramenti alla banda diretta da Maurizio Billi, ponendo l’accendo sulla gloriosa tradizione musicale della stessa, che vanta oltre 80 anni di storia con concerti tenuti nei più prestigiosi teatri e piazze sparsi in tutto il mondo. Il Sindaco Marco Fabbri, nel saluto di benvenuto, ha aggiunto che “la Città è onorata di ospitare questo importante evento musicale, frutto della collaborazione tra Istituzioni. Un plauso anche alla Regione Emilia Romagna che ci ha creduto molto. In un momento di tagli consistenti alle risorse, quello di questa sera è un segnale importante in controtendenza. La cultura è il vero motore di questo Paese – ha concluso il Sindaco-.” Sul palco dell’arena di Palazzo Bellini si sono esibiti 70 qualificatissimi musicisti, accompagnati dalla voce del soprano Federica Balucani, che tra gli altri ha eseguito brani della tradizione classica partenopea, quali “Torna a Surriento”, ad altri di respiro internazionale, come un gradito “The best of Nat King Kole”, sino a “What a wonderful world” di Louis Armstrong, per arrivare al gran finale con l’inno di Mameli.
In chiusura dell’applauditissimo concerto, che naturalmente ha toccato anche il repertorio classico da Gioachino Rossini a Pietro Mascagni, il Sindaco Marco Fabbri ha conferito una targa di riconoscimento alla piccola Giulia Taddei, tredicenne comacchiese reduce dallo straordinario successo ai Campionati mondiali di beach tennis (per la categoria Junior), che si sono disputati la scorsa settimana a Mosca. Giulia fa parte della nazionale italiana, selezionata ed allenata da Michele Folegatti, giovane comacchiese già plurimedagliato campione del mondo nella disciplina.
Hanno assistito al concerto anche il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Colonnello Carlo Pieroni, il Comandante della Polizia Municipale, Paolo Claps, il Direttore di Emilia Romagna Festival, Massimo Mercelli, l’Assessore al Turismo Sergio Provasi ed il Dirigente del Settore Cultura, Turismo e Sport, Roberto Cantagalli.

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COMUNE DI COMACCHIO


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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