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Da: Prof. Alessandra Ferlini, IIS RL Montalcini Argenta e Portomaggiore

Gli studenti del Montalcini aprono il loro blog “FilosofiArgenta”

Le classi quarte e quinte del Liceo Montalcini di Argenta hanno aperto il loro blog di filosofia sotto la guida del loro docente Giorgio Stamboulis.

Il professore é partito facendosi due domande fondamentali: come far studiare ai propri ragazzi in modo pratico ed attivo la filosofia e Come farlo in tempo di pandemia e restrizioni?

L’idea del docente è stata quella di scegliere un libro o un confronto tra libri in maniera condivisa tra la classe e insegnante.

La lettura e l’analisi dello stesso avevano lo scopo di servire da stimolo al confronto, all’approfondimento, al dibattito e alla maturazione del pensiero critico.

Il passo successivo é stato quello di aprire un blog in cui raccogliere e organizzare i lavori, i pensieri e le riflessioni degli studenti, con annessi tutti i riferimenti alla contemporaneità che la loro immaginazione e le loro ricerche potevano estrapolare. Tale attività laboratoriale ha fornito ai discenti la possibilità di mettere in pratica anche le proprie competenze informatiche per rendere il loro pensiero scritto ‘accattivante’ e graficamente invitante.

Il blog è stato aperto dal prof. Giorgio Stamboulis, docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Montalcini di Argenta, e si configura come luogo e attività di tutti gli studenti della quarta e quinta classe del liceo scientifico tradizionale.

Esso offre, inoltre, la possibilità di continuare a riflettere e approfondire lo studio della filosofia in maniera attiva e consapevole, in particolare, in questo momento ancora segnato dalla pandemia e dalla DDI, permette di evitare un insegnamento esclusivamente passivo e trasmissivo.

Il dato più importante è che é possibile leggere e accedere a quello che è maturato in tutti i ragazzi, grazie alle letture, lo studio e la riflessione di questi mesi attraverso il sito iisap.edu.it.

I risultati attuali sono aperti, in itinere, in divenire, un work in progress ancora da ultimare e affinare.

Alcuni dei testi proposti sono stati “La società sotto assedio” di Zygmunt Bauman e “L’elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam in comparazione con “L’esperienza di Montaigne”, testi di spessore che aiutano i ragazzi a maturare quel pensiero critico, dinamico e poliedrico che alberga in ognuno di noi.

Buona lettura a tutti, quindi, perché, come diceva Catone, non si finisce mai di imparare!

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Riceviamo e pubblichiamo


Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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