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Da: Cristiano Zagatti Segretario Generale CGIL – Ferrara

Virginia Woolf, intellettuale femminista britannica e convinta sostenitrice dell’uguaglianza tra i generi, scriveva che una donna deve avere soldi, cibo adeguato ed una stanza tutta per sé per poter scrivere, sottolineando come l’indipendenza economica ed intellettuale sia indispensabile per l’emancipazione delle donne.

Secondo il rapporto 2017 dell’Ocse “The Pursuit of Gender Equality: An Uphill Battle” sono stati identificati i tre ostacoli più importanti all’uguaglianza di genere: la violenza contro le donne; la disuguaglianza nella divisione del lavoro non retribuito, in ambito domestico; il divario salariale.

Quest’ultimo a livello internazionale, si definisce “Gender pay gap”, è calcolato sul salario medio lordo orario, e resta un tema decisivo nella lotta contro le discriminazioni, perché si porta dietro una mole di altre questioni. Dall’istruzione all’occupazione, dal welfare alle pensioni, dalla realizzazione in ambito familiare alle carriere professionali.
Ecco perché quindi la contrattazione di genere diventa la vera protagonista del cambiamento, per il raggiungimento di una parità piena, sostanziale, non solo formale.
L’ obiettivo è la parità, non solo dei diritti tra donna e uomo così come sancita dalla Costituzione e dalle altre leggi dello Stato, ma anche di valori tra i generi, mettendo in luce quegli aspetti lasciati in ombra da un’ ideologia che vuole la donna in una posizione di inferiorità.

È per tutti questi motivi che abbiamo deciso di avviare un percorso di ricerca ed approfondimento, destinato a tradursi poi in una piattaforma programmatica in materia di contrattazione di genere; sono certo sia strumento utile per poter confrontarci con CISL e UIL per giungere ad una proposta unitaria.
Solo riconoscendo e valorizzando le differenze, si pratica la parità, dando piena attuazione a quell’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale.

Mai come negli ultimi mesi, il sistema dei diritti e delle conquiste riconosciuti alle donne, dopo anni di lotte e battaglie civili e sociali, è stato messo in discussione dal dibattito politico e sociale che si è organizzato. Ed è per questa aggressione, che dobbiamo esserci donne e uomini, tutti insieme, a far sentire forte la nostra voce in piazza, anche nella giornata dell’8 Marzo.
Il processo di sviluppo è una responsabilità collettiva di uomini e di donne.
Tanti, troppi sono i capitoli aperti, dalla violenza di genere al mancato rispetto delle leggi sull’interruzione di gravidanza e l’obiezione di coscienza; dalla disoccupazione, alle condizioni di lavoro e reddituali che di fatto ostacolano la maternità.

L’8 Marzo, non una festa, perché non ha la leggerezza di una ricorrenza, ma ha la profondità ed il valore di una giornata “storica” per i diritti delle donne e per la pace internazionale. Oggi più che mai con gli scenari di guerra globale e le migrazioni, che ci impongono di osservare tutte le sfumature oltre il giallo di una mimosa.
La Giornata Internazionale della Donna, non una festa, ma l’occasione del protagonismo delle donne e degli uomini uniti
insieme in una giornata di riflessione, di impegno civile, politico e sociale, durante la quale ci si mobilita tutte e tutti per chiedere una società più equa, più solidale, quindi più giusta. Sapendo che, se sono le donne a progredire nei differenti contesti di sviluppo, sarà la società nel suo complesso a crescere.

Simone de Beauvoir disse: “Non dimenticate mai, che basterà una crisi politica, economica o religiosa affinché i diritti delle donne siano messi in discussione. Questi diritti non sono mai acquisiti. Dovrete stare attente alla vostra vita.”

Noi, le donne e gli uomini della Cgil, ci saremo per tenere alta l’attenzione, per non dimenticare mai, e per continuare a lottare ogni giorno fianco a fianco, insieme.

Buon 8 Marzo!

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Riceviamo e pubblichiamo


PAESE REALE

di Piermaria Romani

PROVE TECNICHE DI IMPAGINAZIONE

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Pescando un pesce d’oro
5 titoli evergreen dall’archivio di 50.000 titoli  di Periscopio

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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