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È arrivato gennaio con la sua aria gelida di giornate luminose. Da brava bambina ho fatto i miei propositi per l’anno nuovo, sono sempre gli stessi e non li mantengo, ma trovo allegro e scaramantico pensare che dovrei dimagrire, fare sport, diventare puntuale e tutte quelle cose che so, già in partenza, non realizzerò. Anche la cura del giardino fa parte dell’elenco, ma quest’anno non posso scantonare, per quanto possa permettersi un buon livello di autonomia, rimane sempre uno spazio con dei limiti e le mie piante li stanno sforando in tutte le direzioni. Nel 2015 compirà vent’anni e dovrò capire che cosa fare per mantenerlo con un po’ di equilibrio. In questi giorni scrivere di giardini, future potature e piantagioni, ha un suono strano, quasi stonato. Non dovrebbero esserci atrocità di serie A, eppure tra le tante notizie tremende che ci passano sopra la testa senza scuotere i nostri pensieri, ci sono tragedie che colpiscono il segno. La strage nella redazione parigina del Charlie Hebdo è una mattanza fra le tante, ma questa è una vigliaccata che ha avuto successo, ha centrato il nostro orticello di convinzioni e sicurezze facendo saltare in aria vite e quotidianità, radici culturali e simboli. Sulle macerie allargate di questo fatto non riesco ad esprimere nulla di più sensato di un preoccupato silenzio. Ascolto, cerco di capire, ma ho bisogno di spostare l’attenzione su qualcosa di bello e pulito e il mio giardino, in questo momento, non ha queste caratteristiche anche se lavorare con la terra e le piante fino allo sfinimento, è sempre un’ottima cura per alleggerire la testa. Andando alla ricerca di un pensiero positivo mi è venuta in mente una bella storia legata ad una fotografia di fili d’erba. In questa storia non ci sono macchine rimpicciolenti e inventori da strapazzo, ma c’è un ragazzino, un papà contento e una maestra con il vizio di fotografare. La maestra si chiama Olga, è una collezionista di attimi: non c’è raggio di sole, sguardo di gatto, foglia, rametto, sorriso di cane, sonnellino di parenti, che sfugga al suo obbiettivo. Come ogni collezionista è golosa e insaziabile, ma per fortuna è molto generosa e i suoi scatti di serenità vengono lanciati nel mondo e messi a disposizione di chi li vuole usare, come sto facendo io. Non contenta di tutto questo, grazie alla sua passione, Olga è riuscita a coinvolgere i suoi alunni in un laboratorio fotografico all’aria aperta, mettendo a disposizione la sua compatta per portarli alla scoperta della bellezza nascosta nelle cose, apparentemente insignificanti, che ci circondano. Non ho idea della burocrazia che abbia dovuto superare per portare in giro i suoi ragazzini, non conosco quali strategie abbia messo in pratica per coinvolgerli in questa avventura e come sia riuscita a farli lavorare insieme, ma ho visto lo splendido risultato: una serie di immagini dolcissime e piene di poesia. Una fra le tante, tutte belle e sorprendenti, è questa, che mi ha colpito per la grazia danzante di questi fili di erba che Nicola ha visto e ha saputo raccontare. La sua foto e quelle degli altri bambini, sono state adoperate per fare una mostra e un calendario, coinvolgendo così anche le famiglie nella parte conclusiva del laboratorio. In questa storia c’è tutto quello che vorrei per il nuovo anno, ed è un elenco lunghissimo di sogni in cui volano persone, grandi e bambini, che si divertono a stanare la bellezza nella quotidianità della natura più semplice; persone capaci di giocare, ridere, imparare, crescere e coltivare in pace un immenso giardino dove i fili d’erba sono verdi, vivi e luccicanti… poi mi sveglio, e le cose non funzionano così, ma la foto di Nicola, mi ha fatto sognare a occhi aperti, e lo ringrazio di cuore per questo piccolo grande regalo.

Foto di Nicola Mariani

 

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Giovanna Mattioli

È un architetto ferrarese che ama i giardini in tutte le loro forme e materiali: li progetta, li racconta, li insegna, e soprattutto, ne coltiva uno da vent’anni. Coltiva anche altre passioni: la sua famiglia, la cucina, i gatti, l’origami e tutto quello che si può fare con la carta. Da un anno condivide, con Chiara Sgarbi e Roberto Manuzzi, l’avventurosa fondazione dell’associazione culturale “Rose Sélavy”.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

La redazione e gli oltre 50 collaboratori scrivono e confezionano Periscopio  a titolo assolutamente volontario; lo fanno perché credono nel progetto del giornale e nel valore di una informazione diversa. Per questa ragione il giornale è sostenuto da una associazione di volontariato senza fini di lucro. I lettori – sostenitori, fanno parte a tutti gli effetti di una famiglia volonterosa e partecipata a garanzia di una gestitone collettiva e democratica del quotidiano che si finanzia, quindi vive, grazie ai liberi contributi dei suoi lettori, amici e sostenitori. Accetta e ospita sponsor ed inserzionisti solo socialmente, eticamente e culturalmente meritevoli.

Nato 10 anni fa con il nome Ferraraitalia già con una vocazione glocal, oggi il quotidiano è diventato Periscopio e naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Non ci dimentichiamo però di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno si fabbrica il giornale.  Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto. 

Oggi Periscopio conta oltre 320.000 lettori, ma vuole crescere e farsi conoscere. Dipenderà da chi lo scrive ma soprattutto da chi lo legge e lo condivide con chi ancora non lo conosce. Per una volta, stare nella stessa barca può essere una avventura affascinante.  Buona navigazione a tutti.

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Francesco Monini
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