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Gianblu e i Miao-x

In Aprile compio novant’anni e i miei nipoti e pronipoti vogliono farmi una festa di compleanno che non desidero particolarmente, ma loro la organizzeranno comunque e per non deluderli, dirò che mi è molto piaciuta, sarà comunque così. In novant’anni ne ho viste di vicende, tragedie, scoperte e sorprese. Tutte passate, tutte archiviate come storie più o meno recenti.

Ogni tanto Axilla e Gianblu, i più grandi dei miei pronipoti, figli di Valeria, vogliono che gli racconti qualche avvenimento passato a cui ho assistito direttamente, in quanto già viva. Non ho che l’imbarazzo della scelta.

Provo a ricordarne alcuni e i primi due che affiorano alla mia coscienza si collocano il 13 maggio 1981, quando Papa Giovanni Paolo II fu vittima di un attentato per mano di Mehmet Ali Agca e il 9 novembre 1989 quando cadde il muro di Berlino.

E poi … nel 1992 in due attentati furono uccisi a Palermo i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; nel 2000 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamò il decennio 2000-2009 “Decennio Internazionale per la Cultura della Pace e della Non-Violenza“; il 14 Febbraio del 2005 nacque YouTube; dal 10 al 26 Febbraio del 2006 si tennero a Torino i XX Giochi olimpici invernali; il 25 giugno del 2009 morì a 50 anni la star della musica pop Michael Jackson; l’8 novembre del 2016 Donald Trump venne nominato Presidente eletto degli Stati Uniti d’America; il 15 aprile del 2019 a Parigi un grave incendio provocò il crollo della volta e della guglia della Cattedrale di Notre-Dame; il 24 febbraio del 2022 l’esercito Russo invase l’Ucraina.

Il 3 Gennaio del 2030 nacque Abito Canno il futuro presidente del COXBAC; il 6 Maggio del 2035 si sciolse definitivamente uno dei più grossi ghiacciai italiani, il primo settembre del 2041 fu assemblato il primo Robot-111, il 10 Ottobre 2053 una famiglia americana si trasferì a vivere sulla Luna. Il 10 luglio 2060 è nato Gyanny, il secondo bambino di mio nipote Enrico.

Questi sono solo una piccolissima parte dei tanti avvenimenti che, con poco sforzo, riesco a ricordare. Alcuni positivi, altri negativi, alcuni che riguardano tutto il mondo e altri che riguardano la mia famiglia, come la nascita del bambino.

È sorprendente come nel fare un elenco veloce di avvenimenti importanti, nel cervello e nel cuore di una persona acquisiscano rilevanza avvenimenti tanto diversi in termini di effetti, ricadute, impatto sulle persone piuttosto che sull’ambiente, innovazione e drammaticità. Sono comunque tutti eventi che hanno suscitato in me una forte attivazione emotiva, quelli che mi hanno fatto battere il cuore più forte e che mi hanno strappato qualche sorriso o lacrima.

L’attivazione emotiva solidifica i ricordi e li cristallizza nella terra della memoria, togliendo loro la possibilità di svanire, di diventare polvere leggera che un soffio d’aria porta lontano. Non si muovono più, se ne stanno là fermi e sempre pronti a rivendicare la loro presenza. Basta un po’ di tempo libero, un po’ di pioggia, un po’ di vento oppure il verificarsi di qualche evento che assomiglia a quelli già vissuti e loro riprendono vigore, diventano colorati, giovani e aggressivi.

I ricordi. La differenza tra una persona vecchia e una giovane sta tutta lì: una persona vecchia ha tanti ricordi e una giovane ne ha pochi. Convivere con i ricordi non è sempre facile, ma ci si può riuscire, mantenendo la capacità di stupirsi e di imparare. Finché riusciremo a imparare dai ricordi, riusciremo a vivere migliorando.

“Pit” dice Pit-x, il mio canarino meccatronico,  “Pit Pit”  gli rispondo io e lui si mette a saltellare su e giù dai supporti della gabbia.

Gianblu mi ha detto che potrei acquistare un gatto miao-x. I miao-x sono gatti meccatronici che hanno delle prestazioni davvero sorprendenti. Sono caldi, fanno le fusa, si strusciano contro le gambe, si accucciano vicino, fanno compagnia e sanno anche miagolare in maniera intonata, senza fare versi strazianti da vampiri, come fanno a volte i veri gatti di via Santoni. Ma io un gatto meccatronico non lo voglio. Le mie gatte Nera e Ombra mi piacciono molto e non le cambierei con gatti-x per nessuna ragione.

Ricordo che quando mi hanno operato di ernia al disco nel 2030, Nera è stata la mia migliore amica e confidente. Se ne stava tutto il giorno sul bordo del divano a farmi compagnia e mi seguiva quando mi muovevo, per verificare che non ci fossero inciampi nei quattro metri che separano il divano verde sul quale stanziavo e il bagno di servizio del pianterreno della casa.

Se uscivo sotto il portico a fare due passi, usciva anche lei a sgranchirsi le zampe e, se guardavo la TV, la guardava anche lei con molta attenzione. Se vedeva scene di guerra, si metteva a miagolare forte e io dovevo cambiare canale. Perfino i gatti soffrono nel vedere tali scene, sanno che contengono violenza, orrore e molto dolore umano.

Mi chiedo sempre se anche noi percepiamo la drammaticità di certe immagini quanto loro, o se dei piccoli animali sanno batterci in consapevolezza. Se così fosse, sarebbe davvero una vicenda sulla quale riflettere. Perché non ci indigniamo quanto i gatti di fronte a immagini di guerre inaccettabili? Per indurimento emotivo, irrigidimento cognitivo, assuefazione, autodifesa, indifferenza, senso della giustizia artefatto e vizioso. Esattamente non so, forse dipende dalle persone. Per alcune è solo una di queste motivazioni e per altre è un mix micidiale, un cocktail malefico, che ti fa vedere tutto da lontano, come se la guerra si svolgesse su un altro pianeta, in un’altra era, nel mondo di mezzo.

Il mondo di mezzo è quello dei robot, un mondo che procede a fianco di quello umano e lo supporta dal punto di vista operativo ed emotivo. Sempre nel periodo dell’ernia al disco, Nera aveva preso l’abitudine di giocare con le mie ciabatte, in modo particolare quelle azzurre. Erano delle ciabatte di gomma leggera, come quelle che si usano negli ospedali, silenziose, anallergiche, indeformabili. Quelle ciabatte le piacevano molto. Ci si strusciava, le abbracciava e si rotolava in terra avvinghiata a quel lattice celeste.

Non ho mai capito perché le piacessero particolarmente, ma era evidente a tutti che era così. In quel periodo di ciabatte ne avevo anche un paio gialle con la suola di sughero. Quelle non le piacevano molto, al massimo rivolgeva a loro qualche miagolio e, quando era particolarmente felice, qualche fusa.

Ricordo che un giorno venne a trovarmi Guido con Reblanco, il suo Akita. Guido era un mio amico, un tipo un po’ strano, come quasi tutte le persone che prediligo, ma molto rispettoso degli animali. Reblanco era un cane molto educato, ma un gatto è un gatto.

Quando Guido è entrato nella mia cucina col cane, Nera ha irsuto il suo pelo ed è balzata in un secondo sopra uno dei pensili della cucina, un salto di due metri partendo da terra e da ferma. Sorprendente, da vero felino. Guido ha esclamato: “Oibò che balzo” e a me è venuto da ridere più per il commento di Guido che per il balzo del gatto.

Mentre la scena si svolgeva davanti ai nostri occhi, Reblanco ha cominciato ad abbaiare furiosamente. Io facevo ancora fatica a muovermi e così Guido ha dovuto prendere Reblaco e trascinarlo a forza in cortile, per poi rientrare nella mia cucina e chiudere a chiave la porta che dà sul cortile.

Quando Nera ha visto che Reblanco era stato chiuso fuori casa, si è adagiata sul pensile con aria soddisfatta e si è messa da lassù a controllare tutti i movimenti che si verificavano all’interno della cucina, senza perdere di vista nemmeno il ronzio di una mosca. Una “vedetta lombarda” era posizionata sulla parte più alta della mia cucina.

“Uè la tua gatta ti assomiglia, ha dei cambi di umore improvvisi” ha detto Guido,
“Si” gli ho risposto, “adesso è molto arrabbiata perché un grosso cane bianco ha invaso il suo territorio e vuole controllare il suo regno per evitare che le ricapiti l’inconveniente”.
“Lo dico io che ti assomiglia” ha ripetuto Guido.

Già a volte gli animali ci assomigliano. Stando sempre con noi acquisiscono parte delle nostre abitudini, bizzarrie e predilezioni. È anche per questo che ci piacciono tanto, sono un po’ come li abbiamo voluti perché sono stati allevati e educati da noi.

Quando Gianblu mi ha proposto di comprare un miao-x, gli ho raccontato questa storia di molti anni fa. Pensavo servisse a spiegargli la differenza tra i miao-x e i gatti veri fatti di carne, ossa e un cuore che batte. Invece è successo l’esatto contrario “Se tu li educhi per bene imparano le tue abitudini anche i miao-x, anzi, li puoi programmare come vuoi e siccome li hai programmati tu, fanno esattamente ciò vuoi. Un vero spettacolo.” Mi ha detto. Questa affermazione mi ha reso pensierosa, come molte altre convinzioni di Gianblu.

Quando torna da scuola, passa spesso da via Santoni a salutarmi e mi racconta che tra gli hamburger prodotti in laboratorio e quelli fatti con la carne di mucca non c’è nessuna differenza, che i robot-121 della scuola sono più gentili dei bidelli, che i taxi volanti costano meno delle automobili, che la mamma di un suo compagno di scuola ha avuto due bambine gemelle e le ha chiamate Anima Green e Lacrima Silver e che lui trova quei nomi originali. Insomma, una vicenda più disdicevole dell’altra.

E così ascoltandolo mi trovo a riflettere su come dal 2030 ad oggi sono cambiate molte cose e di quali sforzi faccio sempre per capire le preferenze e le idee di mio nipote. Ma alla fine Gianblu è un mio discendente e non è necessario che io capisca e condivida le sue idee. Basta che mi sorrida con i suoi occhi scuri e mi dica ogni tanto: “Zia sei una vecchietta davvero simpatica!”

N.d.A.
I protagonisti dei racconti hanno nomi di pura fantasia che non corrispondono a quelli delle persone che li hanno in parte ispirati. Anche i nomi dei luoghi sono il frutto della fantasia dell’autrice.

Per leggere tutti i racconti di Costanza Del Re è sufficiente cliccare il nome dell’autore o sulla sua rubrica Le storie di Costanza.

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Costanza Del Re

E’ una scrittrice lombarda che racconta della vita della sua famiglia e della gente del suo paese, facendo viaggi avanti e indietro nel tempo. Con la Costanza piccola e lei stessa novantenne, si vive la storia di un’epoca con le sue infinite contraddizioni, i suoi drammi ma anche con le sue gioie e straordinarie scoperte.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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