21 Aprile 2021

FANTASMI
Ghostbook o I fantasmi della Rete

Giuseppe Nuccitelli

Tempo di lettura: 6 minuti

 

C’è un posto che pullula davvero di fantasmi, ma non è un maniero spettrale in una landa mitteleuropea. Non è neanche Al-Qarafa, nel cuore del Cairo. È Facebook.
Infatti, molti milioni di profili attivi nella sfera virtuale di Facebook corrispondono ormai a persone defunte in quella reale. Si tratta, evidentemente, di un effetto indesiderato della combinazione di due fattori: l’enormità del numero dei fruitori del network e la persistenza della sua popolarità, ragguardevole se rapportata alla volubilità dell’epoca.

A oltre quindici anni dalla sua nascita, e benché ormai démodé soprattutto tra i più giovani, Facebook conta infatti circa due miliardi e mezzo di utenti in tutto il mondo. I dati quantitativi più attendibili sull’ordine di grandezza percentuale del fenomeno dei profili fantasma sono stati elaborati già alcuni anni fa in una ricerca promossa dall’Università di Oxford, il che già di per sé sottolinea il rilievo del fenomeno.
Tale ricerca aveva dimostrato che il numero dei defunti su Facebook cresceva al ritmo di circa ottomila al giorno, ma ormai questa stima è da considerarsi insufficiente. In ogni caso, prima della fine del XXI secolo i fantasmi su Facebook saranno miliardi e il loro numero avrà superato quello dei viventi.

Di fronte alle insidie di questa prospettiva, il social ha tentato di mettere in campo delle specifiche strategie. Sono nate, infatti, le ‘pagine commemorative’, e da tempo agli utenti è data – anzi: suggerita – la possibilità di nominare un curatore che possa, a suo tempo, occuparsi della trasformazione del profilo del caro estinto in quella direzione.
Al momento, tuttavia, questa possibilità non sembra incontrare particolarmente il gradimento degli utenti. È ancora molto difficile, girovagando per Facebook, imbattersi in una qualsiasi di queste pagine.
Potrebbe certo trattarsi di un disinteresse provvisorio, dovuto al fatto che la pratica non si è ancora diffusa e non è entrata nella consapevolezza dei fruitori.

Tuttavia, vogliamo qui prendere in considerazione un’ipotesi diversa, secondo la quale tale renitenza potrebbe derivare da qualcosa di più essenziale, qualcosa di connaturato all’essenza stessa di Facebook.
Bisogna, intanto, cominciare a notare che il tentativo di demarcazione dei vivi dai morti nel milieu di Facebook appare piuttosto debole: non vi è infatti, almeno per il momento, alcuna separazione rigida – come quella fondativa dello spazio urbano contemporaneo stabilita a Saint Cloud – tra lo spazio dei vivi e quello dei trapassati.
Profili normali e pagine commemorative non sono, infatti, divisi da alcun confine virtuale, sì che i morti – anche quando distinti dall’etichetta ‘in memoria’ – popolano la stessa sfera dei vivi e circolano lungo le medesime arterie virtuali.

È ampiamente dimostrato dall’esperienza che gli architetti di Facebook sanno quel che fanno, sì che dietro una scelta come questa si presume vi siano ragioni pregnanti.
Ma quali? L’ipotesi che qui tentiamo di argomentare è la seguente: la pagina di Facebook è, per essenza, un luogo nel quale la differenza reale tra vivo e defunto tende a livellarsi, non certo a strutturarsi.
Una prima indicazione in questa direzione, forse, ce la può fornire quel che succede sui profili dei nostri contatti purtroppo non più in vita.

Per quanto riguarda i miei, nessun profilo è stato ‘volturato’ in commemorativo (e io stesso non ho nemmeno considerato questa possibilità). In alcuni, la situazione si è di fatto congelata con la scomparsa dell’intestatario, ma è interessante che, in tale blocco, siano rimaste attive tutte le ‘amicizie’, come se la rete social alimentasse i suoi nodi a prescindere dal predicato dell’esistenza in vita.
Negli altri, questo alimentazione si manifesta in modo ancora più pregnante: i profili continuano, nell’ovvio silenzio dell’intestatario, a essere frequentati negli anni. Oltre agli auguri di compleanno (una funzione di Facebook sulla quale torneremo tra non molto), gli amici usano la bacheca del defunto per inviargli delle comunicazioni colloquiali, in genere ovviamente affettuose, come se il post fosse una finestra medianica – priva tuttavia di qualunque risvolto parapsicologico – attraverso la quale contattare ordinariamente chi non c’è più.
Infatti, se si capita per caso su una delle pagine di cui poco sopra, il più delle volte non è affatto immediato rendersi conto che l’intestatario è trapassato, e anzi bisogna farsi strada verso questa verità decifrando il senso dei vari post.
Insomma, nello spazio abitativo di Facebook, la discriminazione del vivo dal defunto non è affatto un’operazione intuitiva; al contrario, essa richiede un’attivazione ermeneutica che trova degli analoghi solo nella dimensione letteraria e cinematografica, ad esempio in pellicole come Sixth Sense e Una pura formalità.

Ed eccoci alla domanda decisiva: perché accade questo? Perché nella dimensione di Facebook la differenza di vivente e defunto tende, essenzialmente, a livellarsi?
C’è una risposta abbastanza scontata, ma non per questo superficiale: proprio perché siamo in un mondo nel quale la morte viene il più possibile occultata, si procede alla sua abolizione là dove possibile, ovvero nella sfera disincarnata della rete.
Tuttavia, vorremmo qui avanzare un’ulteriore e diversa ipotesi: e se il problema fosse rovesciato? Se la matrice immaginativa di Facebook non fosse la polis dei vivi, ma il cimitero? Se, in essenza, non fossero i defunti gli intrusi, bensì i vivi accorsi ad abitare una dimensione strutturalmente funebre?

Non credo si possa qui dare una risposta definitiva alla questione, ma se ne può senz’altro saggiare la consistenza attraverso una collezione di indizi.
Facebook è un libro di facce: un’impaginazione di fotografie di volti con sottostante il relativo nome (anche se poi è lecito divagare). Da qualche anno, poi, si è sentita l’esigenza di aggiungere una ‘immagine di copertina’, ovvero uno sfondo orizzontale rettangolare che incornicia e dà risalto alla foto. Tutto questo non riflette esattamente il canone formale della lapide? Provate a guardare un qualsiasi profilo alla luce di questa analogia e poi ditemi se non è inquietante.
D’altra parte, l’invenzione del dagherrotipo è di pochi anni successiva proprio all’editto di Saint Cloud. Non sarà che da questo incontro predestinato è nata una nuova matrice identitaria della quale oggi vediamo dispiegarsi gli effetti planetari?

Continuando nelle analogie, Facebook offre poi l’opzione ‘Aggiungi una biografia‘. Chi la utilizza, crea una finestra di testo che s’impagina proprio sotto il nome, ai piedi del blocco immagine di copertina-foto. Ora, personalmente non ho mai visto questa funzione utilizzata davvero in chiave biografica. Perlopiù, le persone inseriscono una frase evocativa, o allusiva, o anche una citazione, in calce alla lapide. Insomma, “Aggiungi un epitaffio”.

E cosa dire di quando fai una ricerca per nome e cognome, magari nel tentativo di ritrovare qualcuno del quale non hai notizie da tempo? Ecco che tutti gli omonimi ti appaiono con la rispettiva foto e il nome uno sopra l’altro, proprio come in una delle file verticali di loculi sovrapposti caratteristiche dei contemporanei condomini cimiteriali.

Parliamo infine, come anticipato, dei compleanni. Per chi abita un po’ su Facebook, è prassi considerare le notifiche quotidiane dei compleanni dei propri contatti, decidendo di volta in volta presso quali manifestarsi con formule augurali. È anche prassi dedicare una certa parte del proprio compleanno a considerare gli auguri ricevuti e ad articolare una qualche risposta.
Ebbene, in questa seconda incombenza l’insieme degli auguranti appare sempre un po’ incongruo: arrivano auguri, a volte anche pensati, da contatti dai quali mai ce li saremmo aspettati, e al contrario fanno difetto quelli attesi da altri in teoria più ravvicinati.
In breve, la compagine augurante che si raduna su Facebook lo fa in risposta a un annuncio pubblico – la notifica – e in base a una serie di variabili piuttosto eterogenee: gli impegni di giornata, la propensione a presenziare, il tempo libero, la permeabilità alle informazioni, e così via.

Queste, però, non sono le variabili in base alle quali si partecipa a una riunione di compleanno nella vita reale. Sembrano, piuttosto, quelle che regolano l’affluenza ai funerali, nei quali le frasi certamente più bisbigliate sono: “Certo che X sarebbe dovuto venire…”; “Ma che ci fa qui Y? Si conoscevano?”.

Ecco, dunque, che le analogie paiono molteplici e, soprattutto, dense quasi come le omologie.
Facebook si avvia a diventare, se sopravviverà abbastanza a lungo, il più grande cimitero della storia, e questo è un fatto. Ma è solo un’ipotesi che quel fatto non farebbe altro che amplificare la forma, l’eidos, che lo ha caratterizzato fin dall’origine?
Se non lo è, sarà allora il caso di domandarsi: A egregie cose il forte animo accendono i libri di facce? Peccato solo che Pindemonte non sia online.



Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

Chi non ha ricevuto la mail e/o volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@ferraraitalia.it

L’autore

Giuseppe Nuccitelli

Giuseppe Nuccitelli insegna filosofia e scienze umane nella scuola media superiore pubblica.  Ha collaborato con Università, Enti di Ricerca, la RAI e altri soggetti. È autore di varie pubblicazioni nell’orizzonte della filosofia e della linguistica educativa. È giornalista pubblicista. In libreria, il suo esordio narrativo: “Parola di Pilsops. Le circostanze della passione”, Roma, Gangemi Editore, 2022.
Giuseppe Nuccitelli

Ti potrebbe interessare:

  • Mi chiamo Rose Rosse

  • Storie in pellicola / Nostalgia canaglia

  • Parole a capo
    Maria Laura Valente: “Io maledico l’anno il mese il giorno” e altre poesie

  • Vite di carta /
    Donne: ne uccide e ne salva più la lingua

  • Parole e figure / Parole e ali, Strenne Natalizie 1

  • Giallo, Canalnero e biancazzurro
    Intervista a Marco Belli

  • Diario in pubblico /
    In ospedale

  • Per certi versi/Come il Mar Rosso

  • Caso Soumahoro
    Un lavacro per la coscienza corrotta della società italiana

  • Presto di mattina /
    Avvento di tenerezza

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013