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Elly Schlein vince, e vince partendo da Bologna. Bologna la Rossa, Bologna la grassa, che digerisce tutto – al punto da digerire Pierferdinando Casini come candidato del PD nel collegio delle politiche – si è presa la sua rivincita.
La svolta della Bolognina da oggi non è più solo quella di Occhetto, ma anche quella del quartiere e della città in cui Elly Schlein da Lugano (ma trapiantata a Bologna) doppia le preferenze date a Stefano Bonaccini da Campogalliano. Che si può scrivere anche così: la vicepresidente della regione rossa straccia il suo presidente. A suon di voti, e di votanti. Mi fermo un attimo su questo.
Nel 1948 furono poco più di 2 milioni gli italiani aventi diritto al voto che non si recarono alle urne, meno del 10%. Nel 2022 questo numero è salito a 17 milioni, che fa ancora più impressione della percentuale sul totale degli aventi diritto, ormai prossima al 40%.
Anche le “primarie” del PD hanno registrato un trend simile. Si va dai 3,5 milioni che votarono, in larga maggioranza, Veltroni al milione che ha scelto, con maggioranza più stretta, Elly Schlein. Però questa volta c’è un elemento di novità: una parte di quel milione che si è mosso per votare Schlein non si muove più per le elezioni generali. Un’altra parte di coloro che l’hanno votata, da tempo non vota PD. Infine ci sono gli iscritti/simpatizzanti che hanno scelto lei invece di Stefano Bonaccini.
Pur non essendo io un istituto demoscopico, sospetto che quest’ultimo sottoinsieme sia minoritario rispetto agli altri due che vanno a comporre il milione. Vale a dire: la nuova segretaria del PD è stata eletta prevalentemente da persone che non votano PD. Strano? Paradossale? Sì, ma fa parte dei rischi insiti nella scelta di far votare alle primarie di un partito tutti quelli che vogliono farlo, iscritti, simpatizzanti o meno. E’ una delle poche cose che mi sono piaciute, fino ad oggi, del PD.
Grazie a questa scelta del voto aperto a tutti, Elly Schlein ha riportato e riporterà verso il PD persone che non lo frequentavano più, se non alla sagra dell’anguilla: ma per l’anguilla, non per il PD. Molte di queste persone (a dire il vero lei stessa, che fu una delle artefici di Occupy Pd) lo hanno aspramente criticato, quel PD per la cui segretaria si sono mossi.
Anzi. Si sono proprio incazzati con lui, come quando te la prendi con chi ti delude di più, perchè era lì che riponevi le maggiori aspettative. L’ incazzatura – almeno la mia – ha raggiunto l’apice quando il partito erede (almeno in parte) della tradizione del PCI si è fatto promotore e artefice del Jobs Act, un insieme di norme funzionale a rendere ab origine precario il rapporto di lavoro, cioè a rendere ab origine incerto e non pianificabile il futuro delle persone giovani. Non che prima fosse molto meglio: le leggi sul lavoro che (dagli anni novanta in poi) hanno precarizzato, chiamandolo flessibile, il lavoro (trasformandolo in una pura merce) hanno spesso paternità “di sinistra”, e hanno prodotto un crepaccio tra la base sociale e la base politica dentro il quale sono precipitate passioni, militanze, ideali, voglia di sbattersi.
All’inizio era un boato, poi ci si è abituati al peggio, e alla fine si è sentito solo il “puff” della nuvoletta, come quando, al termine dell’ennesimo assalto fallito a Road Runner, Willy il Coyote precipita dal burrone e si schianta al suolo. Un animale descritto da Mark Twain come “una vivente allegoria dell’Indigenza: ha sempre fame, è sempre povero in canna, scalognato e senza un amico al mondo”.
Elly Schlein non ha nulla di Willy il Coyote. Ha un pedigree che è la quintessenza di ciò che un cretino definirebbe radical-chic. Figlia di professori aschenaziti di storia e diritto, nipote di avvocati socialisti, sorella di diplomatiche e matematici, secchiona, tripla nazionalità, poliglotta. Possiede la rapidità, la scaltrezza, persino la silhouette di Road Runner. Corre, instancabile, lungo le strade del suo futuro.
Se sarà lasciata da sola, potrebbe avere successo personale ma diventare imprendibile e antipatica, proprio come Road Runner (o Beep Beep come lo chiamano in molti). Se sarà aiutata e saprà farsi aiutare – che è diverso da farsi condizionare, anche se una delle sue abilità è stata di farsi appoggiare da una parte della nomenklatura – allora potrà inverare quel “Parte da Noi” che è stato lo slogan della sua campagna, e potrà essere – non da sola – la voce di quei tanti Willy il Coyote che non ce la fanno mai. Intanto lei ce l’ha fatta, e io non me l’aspettavo.
Essere una donna di 37 anni che cerca di cambiare un partito balcanizzato riaprendone le porte alla partecipazione civile non è semplice.
Esserlo in Italia, un paese bloccato e foderato di patriarchi, aggiunge un coefficiente di difficoltà supplementare.
Sono decenni che vediamo italiane e italiani – non solo “eccellenti” – che, per prendere un ascensore sociale, emigrano altrove, dove si mangia male ma si lavora bene, dove non è obbligatorio essere l’ingranaggio di una trasmissione familista, di casta o di corporazione per trovare il proprio posto nel mondo, nella politica, nel lavoro, nella cultura o anche semplicemente in un bar. Dove si è retribuiti per il lavoro fatto, senza dover ringraziare per il fatto di averne uno sottopagato. Contemporaneamente, siamo il territorio di frontiera maggiormente esposto agli arrivi di persone che si portano dentro un altro tipo di disperazione: quella della guerra, della violenza, della povertà assoluta, della crisi climatica.
Invece di fare la punta alle scarpe chiodate di questa donna, come già vedo fare, almeno oggi facciamole i complimenti e cerchiamo di chiodare le nostre, di scarpe. Nessuno può scalare da solo certe falesie, ma lei sta dimostrando di avere l’energia e la preparazione per provare a fare il capocordata.
Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.
Se già frequentate queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica dell’oggetto giornale [1], un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.
Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani. Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito. Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.
Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare il basso e l’altocontaminare di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta. Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle “cose che accadono” dentro e fuori di noi”, denunciare il vecchio che resiste e raccontare i germogli di nuovo, prendere parte per l’eguaglianza e contro la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo..
Con il quotidiano di ieri, così si dice, ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Tutto Periscopio è free, ogni nostro contenuto può essere scaricato liberamente. E non troverete, come è uso in quasi tutti i quotidiani, solo le prime tre righe dell’articolo in chiaro e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.
Sembra una frase retorica, ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni” . Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come quelli immateriali frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e ci piacerebbe cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e ogni violenza.
Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”, scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori) a tutti quelli che coltivano la curiosità, e non ai circoli degli specialisti, agli addetti ai lavori, agli intellettuali del vuoto e della chiacchera.
Periscopio è di proprietà di una S.r.l. con un azionariato diffuso e partecipato, garanzia di una gestitone collettiva e democratico del quotidiano. Si finanzia, quindi vive, grazie ai liberi contributi dei suoi lettori amici e sostenitori. Accetta e ospita sponsor ed inserzionisti solo socialmente, eticamente e culturalmente meritevoli.
Nato quasi otto anni fa con il nome ferraraitalia [2], Periscopio naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Conta oggi 300.000 lettori in ogni parte d’Italia e vuole crescere e farsi conoscere. Dipenderà da chi lo scrive ma anche e soprattutto da chi lo legge e lo condivide con altri che ancora non lo conoscono. Per una volta, stare nella stessa barca può essere una avventura affascinante. Buona navigazione a tutti.
Francesco Monini
[1] La storia del giornale è piuttosto lunga. Il primo quotidiano della storia uscì a Lipsia, grande centro culturale e commerciale della Germania, nel 1660, con il titolo Leipziger Zeitung e il sottotitolo: Notizie fresche degli affari, della guerra e del mondo. Da allora ha cambiato molte facce, ha aggiunto pagine, foto, colori, infine è asceso al cielo del web. In quasi 363 anni di storia non sono mancate novità ed esperimenti, ma senza esagerare, perché “un quotidiano si occupa di notizie, non può confondersi con la letteratura”.
[2] Non ci dimentichiamo di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno il giornale si confeziona. Così Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto.
Chi volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@periscopionline.it
L'INFORMAZIONE VERTICALE
Speriamo che l’apparato non prenda piede e che lei sappia circondarsi di persone che abbiano il suo entusiasmo, l’intelligenza e la voglia di cambiare quella “carta da parati” che ha nascosto in questi ultimi anni la ” muffa “di un pensiero politico pressochè inesistente o comunque modesto o fazioso…Per ora possiamo davvero dire che l’aria sta cambiando!!
Ottimo articolo. Condivido la speranza che Elly Schlein non si faccia triturare dalla selva dei politici, dentro e fuori dal Pd, che non vedono
altro che il proprio ombelico. E che sia aiutata nella sua missione (quasi)
impossibile di far rinascere una sinistra che fondi pragmatismo e utopia.
Un commento perfetto in cui mi riconosco completamente. Grazie Nicola
Condivido! Mi sembra che una prova del cambiamenti ora possa essere fotnita dal tema dell’autonomia differenziata su cui conosciamo la posizione di Bonacini. Occorrerebbe che Schlein, il PD, facesse opera di chiarezza, facesse informazione e mobilitasse la gente perché nessuno ne sa niente a parte chi legge il manifesto ed è invece uno dei temi fondamentali su cui fare opposizione.
A me però Road Runner stava alquanto sulle palle, e tifavo sempre per il “cattivo” ed eternamente perdente Willy… E questo perché ho sempre odiato i perfettini vincenti, alla Beep Beep appunto, per tantissimi motivi che non starò qui ad elencare. Sperò soltanto che la Schlein non mi deluda come hanno fatto tutti (TUTTI) gli altri prima di lei. Me l’auguro davvero!