26 Agosto 2022

Diario di un agosto popolare
13. LA TORBELLA DI ADAMO

Daniele Cini

Tempo di lettura: 5 minuti

torbella

Anche se è abbastanza evidente, premetto che questi miei diari estivi non hanno l’ambizione di essere né inchieste, che andrebbero minimamente documentate, né opere letterarie che andrebbero meditate e rilette, ma semplici note “un po’ colorite” per un benevolo pubblico di amici: lo dico perché m’imbarazza sempre l’atto del pubblicare. Ogni volta è un brivido premere il tasto invio e rischiare di aver sottovalutato le conseguenze emotive di un passaggio, magari innamorandomi di una battuta di spirito o di un aggettivo che suona bene.

LA TORBELLA DI ADAMO
26 agosto 2019

Torbellamonaca a Roma è un po’ una sineddoche (la parte per il tutto) della periferia.
Una volta si diceva “è un borgataro”, oggi se vivi “allo sprofondo” ti chiedono: “ma ‘ndo stai, a Torbellamonaca?” .

Perché a Roma se il tuo quartiere comincia con Tor, vuol dire che stai fuori dal centro. Ma il mito di Torbella, che addirittura è oltre il Sacro G.R.A., riassume da solo tutto il peggio del suburbio metropolitano: i più truci spacciatori, i topi più affamati, il degrado più appariscente.

Diventa anche simbolo della crisi politica che stiamo vivendo: Torbellamonaca passa a destra mentre Parioli va a sinistra. Qui la casta non ci finisce neanche per sbaglio, tutto è popolo.

Ho cominciato a frequentare Torbella (si fa per dire, ci sarò stato una decina di volte) per andare a trovare Adamo, che ci ha lasciati il 26 agosto di due anni fa, e non riesco a separarla da lui.

Adamo l’ho incontrato una trentina di anni fa, alla stazione Termini. Radunava barboni e senzatetto per aiutarli a occupare spazi vuoti dove dormire. Mi ha colpito subito il suo sguardo (l’iride celestissimo incorniciato da sopracciglia scure), che lanciava un messaggio molto chiaro: “ti tengo d’occhio”. All’inizio, confesso di non essermi subito fidato e forse neanche lui di me. Ci scrutavamo dai nostri rispettivi mondi per capire se non ci saremmo dati qualche fregatura.

Un giorno, mentre tornavamo dal cimitero dove era sepolta Valentina, una ‘barbona’ di trent’anni morta di freddo alla stazione, Adamo mi chiese brutalmente se ero anch’io ‘della parrocchietta‘. Lui aveva fatto la galera, aveva cominciato in un carcere minorile, parlava di rapine e grandi giocate d’azzardo: “Ero un malandrino, Daniè, non mi avresti riconosciuto”. Lo rassicurai sul fatto che io le parrocchie le avevo sempre fuggite, comprese quelle dell’estrema sinistra da cui più o meno provenivo. Da lì cominciò la nostra amicizia.

A lui piacque molto un mio piccolo film che feci su di loro (“Gli amici di Valentina”), e credo che attraverso quelle immagini capì che, come lui, avevo allergia per le ingiustizie e cercavo la maniera di esprimerlo. Adamo era uomo di grande generosità e poca voglia di star zitto.

Nella sua nuova vita, si mise a organizzare senza tetto, disabili, zingari e alcolizzati. Lottando come un leone per i loro diritti. Poi un tumore gli ha portato via le corde vocali.

Andai all’ospedale dopo l’operazione e gli regalai un quadernetto e una penna che apprezzò molto. Iniziò in quel periodo a scrivere il libro della sua vita e io l’aiutavo a correggere l’italiano, perché avevo fatto più scuole di lui.

Ma Adamo era irrequieto e poco indulgente con se stesso e il libro non lo fini mai. Mi fece però conoscere la sua famiglia tutta di donne, la moglie Anna e quattro figlie in gambissima, e Tor Bella Monaca.

Entrando sotto quei ponti che uniscono i blocchi, girando per la piazzetta o nei ‘terrains vagues’,(come i francesi chiamano gli spazi residuali, con un’espressione secondo me molto efficace, o ‘i non luoghi’ di Marc Augé), ambienti che al cinema vediamo sempre collegati a scene di spaccio o di violenza, ho sempre trovato invece, grazie ad Adamo, una toccante densità di relazioni umane. Certamente c’è anche spaccio e delinquenza, rapporti difficili di vicinato e violenza domestica: sarebbe ridicolo negarlo. Chissà, un domani la cronaca ci parlerà di un africano bastonato o di un efferato delitto, a consolidare il mito oscuro di Torbella.

Eppure per me, grazie alla mia amicizia con Adamo, ha fatto tutto un altro effetto. Sin dalla prima volta, mi ha colpito un aspetto che difficilmente si trova nei quartieri della Roma bene: un tessuto di vicinato solidale, che qui in qualche maniera comunica. Un tratto accentuato da una presenza piuttosto visibile dei disabili (che hanno avuto in passato delle facilitazioni dell’assegnazione degli alloggi). E che come spesso accade alle persone con la vita più difficile, dimostrano una grinta speciale a muoversi in un quartiere per altri versi inospitale.

A casa di Adamo ho conosciuto tutto questo.

Tendiamo a conoscere le periferia attraverso figure fragili, o sbandate. Che empatizzano con i nostri lati stropicciati dalla vita. Il canaro di Dogman, Vittorio e Cesare di Non essere cattivo, i tossici di Trainspotting, la Rosetta adrenalinica dei fratelli Dardenne…

Adamo apparteneva a un’altra categoria, quella dei tosti.

Anche se so che la sua determinazione umanitaria, la sua grinta, resa ancor più evidente dopo che aveva perso le corde vocali, non sarebbe stata tale senza la presenza di un’altra tosta, sua moglie Anna: anni di lavoro durissimo da infermiera, notti di pazienza passate ad accudire gli anziani e giornate a tirar su le quattro figlie, da sola, mentre Adamo faceva l’eroe da qualche parte, incatenandosi insieme a cinquanta carrozzine in Campidoglio o innalzando crocifissi con appesi sopra i suoi amici barboni.

Ho sempre mangiato tantissimo e con gusto a casa di Anna, ho incontrato persone generose e fatto grandi risate.

Per me Tor bella monaca è questa vitale esperienza.

Eppure solo a due anni di distanza, rimane un ricordo lontano, uno ‘sprofondo’, che assieme a Adamo, ho dimenticato troppo.

È forse il destino delle periferie, essere dimenticate: perché, nella loro bruttezza, sono fin troppo umane.

“Le periferie sono il posto in cui i problemi che si dibattono sul piano nazionale sono reali: la disoccupazione, le tensioni tra le diverse comunità religiose, la lontananza dalle istituzioni (anche europee). Ma proprio perché sono posti difficili, sono posti vivi. La lotta per risolvere queste difficoltà genera anche molta energia creativa. Tanto più che moltissimi creativi decidono poi di trasferirsi in quelle zone per seguirne il battito.”.
(Marc Augé, Tra i confini, Milano, 2007)

(Fine)

Per leggere tutti insieme i capitoli del Diario di Daniele Cini:

Diario di un agosto popolare


Oppure leggili uno alla volta:

ANDARE PER STRADA E ASCOLTARE LA VITA

STRANI STRANIERI

CORPI DIMENTICATI

NELLA CITTA’ DESERTA

COCCIA DI MORTO

FINCHÉ C’É LA SALUTE

LA BOLLA SVEDESE

STELLE CADENTI

LA METRO, IL BUS E LO SCOOTER

FREQUENZE DISTORTE

CANNE AL VENTO

L’OTTIMISMO DURA POCO

LA TORBELLA DI ADAMO

 


Commenti (4)

  • La premessa è piena di empatia, prepara il lettore ad avere la giusta disposizione d’animo verso il racconto …molto bella ,sincera
    Adamo certamente un “eroe dei nostri tempi ” diventa l’esempio di solidarietà umana e di riscatto dopo una vita contro
    E Torbella adesso non fa più paura

  • Vivi complimenti e grazie per aver pubblicato queste “tranches de vie” di Daniele Cini, scritte col cuore e traboccanti di umanità.
    Si impara- almeno per me- più da questi contributi che leggendo certi libri di sociologia urbana.
    Franco Stefani

  • C’è solo realtà nel senso più pieno del termine in queste tredici cronache. Realtà intorno a noi che spesso dimentichiamo, ignoriamo, che ci fa paura, ci angoscia, ci mette in crisi. Come é scritto in un commento precedente, molto difficilmente un trattato di sociologia urbana riesce a raccontare con altrettanta incisività e forza emotiva tanti lati e contraddizioni dell’umanità. Il tutto scritto con grande sincerità e senza inutili giudizi e pregiudizi. Chissà, a tre anni di distanza da queste ‘immersioni’ nella periferia romana, cosa rimane di tutto questo e quali novità stiano emergendo. Grazie davvero

I commenti sono chiusi.


Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

Chi non ha ricevuto la mail e/o volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@ferraraitalia.it

L’autore

Daniele Cini

è regista e autore. Dagli anni Ottanta Collabora continuativamente come regista con i programmi più importanti della Rai e realizza reportage in vari paesi del mondo. Nella fiction cura la regia di serie televisive, come “La Squadra”. Per il cinema firma il film “Last Food”, il mediometraggio “Zittitutti”, e due episodi nei film collettivi “Intolerance” e “All human rights for all”. Tra i documentari: “Sogni.com” per Rai Fiction, “Seconda Patria” per History Channel, “Noi che siamo ancora vive” per Rai 3, Globo d’oro nel 2009, “Bambini guerrieri” per Rai 1 e “Hungry and Foolish” per Rai Expo. Nel 2021, in collaborazione con Medici Senza Frontiere, realizza il film documentario “La febbre di Gennaro”, Nel 2022 il documentario “Il ragazzo con la Leika”, 60 anni d’Italia nello sguardo di Gianni Berengo Gardin, trasmesso su Rai 2. Nel 2004 ha pubblicato per Voland “Io, la rivoluzione e il babbo” e nel 2020 per Giunti “Se son rose sfioriranno” .
Daniele Cini

Ti potrebbe interessare:

  • Parole e figure / Parole e ali, Strenne Natalizie 1

  • Giallo, Canalnero e biancazzurro
    Intervista a Marco Belli

  • Diario in pubblico /
    In ospedale

  • Per certi versi/Come il Mar Rosso

  • Caso Soumahoro
    Un lavacro per la coscienza corrotta della società italiana

  • Presto di mattina /
    Avvento di tenerezza

  • Storie in pellicola / C’mon C’mon 

  • ACCORDI
    Non s’ammazza così neanche un cane

  • Parole a capo
    Stefano Agnelli: “Pianura” e altre poesie

  • Vite di carta /
    Cinque presidenti senza Stato (1985-2022)

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013