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«Ora assicurarsi che venga favorita la priorità vaccinale a chi si è ammalato di Covid 19 per difendere la salute degli italiani e che, proprio malgrado, ha dovuto aspettare una circolare ministeriale per conoscere termini e condizioni entro i quali vaccinarsi». 

«Sosteniamo con ferma determinazione l’importanza e la necessità della vaccinazione come unico, vero strumento di lotta e di contrasto del Covid 19. In questo perimetro, chiaro e determinato, stiamo inviando proposte alle varie autorità con l’obiettivo di accelerare il piano delle somministrazioni. Oggi è il tempo di chiedere attenzione e considerazione per quei professionisti sanitari ai quali, pur  desiderando di vaccinarsi, non è stata data la possibilità di scegliere di ricevere la loro dose perchè  rientrano tra quelli che si sono già ammalati e, conseguentemente, che non hanno potuto scegliere di accedere al vaccino in carenza di specifiche linee guida da parte della comunità scientifica e dal Ministero della Salute»

ROMA 18 MAR 2021 – «81 infermieri deceduti dall’inizio della pandemia a oggi. Di cui ben 6 si sono tolti la vita, da contagiati, per la paura, l’ansia, il terrore, lo stress traumatico della malattia. Solo fino a dicembre 2020 gli infermieri contagiati erano l’84,4% di tutti gli operatori sanitari che hanno contratto il virus. La percentuale INAIL si è ripetuta nei mesi successivi, 83% per cento circa da gennaio a oggi. Circa 71mila sono i contagiati tra i dipendenti a cui si aggiunge un’ulteriore percentuale di liberi professionisti che porta il totale degli infermieri infettati a quasi 80mila solo fino al 31 dicembre 2020. 

L’Istituto Superiore della Sanità ci racconta che ben 4241 operatori sanitari si sono ammalati negli ultimi 30 giorni. Prestando fede ai dati Inail, ci rendiamo conto che oltre 3500 dovrebbero essere gli infermieri. 

Così il Presidente del Sindacato Nazionale Infermieri: « Nella babele mediatica degli ultimi tempi, con informazioni sempre meno definitive, finalmente una circolare del Ministero della Salute ha chiarito che il personale sanitario che si è contagiato sul campo potrà finalmente assicurarsi ( si confida con ragionevole tranquillità), quella dose di vaccino necessaria per immunizzarsi purchè, si legge nella circolare, la vaccinazione venga eseguita “ad almeno 3 mesi  di distanza dalla documentata infezione”  e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa. Finalmente, una sola dose nel range che va da tre a sei mesi post infezione. Si tratta di coordinate molto importanti per gli interessati.

Ora auspichiamo che venga favorita al massimo la priorità vaccinale a chi si è ammalato di Covid 19 per difendere la salute degli italiani e che, proprio malgrado, non ha potuto scegliere di accedere al vaccino in carenza di specifiche linee guida da parte della comunità scientifica e dal Ministero della Salute su termini e condizioni entro i quali vaccinarsi.

Stiamo parlando di persone che da più di un anno combattono contro la morte e che sanno bene quanto è importante immunizzarsi, per se stessi e per il bene dei pazienti con cui sono a contatto ogni giorno.

Una realtà fatta di guerrieri “sospesi”, e che di certo ora, nel tempo che speriamo sia il più breve possibile, si vaccineranno al pari dei colleghi che hanno già potuto farlo.

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Sindacato Infermieri Italiani, chiede a gran voce alle aziende sanitarie di accertarsi della presenza di percorsi  prioritari per consentire l’immunizzazione completa a chiunque si fosse ammalato in servizio a causa Covid 19, e che ora finalmente potrà correre a farsi somministrare quella singola dose, tanto necessaria per la propria sicurezza e per quella degli altri.

 

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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