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Fondo Sociale Europeo. In Emilia-Romagna già impegnati oltre 435 milioni di euro, 2.844 i progetti approvati e 245.629 le persone che hanno avuto accesso alle opportunità di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro

Presentato oggi a Ferrara al Comitato di Sorveglianza lo stato di avanzamento del Programma Operativo Fse 2014-2020. L’assessore Patrizio Bianchi: “Risorse investite per rafforzare le competenze delle persone e sostenerle nell’ingresso qualificato nel mercato del lavoro”

Bologna – Sono 2.844 i progetti di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro approvati nell’ambito della programmazione del Fondo sociale europeo 2014/2020, di cui 2.455 avviati e 899 già conclusi. Complessivamente sono 245.629 i partecipanti già avviati alle attività, di questi 118.238 (48,1%) sono donne. In totale le risorse impegnate dalla Regione Emilia-Romagna sono oltre 435 milioni di euro, il 55,4% della dotazione complessiva per il settennato, pari per l’intero periodo a 786.250.182 euro. Altre risorse, 81 milioni di euro, sono state programmate e le procedure di valutazione si concluderanno entro i prossimi mesi.
Sono questi alcuni dei dati, fotografati al 10 maggio, emersi oggi a Ferrara durante il Comitato di sorveglianza del Fse, l’organismo previsto dai regolamenti comunitari con il compito di accertare la qualità e l’efficacia dell’attuazione del Programma operativo regionale. All’incontro hanno partecipato Cinzia Masina, vice capo Unità della Direzione generale Occupazione, Affari sociali e inclusione della Commissione europea ed Elena Murtas dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (Anpal).
“In un momento particolarmente importante della programmazione attuale e rispetto al dibattito sul futuro dell’Europa e delle politiche regionali, è utile ribadire che il Fondo sociale europeo è il fondo delle persone, che permette loro di avere accesso a strumenti e percorsi per specializzare ed esaltare le proprie competenze ed essere parte attiva della vita sociale- ha detto l’assessore regionale al Coordinamento delle politiche europee allo sviluppo, Patrizio Bianchi-. Questo Comitato di sorveglianza si svolge dopo aver appreso la proposta di bilancio pluriennale 2021-2027, e in attesa dei regolamenti per il prossimo ciclo di programmazione: il Fondo Sociale Europeo aumenta ma va scongiurato in ogni modo il rischio della centralizzazione. Bene il principio di visione comune e di coerenza tra politiche nazionali e regionali- aggiunge Patrizio Bianchi- ma la programmazione e gestione delle politiche per la formazione e il lavoro deve rimanere alle Regioni. Sono soprattutto gli interventi per le persone e le imprese che devono nascere nell’ambito dei contesti locali”.

Misure per l’Industria 4.0
Con il Patto per il Lavoro le istituzioni e il partenariato hanno condiviso l’obiettivo di fare dell’Emilia-Romagna uno snodo strategico della quarta rivoluzione industriale, posizionandosi in Europa e nel mondo come regione ad alto valore aggiunto che investe sull’innalzamento e specializzazione delle competenze delle persone e del sistema economico-produttivo. In coerenza con questo impegno, ha costruito e dato attuazione alla linea di programmazione del Fse impresa 4.0, presentata come buona prassi al Comitato di sorveglianza. Una filiera formativa che ha l’obiettivo di dotare le persone di quelle competenze necessarie all’industria manifatturiera e al terziario per cogliere le potenzialità della digitalizzazione, articolata in cinque tipologie di intervento.
Il primo (10 milioni di euro, 100 progetti, 11mila partecipanti) rivolto a chi nelle imprese ha la responsabilità di gestire l’innovazione ha previsto azioni di informazione e sensibilizzazione per creare un contesto pronto e favorevole al cambiamento.
Secondo intervento è quello della formazione di tecnici capaci di rispondere alla domanda di competenze e professionalità per attivare e implementare processi di sviluppo e innovazione digitale (31 operazioni e 33 percorsi per oltre 2,2 milioni di euro, destinatari 426 persone).
Un terzo intervento permette ai neo laureati di acquisire conoscenze e competenze necessarie a completare e integrare curricula universitari “settoriali” per saper trasformare grandi quantità di dati in informazioni utili a forte valenza strategica (900mila euro per 744 destinatari).
Quarto intervento riguarda le alte competenze e il finanziamento di borse di dottorato triennali e assegni di ricerca nell’ambito di due linee di intervento: “risorse umane per un’economia digitale”, “Risorse umane per la specializzazione intelligente” (2,9 milioni di euro).
Il quinto intervento è quello riconducibile alla Rete Politecnica finalizzata a rendere disponibili competenze tecniche e tecnologiche che permettano di attivare e sostenere, nei contesti operativi e nelle organizzazioni di lavoro processi di innovazione e di creazione di valore aggiunto di prodotto, processo o servizio. In questo ambito tra percorsi Its, Ifts e Formazione superiore sono stati investiti da inizio programmazione circa 30 milioni di euro: 820 le persone già formate.
Tutti gli interventi dei membri del Comitato hanno sottolineato il valore attribuito dalla Regione Emilia-Romagna al partenariato, esprimendosi positivamente per il coinvolgimento vero e sistematico delle parti sociali nella programmazione, attuazione e valutazione del Programma Fse. Una prassi consolidata in Emilia-Romagna e fortemente agita con Patto per il Lavoro, e apprezzata dalla Commissione europea. “L’Emilia-Romagna dimostra ancora una volta la capacità di gestire risorse europee – ha detto Cinzia Masina, vice capo Unità Direzione generale Occupazione, Affari sociali e inclusione della Commissione Europea – e di saperle investire per uno sviluppo del territorio attento alle fragilità e alle pari opportunità, ma anche alla crescita di settori innovativi che hanno un grande potenziale in termini di occupazione, come il cinema e l’audiovisivo. Gli obiettivi in termini di dati di realizzazione target fisici sono stati raggiunti, la programmazione e l’attuazione delle diverse misure procedono a ritmi sostenuti, dimostrando come, anche grazie al dialogo sociale, le risorse del Fse possono tradursi in risposte concrete ai fabbisogni e alle aspettative delle persone e delle imprese. /BM

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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