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da: ufficio stampa e Pubbliche Relazioni Democrazia in Movimento

In Democrazia in Movimento avevamo pensato a questa iniziativa molto tempo prima dello smottamento elettorale del MoVimento 5 Stelle, non avendo mai rinunciato a credere che in Italia possa affermarsi un grande movimento nazionale, veramente ispirato alla democrazia partecipata, attuata in varie forme. La presenza nel paese di gruppi e singoli, non collegati tra loro, che con fatica lavorano da anni a progetti politici convergenti, sotto il profilo del metodo democratico, è la prova che tale speranza alberga in molti cuori.

La brusca frenata elettorale del M5S dunque non è la scintilla scatenante la nostra iniziativa, ma oggettivamente essa apre nuovi spazi politici per la prospettiva democratica nel nostro paese, poiché dimostra i limiti di un progetto, il M5S, interamente basato su leadership e comunicazione. E’ ormai chiaro a tutti che i pozzi del consenso di pancia, fonti apparentemente illimitate, sono stati prosciugati dal duo Grillo e Casaleggio. E che un movimento privo di contenuti programmatici, di strategie organizzative e di democrazia effettivamente esercitata dal basso, non può andare oltre i risultati elettorali ottenuti. Non può essere in grado, in altri termini, di incidere davvero nella vita politica del paese. La Democrazia Diretta non morirà con Grillo, perchè il M5S non l’ha mai praticata. L’art. 4 del non statuto è stato ampiamente disatteso e a questo punto, possiamo serenamente affermarlo, tradito.

I primi a rendersi conto del grande bluff sono usciti dal M5S o sono stati espulsi anni fa. Singoli ed intere liste hanno conosciuto delegittimazione del lavoro svolto e discredito immeritato. Altri non si sono mai avvicinati, avvertendo la crescente deriva non democratica, il Fascismo Liquido emergente e l’impronta proprietaria del M5S. Da quasi due anni DiM, il nostro movimento, sta sperimentando un percorso politico che tenta di attuare il metodo democratico, certamente più lento, ma al tempo stesso più solido. I pilastri portanti sono la Carta dei Princìpi e lo Statuto, la piattaforma di discussione e di voto, l’assenza di leader, il rispetto della persona e delle competenze, la visione della politica come servizio civile e non come professionismo (www.democraziainmovimento.it).

Da tempo ci poniamo l’obbiettivo di raccordarci con altri gruppi e singoli animati dalla stessa missione. Ora intendiamo impegnarci direttamente per creare un’occasione di confronto e, in caso di convergenze valoriali, di collaborazione tra tutte le forze disponibili a lavorare per la costruzione di un soggetto politico nazionale, a partire da quanto è stato costruito finora, senza ambizioni egemoniche da parte di chicchessia, nel rispetto delle reciproche esperienze fin qui maturate.

Vogliamo ricercare insieme un percorso comune, trovare sinergie, alleanze e collaborazioni con gruppi e singoli che, come noi, stanno lavorando per restituire il potere decisionale ai cittadini e per rendere la democrazia italiana effettiva, attuata e partecipata. E’ arrivato il momento di superare gli individualismi, di aprirsi ad orizzonti più ampi, di lavorare insieme nell’interesse della collettività nazionale e per il bene comune. Il luogo per confrontarci sarà la Conferenza Nazionale, organizzata per l’8 giugno a Roma. Una opportunità offerta a tutti i partecipanti disposti a contribuire con idee e proposte alla costruzione e condivisione di un percorso comune, da esplicitare il giorno stesso in un documento di intenti, che potrà costituire riferimento futuro per la collaborazione tra singoli e gruppi, basata su più valori e idee, meno demagogia e insulti. Uniamo le forze per incidere concretamente e con maggiore massa critica nella vita politica del paese.

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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