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W i libri!
(la redazione di Ferraraitalia)

da: Rete delle Reti – AIB – BIBLAB

In settantamila rispondono al sondaggio e confermano che le biblioteche civiche sono amate
e rappresentano uno straordinario volano per far crescere socialmente e culturalmente il nostro Paese.

23 aprile 2021 – Giornata Mondiale del LibroLa biblioteca per te rappresenta la più vasta indagine mai realizzata in Italia sul ruolo che le biblioteche di pubblica lettura hanno nella vita delle persone, sia a livello sociale che culturale. Promossa dalla Rete delle Reti – in collaborazione con l’Associazione Italiana Biblioteche e con la direzione scientifica di BIBLAB, il Laboratorio di biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche dell’Università di Roma Sapienza – l’indagine chiusa alla fine di marzo fornisce una interessante mappatura dei bisogni e delle attese delle comunità cittadine rispetto ai servizi offerti dalle biblioteche locali. Un’analisi che consentirà di modellarle sempre più sui desideri delle collettività.
In quattro mesi, a cavallo fra dicembre e marzo, 67.250 persone, utenti delle biblioteche civiche italiane, hanno risposto a un questionario fatto di domande semplici – quale biblioteca frequenti, quanto impieghi per raggiungerla, quali servizi utilizzi – ma, anche, personalizzate con approfondimenti che invitavano l’interlocutore ad esprimere liberamente il proprio sentire: “Cosa è per te la tua biblioteca” oppure “In questi periodi …. quanto hai sentito la mancanza della biblioteca?”.
Ed è proprio in questa sezione che emergono considerazioni importanti che richiamano i concetti di benessere e qualità della vita delle persone. Piccole storie, narrazioni brevi che definiscono appieno il sentimento indotto nelle persone da una biblioteca (aperta), che nella frequentazione viene identificata come luogo libero, protetto, prossimo e familiare, dove nutrire relazioni sociali positive e crescere culturalmente.

Frequentazione e Prossimità Il 94,55% degli intervistati ha confermato di frequentare la biblioteca pubblica. Per molti di loro è una destinazione di prossimità: i due terzi, infatti, hanno dichiarato di impiegare meno di 15 minuti per raggiungerla. In un’ottica urbanistica è una riconferma, se necessaria, della valenza del modello Città dei 15 minuti, adottata a Parigi, Barcellona e Milano. Con l’auspicio che i luoghi del lavoro, dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione, dello shopping, dell’intrattenimento e della cultura possano davvero essere tutti raggiungibili entro 15 minuti da casa propria a piedi o in bicicletta. E quale luogo di cultura prossimo e vicino lo è più di una biblioteca?

Identità Tra coloro che si dichiarano frequentatori, una buona parte, oltre il 35%, sottolinea che la biblioteca è certamente luogo del libro e della cultura ma è soprattutto il simbolo, l’elemento identitario, il punto di riferimento della città.

Mancanza Alle considerazioni riguardanti lo spirito identitario di una biblioteca, si aggiunge la reazione degli intervistati alla domanda su quanto abbiano influito le recenti chiusure parziali o totali delle biblioteche. Dando un valore alla sensazione di ‘mancanza’, in una scala da 1 a 10, più del 30% delle persone ha espresso il massimo livello, 10 su 10, per un altro 25% il valore è 8 su 10.

Familiare Le donne della fascia di età 35-44 anni, in particolare, hanno dichiarato di frequentare la biblioteca anche per portarci i propri bambini, riconoscendo così un canale di arricchimento culturale sia per se stesse sia per la famiglia.

In definitiva l’indagine La biblioteca per te, tuttora in fase di elaborazione soprattutto in un’ottica di progettualità futura, pone in evidenza i due elementi costitutivi che caratterizzano la biblioteca pubblica, così come sono recepiti dagli utenti. La sostenibilità e il welfare culturale, due componenti che, insieme, connotano un luogo di relazioni tra le persone tale da contribuire al benessere e alla qualità della vita.

Alla domanda “Cosa è per te la tua biblioteca?” riportiamo di seguito alcune tra le più significative risposte:

R – È il motivo per cui, anni fa, scelsi di lasciare il mio paesino del Sud Italia (privo di biblioteche) per trasferirmi in una grande città (dove le biblioteche funzionano). È un’opportunità, per me e per le mie bambine. (Donna, 35-44 anni, Roma)

R – È il luogo che mi permette di soddisfare i miei interessi con la lettura, aumentare la mia cultura personale ed occupare positivamente il mio tempo libero, gratuitamente e quando voglio (Donna, 35-44 anni, Asti)

R – Uno dei luoghi centrali della vitalità della città (Uomo, 65-74 anni, Torino)

R – Asse dinamico di identità e crescita personale senza sosta, stimolo per sviluppo relazionale extraindividuale cosciente e motivato, nutrimento senza fine della mente (Donna, 65-74 anni, Vicenza)

R – Un contenitore ricco di emozioni (Uomo, 15-17 anni, Milano)

R – Confesso che mi divido tra due biblioteche, quella sul luogo di lavoro e quella nella città in cui vivo, entrambe sono un punto fermo della mia vita, sono luogo di incontro e di scoperta, sono anche luogo di silenzio e viaggio dentro me stessa o nel mondo attraverso i libri. In generale sono luoghi in grado di regalare benessere (Donna, 35-44 anni, Torino)

R – Pura vita!!! (Donna, 35-44 anni, Bergamo)

R – È il luogo dove mio padre mi ha condotto da bambina, il paese dei balocchi, dove potevo guardare e scegliere quello che volevo, senza troppi controlli, in un tempo in cui comprare libri era appannaggio di pochi, almeno nel mio entourage. Oggi, che posso acquistare i libri che voglio, la biblioteca per me rappresenta il luogo privilegiato dove lasciarmi catturare dai libri.  È il luogo dove si riunisce il mio GDL all’interno del quale trovo momenti di condivisione, culturalmente stimolanti, incontri che soddisfano il mio desiderio segreto di ragazza, lettrice solitaria con grande desiderio di condivisione e confronto (Donna, 65-74 anni, Pescara)

R – Un’agenzia di viaggi unica nel suo genere. Da la possibilità di viaggiare nello spazio e nel tempo con i libri. È essenziale per me. (Uomo, 18-24 anni, Pistoia)

R – Un posto dove stare bene con me stesso, dove il tempo scorre lento e posso concentrarmi totalmente su una attività di studio o lavoro. Il luogo dove si respira cultura e si sogna un futuro migliore. (Uomo, 25-34 anni, Roma)

Rete delle Reti è un progetto nazionale di cooperazione tra sistemi bibliotecari. Include attualmente 32 Sistemi in tutta Italia, per un totale di oltre un migliaio di biblioteche. Insieme dispongono di un patrimonio – cartaceo e digitale – di oltre dieci milioni di documenti. Dal nord al sud, sono 934 i Comuni rappresentati, sette le Regioni – Calabria, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Veneto – e un bacino di utenza di 11 milioni e 200mila abitanti. Info su https://retedellereti.dgline.it/

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Redazione di Periscopio


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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