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Ci ha fatto molto piacere vedere mercoledì su Sky il servizio relativo al paradosso della casa di Vigarano Pieve di proprietà della famiglia Zaniboni che i tecnici hanno dichiarato inagibile per effetto del sisma, salvo poi tre anni dopo ribaltare completamente la loro valutazione. Ferraraitalia in merito alla vicenda ha scritto quattro articoli, fra il 14 novembre e il 17 dicembre, per raccontare il dramma di una famiglia che si è vista improvvisamente negare i contributi per la ristrutturazione e che si trova oggi fuori di casa. [leggi qua]
Nessuno, oltre a noi, se ne era occupato in precedenza e neppure a seguito dell’uscita dei nostri articoli.

Solo il Carlino, domenica scorsa (3 gennaio) per la prima volta ha fatto riferimento al caso, utilizzando però un espediente tipico della professione, al quale spesso fa ricorso chi arriva in ritardo: l’articolo è stato presentato in modo che la notizia non risultasse la casa danneggiata dal terremoto, ma la presenza di un troupe televisiva di Sky venuta a Vigarano per realizzare un servizio destinato al tg. Con questo artifizio il fatto è arrivato sulle pagine – provinciali – del Carlino Ferrara di rimbalzo, come se in fondo si stesse parlando d’altro… E’ un modo furbino per darsi un tono, recuperare la falsa partenza e rimettersi in pista. Ci può stare.

Ora, dato che non siamo proprio di primo pelo e questo mestieraccio lo facciamo da un pezzo, non ci aspettavamo certo che i colleghi ci dessero merito di avere sollevato per primi la questione (sarebbe stato elegante ma poco probabile). Neppure però immaginavamo che arrivassero alla sfacciataggine di assumersene i meriti, come invece hanno fatto ieri, pubblicando in cima alla pagina (la terza di cronaca cittadina, posizione d’onore perché ormai la notizia era vaccinata e sdoganata) tre righe con un testo a carattere maiuscolo, in bella evidenza: “Denunciato per la prima volta dal nostro giornale, il caso è stato ripreso anche da media e tv nazionali”.
Non esprimiamo alcun commento perché il fatto si commenta da sé…

Aggiungiamo invece l’auspicio che la visibilità che la vicenda finalmente ha assunto possa contribuire a propiziare un’equa soluzione. E che la famiglia di Vigarano possa dunque ottenere quel che le spetta, sulla base di un giudizio imparziale che ponga fine a un surreale balletto.

(s.g.)

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Redazione di Periscopio


PAESE REALE

di Piermaria Romani

PROVE TECNICHE DI IMPAGINAZIONE

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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