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Da circa quattordici anni è vietato portare anche un solo gambo di sedano sugli spalti di Stamford Bridge, stadio del Chelsea. Può sembrare un’assurdità, eppure la proibizione di tale ortaggio è stata l’inevitabile conclusione di una vicenda cominciata più o meno a metà degli anni ’80, cioè quando gran parte della tifoseria del Chelsea iniziò a lanciare gambi di sedano sul terreno di gioco. L’origine di quest’abitudine è ancora discussa: c’è chi sostiene che sia opera del settore più a sud dello stadio, ossia lo Shed End, e chi, invece, associa il lancio dell’ortaggio a un coro piuttosto goliardico, la cui versione originale era intitolata Ask Old Brown to Tea [Qui].

“Ask old Brown to tea, and all his family,
if he don’t come, we’ll tickle his bum with a lump of celery.”

Insomma, pare che qualche tifoso abbia preso spunto da queste parole per introdurre l’attuale e popolarissimo Celery, Celery, coro che, tra l’altro, contiene un evidente riferimento sessuale [Qui]. Al di là di queste ipotesi, sta di fatto che il lancio del sedano dagli spalti è stato il segno distintivo della tifoseria del Chelsea fino al 2007, anno in cui il club londinese lo vietò in seguito a un paio di episodi tutt’altro che edificanti, verificatisi peraltro in trasferta – non a Stamford Bridge, quindi. Il primo episodio risale alla semifinale di FA Cup del 14 aprile 2002, durante la quale cinque tifosi del Chelsea vennero arrestati per aver lanciato dei gambi di sedano all’indirizzo dell’allenatore del Fulham Jean Tigana. Qualche anno più tardi, invece, l’ortaggio in questione colpì il centrocampista dell’Arsenal Cesc Fàbregas nel bel mezzo di un altro derby londinese, cioè la convulsa e lunghissima finale di League Cup 2006/2007, conclusasi sul 2-1 in favore dell’undici di Mourinho. Così, il 16 marzo del 2007 il Chelsea pubblicò il seguente comunicato.

“The throwing of anything at a football match, including celery, is a criminal offence for which you can be arrested and end up with a criminal record. In future, if anyone is found attempting to bring celery into Stamford Bridge they could be refused entry and anyone caught throwing celery will face a ban.”

Tuttavia, il lancio del sedano è proseguito, e prosegue tutt’oggi, al di fuori di Stamford Bridge, e in particolare ai raduni pre-partita o ai festeggiamenti per le strade di Londra. Per farsi un’idea di tutto ciò, basta dare un’occhiata a questa breve intervista, nella quale è possibile ascoltare un ulteriore aneddoto sulla nascita del coro Celery, Celery.

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Paolo Moneti

Sono un pendolare incallito a cui piacciono un sacco le lingue straniere e i dialetti italiani. Tra un viaggio e l’altro passo il mio tempo a insegnare, a scrivere articoli e a parlare davanti a un microfono. Attualmente collaboro con Eleven Sports, Accordi & Spartiti, Periscopio e Web Radio Giardino.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

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