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Da torre a castello…

di Francesca Ambrosecchia

Immaginate una sola torre di avvistamento fatta di mattoni e a pianta quadrata. Proprio a partire da questa massiccia torre è stato creato il Castello Estense come lo vediamo ancora oggi.
Visitando il Castello è possibile arrivare in cima alla celebre Torre dei Leoni e ammirare la vista di tutta la città dall’alto, punto notevolmente strategico soprattutto per l’epoca.
La rocca che ne derivò ha dato origine alla celebre dimora, grazie al progetto dell’architetto Bartolino Da Novara: la torre originaria e le cinta murarie vennero collegate ad altre tre torri imponenti, tutte circondate da un profondo fossato.
Inizialmente la struttura era sede della milizia e deteneva scopo esclusivamente difensivo. Le prigioni sotterranee e impenetrabili, la cui visita è senza dubbio suggestiva venivano già ampiamente utilizzate.
Oggi però ci piace immaginarlo animato, in ogni sua stanza, dal prestigio e dalla bellezza della Corte Estense.

DOPO SISMA
La ricostruzione è arrivata all’apice: riaperta la Torre dei Leoni

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Il panorama visto dalla Torre dei Leoni del Castello Estense è bellissimo. E non ne ha scalfito il fascino neanche la pioggia che, venerdì 14 ottobre, cadeva insistente durante la cerimonia di inaugurazione della riapertura della Torre, tenutasi nella Sala dei Comuni del Castello alla presenza del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani, la responsabile U.O. Castello Estense del Comune di Ferrara Ethel Guidi, la responsabile UOC Progettazione Sismica della Provincia di Ferrara Angela Ugatti e il vicesindaco e assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Ferrara Massimo Maisto.

La Torre dei Leoni è la più antica del Castello Estense ed intorno ad essa fu successivamente edificata l’intera fortezza, residenza per secoli dei duchi d’Este. Prima dell’edificazione del Castello di San Michele, infatti, la Torre dei Leoni era un’antica torre di guardia posta a presidio delle mura poste a nord della città e della vicina ed importante porta detta del Leone, oltre la quale si stendeva un piccolo borgo che portava lo stesso nome. Resa inagibile dal sisma del 2012, dopo una serie di lavori di rifacimento e consolidamento della struttura, finalmente la Torre dei Leoni torna ad essere fruibile anche dai cittadini ferraresi che da sabato 15 ottobre, risalendo i suoi 120 gradini, potranno godere di una vista mozzafiato sulla città estense. In collaborazione con la società Itinerando s.n.c., per festeggiare la riapertura della torre, sono state organizzate una serie di “vedute guidate” di Ferrara e dalle balaustre della torre si potrà ammirare tutto il centro storico, con le sue piazze ed i suoi palazzi, fino alla cinta muraria.

Chi visiterà il Castello sabato 15 e domenica 16, nella fascia oraria tra le 11 e le 13 e tra le 14.30 e le 16.30, potrà ascoltare sulla torre i racconti e le spiegazioni di una guida dedicata (per l’accesso alla torre è previsto un supplemento di € 2 al costo del biglietto d’ingresso al museo del Castello).

La visita al monumento e la salita alla torre sono possibili secondo il consueto orario 9.30-17.30 (chiusura biglietteria Torre+museo Castello: 16.00; chiusura biglietteria museo: 16.45). In occasione della riapertura al pubblico la Torre dei Leoni, dal 14 al 23 Ottobre, sarà inoltre oggetto di un’illuminazione temporanea che sottolineerà, grazie ad un sapiente gioco di luci, gli aspetti caratteristici dell’edificio valorizzandone il fascino immutato nei secoli.

RITRATTI
Zoboli, l’antiquario che apre controcorrente

Un negozio nuovo nel centro di Ferrara. E non vende bastoni da selfie o maglie made in China, non è una filiale bancaria, non è un bar a gestione asiatica e nemmeno un compro-oro. Mette in mostra e in vendita oggetti che arredano una casa e portano la bellezza sopra i muri. E’ un genere di cui ci eravamo quasi dimenticati, in questi anni passati ad assemblare armadi avvita-e-incastra e seggiole in pura plastica. Ad aprire un negozio di antiquariato è Carlo Zoboli, che festeggia così il suo ottantesimo compleanno. Una credenza, qui, può costare come un’intera cucina. Ma è un pezzetto di storia, condensato di sapienza artigiana, levigatura di essenze secolari senza colle in mezzo né catene di montaggio alle spalle.

Non è poi neanche che siano lì per essere per forza comprati, questi mobili e tavoli del Settecento, questi quadri da galleria d’arte, queste sculture lignee da cattedrale gotica. “Volevo fare un museo per la città”, dice Zoboli, neo-negoziante con l’entusiasmo di un ragazzo e la sapienza di chi ha curiosato, guardato, toccato, comprato e rivenduto cose preziose per oltre sessant’anni.

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L’antiquario Carlo Zoboli (foto Giorgia Mazzotti)

“Qualche mese fa mi hanno chiamato dal Comune – racconta – e mi hanno dato appuntamento qui, accanto al teatro comunale, di fronte alla torre principale del castello”. C’erano l’assessore comunale alla Cultura Massimo Maisto e l’assessore al Commercio Roberto Serra; erano davanti al negozio che Zoboli ammirava fin da bambino, quello con le vetrine che si allungano sul marciapiede e creano un passaggio sotto al portico. Una volta era una boutique di moda maschile, elegante. “Le guardavo sempre con desiderio, queste vetrine. Erano quelle di Brighenti, che vendeva le cravatte di Marinella. Mio padre me ne ha regalata qualcuna, per certe occasioni”. Fino all’anno scorso facevano bella mostra vestiti di eleganza classica, femminile. Poi il negozio ha chiuso. Lo spazio fa parte del patrimonio immobiliare del Comune. Ed è in un punto strategico, sul corso che affianca Duomo, Castello e Palazzo Ducale e dentro allo stesso edificio che accoglie il Teatro comunale. Ecco perché gli amministratori cittadini hanno pensato a lui. Un negozio di opere d’arte, di storia, cultura, sapienza artigiana. In vetrina, ora, due quadretti raccontano quello che vedi di là dalla strada: una veduta del Duomo sulla sinistra e quella del Castello Estense sulla destra. Sono tele dell’Ottocento, dipinte da Giuseppe Chittò Barucchi, vedutista di origini ferraresi molto attivo a Venezia. “Fino a una decina di anni fa – commenta l’antiquario – opere come queste le avrei vendute in giornata a 50mila euro. Adesso i prezzi sono precipitati. I miei clienti erano ricchi e lo sono ancora. Ma c’è la paura, il terrorismo che paralizza, l’economia in crisi con gli zuccherifici che a Ferrara nel dopoguerra erano quattordici e adesso zero, 250 piccoli industriali che se ne sono andati nella provincia di Rovigo, la capitale della frutta che è ormai un ricordo”.

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Inaugurazione del negozio di antiquariato Zoboli a Ferrara (foto Aldo Gessi)
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La veduta ferrarese ottocentesca affacciata sul castello estense (foto Giorgia Mazzotti)
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Vetrina del negozio di Zoboli (foto Giorgia Mazzotti)

Ma quando c’è una grande passione , gli ostacoli sono solo uno stimolo. Zoboli la proposta del Comune di aprire un negozio l’ha accettata subito. “Il mio non è un lavoro – fa notare – perché il lavoro è fatica, mentre ‘mi am gòd’ (io mi diverto, ndr), è la realizzazione continua di un sogno”. E spiega l’adrenalina di quando va alla ricerca di pezzi da comprare, l’appagamento del desiderio di trovarli e conquistarli, l’esultanza di riconoscere una tela dal modo in cui l’ha stuccata quel pittore, scovata magari in una vecchia soffitta, di distinguere quel particolare modo di fare falegnameria tipico di una certa zona d’Italia in una data epoca rispetto a quello di una regione confinante qualche decennio dopo.

L’arte – racconta – per i critici è materia di studio sui libri, invece per un antiquario è conoscenza diretta, materiale. Ho imparato tanto toccando mobili e opere, frequentando le case dei collezionisti e i laboratori di restauro, dove scopri le tecniche che caratterizzano ogni pittore, scultore, artista del legno, artigiano”.

“Sono stato un uomo molto fortunato”, sospira. Inizia a lavorare a 17 anni per aiutare il padre a pagare il mutuo della casa e diventa rappresentante per la ditta Lombardi, che commercia dadi da brodo. Poi, nel 1960, conosce Paola, “una ragazza che mi piaceva da morire e che era figlia dell’antiquario Tancredi”. Comincia così a lavorare per lui. “Nei primi anni – ricorda – ero rimasto affascinato da questo lavoro per i guadagni che si potevano fare, poi ho iniziato a studiare e l’amore per l’arte è diventato la molla di tutto, un amore che cresce ogni giorno”. Tra le sue mani sono passati gli olii di fine Cinquecento e inizio Seicento di Ippolito Scarsella, detto lo Scarsellino; le opere del cinquecentesco Bastianino (nome d’arte con cui è conosciuto Sebastiano Filippi) e di suo padre Camillo Filippi; i dipinti di Benvenuto Tisi da Garofalo. “L’acquisto – spiega – è come una caccia. La sensazione più bella ce l’hai quando riesci a portare a casa qualcosa che ami”. E per trovare queste cose, da sempre Zoboli si aggira tra botteghe e case private, come un investigatore impara a farsi dare le dritte giuste, a entrare in confidenza con chi può indicargli dove trovare pezzi di pregio, a suo agio con portalettere e signori di paese come con i grandi nomi del mestiere, come Vittorio Sgarbi a cui ha aperto tante volte le porte della sua casa, a tarda notte.

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Scorcio del negozio di Zoboli in corso Martiri della libertà, a Ferrara, in una bella inquadratura di Aldo Gessi

Non ha badato a spese, dunque Zoboli, per riaprire questo negozio con la sua insegna. Trentamila euro solo di vetri e vetrine, poi il pavimento rifatto andando a scavare oltre mezzo metro di profondità, il parquet nuovo, l’ex magazzino al piano di sopra che è diventato un salottino con vista sul fossato per altri 100mila euro e più di ristrutturazione. Una follia ripartire così al compimento degli 80 anni? Lo guardi e pensi che gli anni – su di lui – sono passati leggeri. Gli occhi che brillano di energia ed entusiasmo come accade solo a chi continua a emozionarsi, a chi non molla mai, a chi attraversa la vita tutta d’un fiato. Come ciò che vende, sul corso buono ferrarese dedicato ai Martiri della libertà. Roba a cui il tempo non fa che aggiungere valore.

IMMAGINARIO
Dopo il terremoto.
La foto di oggi…

“Ri-Scossa, Ferrara a tre anni dal terremoto fra ricostruzione e ripensamenti”.

A pochi giorni dal doppio anniversario del terremoto del 2012, la redazione di Ferraraitalia in collaborazione con la Biblioteca Ariostea, dedica un incontro alla ricostruzione.

A che punto sono i lavori? Saremo un cantiere infinito? Ne parleranno oggi alle ore 17, Virna Comini, presidente dell’Associazione guide turistiche di Ferrara e Provincia, l’architetto Andrea Malacarne di Italia Nostra, il professor Aniello Zamboni e l’ingegner don Stefano Zanella, rispettivamente direttore e vice dell’ufficio per i Beni culturali ecclesiastici.

Una curiosità: questa foto è stata usata all’indomani del terremoto dal sito internazionale dell’Unesco per dare la notizia del danni alla città. Qui la notizia che uscì il 22 maggio 2012 [leggi].

OGGI – IMMAGINARIO CITTA’

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

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foto di Stefania Andreotti
L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

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