Tag: risparmio tradito

Colletti bianchi e coscienze nere
Carife: Ferrara porto delle nebbie

E’ passata in cavalleria una notizia pubblicata, nei giorni scorsi, da La Nuova Ferrara: (leggi qui )

Gennaro Murolo, Direttore Generale di Carife nel periodo in cui vennero deliberate le operazioni all’origine del dissesto della banca (acuito da una scellerata gestione commissariale e sancito con la “risoluzione” del Governo del novembre 2015), ha concluso un accordo transattivo con Nuova Carife per liberare la propria posizione: Nuova Carife non lo perseguirà più in cambio del pagamento di 500.000 euro.

I soldi li incasserà Bper (che ha incorporato l’ente ponte), ma per girarli al Fondo Nazionale di Risoluzione, vero beneficiario dell’incasso. Infatti, la posta attiva è inserita nel bilancio del Fondo già dal 2019 (leggi qui), per cui la transazione non è recente, ma già abbastanza datata.
E’ diventata di attualità perché il 26 novembre prossimo si terrà una udienza dell’appello contro la sentenza di primo grado del Tribunale delle Imprese, che ha mandato assolto Murolo da responsabilità civili verso Nuova Carife. E’ del tutto evidente che i consiglieri di amministrazione (una trentina), chiamati in correità per danni, a questo punto utilizzeranno la transazione di Murolo per tarare al ribasso le loro responsabilità. Del resto, se il capo se l’è cavata con 500.000 euro, per quale ragione gli altri dovrebbero pagare di più?

La nota 17, che chiarisce la posta attiva di cui al conto economico nel bilancio del Fondo Nazionale di Risoluzione 2019, recita: ” Per effetto del contratto concluso tra l’FNR e le banche cessionarie per il trasferimento delle partecipazioni delle ex banche ponte, l’FNR ha un potere vincolante di indirizzo nei confronti delle cessionarie con riferimento alle azioni di responsabilità e risarcitorie pendenti che restano nella titolarità di UBI e BPER; ciò in quanto i relativi proventi e oneri sono contrattualmente attribuiti all’FNR” .

Questo significa che, da un punto di vista puramente formale, a stare in giudizio è la banca cessionaria (Bper, nel caso di Nuova Carife), ma dal punto di vista sostanziale è il Fondo Nazionale di Risoluzione (emanazione di Bankitalia) a decidere le azioni e le transazioni, essendo beneficiario degli incassi e dovendo sostenere le spese giudiziarie.

La domanda sorge spontanea: per quale ragione la Banca d’Italia, che attraverso i commissari chiese, con squilli di trombe e rulli di tamburo, 100 milioni di danni ai presunti responsabili del dissesto di Carife, si accontenta di 500.000 euro (cioè lo 0,5 per cento) da Murolo e lo libera da ogni responsabilità?

La risposta potrebbe essere la seguente: Murolo ha vinto in primo grado, quindi processualmente è in una posizione (almeno attuale) di vantaggio. Quindi Bankit potrebbe avere accettato la logica dei ‘pochi, maledetti e subito'” per evitare il rischio di perdere anche in appello, oppure di ottenere ragione ma nell’impossibilità reale di recuperare il denaro, se non a costo di lunghe e dispendiose procedure di rintraccio e pignoramento di beni che risultano in buona parte “schermati” o irrintracciabili. Visto da solo, il ragionamento potrebbe avere un senso.
Tuttavia, la Banca d’Italia si rende conto dell’effetto domino che questa scelta produrrà verso gli altri responsabili del dissesto? In cambio di un piatto di lenticchie che certamente non le cambia la vita, Bankit spiana la strada ad una serie di richieste di chiusura a ‘tarallucci e vino’ che saranno difficilmente contrastabili, visto il pesantissimo precedente. Il giudice dell’appello ha infatti richiesto l’esibizione, alla prossima udienza, del documento contenente l’accordo transattivo, per valutarne il rilievo giuridico nei confronti degli altri condebitori, che potrebbero essere solidali (cioè richiesti tutti per intero della prestazione, salvo il diritto di regresso sugli altri). Ma essere solidali rispetto a un debito così modestamente valutato ed eppure tale da ‘soddisfare’ Banca d’Italia, aldilà del fatto formale che l’accordo libera solamente Murolo, che effetto produrrà sulla misura dei risarcimenti eventualmente stabiliti a carico degli altri? Di sicuro, non la alzerà.

E’ indubbio, peraltro, che la prima mazzata alle speranze di ottenere un riconoscimento delle responsabilità della gestione Murolo e altri nel dissesto di Carife, l’hanno inferta la sentenza di primo grado del Tribunale delle Imprese, e la causa penale, dalla quale l’ex DG è uscito “pulito”, nel senso che è stata negata la truffa ai danni di Carife. La sentenza sul filone ‘aumento di capitale’ si è chiusa per adesso con condanne minori ad un limitato numero di responsabili. Rimane in piedi ormai, dei vari filoni processuali, “solo” la accusa di bancarotta per la gestione 2007/2013, la cosiddetta Carife-bis. Su essa incombe il tradizionale incubo italiano delle prescrizioni.

Nessuno era così ingenuo da pensare che i giudici potessero far tornare indietro le lancette della storia economica e sociale. Quel che è perso è perso, la distruzione del tessuto economico e sociale correlata alla fine della banca ferrarese richiederà generazioni per riparare il danno. Tuttavia, l’effetto che produce la dinamica giudiziaria complessiva induce a profondo sconforto. Una amara iniezione di sfiducia nei confronti delle capacità del nostro sistema di colpire le malefatte dei colletti bianchi. La sinistra saldatura tra il clima di Ferrara e il labirinto processuale delle vicende finanziarie che l’hanno messa al tappeto, evoca l’immagine letteraria del “porto delle nebbie”. 

In copertina: Ferrara, corso Ercole d’Este. Foto di Beniamino Marino

RISPARMIO TRADITO A FERRARA:
retrospettiva su un delitto economico

Novembre 2015. Carife sta aspettando da mesi il bonifico di 300 milioni del Fitd (Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi), per una ricapitalizzazione deliberata in luglio 2015 dall’assemblea dei soci. Quei soldi tardano ad arrivare, perchè pende una interlocuzione tra Governo italiano e Commissione Europea, che sostiene che quel denaro (chiaramente erogato da un ente privato, essendo contribuito dalle banche italiane) sarebbe un “aiuto di Stato”.
Nel frattempo, un fiume di depositi continua ad uscire dalla banca, vista l’incertezza (in una banca gestita in quel frangente da coloro che dovrebbero essere i custodi della sua stabilità, ovvero i Commissari di Bankitalia, che non fanno nulla per rassicurare i clienti e trattenere quei soldi). In data 19 novembre 2015 Vestager (Commissaria alla Concorrenza presso l’Unione Europea) scrive a Padoan dicendo che un intervento del Fitd, di natura propriamente privata (poi denominato schema volontario), non sarebbe aiuto di Stato e non farebbe scattare il bail-in.
In data 22 novembre 2015 il governo Renzi decreta comunque la risoluzione delle 4 Banche, con le conseguenze che conosciamo bene. Risparmiatori azzerati dalla sera alla mattina, una banca che chiude la saracinesca e la riapre il giorno dopo con l’insegna “Nuova Carife”, i soldi di migliaia di famiglie che hanno creduto nel rilancio della loro banca locale, comprandone le azioni, cancellati con un tratto di penna. Un bail-in “leggero”, che in realtà “salva” solo i depositi liberi e le obbligazioni ordinarie, travolgendo il resto.

Aldilà delle storielle di macroeconomia raccontate in questi anni da rampanti professori per giustificare il misfatto, il diavolo si nasconde nei dettagli. E il dettaglio, in questo caso, sta proprio in quei quattro giorni. Il 19 novembre 2015 l’Europa scrive al Governo italiano che, se i soldi del Fitd vengono erogati a titolo di “contributo volontario”, la censura di aiuto di Stato verrebbe superata.
Niente bail in, niente risoluzione.
Il Governo italiano cosa fa?
Invece di aspettare i tempi tecnici che permettano al Fitd di creare al suo interno lo “schema volontario” – che infatti qualche settimana dopo verrà utilizzato per “salvare” Caricesena, impedendo di raderne al suolo il tessuto economico-sociale – quattro giorni dopo la lettera della Vestager, il 22 novembre 2015, decreta la “risoluzione” di Carife. Una morte e risurrezione che, fatta da un privato qualunque, lo farebbe inseguire coi forconi dai creditori imbufaliti. Invece il Governo Renzi la spaccia come il minore dei danni, mentre i creditori non se la prendono con lui nè con Murolo, ma con gli sportellisti. Una decisione politica, che ignora la via d’uscita offerta dall’Europa, accolta dal manipolo di parlamentari ferraresi di allora con una acquiescenza al capo (ora ridotto a farsi dare la mancia da un califfo che fa eliminare i giornalisti, allora enfant prodige della sinistra contemporanea) cui stento tuttora a credere. Ma è tutto vero, e infatti la propaggine piddina locale, identificata (e come poteva essere altrimenti) come l’indifferente ancella di chi ha deciso la demolizione del suo territorio, ha perso il governo locale dopo settant’anni. Dopo questo capolavoro, avrebbe perso perfino contro Naomo. Infatti ha perso contro Naomo.

Non sono i saggi economici, in questi casi, a mostrare la cruda sostanza di quanto accaduto alla carne delle persone: sono i romanzi. Cito dal romanzo Bankabbestia (l’ho scritto io, pazienza, mi perdonerete e se non mi perdonerete, pazienza). Chi parla, nel romanzo, è uno dei commissari (immaginari, per carità) di Bankitalia, che annuncia ai sindacalisti la risoluzione della banca con queste parole: “…purtroppo, non si è potuto evitare che gli obbligazionisti subordinati contribuissero in maniera significativa alla rinascita della banca. E’ stato un prezzo doloroso ma limitato. Del resto, in questo modo sono stati completamente salvaguardati i correntisti e i dipendenti. E non un solo posto di lavoro è andato perduto!” conclude, con un tono che parte contrito e sale fino a comunicare un inaspettato colpo di fortuna, una vincita alla lotteria. Invece, ci sta dicendo che ci fanno fallire e che espropriano il denaro dei nostri clienti. Non riuscirò mai a rendere con sufficiente accuratezza l’ammirazione che provo per questo genere di pornografica disinvoltura nel travisare le cose.

La decisione della Corte Europea di questi giorni rinnova il dolore e l’amarezza. Con questa decisione, definitiva, la Corte afferma che la Commissione Europea commise un “errore di diritto” nel considerare “aiuti di Stato” quelli concessi dal Fitd a Tercas. Ricordo che lì una pronuncia della Commissaria europea ci fu, ed infatti è stato possibile impugnarla. Nel caso di Carife, come sopra descritto, ci fu addirittura il contrario: l’Europa indicò una strada, ma il Governo italiano decise di non seguirla, e di fare pulizia della banca dissestata drenando il denaro dei risparmiatori: pensionati, dipendenti, artigiani, piccoli imprenditori, dipendenti della banca, loro amici e parenti che ne misero in dubbio la buonafede. Un massacro esistenziale, non solo sociale, del quale Ferrara pagherà il prezzo per decenni. Perché adesso si parla di risarcimenti per i danneggiati, ma aldilà delle perplessità per le possibili basi giuridiche di un simile ricorso se riferito a Ferrara, la storia non si è fermata e soprattutto non è possibile riavvolgerne il nastro.
Non ci meritavamo i Murolo, i commissari, Renzi e i suoi silenziosi accoliti locali, però li abbiamo avuti e li abbiamo subiti tutti, fino in fondo. Non so dire se questa sia la nemesi per una qualche colpa collettiva di cui ci siamo macchiati. Di sicuro i terremoti sono stati tanti, da quello fisico a quello economico, e hanno scavato ancora più nel profondo quella ‘busa’ nella quale viviamo.
Ci resta la bellezza malinconica delle emergenze urbanistiche, come certi sprazzi dell’Addizione Erculea, che dal Castello ci precipita nella piena campagna attraverso pochi passi che risuonano silenziosi sull’acciottolato più struggente d’Europa. Non è un patrimonio di poco conto, a pensarci bene.

In copertina:  Ferrara: corso Ercole I d’Este (foto Ferrara Terra e acqua)

 

“Azzerati ma non rassegnati”: intervista a Katia Furegatti del direttivo Risparmiatori Azzerati di Carife

E’ passata poco più di una settimana dall’incontro fra il sindaco Tiziano Tagliani, il sottosegretario dell’Economia e delle Finanze Pier Paolo Baretta e gli Azionisti Azzerati Carife. Cerchiamo di fare il punto sulla vicenda partendo proprio dalla voce dei risparmiatori, quelli ‘azzerati’ o ‘traditi’ o ‘attivi’ come essi stessi si sono definiti.
Mancati controlli, operazioni troppo ‘allegre’, un Governo forse troppo tempestivo nell’applicare la regola europea del bail-in, ricapitalizzazioni inutili e aperture di linee di credito per decine di milioni di euro a gruppi finanziari poco solidi. Questo il mix che ha portato all’azzeramento di due secoli di storia bancaria ferrarese e alla vaporizzazione dei risparmi di 28mila azionisti e 4mila obbligazionisti subordinati.
Tante apparenti responsabilità ma, come sempre, nessuna responsabilità.

Le banche guardano al futuro e il futuro non vuole garanzie statali, tutele, differenze troppo marcate tra operazioni finanziarie e raccolta risparmio. Vogliono essere svincolate dall’economia reale e dai territori, pensare globale e in grande. E mentre noi ci chiediamo a chi conviene tutto questo e la Bce rilancia chiedendo la rimozione della tutela dei conti correnti fino a 100.000 euro. Parliamo con chi ha vissuto sulla propria pelle un assaggio di questo futuro: Katia Furegatti, membro del direttivo dei ‘Risparmiatori Azzerati di Carife’, un gruppo di persone che si sono aggregate volontariamente dopo il 22 novembre 2015, data dell’azzeramento dei risparmi di 32mila famiglie ferraresi, diretta conseguenza del Decreto Salvabanche del Governo Renzi.
Katia rappresenta un gruppo di cittadini che non si sono arresi e anzi continua a impegnarsi affinché “siano restituiti i soldi sottratti. Ci consideriamo un gruppo di ‘Cittadinanza Attiva’ che si impegna per ripristinare un diritto civile sancito dalla Costituzione: il diritto alla tutela del risparmio”.

Ci eravamo lasciati con la fiaccolata del 30 luglio (leggi QUI l’articolo). In quell’occasione ci si lamentava dell’assenza della politica sia nazionale sia locale. Ricordo soprattutto che allora numerosi cartelli rimarcavano l’indifferenza dimostrata da politici locali attualmente sulla scena nazionale, come Franceschini e Marattin.
L’obiettivo della Fiaccolata del Risparmio Tradito realizzata poi il 30 luglio scorso era riaccendere i riflettori della città, della politica e delle istituzioni sia nazionali sia locali su una vicenda drammatica che sembrava fosse sparita dalle agende dei politici e dall’elenco dei gravi problemi da risolvere.
Alla Fiaccolata parteciparono circa 500 persone, alcune provenienti anche dalla Toscana e dal Veneto, e in quei giorni presentammo un documento ai giornali con le nostre proposte che ebbe un buon risalto mediatico. L’obiettivo di riportare l’attenzione sul nostro caso e far sapere sia alla città sia ai politici nazionali che non eravamo disposti ad arretrare sulle nostre posizioni fu ampiamente raggiunto.

Nella conferenza stampa che ha presentato l’iniziativa avete reso pubblico il documento che rappresentava la vostra base programmatica (clicca QUI per leggerlo)
Lo abbiamo presentato all’Arcivescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, che si è dimostrato solidale con la nostra vicenda, usando anche parole forti definendola “un’operazione finanziaria vergognosa”. Abbiamo chiesto e ottenuto incontri per consegnarlo a diverse forze politiche locali: Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Partito Democratico. Siamo riusciti a incontrare anche rappresentanti delle Istituzioni nazionali, in primis i parlamentari ferraresi, il Presidente della Regione e poi consiglieri e assessori regionali e ovviamente il Sindaco di Ferrara. Da tutti abbiamo avuto dichiarazioni di sostegno alle nostre proposte e anche l’impegno di adoperarsi per risolvere la vicenda.

Di quali impegni si sono fatti carico e, soprattutto, ci sono stati aiuti concreti?
Devo dire di sì, ci sono stati interventi da varie parti politiche, comunali, regionali e nazionali.
Alan Fabbri, (Consigliere Regione Emilia Romagna della Lega Nord, ndr) ha ottenuto l’istituzione del fondo regionale per il rimborso delle spese sostenute per le pratiche di rimborso e per le cause avviate.
Il Movimento 5 stelle ha, fra l’altro, supportato gratuitamente gli azzerati nella presentazione delle istanze di ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo.
Il Coordinatore regionale di Forza Italia, Elio Massimo Palmizio, ha inviato un’interrogazione al Ministro Padoan sulle nostre proposte.
Anche da Pier Luigi Bersani, leader di Mdp-Articolo 1, incontrato nel corso di un’iniziativa cittadina, è arrivato un impegno a sostenere le nostre proposte.

Che ruolo si è ritagliato il nostro Sindaco?
L’incontro con il sindaco Tiziano Tagliani e con l’assessore regionale Patrizio Bianchi ha prodotto un coinvolgimento diretto del Presidente della nostra Regione, Stefano Bonaccini, che abbiamo anche incontrato personalmente, e del Sottosegretario al Ministero dell’Economia e Finanze, Pier Paolo Baretta.
In particolare è stato decisivo l’incontro con il deputato del Partito Democratico Alessandro Bratti, da sempre una voce fuori dal coro per le sue posizioni in merito alla vicenda Carife rispetto ai leader ferraresi del suo partito. Con lui abbiamo avviato un dialogo costruttivo con i Dem ferraresi che ci ha portato poi a incontrare sia il vicesegretario nazionale del Pd Maurizio Martina, sia il Ministro Dario Franceschini, il grande assente sull’intera vicenda, e infine il segretario nazionale Matteo Renzi, l’incontro è avvenuto il 9 novembre scorso.

Come è andata con Renzi?
Abbiamo organizzato un sit-in di protesta durante la visita di Matteo Renzi a Ferrara e, contemporaneamente, una delegazione del nostro gruppo è salita sull’Intercity ‘Destinazione Italia’. In quell’occasione, dopo avergli ricordato che lo riteniamo il principale responsabile del nostro azzeramento, gli abbiamo chiesto cosa intendesse fare concretamente per dimostrare, come ha recentemente dichiarato, di essere dalla parte dei risparmiatori. Un’inversione a 360 gradi visto che fino a poco tempo fa ci aveva etichettato come “speculatori”.
Il Segretario del Pd si è impegnato a introdurre un “fondo per il risparmio tradito”, questo il termine da lui usato, nella Legge di Stabilità 2018 per il rimborso anche degli azionisti azzerati.
Il fondo, che avevamo prospettato anche nel nostro documento programmatico, è stato poi presentato ufficialmente dal Sottosegretario Pier Paolo Baretta il 16 novembre all’incontro organizzato in Municipio dal Sindaco Tagliani. Durante quell’incontro abbiamo anche proposto al governo di esercitare la ‘moral suasion’ nei confronti degli istituti che hanno avuto per 1 € le banche messe in risoluzione. Pensiamo che anche Bper debba intervenire a sostegno degli azzerati, attraverso l’assegnazione di titoli a parziale ristoro dei risparmi perduti, come ha fatto Banca Santander in Spagna e come in parte sembra farà Bankintesa in Veneto.
A questo proposito bocciamo le iniziative commerciali proposte da Bper agli ex azionisti Carife perché le riteniamo inadeguate e fuorvianti. Bper ha dichiarato alla stampa di aver aumentato del 47,3% l’utile rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, anche grazie l’acquisizione di Carife. Dimostri concretamente, quindi, di volere effettivamente riconquistare la fiducia dei ferraresi.

Chi potrà usufruire di questo fondo?
Il Fondo annunciato da Baretta sarà rivolto a chi ha perso i propri risparmi a causa di una mala gestio degli istituti bancari, ovvero a seguito di pratiche bancarie scorrette. Include quindi anche gli azionisti e sarà finanziato da chi ha creato questi problemi, ovvero dal sistema bancario stesso.
Il prossimo passaggio che faremo sarà quello di chiedere al sottosegretario Baretta di presentare alla città, in un’assemblea pubblica, che cosa prevede nel dettaglio l’emendamento presentato dal governo sul fondo e, in particolare, quale sarà la dotazione finanziaria, chi i destinatari e quali le modalità per ottenere i rimborsi.

Ad oggi cosa è stato ottenuto e chi invece è ancora in attesa di una soluzione?
L’82,98%, stessa percentuale anche a Ferrara, degli obbligazionisti subordinati hanno ottenuto il rimborso diretto dell’80% del valore delle loro obbligazioni dal Fondo Interbancario. Si tratta di coloro che rientravano in una delle seguenti condizioni:
– patrimonio mobiliare di proprietà dell’investitore di valore inferiore a 100.000 euro al 31 dicembre 2015;
– ammontare del reddito complessivo dell’investitore ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche nell’anno 2014 inferiore a 35.000 euro.
Per gli altri obbligazionisti l’11 novembre scorso è scaduto il termine per la presentazione delle procedure di Arbitrato all’Anac.
I 28.000 azionisti non hanno ancora ottenuto nulla ed è a questi in particolare che è rivolto il nostro impegno.

I prossimi passi?
Abbiamo in programma altre iniziative di denuncia e di approfondimento che organizzeremo in città, insieme ad altre assemblee che faremo in provincia per coinvolgere tutti gli azzerati. Nell’ultimo periodo abbiamo realizzato quattro assemblee, a Portomaggiore, Ostellato, Copparo e a Ferrara, e abbiamo parlato a circa 500 persone. L’ultimo incontro lo abbiamo realizzato il 16 novembre a Ferrara e hanno partecipato circa 200 persone. Il nostro slogan è: “Azzerati ma non rassegnati”.
Attraverso questi incontri stiamo rafforzando la nostra rete organizzativa. Mai come in questo periodo di campagna elettorale, infatti, è necessario continuare a esserci per fare pressing a tutti i livelli, in particolare alla politica affinché alle parole seguano atti concreti.
Non trascuriamo, inoltre, ciò che sta avvenendo sul fronte delle azioni legali. E’ in corso un processo contro Carife in cui circa 1200 ex azionisti si sono costituiti parte civile e c’è un’ordinanza emessa dal Tribunale di Ferrara che ha dato ragione ad un ex azionista azzerato che dovrà essere rimborsato in toto del capitale investito, oltre che degli interessi maturati e delle spese legali.
Riteniamo poi il ricorso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie, istituito recentemente presso la Consob, una strada utile da perseguire, anche perché non costa nulla, si può fare on-line e può essere molto utile anche per eventuali cause civili.

È stata recentemente istituita anche una Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle banche.
Si. Abbiamo inviato un ‘Dossier su Carife’ al suo Presidente, Pier Ferdinando Casini, e a tutti i componenti della Commissione. L’Onorevole Casini ci ha risposto con una lettera in cui ha scritto che saremo invitati in audizione e siamo in attesa di essere convocati.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013